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domenica 5 aprile 2020

Sudafrica, se #COVID19 porta catastrofe e rabbia sociale





Era solo questione di tempo dopo le misure restrittive messe in atto dalle autorità in tutto il continente arrivano le prime conferme: l'Africa rischia di essere travolta da una serie di rivolte sociali. Questa realtà incombe anche sul Sudafrica.

Lo scorso 15 marzo, il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa ha dichiarato lo stato nazionale di catastrofe e, subito dopo, è seguito il lockdown destinato a durare almeno 21 giorni a partire dal 26 marzo.

La situazione è seria  e le ultime cifre fanno tremare i polsi ai vertici del governo : ormai nella Nazione Arcobaleno siamo a oltre 100 nuovi infetti al giorno, per un totale - aggiornato al 5 aprile - a 1.505 casi e 9 decessi. Il primo e più urgente obiettivo delle autorità sudafricane è quello di limitare la crescita esponenziale del virus e, per farlo si sta puntando, in modo forte e deciso sui controlli, con 47 mila test già effettuati e l'intenzione di eseguirne 30 mila quotidianamente. A fronte di questo, sono state attivate 67 unità mobili in tutto il paese, tra i più immuno-depressi del continente, con ben 7,1 milioni di sudafricani positivi all'Hiv.

-Misure draconiane





All'indomani della decisione di Ramaphosa di avviare il cosiddeetto blocco totale (lockdown) sono state pensate misure draconiane : è stato imposto il divieto di vendita di alcolici e sigarette; a cui ha fatto seguito una vasta militarizzazione, in particolare nelle township, dove il distanziamento sociale appare quanto mai complesso da realizzare.
Il presidente sudafricano ben conscio di questo grave problema ha pensato di dispiegare l'esercito affiancato da contractor privati per "aiutare" le forze dell'ordine a partire dal primo giorno di chiusura totale. Ma si sono registrati troppi episodi di violenza accompagnata da abusi nei confronti della popolazione, con il ricorso fin troppo frequente a pallottole di gomma e cannoni ad acqua.

Si chiama effetto collaterale che questa drammatica pandemia globale porta con sé e rende preoccupante il quadro di insieme sia qui in Sudafrica che nel resto dell'Africa (come dimostra quello che è accaduto nei giorni scorsi in Kenya per esempio).






Mille senza tetto sarebbero stati "presi" e rinchiusi senza troppi complimenti all'interno del vecchio stadio della capitale Pretoria, dove però dormirebbero in 10 in ntende che dovrebbero ospitare non più di 2-3 persone per rispettare le norme anti-contagio.

Lo scenario che va configurandosi qui in Africa come nel resto del mondo è sempre più chiaro e disumano : si ha la netta sensazione che i vari governi e stati sfruttino questa epidemia per armare una guerra senza quartiere contro poveri e senza tetto (come testimonia l'allestimento di posti-letto per gli homeless a Los Angeles in un parcheggio).

Questa crisi sanitaria si sta trasformando in un preoiccupante deficit di democrazia.



-Recedssione e rabbia sociale sudafricana

In un paese dove la disoccupazione è al 29% e su una popolazione di 58,8 milioni di persone circa 7 soffrono la fame perché in condizioni di estrema povertà e il 20% dei cittadini ha problemi a soddisfare i bisogni di base, la tensione sociale è altissima e destinata ad aumentare qualora non si riuscisse a limitare la diffusione del COVID-19 e i suoi impatti sulla vita economica della nazione che un tempo fu guidata da Nelson Mandela.
Ancor prima che fossero chiuse le frontiere ai ciottadini provenienti da "paesi ad altro rischio" (compresa l'Italia n.d.t), si sono registrati episodi di intolleranza nei confronti di europei e asiatici, additati come potenziali untori. Tuttavia, sul lungo periodo i timori sono sopratutto per le già agonizzanti casse dello Stato.

Le statische ufficiali raccontano che la contrazione dell'economia nel quarto trimestre del 2019 è stata pari all'1,4%, a fronte della previsione degli analisti che parlavano di un probabile calo dello 0,2%.
Un crollo annunciato e che ha radici lontane.

-L'éra di Jacob Zuma

Nei 9 anni di presidenza del predecessore di Ramaphosa, Jacob Zuma, le relazioni pericolose tra lo stesso Zuma e una famiglia originaria del stato indiano dell'Uttar Pradesh, i Gupta, hanno infatti affogato in un mare di corruzione la principale economia africana. Nel 2016 è scoppiato uno scandalo : il malaffare era così esteso da essere definito State Capture. Ovvero come depredare impunemente e a pieni mani i forzieri del paese sudafricano e farla franca.

I Gupta si sono infiltrati in tutti i gangli nevralgici dello stato, arraffando contratti per le loro società e condizionando (pesantemente) l'operato di grandi imprese pubbliche come Transnet ed Eskom. Quest'ultima, la multi-utility energitica più importante d'Africa e per anni il fiore all'occhiello del governo di Pretoria, con 27 miliardi di euro di debiti era già sull'orlo del fallimento prima che entrasse sulla scena il coronavirus. Ora lo Stato potrebbe non avere la forza economica per salvare dalla bancarotta una compagnia che dà lavoro a oltre 40 mila persone ma che per quasi decenni è stata contraddistinta da una gestione a dir poco "inadeguata".
Sui conti dell'Eskom pesano "errori" legati alla realizzazione delle mastodontiche centrali a carbone di Kusile e Medupi, ma anche un altro buco nero, il mega-ompianto idroelettrico di Ingula, al confine tra il Free State e KwaZulu-Natal.

E qui le strade si incrociano con l'Italia.

Un "prodigio ingegneristico" realizzato dalle imprese italiane Salini-Impregilo e Cmc di Ravenna (già tristemente famose all'epoca dello Scandalo Tangentopoli dell'inizio degli anni '90 n.d.t), composto da due dighe collegate da tunnel sotterranei lunghi oltre due chilometri nei quali passa l'acqua che, tramite quattro mega-turbine collocate in nuna centrale a 400 metri di profondità, dovrebbe permettere di generare 1,2 gigawatt di energia. Peccato che per stessa ammissione del committente, l'Eskom, la produzione al momento non superi il 25% di quella stimata.

Nel 2005, data di inizio lavori, l'opera sarebbe dovuta costare 8,9 miliardi di rand (554 milioni di euro), mentre a oggi siamo a oltre 36 miliardi (circa 2,3 miliardi di euro), in attesa di ulteriori lavori di adeguamento menzionati dall'Eskom nel suo "annual report" ufficiale.

-I costi lievitano

L'innalzamento dei costi si è registrato già dai primi mesi, spiega Mike Hall, un ex dipendente del consorzio costruttore che si trova a Johannesburg.

"Mai vista una cosa del genere, appena si verificava un problema i costruttori si rivalevano su Eskom, che pagava senza fiatare anche quando le colpe erano del consorzio ( quindi di Cmc e Salini n.d.t)".

Nel novembre 2013 si è verificato un gravissimo incidente, in cui hanno perso la vita 6 operai. Secondo Hall, una tragedia che si poteva evitare e che sarebbe da imputare al consorzio per la mancata adozione di varie misure di sicurezze. Ma per il quale Salini-Impregilio e Cmc hanno lo stesso preteso dei pagamenti dalla Eskom, il cui debito nel frattempo lievitava. A questo punto, val la pena ricordare che la Cmc, indagata in Kenya per un caso di corruzione internazionale, aveva iniziato la campagna sudafricana grazie alle buone relazioni con il magnate del settore costruzioni Philani Mavundla, a sua volta "grande amico" dell'ex presidente Zuma. Mavundla si era aggiudicato l'appalto per Ingula, poi condiviso con le due imprese italiane.

-Sodalizio 

Il matrimonio Cmc-Mavundla ha avuto qualche intoppo in merito a un altro progetto da centinaia di milioni di euro, quello per l'espansione del più grande terminal africano per container nella città portuale di Durban, che a inizio 2019 è stato bloccato per accuse di frode nell'ambito di una gara d'appalto che coinvolgerebbero la Cmi Emtateni, una joint venture composta da proprio dalla Cmc di Ravenna e da una società denominata Cmi Infrastructures, di cui è condirettore Mavundla. Pure nel caso deo porto di Durban il committente è un'impresa pubblica, la Transnet, anch'essa pesantemente indebitata.





-COVID-19, crisi economica e ambientale


Ma oltre ad acuire la crisi eonomica, il dramma coronavirus rischia di esacerbare ulteriormente la crisi ambientale. In un paese il cui mix energetico dipende al 77% dal carbone, si parla già di annacquare gli attuali standard di controllo delle emissioni per fare un favore alla traballante Eskom.

"Così l'inquinamento non diminuirà e ci saranno almeno 3.300 morti premature in più l'anno", commenta la Life After Coal Campaign.
(Fonte.:ilmanifesto)
Bob Fabiani
Link
-www.il manifesto.it  

 


   

sabato 4 aprile 2020

News For Africa N°7 (il Continente informa)








Numero interamente dedicato al COVID-19


-Africa, le star della musica unite contro la pandemia

Le stelle della Musica africana, tra cui il presidente della Libera, George Weah e, artisti del calibro di Yossou N'Dour hanno aderito al progetto del cantante-rapper ugandese e leader dell'opposizione a Museweni, Bobi Wine per sostenere le campagne di sensibilizzazione per fermare la diffusione di coronavirus.
(fonte.:theafricanreport)

-Kenya, violenze dopo il tramonto




La polizia è stata accusata di aver usato una violenza eccessiva per far rispettare le misure di distanziamento sociale entrate in vigore il 27 marzo, che comprendono il coprifuoco notturno e la chiusura delle frontiere, lo scrive The Star.
In diverse occasioni gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni e preso a bastonate le persone trovate in giro dopo le sette di sera, anche se si trovavano nelle stazioni dei mezzi di trasporto in attesa di partire. Il 1 aprile il presidente Uhuru Kenyatta si è scusato.
(fonte.:thestar)


-Madagascar, crescono i contagi






I test eseguiti sia ad Antananarivo - la capitale del Madagascar - e nelle regioni dell'isola portano a 70 i casi di contagio. Il presidente Andy Rajoelina, in un discorso al popolo malgascio ha ribadito che: "La vita e la salute del popolo malgascio sono molto importanti. Le persone affette da COVID-19 sono spesso depresse ma possono essere rassicurate perché il governo intensifica gli sforzi per le loro guarigioni. Ringrazio tutto il personale sanitario e faccio appello alla calma della popolazione malgascia. Vinceremo il coronavirus".

Pochi giorni prima, lo stesso presidente aveva annunciato l'acquisto di 5 milioni di mascherine al prezzo di costo per distribuirle alla popolazione: l'accordo è stato raggiunto con una anzienda privata.

Il Consiglio dei Ministri, in data odierna 4 aprile, ha deciso di prolungare di altri 15 giorni l'emergenza sanitaria su tutto il territorio del Madagascar.
(fonte.:vim; moov.mg)

-Nigeria, Lagos si ferma





Il presidente Muhammadu Buhari ha annunciato il 30 marzo il blocco di tutte le attività per due settimane a Lagos, la più grande città dell'Africa subsahariana, e nella capitale Abuja.
A Lagos, che è l'epicentro del contagio del nuovo coronavirus in Nigeria, vivono 20 milioni di persone. Pulse Nigeria ricorda che nel paese i contagi sono 209 (dati aggiornati al 4 aprile).
Il virus si è diffuso in 50 paesi africani e in gran parte del continente sono state adottate misure per il contenimento dell'epidemia.
(fonte.:pulsenigeria)


-Etiopia, causa virus elezioni rinviate

La pandemia da coronavirus costringe l'Etiopia a rinviare 'sine die' le elezioni previste il prossimo 29 agosto. Ahmed, per contrastare il virus lancia l'idea di un 'fondo comune' che permetta al continente di combattere efficacemente il COVID-19 lanciando anche un monito indirizzato a UE e USA affinché l'Africa non sia lasciata sola in questa terribile lotta.
(fonte.:lemondeafrique)

-Coronavirus Africa Update (dato del 4 aprile 2020)




I dati dei casi di contagi nel continente sono drammaticamente in aumento: il totale è di 8.000 a fronte di 335 decessi.
Ecco la situazione aggiornata al 4 aprile.

Sudafrica 1.505 Algeria 1.265 Egitto 985 Marocco 844 Camerun 509 Tunisia 495 Burkina Faso 302 Senegal 219 Costa d'Avorio 218 Nigeria 209 Ghana 205 Mauritius 186 RDC 148 Kenya 126 Niger 98 Ruanda 89 Guinea 73 Madagascar 70 Gibuti 49 Uganda 48 Togo 41 Zambia 39 Mali 39 Etiopia 35 Congo 22 Eritrea 22 Gabon 21 Tanzania 20 Maldive 19 Libia 17 Guinea Equatoriale 16 Benin 16 Guinea Bissau 15 Namibia 14 Seychelles 10 Mozambico 10 Sudan 10 Eswatini 9 Zimbabwe 9 Ciad 9 Angola 8 Rep.Centroafricana 8 Liberia Somalia Capo Verde 6 Mauritania 6 Gambia 4 Botswana 4 Malawi 4 Burundi 3 Sierra Leone 2
(fonte.:afro.who)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/news-for-africa-n-7    

venerdì 3 aprile 2020

#COVID19, una speranza per l'Africa da Dakar







La notizia che oggi arriva dal Continente Nero è una buona notizia : la sperimetazione di un kit - che sarà venduto a 1 dollaro - che darà il risultato di una positività o negatività al coronavirus in 10 minuti. Arriva da Dakar, la capitale del Senegal e si tratta di una di quelle notizie decisive nella lotta contro il nuovo virus, per tutta l'Africa.

Questo blog, aveva anticipato la notizia nel post di sabato scorso nella rubrica : News For Africa (https://africalandilmionuovoblog/news-for-africa-n-6).

"Diagnosticare i pazienti il più rapidamente possibile, per accelerare la cura, l'isolamento e arginare la diffusione del virus".

Lo spera il professor Amadou Sall, direttore dell'Istituto Pasteur di Dakar, dove sono stati diagnosticati tutti i malati nel paese (195 a oggi 3 aprile).
Nella capitale senegalese si sperimentano un nuovo test in grado di rilevare il virus in 10 minuti che, se validato difinitivamente, sarà venduto al prezzo di circa 1 dollaro.

"Fino a 4 milioni di test potrebbero essere prodotti e venduti al prezzo di costo in pochi mesi - spiega il professor Sall ai reporter di Afp - e potrebbero essere la vera salvezza per l'Africa".

I test saranno realizzati dalla Diatropix - una piattaforma specializzata nella diagnosi rapida di epidemie spesso trascurata dalla più "blasonata" ricerca occidentale - e saranno venduti in tutto il continente africano, dove attualmente vengono confermati in media 300 nuovi casi al giorno.

Gli esperti concordano sul fatto che la disponibilità di massa di test rapidi a basso costo è uno dei modi più efficaci per contenere la pandemia globale di coronavirus. La Mologic, partener britannico dell'Istituto Pasteur, inizierebbe la produzione a Londra in aprile, mentre Diatropix potrebbe produrre i kit per il mercato africano a partire da giugno.  Il governo britannico, riferisce The Telegraph, avrebbe già prenotato l'acquisto di circa 3,5 milioni di kit.

"La valutazione indipendente è molto critica, motivo per cui stiamo lavorando con i migliori laboratori di tutti i continenti, con esiti buoni - afferma il direttore della Mologic, Joe Fitchett, ai reporter del New York Times - a differenza di altri test su anticorpi, questo è un test antigene e gli antigeni possono essere rilevati quasi immediatamente dopo l'infezione".

Il test non ha bisogno di un laboratorio o di un'infrastruttura complessa, e si base su una tecnologia utilizzata per i test di gravidanza, si compone di un kit di analisi sia salivare che sanguigna ed è stato progettato in modo che possa dare in automatico l'esito in 10 minuti, ha spiegato ancora Fitchett.

A inizio marzo, il presidente dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhnom Ghebreyesus, ha invitato tutti i paesi a sviluppare le proprie capacità nella produzione di test diagnostici per frenare la diffusione della pandemia.





"Il modo più efficace per prevenire infezioni come questa è spezzare le catene di trasmissione nella maniera più rapida possibile, è l'unica strategia utile per appiattire il più velocemente la curva di contagio" ha dichiarato Ghebreyesus.

Secondo l'Oms, a oggi i casi in tutta l'Africa sono oltre 6 mila e hanno ormai colpito 50 paesi, con un primato di contagi in Sudafrica. Tuttavia, gli epidemiologi afermano di non essere certi dell'effettivo numero di contagiati, visto lo scarso numero di kit di prelievo disponibili.

"Il contagio nel continente africano può ancora essere contenuto se vengono applicate le misure appropriate, sia a livello politico che sanitario, in un'ottica di cooperazione tra stati", è l'appello lanciato recentemente dagli esperti dell'Oms e del Centro africano per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc), riuniti a Ginevra per stabilire una valutazione sulla diffusione dell'infezione da COVID-19 in Africa.
Un'ultima indicazione data dall'Oms è legata alla "riconversione industriale in alcuni paesi ritenuti più idonei (Egitto, Marocco, Algeria e Sudafrica) per la produzione di dispositivi di protezione, di respiratori e di macchinari per la rianimazione", con un apposito finanziamento previsto da parte dell'Unione Africana.


-Coronavirus Africa Update (dato del 3 aprile 2020)


  








La situazione dei contagi è in continuio aumento.


Sudafrica 1462 Algeria 986 Egitto 779 Marocco 676 Tunisia 455 Camerun 306 Burkina Faso 288 Ghana 204 Senegal 195 Costa d'Avorio 190 Nigeria 174 Mauritius 169 RDC 134 Kenya 110 
Ruanda 84 Niger 74 Madagascar 70 Guinea 52 Uganda 44 Gibuti 41 Zambia 39 Togo 39 Mali 31 Etiopia 31 Congo 22 Eritrea 20 Tanzania 20 Maldive 19 Guinea Equatoriale 15 Namibia 14 
Benin 13 Mozambico 10 Seychelles 10 Libia 10 Eswatini 9 Guinea Bissau 9 Angola 8 Sudan
Rep.Centroafricana 8 Zimbabwe 8 Ciad 7 Capo Verde 6 Mauritiana 6 Liberia 6 Somalia
Gambia 4 Botswana 4 Burundi 3 Sierra Leone 3

(Fonte.:telegraph;nyt;afp)
Bob Fabiani
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-www.telegraph.co.uk;
-www.nytimes.com;
-www.afp.fr 


giovedì 2 aprile 2020

Se Trump non è pronto a gestire il COVID-19








Le inchieste e gli approfondimenti di AfricaLand Storie e Culture africane oggi si sofferma sugli Stati Uniti : come stanno affrontando la pandemia? In che modo Trump sta organizzando la lotta per arginare il virus?
In questa inchiesta vedremo che tutti i nodi delle disuguaglianze sociali americane stanno venendo amaramente al pettine.


-Risposta disorganizzata

"Mentre cresce il numero di persone contagiate dal nuovo coronavirus, è sempre più evidente che il sistema sanitario statunitense non è in grado di affrontare la situazione". Lo scrive, senza mezzi termini il Washington Post. 

Secondo gli ultimi dati aggiornati al 1 aprile 2020 gli statunitensi che hanno contratto il virus sono 206.207.
Finora sono stati colpiti più duramente gli stati della costa ovest, in particolare California, Oregon, Washington ma, il focolaio vero e proprio risulta essere New York.
Dopo giorni e giorni, il presidente Donald Trump, si è reso conto che la pandemia è una cosa seria e ha dato il via libera alla stato d'emergenza.

Alle difficoltà dovute agli alti costi dell'assistenza sanitaria, che potrebbero portare molte persone a decidere di non farsi curare, si aggiungono i problemi di organizzazione.

"Nelle aree rurali del Texas e di altri stati i piccoli ospedali non hanno i tamponi per sottoporre le persone ai test. In ogni caso i laboratori per analizzare i campioni si trovano a ore di distanza, quindi molto ospedali non saranno in grado di determinare quante persone sono affette da COVID-19, e questo renderà più difficile l'adozione di una politica sanitaria su scala nazionale. Inoltre solo gli ospedali più grandi e quelli universitari sono dotati di respiratori e di reparti di terapia intensiva, indispensabili per mantenere in vita i pazienti con sintomi respiratori gravi.

Negli ultimi giorni a New York, tutti gli ospedali sono andati in sofferenza e non ci sono più posti di terapia intensiva disponibili : questa è la fotografia impietosa che mostra tutta la disumanizzazione del sistema (privato) della sanità statunitense.

In molti regioni del pease i medici stanno affrontando l'epidemia usando vecchi protocolli, come quello per l'ebola e per la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars), e questo rende più difficile contenere il virus. Infine in tutto il paese mancano posti letto dove mettere i pazienti in quarantena : in questo senso, la foto che pubblichiamo spiega, senza tante parole quale sia la situazione in America dove, per esempio esiste il problema degli homeless (senza fissa dimora) letteralmente distesi per terra, all'interno di un parcheggio. ... E' accaduto a Los Angeles. ...

Quasi tutti i maggiori ospedali sono generalmente pieni anche in periodo di normalità".

Le carenze strutturali sono state aggravate dal ritardo e dalla disorganizzazione con cui l'amministrazione Trump ha affrontato la diffusione del virus.

"Per sei settimane, tra la fine di gennaio e l'inizio di marzo, il presidente non è stato in grado di capire la gravità della situazione", lo scrive Politico.

In quel periodo Trump si è comportato come se l'epidemia riguardasse il resto del mondo ma non gli Stati Uniti, e non ha preso in considerazione le raccomandazioni degli scenziati che chiedevano al governo di prepararsi ad affrontare lo scenario peggiore.






-Se Trump non è pronto a gestire il COVID-19*









L'occasione della pandemia in atto è l'occasione migliore per concentrare l'attenzione su quello che conta davvero. La crisi del COVID-19 è una bella lezione, sopratutto per gli Stati Uniti. I virus non hanno passaporti, non seguono i confini nazionali né la retorica nazionalista. La diffusione delle malattie è uno degli effetti collaterali della globalizzazione.

Quando emergono crisi transnazionali, serve una risposta congiunta, come nell'elergenza climatica.

Nessuna amministrazione statunitense ha fatto di più per minare la cooperazione globale e il ruolo dello stato di quella Donald Trump. Eppure, quando ci troviamo di fronte a un'epidemia, ci rivolgiamo allo stato. Non possiamo cavarcela da soli né affidarci ai proivati. Troppo spesso le aziende vedono nelle crisi opportunità per gonfiare i prezzi, come dimostra l'aumento dei costi delle mascherine.
Sfortunatamente, dai tempi dell'amministrazione Reagan, domina il motto : "Lo stato non è la soluzione al nostro problema, lo stato è il problema". Prendendolo però sul serio però si finisce in un vicolo cieco.

Al cuore della risposta statunitense alla crisi del COVID-19 c'è una delle più rispettate istituzioni scientifiche del paese, i Centers for disease control and prevention (Cdc), un organismo di controllo della sanità pubblica il cui personale è composto da professionisti competenti e specializzati. Per Trump, il prototipo del politico incompetente, questi esperti sono un problema, perché lo smentiranno ogni volta che cercherà di mettere i fatti al servizio dei suoi interessi.

Nel medioevo la forza di volontà e le preghiere non sono servite contro la peste nera. Per fortuna nel frattempo l'umanità ha fatto progressi. Quando è apparso il virus che causa il COVID-19 gli scenziati sono stati in grado di analizzarlo, fare test e cominciare a lavorare a un vaccino (mentre scriviamo questo post da Pittsburgh arriva la notizia dei primi riscontri positivi di u vaccino contro il coronasvirus applicato ad alcuni animali ... studio pubblicato dalla rivista medica Lancet n.d.t). Anche se c'è ancora molto da scoprire sul nuovo virus, senza la scienza saremmo alla sua mercé e in preda al panico.

La scienza ha bisogno di risorse. Ma la maggior parte dei progressi scientifici degli ultimi anni è costata poco se paragonata alla generosità di cui hanno beneficiato le aziende grazie agli sgravi fiscali di Trump e dei repubblicani al congresso nel 2017. E in realtà gli investimenti scientifici impallidiscono anche di fronte ai probabili costi per l'economia dell'ultima epidemia, per non parlare del crollo delle borse.

Nonostante questo Trumpa ha proposto di tagliare i fondi dei Cdc (del 10 per cento nel 2018, del 19 per cento nel 2019). All'inzio del 2020 il presidente, con il peggior tempismo possibile, ha chiesto un taglio del 20 per cento alle spese per i programmi di lotta alle malattie infettive e zoonotiche (cioè che possono essere trasmesse dagli animali agli esseri umani).

Non sorprende che questa amministrazione si sia dimostrata inadeguata. Anche se il COVID-19 ha raggiunto proporzioni epidemiche qualche settimana fa, gli Stati Uniti hanno dimostrato un'insufficiente capacità di effettuare test e di seguire protocolli adeguati. La risposta insufficiente dovrebbe servire da ennesimo promemoria del fatto che prevenire è meglio che curare. Ma la panacea di Trump per ogni minaccia economica è semplicemente chiedere un ulteriore allentamento della politica monetaria e ulteriori tagli fiscali (in particolare per i ricchi). Questo rimedio da ciarlatano ha ancora meno probabilità di funzioinare di quante ne avesse nel 2017. Inoltre i costi totali dell'epidemia per gli Stati Uniti devono forse ancora arrivare, sopratutto se il virus non verrà contenuto. In assenza di permessi retribuiti, molti lavoratori contagiati dovranno comunque presentarsi al lavoro. E in assenza di un'adeguata assicurazione sanitaria, saranno riluttanti a curarsi, visto che le terapie sono costose. Il numero di statunitensi vulnerabili non va sottovalutato. Con Trump, i tassi di mortalità e morbilità stanno crescendo e oggi circa 37 milioni di persone fanno i conti con la fame.

I rischi aumenteranno se si diffonderà il panico.

Per evitarlo serve fiducia, sopratutto nei confronti di chi deve rispondere alla crisi. Ma Trump e il Partito repubblicano da anni seminano sfiducia verso lo stato, la scienza e la stampa, lasciando mano libera a giganti dei social network affamati di denaro come Facebook, che permette di usare la sua piattaforma per diffondere disinformazione. E, come se non bastasse, la mano pesante con cui l'amministrazione Trump risponderà indebolirà ancora di più la fiducia nello stato.
Gli Stati Uniti avrebbero dovuto cominciare a prepararsi ai rischi delle pandemie e dell'emergenza climatica anni fa. Solo scelte di governo fondate su basi scientifiche possono proteggerci. Ora che quelle due minaccie incombono, c'è da sperare che siano rimasti scienziati seri a sufficienza per proteggerci da Trump e dai suoi amichetti incompetenti.
*Joseph Stiglitz insegna economia alla Columbia university. E' stato capo economista della Banca mondiale e consulente economico del governo statunitense. Nel 2001 ha vinto il premio Nobel per l'economia.
(Fonte.:washingtonpost;politico;internazionale)
Bob Fabiani
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-www.washingtonpost.com;
-wwwpolitico.com;
-www.internazionale.it        

mercoledì 1 aprile 2020

La pandemia e il ritorno di uno stato forte







Le pubblicazioni e gli approfondimenti di questo blog su tutto ciò che ruota attorno alla grave pandemia da coronavirus continuano : oggi, allarghiamo ancora un po' il campo e la lente di ingrandimento sul "dopo quarantena"

La domanda di fondo è una soltanto : dopo che le varie autorità, in tutto il mondo - a partire dal Continente Nero - hanno adottato misure severe e restrittive che vanno dalla quarantena, il lockdown e il coprifuoco nel tentativo di sconfiggere il COVID-19, cosa dobbiamo aspettarci per il "dopo epidemia"?

Indubbiamente è ancora presto per capire quali saranno gli effetti politici ed economici a lungo termini della pandemia. Tuttavia, ci sono già alcuni insegnamenti da trarre.

Scopriamoli insieme in questo post.
(Bob Fabiani)


-Il ritorno di uno stato forte*


Viviamo giorni strani. Non sappiamo né quando né come finirà la pandemia di COVID-19. In questo momento possiamo solo immaginare  gli effetti che avrà in termini politici ed economici sul lungo periodo. La posizione degli storici è chiara : le epidemie sono eventi, non tendenze. Come ha sottolineato lo storico della medicina Charles Rosenberg, "le epidemie cominciano in un dato momento, si sviluppano in una porzione di tempo e spazio limitata, seguono un percorso fatto di tensioni e rivelazioni crescenti, innescano una crisi collettiva e individuale e poi si avviano alla conclusione".

Secondo Rosenberg le epidemie esercitano sulle società colpite una forte pressione, che porta alla luce strutture nascoste.
Dunque rappresentano un campione per l'analisi sociale, perché rilevano quali sono le priorità e i valori reali della popolazione.
Ogni epidemia conosciuta è stata inquadrata e spiegata non solo come una crisi sanitaria, ma anche come una crisi morale. Alcuni gruppi sociali sono stati incolpati per la comparsa e la diffusione delle malattie. Lo stesso è accaduto con il COVID-19 in tutto il mondo, in Europa come in Africa e, prima ancora in Cina - dove tutto è iniziato alla fine del 2019 - senza tralasciare l'America.

Al momento è presto per trarre conclusioni sulle conseguenze durature di una crisi globale appena cominciata, ma ci sono già sette lezioni che possiamo imparare.

La prima è che la pandemia porterà al ritorno di uno stato forte. Dopo la crisi finanziaria del 2008, molti osservatori credevano che la diffidenza nel mercato avrebbe rafforzato la fiducia nel governo. L'idea non era nuova : nel 1929, dopo l'inizio della grande depressione, la popolazione aveva chiesto un maggiore intervento dello stato nper bilanciare le perdite del mercato. Negli anni settanta accadde il contrario : la popolazione, delusa dal governo, cominciò a credere di nuovo nel mercato. Il paradosso della recessione del 2008 è che la sfiducia nel mercato non ha portato alla richiesta di una maggiore presenza dello stato. Oggi con il COVID-19 c'è un grande ritorno dello stato. La gente si è affidata allo stato per organizzare una difesa collettiva contro la pandemia e salvare l'economia. L'efficacia dei governi si misura in base alla loro capacità di cambiare il comportamento quotidiano delle persone. E in questa crisi, l'inattività delle persone è l'azione più visibile.

La seconda lezione è che il virus fornisce l'ennesima dimostrazione della mistica dei confini e contribuirà a rafforzare il ruolo dello stato-nazione dentro l'Unione Europea e, da questo punto di vista è emblematico il "caso dell'Ungheria".




I governi europei stanno già chiudendo le frontiere  tra loro e si stanno concentrando sui propri cittadini. In circostanze normali gli stati dell'Unione non farebbero distinzione tra le nazionalità dei pazienti all'interno dei sistemi sanitari, ma in questa crisi presumibilmente daranno la priorità ai propri cittadini rispetto agli altri (non mi riferisco ai migranti di altre regioni del pianeta, ma ai cittadini di altri paesi dell'Unione Europea n.d.t).

Il virus rafforzerà il nazionalismo, non quello etnico, ma un tipo di nazionalismo territoriale. Le persone che all'interno di un paese si spostano dalle aeree più colpite dal virus sono sgradite come qualunque straniero. Il governo chiederà di costruire muri non solo tra gli stati, ma anche tra gli individui : il pericolo maggiore non è rappresentato dallo straniero, ma dal vicino di casa.

La terza lezione del coronavirus è legata alla fiducia degli esperti. La crisi finanziaria del 2008 e quella migratoria del 2015 avevano generato una forte ostilità verso gli esperti, e il grido vincente dei populisti era "Non ci fidiamo di loro". Ma le persone tendono a fidarsi degli esperti e della scienza quando è in gioco la vita. Possiamo già notare la crescente legittimità conferita ai professionisti che guidano la battaglia contro il virus. Il ritorno dello stato è reso possibile dal ritorno della fiducia negli esperti.

La quarta lezione è aperta all'interpretazione, ma è comunque molto importante.
Il coronavirus potrebbe alimentare il fascino del tipo di autoritarismo tecnologico adottato dal governo cinese. Si può criticare Pechino per la mancanza di trasparenza che l'ha fatta reagire lentamente alla diffusione del virus nel dicembre del 2019, ma l'efficienza della sua risposta e la sua capacità di controllare i movimenti e i comportamenti delle persone sono state impressionanti. I cittadini paragonano le azioni dei loro governi a quelle degli altri governi. Non dovremo stupirci se alla fine dell'emergenza la Cina sarà percepita come vincitrice e gli Stati Uniti come perdenti. La crisi, inoltre, provocherà un'escalation dello scontro tra Pechino e Washington. I mezzi d'informazione statunitensi danno la colpa alla Cina (e, in verità non solo quelli statunitensi n.d.t) per la diffusione del coronavirus, mentre Pechino cerca di sfruttare i fallimenti delle democrazie occidentali per rivendicare la superiorità del suo modello.


-Farsi prendere dal panico

La quinta lezione riguarda la gestione della crisi. Gli attentati terroristicila crisi economica e quella migratoria hanno convinto i governi che il panico è il loro maggior nemico. Se dopo un attentato la gente evitava di uscire di casa, faceva il gioco dei terroristi.
E in molti casi un cambiamento nelle abitudini ha aumentato il costo della crisi finanziaria del 2008. Per questo nella fase iniziale dell'epidemia le autorità e i cittadini hanno regito con messaggi che puntavano a "mantenere la calma", "continuare a vivere come prima", "ignorare il rischio" e "non esagerare". Ora i governi devono dire ai cittadini di cambiare atteggiamento e restare a casa. Il successo dei governi dipende dalla loro capacità di spaventare la popolazione per convincerla a rispettare le nuove regole.

"Non fatevi prendere dal panico" è un messaggio sbagliato per la crisi del COVID-19.

Per contenere la pandemia, la gente deve farsi prendere dal panico e cambiare drasticamente il proprio stile di vita (ma ci sono aree nel mondo dove la quarantena e il cosiddetto lockdown non è possibile applicarlo come abbiamo scritto ieri in questo blog dopo, il grido di dolore del Premio Nobel 2018 Denis Mukwege; a proposito delle bidonville nelle metropoli africane n.d.t). Mentre tutte le altre crisi del ventunesimo secolo - l'11 settembre 2001, la grande recessione, le migrazioni - sono state guidate dall'angoscia, quella attuale è guidata dalla paura. Le persone temono per la propria vita e per quella dei loro familiari. Ma fino a quando potranno restare a casa?

La sesta lezione è che questa crisi avrà grandi conseguenze sulle dinamiche tra le generazioni. Nel dibattito sul cambiamento climatico le nuove generazioni criticano quelle precedenti accusandole di non preoccuparsi abbastanza del futuro.





Il virus ha ribaltato la dinamica : gli esponenti più anziani della società sono più vulnerabili e si sentono minacciati dalla scarsa disponibilità dei millennial a cambiare abitudini. Il conflitto generazionale potrebbe intensificarsi se la crisi durerà a lungo. Il classico incubo del ventesimo secolo era una guerra nucleare che minacciava di uccidere quasi tutti simultaneamente. Nel caso del COVID-19, invece, i giovani che vanno a una festa rischiano di ammalarsi per una settimana, mentre i genitori rischiano di morire (anche se questa fase un po' ovunque, seppure con differenti tempistiche è ormai una questione superata ... ma come dire ... potrebbe facilmente ripresentarsi in una ipotetica prossima ripresa ... e, in questo senso appare emblematico l'esempio di Hong Kong che crederva di aver sconfitto la pandemia aprendo nuovamente la città e l'isola e, immediata è ripresa la curva dei contagi ben 80 in un giorno).

L'ultima lezione è che a un certo punto i governi saranno costretti a scegliere tra contenere la malattia al prezzo di una distruzione totale dell'economia o tollerare un maggior costo umano per salvare l'economia. Qualcuno potrebbe pensare che a lungo termine i danni di un'economia paralizzata sarebbero peggiori del rischio di un più ampio contagio.

E' ancora presto per prevedere le conseguenze politiche a lungo termine. Ma è già chiaro che questo è un virus antiglobalizzazione e che l'apertura dei confini e l'interazione tra le persone saranno considerate una delle cause della catastrofe. Storicamente un aspetto drammatico delle epidemie è il desiderio di assegnare le responsabilità. Dagli ebrei nell'Europa medievale ai venditori di carne nei mercati cinesi, bisogna sempre incolpare qualcuno, sfruttando le divisioni sociali esistenti basate su religione, etnia, classe e idenmtità di genere.

La crisi del COVID-19 ha giustificato i timori di chi si oppone alla globalizzazione : gli aeroporti chiusi e l'autoisolamento appaiono come il punto zero della globalizzazione. Paradossalmente il modo migliore di contenere la crisi delle società individualistiche è chiedere alle persone di chiudersi in casa. Il distanziamento sociale è una nuova forma di solidarietà. Ma la spinta antiglobalista potrebbe indebolire i popolusti, cher anche quando cologono il problema non hanno una soluzione. Donald Trump potrebbe perdere le presidenziali 2020 (di novembre) proprio a causa dell'ondata contro la globalizzazione che lui stesso ha sostenuto, sconfitto da un virus che viene dalla Cina e ha il nome di una birra messicana (informiamo i lettori che nei prossimi giorni pubblicheremo una lunga inchiesta sulla totale inadeguatezza e impreparazione di #TheDonald sulla crisi da coronavirus n.d.t).

Resta da capire in che modo la crisi influirà sul futuro del progetto europeo. La pandemia ha rimodellato la risposta usata dall'Unione in tutte le crisi affrontate nell'ultimo decennio. La disciplina fiscale non è più un imperativo economico e al momento non c'è un governo europeo favorevole all'apertura delle frontiere ai profughi.
Ma è chiaro che, alla fine, il coronavirus metterà in discussione alcuni presupposti su cui è stata fondata l'Unione Europea.
Ciò cche non avevamo previsto, come scrisse il poeta Stephen Spender tanto tempo fa, è "l'usura del tempo/e il passaggio di storpi/con arti a forma di domanda".
*Ivan Krastev dirige il Centre for liberal strategies di Sofia.
(Fonte.:newstesman)
Bob Fabiani
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-www.newstatesman.com             

martedì 31 marzo 2020

Africa, il grido di dolore del Nobel Denis Mukwege: "contro il virus senza armi qui si rischia l'ecatombe"








Mano a mano che passano i giorni, il virus qui, in Africa potrebbe scatenare un ecatombe dal momento che, il Continente Nero rappresenta il ventre molle del pianeta a causa delle sue economie malconce, dei suoi sistemi sanitari sgangherati e delle sue malattie letali quali la tubercolosi, la malaria e l'aids.

"Temo l'ecatombe perché non abbiamo i mezzi per combatterlo e perché gli africani sono costretti a uscire di casa per procurarsi ilo cibo. Nessun confinamento è dunque possibile, e il COVID-19 si sta diffondendo a velocità da primato".

Questo il pensiero dolente del ginecologo Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace del 2018 per aver fondato un ospedale a Bukavu, nel Congo orientale, dove cura e ricuce le donne stuprate dai soldati e dai ribelli che si combattono senza soluzione di sorte da più di 20 anni.

"A differenza di altri luoghi, qui il coronavirus s'accanirà sopratutto contro le donne, perché nei pochi ospedali disponibili, le contagiate ci andranno da sole e nessuno si occupera di loro.

-Previsioni

Uno studio condotto dalla rivista britannica Lancet spiega come, la prossima ondata di infezioni si abbatterà proprio sul Continente Nere - a dispetto di ignobili attacchi di sovranisti che, nelle settimane scorse, ironizzavano sul presunto fatto che questo virus, non attaccasse i neri e, ora, con le notizie opposte, ossia con l'avanzare di COVID-19; sempre gli stessi, sovranisti e razzisti vari ricominciano il mantra contro la presunta invasione del vecchio continente - , dove nella maggior parte degli ospedali mancano i ventilatori e perfino l'ossigeno.

"I sistemi sanitari più fragili saranno presto sopraffatti dalla diffusione del virus, che troverà facilmente strada tra gli stratipiù poveri della popolazione, costretti a vivere in aree urbane sovraffollate e povere, spesso privi dei servizi di base, senza la possibilità di auto-isolarsi, senza periodi di malattia retribuiti o sistemi di sicurezza sociale".


-Cifre


I dati diffusi dal Centro di controllo delle malattie dell'Unione Africana (AU) parla di 46 paesi africani su 54 raggiunti dalla pandemia, con un totale di quasi 5mila casi di infezione e 150 decessi.
I paesi più colpiti sono il Sudafrica con 1.326 malati, Algeria 584 e Marocco con 556 contagiati seguiti dal Senegal con 162, la Nigeria con 131 casi e il Kenya con 50 persone risultate positive al coronavirus.

-Misure

Negli ultimi 10 giorni oltre al copriofuoco, alla chiusura degli aeroporti internazionali e dei ristoranti, in molte capitali sono stati decretati la restrizione agli spostamenti e lo stop alle attività non essenziali. Da  3 giorni è stato imposto il lockdown anche a Lagos, che con i suoi 20 milioni di abitanti è la città più popolosa della Nigeria e di tutta l'Africa. Ma lì, come in altre metropoli africane, c'è il problema della bidonville, dove non sono garantiti i servizi essenziali e la chiusura è quasi impossibile da imporre e rispettare.



-Conseguenze

In Africa, la pandemia lascerà cicatrici profonde.
Un rapporto del programma di sviluppo dell'ONU pubblicato il 30 marzo dimostra come il colpo socioeconomico sui paesi in via di sviluppo sarà tale da richiedere anni per una ripresa. Al punto che nell'intero continente si potrebbe perdere quasi la metà dei posti di lavoro.










Coronavirus Africa Update (dato del 31 marzo 2020)


Sudafrica 1.326 Egitto 656 Algeria 584 Marocco 556 Tunisia 362 Burkina Faso 246 Costa d'Avorio 168 Senegal 162 Ghana 152 Camerun 142 Nigeria 131 Mauritius 128 RDC 83 Ruanda 70 Kenya 50 Madagascar 50 Zambia 35 Togo 34 Uganda 33 Mali 25 Gibuti 26 Etiopia 23 Niger 22 Tanzania 19 Congo 19 Maldive 17 Guinea 16 Gabon 16 Eritrea 15 Guinea Equatoriale 14 Namibia 11 Seyschelles 10 Eswatini 9 Mozambico 8 Libia 8 Zimbabwe 7 Angola 7 Ciad Benin 6 Capo Verde 6 Sudan 6
Rep.Centroafricana 6 Gambia 4 Botswana 3 Somalia 3 Guinea Bissau
(Fonte.:thelancet)
Bob Fabiani
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-www.thelancet.com




   

sabato 28 marzo 2020

News For Africa (il Continente informa, n°6)









Consueto appuntamento settimanale con le notizie dall'Africa in questo numero:


  • Un Continente stretto tra coprifuoco e la minaccia del coronavirus
  • Libia, Haftar all'attacco
  • Mozambico, attacco jihadista a Mocimboa da Praia
  • Ciad, offensiva di Boko Haram
  • Algeria, lo scrittore Rahmani a processo per i suoi post
  • Mali, domenica elettorale malgrado il COVID-19


-Un Continente stretto tra coprifuoco e la minaccia del coronavirus






Molti paesi africani oltre a chiudere gli spazi aerei e marittimi (come abbiamo scritto nei giorni scorsi e nel precedente numero di News For Africa n.d.t) negli ultimi giorni, hanno deciso di attuare misure più reigide e drastiche coime il lockdown e il coprifuoco.
Iniziamo dal Sadafrica che, attualmente, è il paese africano con più casi : il dato aggiornato a oggi 28 marzo è di 1.170.
Finora in Sudafrica si sono registrate 2 vittime.
Il 23 marzo il presidente Cyril Ramaphosa ha imposto l'isolamento della popolazione per 3 settimane e ha schierato l'esercito nelle strade per far rispettare le misure di contenimento. Come sottolinea il Mail & Guardian, "il distanziamento sociale, per quanto necessario, potrebbe amplificare le profonde disuguaglianze del paese".
D'altra parte, nota il quotidiano sudafricano, questa emergenza "offre un'opportunità per ridurre la distanza sociale, attingere alla lunga storia sudafricana di resilienza di fronte al disastro e rafforzare la coesione sociale".
(fonte.:mg.co.za)

Se, in Sudafrica la situazione appare in qualche modo sotto controllo, a parte alcune zone, ossia quelle delle township (Soweto, Alexandra) dove, comunque, le forze dell'ordine sono dovute intervenire per far rispettare il coprifuoco, in altre parti del Continente, il virus sta facendo da traino a violenze diffuse dei militari e delle forze di polizia : è il caso del Kenya e dell'Uganda. Il pugno di ferro è messo in atto sopratutto nei confronti dei venditori ambulanti.




-Algeria

Le misure imposte il 22 marzo dal presidente Abdelmadjid Tebboune, tra cui il divieto di raduni e cortei, hanno avuto l'effetto di interrompere l'Hirak, il movimento popolare che nell'aprile del 2019 ha portato alle dimissioni del presidente Abdelaziz Bouteflika. Il bilancio ufficiale nel paese è di 400 contagi e 25 decessi.
"La scena è surreale", scrive Le Point Afrique. "Venerdì 20 marzo il centro di Algeri è vuoto, a differenza degli ultimi 56 venerdì dal 22 febbraio 2019, data d'inizio della protesta". Ma, promettono gli attivisti. "l'Hirak tornerà più forte prima".
(fonte.:lepointafrique)   

-Madagascar





I casi di contagio nella Grande Isola dalla Terra Rossa aumentano: il dato odierno è di 26 casi, senza decessi. Ieri, 27 marzo, il console italiano in Madagascar Michele Franchi ha comunicato il primo caso confermato di COVID-19 non importato. Intanto, il Ministro dell'interno informa che le misure di confinamento saranno rinforzate. Due cittadini italiani risultano positivi al coronavirus.
Nella capitale, Antananarivo, visto il perdurare dell'indisciplina dei cittadini verso le disposizioni governative (confinamento per 15 giorni), le autorità cittadine hanno fatto ricorso alle forze dell'ordine, scrive il quotidiano Midi-Madagasikara; per vigilare (e far rispettare) il lockdown : la polizia attualmente, è ovunque nella capitale.
(fonte.:vim;midi-madagasikara)

-Senegal
I contagi sono 119 non si registrano decessi. Dal paese arriva anche una buona notizia : un laboratorio senegalese lancia la sfida per testare il coronavirus in 10 minuti.
Si provvederà a fare in modo che si possa vendere fino a 4 milioni di test venduti a prezzo di costo e potranno essere prodotti in pochi mesi presso l'Istituto Pasteur di Dakar. Saranno realizzati da Diatropix, una piattaforma specializzata nella diagnosi rapida di epidemie africane, spesso trascurata dalla ricerca.
(fonte.:jeuneafrique)

-Africa, paura per i gorilla chiudono i parchi a causa del virus

Il COVID-19 minaccia anche i gorilla di montagna della regione dei Grandi Laghi, chiusi per evitare contagi all'uomo. A chiudere è il Parco nazionale dei Virunga, in Congo, dove vive un terzo della popolazione di gorilla di montagna, le grandi scimmie difese dalla primatologa Jane Goodall. Come l'uomo, sono inclini a malattie respiratorie.
(fonte.:bbcafrica)


-Coronavirus WHO Africa Update (dato del 28 marzo 2020)

Il virus è in costante aumento in tutta l'Africa : a oggi i contagi complessivi sono 3,778 e i decessi 109. Per questa ragione, oggi l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha lanciato un appello : "E' drammatico come il virus si stia espandendo nel Continente".
Ecco la situazione aggiornata.

Sudafrica 1.170 Egitto 536 Algeria 409 Marocco 345 Tunisia 227 Burkina Faso 180 Ghana 137 Reunion* 135 Senegal 119 Mauritius 94 Camerun 91 Costa d'Avorio 90 Nigeria 70 RDC 54 
Ruanda 54 Kenya 31 Madagascar 26 Togo 25 Uganda 23 Zambia 22 Maldive 16 Etiopia 16
Tanzania 13 Gibuti 12 Guinea Equatoriale 12 Mali 11 Niger 10  Eswatini Namibia  Guinea 8
Gabon 7 Zimbabwe 7 Mozambico Eritrea 6 Benin 6 Capo Verde 5 Ciad 5 Liberia 4 Rep.Centroafricana 4 Angola 4 Sudan 3 Mauritania 3 Gambia 3 Somalia 3 Guinea Bissau 2 Libia 1
(fonte.afro.who;jeuneafrique)

-Libia, Haftar all'attacco




Il 22 marzo il governo di accordo nazionale di Fayez al Sarraj, con base a Tripoli e riconosciuto dalle Nazioni Unite, ha accusato le forze del generale Khalifa Haftar, l'uomo forte dell'est del paese, di aver violato la tregua bombardando pesantemente il quartiere Ain Zara, alla periferia sud della capitale, e la città vecchia. Nelle ultime settimane la tregua, firmata il 12 gennaio, è stata violata più volte. Secondo Libya Observer, Al Sarraj ha accusato Haftar "di essere alleato della pandemia" e di aver attaccato il governo di Tripoli mentre è impegnato negli sforzi per contenere il contagio.
(fonte.:libyaobserver)



-Mozambico, attacco jihadista a Mocimboa da Praia

Il 23 marzo un gruppo jihadista locale ha preso il controllo per alcune ore di Mocimboa da Praia, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Sono scoppiati duri combattimenti con le forze dell'ordine. La città si trova in una regione dove nel 2010 sono stati scoperti giacimenti di gas e negli ultimi due anni 900 persone sono morte per le violenze jihadiste.
(fonte.:internazionale)

-Ciad, offensiva di Boko Haram

Il 23 marzo il gruppo jihadista Boko Haram ha attaccato una base militare a Boma uccidendo 92 militari ciadiani. Il 24 ha preso d'assalto una base in Nigeria, uccidendo 47 soldati.
(fonte.:internazionale)

-Algeria, lo scrittore Rahmani a processo per i suoi post

Il giovane scrittore Anouar Rahmani comparirà lunedì a processo, al tribunale di Cherchell, a ovest di Algeri, per alcune pubblicazioni sui social network che sarebbero oltraggio alle istituzioni. Sostenuto da gruppi come Human Rights Watch, il 27enne è considerato una voce scomoda e blasfema. I suoi post di supporto al movimento di protesta Hirak potrebbero costargli 2 anni di prigione.
(fonte.:lemondeafrique)

-Mali, domenica elettorale malgrado il COVID-19

E' in programma per domani domenica 29 marzo il primo turno delle elezioni che rinnoveranno il parlamento del Mali. La legislatura è scaduta già nel 2018 e da allora è continuamente prorogata, anche nell'incertezza di poter svolgere scrutini senza violenze da parte dei gruppi armati.
Sono in più di mille a presentarsi per 147 seggi. L'ventuale secondo turno sarà il 19 aprile.
(fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/news-for-africa