Le notizie che arrivano dallo
Zimbabwe certificano una situazione preoccupante su vari fronti, a cominciare da quello dei
diritti umani sistematicamente calpestati.
Le autorità di
Harare hanno preso a spunto - come del resto in altre parti dell'
Africa - la pandemia per mettere in atto una spietata
repressione.
Ne abbiamo già parlato su queste pagine virtuali di questo blog ma, preoccupano gli
arresti arbitrari, gli
abusi delle
forze dell'ordine spalleggiate dai
militari con le quali il governo sta tentando di
imbavagliare le
proteste delle
opposizioni che denunciano una delle facce della
crisi: la
corruzione.
In questo
#focus AfricaLand Storie africane racconta le ultime drammatiche ore vissute dalla cittadinanza che tenta disperatamente di far sentire la propria voce contro gli
abusi di potere dei politici e le durissime conseguenze del
lockdown causa
Covid-19.
-Arresti per imbavagliare il dissenso
L'attuale crisi che colpisce lo
Zimbabwe viene da lontano. I cittadini e la
società civile sogna (da molto tempo) un
radicale cambiamento per rendere il paese
africano più moderno, equo e solidale, nonché rispettoso dei
diritti umani.
Tuttavia, l'attuale presidente dello
Zimbabwe non è mai stato un sostenitore della
democrazia e del
dissenso politico. Piuttosto, quando era alle dipendenze del vecchio
"Compagno Bob" - eroe dell'
Indipendenza dalla
Gran Bretagna quando ancora si chiamava
Rhodesia,
indipendenza avvenuta nel
1980 -, al secolo
Robert Mugabe, si era macchiato di una di quelle
"purghe" per non far cadere il
regime della
"Famiglia Mugabe" e dell'egemonia delle
forze armate. Da allora il suo soprannome è
"Coccodrillo".
Salito al potere per sostituire il
"vecchio Compagno Bob", Emmerson Mnangagwa si presentò alla cittadinanza promettendo un cambiamento radicale contro la
corruzione. Nulla di tutto questo è avvenuto e ora, lo
Zimbabwe, si trova in una
crisi irreversibile resa disperata anche dalla tragedia del
Covid-19.
Da quel giorno
(24 novembre) del
2017 le cose sono peggiorate ancor di più:
tre anni dopo, lo
Zimbabwe è attraversato e quasi colpito a morte, da una
corruzione galoppante che ha spinto la cittadinanza
(e le opposizioni) a scendere
in piazza per denunciare lo stato della situazione.
Mnangagwa però non tollera di essere contraddetto. Odia il
dissenso e così, a più riprese, nei tre anni in cui si ritrova al timone dell'
ex Rhodesia, ha tentato di
"silenziare" oppositori
politici, avvocati, giornalisti, artisti, attivisti e
scrittori.
La situazione è definitivamente deragliata quando, lo scorso
31 luglio, le opposizioni avevano indetto una
marcia per denunciare la
corruzione. Il governo - che dipende da
Mnangagwa - aveva dichiarato
fuorilegge la
manifestazione.
In questi giorni però, la
società civile,
le opposizioni e
intellettuali hanno voluto creare una hashtag su
Twitter per denunciare quello che sta avvenendo: del resto il governo ha effettuato
migliaia e
migliaia di arresti con la scusa della pandemia ma l'obiettivo dichiarato è quello di sempre: imbavagliare il
dissenso.
#ZimbaweanLivesMatter vuole essere un richiamo sui
diritti civili sistematicamente
cancellati dal potere e da
Mnangagwa.
-Arresti eccellenti
La
repressione "manu militari" non risparmia nessuno in
Zimbabwe. A farne le spese anche grandi
scrittori come
Tsitsi Dangarembga.
Era finita in manette anche la
scrittrice zimbabwese Tsitsi Dangarembga, con in tasca una nomination per il prestigioso premio letterario
Booker Prize edizione
2020, uno dei più ambiti riconoscimenti internazionali.
E' stata rilasciata ieri sera insieme ad altri
11 dimostranti, ma dovranno presentarsi davanti al giudice il
18 settembre, perché accusata di
istigazione e violazione delle norme sanitarie volte ad arginare il
Covid-19.
La
sessantunenne scrittrice era stata caricata su un camioncino delle forze dell'ordine insieme a altri
manifestanti e portata in un commissariato di polizia di
Harare, la capitale dello
Zimbabwe.
Ma non è la sola.
Sono finiti dietro le sbarre anche l'avvocato
Fadzayi Mahere e
Jacob Ngarivhume e, ancora prima, il
giornalista d'investigazione Hopewell Chin'ono che aveva scritto articoli per denunciare la
corruzione dilagante dei politici e del governo.
Il governo aveva annunciato giorni prima:
"La marcia di protesta annunciata per venerdì 31 luglio è un grave atto di insurrezione".
I partiti di opposizione e le organizzazioni della
società civile avevano chiesto alla popolazione di scendere nelle piazze e nelle strade per
protestare contro la galoppante
corruzione e l'
inflazione che ha raggiunto il
700 per cento.
I poliziotti e i militari erano ovunque, impossibile sfilare in massa: gli organizzatori però non demordono e hanno portato avanti la loro
protesta pacifica nelle periferie mentre il centro di
Harare era praticamente deserto, altrettanto quello di
Bulawayo, la seconda città dello
Zimbabwe.
I più indossavano magliette o portavano cartelloni con la scritta
#ZanuPFMustGo (il partito al potere,
Zanu PF se ne deve andare).
Già nei giorni precedenti alla
manifestazione alcuni
sindacalisti e
giornalisti sono stati arrestati. Altri oppositori sono fuggiti, perché ricercati dalla polizia. Insomma il presidente
Emmerson Mnangagwa - detto
"il Coccodrillo" -, al potere dal
24 novembre
2017, dopo la caduta del suo storico predecessore ormai deceduto,
Robert Mugabe, non tollera obiezioni. Chi lo contesta finisce in galera.
Tra gli arresti eccellenti c'era anche
Fedzayi Mahere, avvocato e portavoce del maggiore partito all'opposizione, Movimento per il Cambiamento Democratico
(MDC).
Le forze dell'ordine l'avevano fermata perché manifestava con un cartellone chiedendo
giustizia per i
giornalisti sbattuti in galera e l'apertura immediata di un'inchiesta per mettere fine agli
scandali di corruzione (come aveva denunciato con i suoi articoli
Hopewell Chin'ono n.d.t)
: e la
scrittrice conosciuta a livello internazionale
Tsitsi Dangarembga, aveva fatto la stessa fine di
Mahere e altri.
Ma gli organizzatori chiedevano di continuare la lotta durante tutto il fine settimana scorso.
-Le tante crisi dello Zimbabwe
Lo
Zimbabwe si trova al centro di diverse crisi: oltre a quella della cattiva qualità della
democrazia con ripercussioni pesanti sul piano dei
diritti umani, ve ne sono altre che vanno dalla pandemia ai
cambiamenti climatici.
Entro fine anno, il
60% della popolazione avrà bisogno di assistenza
alimentare:
8,6 milioni di persone si troveranno in stato di necessità a causa dei
cambiamenti climatici -
siccità e invasione delle
cavallette -
recessione e pandemia da
Covid-19.
Il
Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha lanciato un appello il
30 luglio scorso e ha chiesto aiuti per
213 milioni di
euro per poter far fronte a questa crisi senza precedenti.
Un discorso a parte merita il
lockdown come conseguenza del
coronavirus messo in atto per arginare la propagazione del temibile virus ha messo in ginocchio innumerevoli famiglie in città, dove sono rimaste senza lavoro e quindi senza entrate. Mentre nelle zone rurali la situazione è ancora più disperata.
Lunedì scorso, nell'ospedale centrale di
Harare sono venuti al mondo
7 neonati morti in una sola notte. Le emergenze non riescono a essere eseguite nei tempi previsti per la mancanza cronica di personale. Gran parte delle
infermiere e dei
paramedici sono in
sciopero in tutto il paese, in quanto mancano protezioni contro le pandemie.
E sullo sfondo resta la drammatica situazione dei
diritti umani ancor più calpestati da inizio crisi sanitaria, in
Zimbabwe, si sono verificati arresti arbitrari, sparizioni extragiudiziali e
torture: ricostruire il paese non sarà impresa facile a meno che non si riesca a far dimettere
Mnangagwa.
(Fonte.:africa-express;bbcafrica;afp;jeuneafrique)
Bob Fabiani
Link
-www.africa-express.info
-www.bbc.com/africa
-www.jeuneafrique.com