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domenica 4 aprile 2021

#RememberingMartinLutherKingJR


 





Martin  Luther King Jr nacque ad Atlanta nel 1929, figlio e nipote di pastori della chiesa battista afroamericana. Studiò al seminario teologico in Pennsylvania e all'Università di Boston.
Approfondì la conoscenza della strategia non violenta di Gandhi. Nel 1953 sposò Coretta Scott e nel 1955 divenne pastore della chiesa di Montgomery in Alabama.
Dopo aver guidato con successo la campagna di boicottaggio degli autobus per protesta contro la politica di segregazione razziale fondò nel 1957  un movimento non violento nero (Southern Christian Leadership Conference, SCLC).
Nel 1959 si recò in India per approfondire il pensiero gandhiano, poi tornò alla chiesa di Atlanta. Cn l'ala giovanile del SCLC, dopo le manifestazioni di Birmingham e la marcia su Washington del 1963, dove pronunciò il discorso I Have a Dream, ottenne che il Civil Rights Act da lui promosso divenisse legge.
Nel 1964 gli venne conferito il premio Nobel per la pace. Già in conflitto con il Black Power e il suo leader Malcolm X, dovette affrontare anche la crescente opposizione da parte dell' amministrazione Lyndon Johnson per le critiche all'intervento in Vientam.
Dopo la manifestazione di Memphis del 1968  - era il 4 Aprile - dove pronunciò il discorso I've Been to the Mountain Top, venne assassinato.


-Martin Luther King Jr e i Diritti Civili

"Chi è oppresso non può rimanerlo per sempre. La brama di libertà si manifesta infine, ed è ciò che è accaduto al negro d'America. Qualcosa dentro di lui gli ha ricordato il suo diritto naturale alla libertà, e qualcosa dal di fuori gli ha ricordato che poteva ottenerla. Consapevole o inconsapevole, è stato colto dallo Zeitgeist, e il negro degli Stati Uniti, assieme ai si fratelli neri dell'Africa e a quelli bruni e gialli dell'Asia, del Sudamerica e dei Caraibi, si sa muovendo con un grande senso di urgenza verso la terra promessa della giustizia razziale".

-Martin Luther King Jr pensieri su Giustizia e Libertà

"Quando milioni di persone sono state ingannate per secoli, il risarcimento è un processo costoso. Un'educazione inferiore, le misere condizioni abitative, la disoccupazione, l'assistenza sanitaria inadeguata : sono tutte componenti dolorose dell'oppressione che abbiamo ereditato. E ognuna di esse, per venire corretta, richiederà investimenti di miliardi di dollari. La giustizia a lungo differita ha accumulato interessi e il suo costo peserà parecchio su questa società in termini finanziari e umani. Questo non è stato compreso a fondo, perché molte delle conquiste del decennio passato sono state ottenute a prezzi stracciati. La fine della segregazione nelle strutture pubbliche non è costata nulla; né le elezioni, né la nomina di alcuni dirigenti  pubblici di colore".

-Martin Luther King Jr e il Razzismo

"La vita quotidiana del negro si svolge tuttora negli scantinati della Grande Società. Egli sta ancora al livello più basso, nonostante quei pochi che sono riusciti a farsi strada in piani n po' più alti. Anche laddove la porta è stata parzialmente forzata, la possibilità del libero movimento del negro è ancora decisamente ridotta. Spesso non esistono fondamenta da cui partire e, quando ci sono, quasi sempre manca una stanza superiore da raggiungere".
(Fonte:theatlantic)
Bob Fabiani
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-www.theatlantic.com                 

   

martedì 13 ottobre 2020

Attivisti che cercano di "restituire" l'arte africana, a processo in Francia


 





Un'attivista congolese Emery Mwazulu Diyabanza e altri quattro sono finiti a processo in Francia (lo scorso 30 settembre), con l'accusa di furto per aver tentato di rimuovere un palo funerario africano del XIX secolo da un museo di Parigi, come parte di una campagna di protesta contro il saccheggio dell'era coloniale.


Emery Mwazulu Diyabanza non accetta di essere chiamato ladro : in realtà si sente un "apostolo della restituzione diretta" dell'immenso patrimonio dell'arte africana che, le potenze colonialiste scipparono all'Africa andando a rimpinguare i musei europei.

L'attivista congolese fondatore del collettivo panafricano Unity, Dignity, Courage, per protestare contro i furti perpetrati dalle potenze europee durante il colonialismo, senza maschera né armi, entra nei musei e porta via opere d'arte e manufatti africani durante azioni fimate e trasmesse in streaming sui social. 

Finora ha colpito in Francia e Olanda.

A giugno è entrato nel Musée du quai Branly, l'istituzione culturale parigina che ospita tesori delle ex colonie francesi, e ha rimosso una stele funeraria in legno del XIX secolo proveniente dal Ciad. A luglio, a Marsiglia, ha sequestrato un manufatto dal Museo delle arti africane, oceaniche e dei nativi americani.  A settembre il gruppo ha preso una statua funeraria congolose dall'Afrika Museum di Berg en Dal, nei Paesi Bassi.



Naturalmente nell'immaginario - a senso unico - di tutte quelle nazioni colonialiste queste imprese vengono etichettate come gesti che debbono essere perseguiti penalmente. Dal canto suo, Diyabanza sa che queste azioni incendiano il dibattito in un momento in cui il movimento antirazzista Black Lives Matter è al suo apice.

"La mia è una protesta visiva pensata per i social media per sensibilizzare su questa ingiustizia", dichiara. "Questi artefatti sono stati portati via dai loro Paesi di origine senza alcun consenso e i presidenti africani hanno dimostrato di non volere, o potere, recuperarli. Al ladro non viene chiesto il permesso di restituire ciò che ha rubato".

E' la questione che si trascina da tempo immemore che mai nessuna potenza colonialista ha pensato di restituire all'Africa dato che, dall'Europa all'America si è portati a pensare che l'Africa non sia un Continente dove l'arte sia stata prodotta salvo poi, una volta scoperta, impossessarsene - come dice Diyabanza - senza chiedere il permesso. E' successo all'arte quello che è successo alle materie prime : un razzia senza precedenti.

Ora deve affrontare due processi, uno a Parigi e uno a Marsiglia, per tentativo di furto di un'opera pubblica (che però appartiene all'Africa ...). In entrambi i casi rischia 150 mila euro di multa e sopratutto 10 di reclusione. 

Due pesi e due misure ...

Nel 2017 il presidente Emmanuel Macron si è impegnato a restituire parte del patrimonio africano che la Francia aveva rubato al Continente. Due accademici, Bénédicte Savoy e Felwine Sarr, nel 2018 gli hanno consegnato il loro rapporto : afferma che tutti i manufatti rimossi dall'Africa subsahariana in epoca coloniale dovranno essere restituiti dalla Francia se provato in modo inequivocabile (da chi?) che sono stati sottratti con la forza. 

Questa narrazione è contestata (giustamente a nostro avviso) da Diyabanza : "Finora sono state annunciate 27 restituzioni da parte della Francia, ed è stato restituito un solo oggetto. Non ci resta che andare avanti".

Il tempo è maturo affinché questa disgustosa ingiustizia venga rimossa : tutte le opere d'arte africane devono tornare in Africa ed essere esposte nei musei del Continente.

(Fonte.:bbc;aljazeera;theguardian;france24)

Bob Fabiani

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-www.bbc.com

-www.aljazeera.com

-www.theguardian.com

-www.france24.fr 

lunedì 25 maggio 2020

Africa Day, il monito di Patrice Lumumba







Concludiamo le nostre pubblicazioni sulla "Giornata dell'Africa" con le storiche parole di uno dei grandi protagonisti della Storia africana, Patrice Lumumba.


"Verrà il giorno in cui la storia parlerà.
Ma non sarà la storia che verrà insegnata a Bruxelles, Parigi, Washington e alle Nazioni Unite. ... L'Africa scriverà la sua storia e ... sarà una storia di gloria e dignità".
(Fonte.:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com

Africa Day, dichiarazione di Moussa Faki Mahamat in occasione della "Festa Liberazione africana"






Proseguono le pubblicazioni di AfricaLand Storie e Culture africane nelle celebrazioni dell'#AfricaDay.

Pubblichiamo ampi stralci della dichiarazione di SE Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione Unione Africana (AU).


-Moussa Faki Mahamat: "25 Maggio, Festa Liberazione africana" (Africa Day 2020)*

"57 Anni fa, l'Africa gettò le basi per la sua unità che era stata minata dalla colonizzazione, istituendo un'organizzazione comune, l'OUA, che divenne l'Unione Africana (AU) nel 2002.
57 Anni dopo questo atto fondativo, l'Africa si liberò della presenza coloniale e dell'apartheid.
Ha avviato la sua unità politica e ha compiuto significativi progressi economici, sociali e culturali.
Tuttavia,  tali progressi non possono nascondere carenze e ritardi.

L'Africa è diventata il continente di libertà, pace, prosperità e successo che i nostri padri fondatori hanno sognato?

E' indubbio che mezzo secolo di indipendenza e libertà del continente lascia dubbi. Nonostante l'enorme potenziale economico e il suo capitale umano, ricco, giovane e dinamico, la maggior parte degli Stati africani ha difficoltà a garantire il benessere delle loro popolazioni. (...) Per migliorare dobbiamo dare seguito all'ardente desiderio dei popoli africani, in particolare dei giovani: la leadership e la governance investano maggiori sforzi per garantire che l'Africa possa camminare con le proprie gambe.
Sarà necessaria una visione più africana di questa leadership, focalizzata su obiettivi strategici comuni e vincolati, se vogliamo proseguire le legittime aspirazioni della nostra gioventù e dei nostri padri fondatori. E' urgente che l'Africa sviluppi nuove forme di resilienza. In un mondo in cui il multilateralismo è messo a dura prova, l'Africa deve smettere di aspettarsi soluzioni dagli altri. (...)

Esorto vivamente donne, giovani, intellettuali, accademici, politici, imprenditori e attivisti della società civile a impegnarsi in discussioni proficue e attive sulla questione, che è la chiave della nostra sopravvivenza materiale, della nostra indipendenza, della nostra libertà e della nostra dignità.

L'unico modo per contenere il COVID-19 e i suoi effetti disastrosi è garantire la nostra sufficienza alimentare, creare milioni di posti di lavoro e salvare centinaia di cittadini africani, che attualmente sono seriamente esposti a pandemie varie  e vari pericoli.
Bisogna dare fondo ai nostri atti di solidarietà per una resilienza africana veramente forte e duratura.

Non esiste modo più nobile di celebrare l'Africa Day se non avviando questa impresa intellettuale, morale e politica, che è essenziale per il vero rinascimento del nostro caro Continente.

Dio benedica l'Africa".
*Moussa Faki Mohamat, è un politico ciadiano, attuale presidente della Commissione dell'Unione Africana. Dal giugno 2003 al febbraio 2005 ha ricoperto la carica di Primo Ministro del Ciad. Dall'aprile 2008 al gennaio 2017 è stato Ministro degli Affari Esteri.
(Fonte.:au.int)
Bob Fabiani
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-au.int/en/pressreleases/20200525/25-may-african-liberation-day-declaration-he-moussa-faki-mahamat
  

venerdì 6 marzo 2020

Kwame Nkrumah: Speak Of Freedom (Happy 63 RD Independence Day of Ghana)





In occasione del 63esimo anniversario dell'Indipendenza del Ghana, AfricaLand Storie e Culture africane ricorda Kwame Nkrumah, uno dei "padri dell'Africa Unita".

Speak of Freedom

"Spero che ormai abbiate cambiato completamente i vostri cuori, le vostre attitudini e le vostre menti e che abbiate capito che non siete più un popolo coloniale ma libero e indipendente di una nazione libera e indipendente".

E ancora Kwame Nkrumah in un altro celebre discorso rivolgendosi al popolo del Ghana.

"Viviamo di azioni, non di parole, e atteniamoci alle nostre politiche come solide rocce e non spostandoci come sabbie mobili. Proveremo noi stessi con la nostra fedeltà al nostro scopo, con la nostra fedeltà alla nostra causa, sostenendo la fiducia dellagente". 

Il Ghana fu il primo degli stati africani a ottenere l'Indipendenza benprima del 1960 : era infatti il 1957 e, il raggiungimento del grande traguardo fece da apripista, tre anni dopo, al sogno della libertà indipendente dalle potenze colonialiste che, per il resto dell'Africa (con l'eccezione dell'Eritrea e dell'ex Rhodesia; n.d.t) avvenne nel 1960.
(Fonte.:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/panafricanismo    

martedì 22 ottobre 2019

Samory Touré, il simbolo della resistenza africana al colonialismo








Samory Touré (1830 circa - Congo francese 2 giugno 1900), nato verso il 1830 nel villaggio di Sanankoro in Guinea; apparteneva ad un popolo africano del gruppo Mandé.
E' stato anche un ricco commerciante, fondatore del Regno del Waasulu - situato approssimativamente nell'attuale Guinea - di cui allargò progressivamente i confini attraverso frequenti campagne che rappresentarono al contempo il principale mezzo di reclutamento per il suo esercito.

Convertitosi all'Islam egli adottò il titolo di Almami e rinominò le sue campagne jhad, guerre sante per espandere l'Islam. Durante il suo spostamento verso est egli dovette inoltre reprimere numerose ribellioni all'interno dei territori da lui controllati.

Fu catturato dai francesi nel 1900 e esiliato in Gabon dove morì.

E' considerato come uno dei simboli della resistenza coloniale. Il suo percorso fu emblematico di quei processi di formazione di entità statali più vaste delle precedenti, processi caratteristici della fine del XIX secolo che furono stroncati dalla colonizzazione.


Bibliografia

Mamadou Ly - Africa alla rovescia - Prospettiva Edizioni, seconda edizione, 2005 

(Fonte.:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com

martedì 15 ottobre 2019

Burkina Faso, gli avvocati della famiglia Sankara chiedono estradizione di Blaise Compaorè









Gli avvocati della famiglia di Thomas Sankara, padre della "Rivoluzione Burkinabè" ucciso nel golpe dell'ottobre '87, hanno dichiarato di "sperare di vedere" estradato l'ex presidente Blaise Compaorè, esiliato nel frattempo, dopo la sua caduta nel 2014, in Costa d'Avorio.

"Speriamo di vedere l'estradizione di Blaise Compaorè", ha detto Prosper Farama, uno degli avvocati della famiglia del Presidente Sankara, alla vigilia del 32° anniversario della sua morte. "Sarebbe un bene per tutti, per la coscienza collettiva Burkinabè (e) per lo stesso Blaise Compaorè, e anche per i suoi sostenitori, venendo in Burkina Faso ed essere ascoltato dalla Giustizia, dando così la sua versione (su quel 15 ottobre 1987 n.d.t) e infine, difendemdosi".

Thomas Sankara fu ucciso da un commando militare il 15 ottobre 1987 all'età di 37 anni, quando il suo compagno d'armi, Blaise Compaorè, salì al potere. La morte di Sankara, che divenne una figura "centrale del Panafricanismo", fu un argomento tabù durante il regime Compaorè durato la bellezza di 27 anni : ci volle una rivolta popolare divampata nel 2014 per essere spazzato via dal potere.

Il "Caso Sankara", un caso giudiziario è stato rilanciato durante il periodo di transizione e fu emesso un mandato di arresto dalla Giustizia del Burkina Faso : era il 7 marzo 2016, per il dittatore Compaorè da sempre "uomo forte" ed esponente da sempre preferito da Parigi.

Blaise Compoarè vive in Costa d'Avorio dove ha ottenuto la nazionalità ivoriana grazie a sua moglie e come tale non può essere estradato.
(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com  

venerdì 11 ottobre 2019

Premio Nobel Pace 2019 assegnato a #AbiyAhmed, Primo ministro #Ethiopia







Il Premio Nobel per la Pace 2019 è stato assegnato questo venerdì 11 ottobre al primo ministro etiope Abiy Ahmed. Artefice della spettacolare riconciliazione tra Etiopia ed Eritrea.

Abiy Ahmed Ali (Beshasha, 15 agosto 1976) di etnia oromo - gruppo etnico diffuso tra Etiopia e Kenya; rappresentano in Etiopia il 32% della popolazione e sono il primo gruppo etnico -, nominato capo del governo di Addis Abeba il 2 aprile 2018 dopo tre anni di proteste di piazza degli stessi oromo.






Rappresenta una delle figure più moderne e rivoluzionarie dell'intera Africa e, l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace gli è stato conferito per aver portato al termine il conflitto più che ventennale con l'Eritrea, iniziato nel 1998.

Abiy Ahmed dopo aver appreso la notizia si dice "onorato" e lascia intendere che il suo impegno in favore della Pace e aggiunge "questo premio è un riconoscimento per tutta l'Africa".


La motivazione 


Il Premio Nobel per la Pace per "i suoi sforzi per raggiungere la Pace e la cooperazione internazionale e in particolare per la sua decisiva iniziativa nel risolvere il conflitto con la confinante Eritrea".

Nello scorso mese di giugno 2019, ha promosso la "Rivoluzione verde" in Etiopia per piantare 350 milioni di alberi.
(Fonte.:jeuneafrique;nobelprizeorg)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com;
-www.nobelprize.org 

venerdì 13 settembre 2019

Ritratto di #BobiWine : una giornata col presidente del ghetto







L'Africa è il continente dove è possibile che personaggi popolari e amati dal pubblico possano reinventarsi un ruolo magari quando sono all'apice del successo - magari nel campo della musica oppure dello sport - : è anche la storia di Bobi Wine, popolare rapper ugandese, cresciuto in un quartiere povero e divenuto la "voce dell'opposizione" contro il regime del presidente Yoweri Museveni.
Bob Wine dunque segue, in qualche modo la scia di illustri africani che, animati dalla spinta e dalla richiesta di un cambiamento radicale hanno lasciato chi la musica chi lo sport per tentare la carriera politica : molti di loro hanno coronato questo sogno, come nel caso di Andry Rajoelina in Madagascar, con un passato di Dj di successo nella capitale Antananarivo riuscendo a diventare presidente; lo stesso percorso, in Liberia, di George Weah, l'unico calciatore africano capace di vincere il Pallone d'oro.

Bobi Wine ora ha deciso di candidarsi alle elezioni per guidare l'Uganda e, proprio come questi due illustri presidenti in carica, potrebbe riuscire nell'impresa di scalzare l'eterno Musuveni.

Questa è la sua storia.

Bobi Wine nasce nel 1982 a Nkozi in Uganda : diciasette anni dopo, nel 1999 sceglie il nome d'arte Bobi Wine e pubblica il suo primo brano, intitolato Akagoma. Qualche anno più tardi, nel 2010, è protagonista della pellicola ugandese Yogera.
Il successo è sempre più grande e, sull'onda di esso, nel 2017, riesce a farsi eleggere in parlamento come indipendente. E' solo il primo passo verso la candidatura ufficviale per le elezioni presidenziali che, in Uganda, sono previste nel 2021 ecco perché proprio quest'anno, il 2019, Bobi Wine ha rotto gli indugi rivelando la sua candidatura.
(Bob Fabiani)


Incontrando Bobi Wine a pranzo*

Per capire meglio la figura di questo rapper ugandese, l'autorevole Financial Times ha inviato uno dei suoi report di punta in Africa per incontrarlo.

"Incontro a pranzo Bobi Wine, 37 anni, in uno slum di Kampala : è la bestia nera dell'establishment politico ugandese che si definisce "presidente del ghetto". Wine è un famoso rapper e attivista musicale. E' stato eletto deputato in parlamento nel 2017 e si è proposto come candidato alle presidenziali del 2021. In questi anni è stato arrestato più volte e picchiato a morte, ed è diventato un'icona della resistenza, non solo per i giovani e i poveri dell'Uganda, ma per quelli di tutta l'Africa.
Il ristorante è un minuscolo edificio fatto di tavole di legno, intonaco grezzo, pavimento di terra e un tetto di lamiera. Su un lato manca la parete e l'ingresso somiglia a una stalla per cavalli. Siamo seduti all'unico tavolo, costruito con legno di recupero.

"E' qui che facevamo colazione e pranzavamo, e questa signora ci faceva perfino credito", dice Wine, indicando un'elegante donna di mezza età con un vestito di blu, china su delle pentole giganti di metallo deposte su una stufa a carbone. Wine porta occhiali con la montatura scura e ha in testa il suo caratteristico berretto rosso. Ha un filo di pizzetto e di baffi, indossa pantaloni di cotone bianco con cuciture rosse, un pò alla Elvis Presley. Robert Kyagulanyi, questo il suo vero nome, ha presto adottato il soiprannome di Bobi (pronunciato "Bobby" n.d.t), "perché è più figo", dice, e poi ha aggiunto Wine perché, spiega, il buon vino migliora con l'età. Essere diventato un simbolo della nuova generazione di africani non è una responsabilità da poco, in un continente nel quale l'età media e 19 anni. In una regione dominata da autocrati che hanno perso il contatto con le persone, la gioventù urbana genera contemporaneamente un senso di ottimismo e d'imminente catastrofe.

Dall'inizio del 2019 i giovani dell'Algeria e del Sudan hanno già guidato rivolte che hanno fatto cadere vecchi tiranni.
In tutta l'Africa i giovani stanno diventando una forza politica. "Sono consapevoli di meritare,e anche di poter fare, di meglio", dice il rapper. In Uganda l'ascesa di Wine, il "presidente del ghetto", ha messo in difficoltà il vero presidente, Yoweri Musuveni, 75 anni e al poter da più di trenta. Un tempo Museveni era amato dalla comunità internazionale, perché portava stabilità dopo anni di guerra civile e faceva grandi sforzi per arginare la diffusione dell'aids. Ma con il passare del tempo si è trasformato in un dittatore, a capo di uno stato sempre più corrotto e sempre meno democratico.





In un altro mondo


Ad agosto del 2018, dopo un presunto lancio di pietre contro il convoglio del presidente, Wine è stato arrestato e picchiato così forte che dopo faceva fatica a camminare. Il suo autista è stati ucciso con un colpo d'arma da fuoco in un attentato. Wine è convinto che in realtà l'obiettivo dell'attacco era lui.

I soldati hanno trovato Wine nella stanza di un albergo in cui si era rifugiato.

"Un tizio armato di sbarra di ferro ha cominciato a colpirmi". Ha perso conoscenza. Si è svegliato nel retro di un veicolo della polizia, con soldato che gli tirava le orecchie e i testicoli con un paio di pinze. "Le botte mi facevano sentire in un altro mondo : dong, dong, dong,", racconta, facendo un suono come quello di un gatto colpito con una padella da un tipo in un cartone animato.

Poi è stato portato in tribunale, e in seguito processato per tradimento, un crimine punibile con la pena di morte. Solo una rivolta in Uganda e una petizione internazionale (alla quale ha aderito anche questo blog; n.d.t) firmata da personalità come Wole Soyinka, scrittore e premio Nobel per la Letteratura, nigeriano, e Pter Gabriel, l'ex cantante dei Genesis, hanno permesso la sua liberazione. La vicenda è diventata un boomerang per Museveni : il rapper si è trasformato da una piccola seccatura in una questione internazionale.

La prima cosa da dire a proposito del ristorante dove ci siamo incontrati è che la cucina è veramente buona. Quando Wine mangiava qui a credito faceva vari lavoretti : muratore, venditore ambulante o lavava le auto. "Poteva passare una giornata intera senza un'auto da lavare. Ma dovevo riempirmi lo stomaco", dice con una smorfia. A questo punto entra un uomo che, come fanno fanno quasi tutti, si rivolge ad alta voce a Wine.

"Oh mio presidente".

Grida con voce seria.

"Si, fratello", risponde Wine, mimando un pugno in aria.

"Potere al popolo", è la risposta di rimando dell'uomo, anche questa a voce alta.

"Potere a noi", dice Wine. Quando non scambia slogan con i suoi sostenitori, la voce di Wine è dolce e nasale e le parole sono scelte e pronunciate con cura. Ha un timbro da uomo anziano, che ricorda quello di Yoda, il personaggio di Star wars.

"Alcune persone mi chiamano Mzee, che letteralmente significa anziano", ammette e aggiunge che altri "si rivolgono a lui come Papi". E' un segno di rispetto più che dell'avanzare dell'età, spiega.
Prima di pranzo, Wine mi ha fatto fare una passeggiata a Kamwokya, il quartiere densamente popolato dove è cresciuto.

"Viemi, ti porto a fare un giro nel mio ghetto", mi ha detto. Kamwokya è spesso definata una baraccopoli, ed è vero che ci sono strade sterrate e case di piccole dimensioni con lenzuoli al posto delle porte. Non c'è acqua corrente né una pompa pubblica né un sistema fognario o elettrico decenti.
Eppure Kamwokya è anche un luogo molto vivace, pieno di musica e divertimento, con uno spiccato senso della comunità e un costante viavai di persone nei suoi vicoli stretti e fangosi. Naturalmente la criminalità c'è. Ma secondo Wine gli abitanti sono più preoccupati della polizia che dei propri vicini. Wine è un ragazzo del posto diventato famoso, sulle cui spalle ricadono le speranze dei poveri. Ma è anche il deputato locale, e alle 14.30 deve tornare in parlamento.
Ogni persona che gli passa accanto lo riconosce. Molti si avvicinano urlando slogan, agitando i pugni, stringendogli la mano, chiedendogli di posare per un selfie. A un certo punto la folla lo lancia in aria, poi viene portato in giro per le strade come una divinità indiana. Un ragazzo si prostra, provocandogli un evidente imbarazzo. "Si aspettano che risponda a ogni domanda, ma io sono solo uno di loro. Devo convincerli che la responsabilità è anche loro, non è solo mia".


Una visita in studio


Attraversiamo una fogna a cielo aperto, stracolma d'immondizia, e un'altra zona della baraccopoli in cui, dice Wine, i ricchi hanno cominciato a sfrattare le persone e a costruire ville sorvegliate. Ci fermiamo nel suo studio di reistrazione, che a sua volta è a rischio di demolizione. E' uno dei tanti modi con cui le autorità cercano di metterlo a tacere.

I concerti di Wine vengono regolarmente interrotti e, anche dopo il nostro incontro, è entrato e uscito di prigione. Mi porta in una stanza sul retro, dove uno dei responsabili dello studio sta lavorando a una canzone. "Lo chiamano King Roots", dice, mentre si salutano dandosi i pugni chiusi. "Lui è l'Ispettore. Quel ragazzo è Profumo". "Mi chiamo David", dico per presentarmi, e all'improvviso il mio nome mi appare un pò banale.

Tornati al ristorante, il rapper mi spiega che la sua famiglia in passato aveva soldi e una buona posizione, ma è finita a Kamwokya a causa d'intrecci politici. Suo nonno aveva partecipato alla lotta d'indipendenza e anche suo padre si è fatto dei nemici. "Mia madre ci ha sempre detto di tenerci lontano dalla politica, ricordandoci che viviamo in un ghetto a causa della politica, che avremmo perso tutto, anche la vita, se ci fossimo dedicati a quello", dice. "Le madri danno i consigli migliori". Oltre a dispensare saggi consigli, sua madre lo ha iscritto a una "scuola lassù in collina", dove venivano istruiti i bambini più ricchi. "In quella scuola ero uno dei pochi che provenivano dall'altra parte della strada", dice, facendo riferimento alla strada asfaltata che divide Kamwokya dai quartieri più ricchi. In seguito ha frequentato l'università Makerere di Kampala.

Ho mangiato quasi tutto, nonostante le porzioni abbondanti. Mi chiedo se Wine vorrà unirsi a me per una birra, ma lui rifiuta, dicendo che ha smesso di bere. "Lo farò quando vinceremo le elezioni", dice strizzandomi l'occhio.

Wine ha cominciato a suonare da giovane, scegliendo la via del raggamuffin, uno stile che mescola rap e reggae.

"Quando è uscita la mia prima canzone, da queste parti ero già conosciuto", dice, riferendosi al brano Akagoma. Più tardi si è trasferito da Kamwokya, comprando un apprezzamento di terra fuori città. Si è sposato con Barbie, assistente sociale e attivista dei diritti delle donne, che gli ha fatto capire che nella vita essere una pop star non è tutto, e ha contribuito alla sua presa di coscienza politica. "Era bello avere cinque ragazze che ti correvano dietro e cose così. Oggi mi sembra meglio essere impegnato con una persona. Molti nel ghetto guardano a noi come un modello di vita", dice, masticando il suo matoke, un piatto a base di frutti di platano. Lui e Barbie hanno quattro bambini tra i quattro e i 13 anni.

Nonostante gli ammonimenti di sua madre, le canzoni di Wine sono diventate sempre più politiche, e contengono attacchi diretti a Museveni. All'inizio pensava di poter influenzare gli eventi attraverso la sua musica, ma piano piano è arrivato alla conclusione che era necessario impegnarsi direttamente in politica, rappresentando gli interessi del ghetto.

E' stato solo quando Wine è stato eletto in parlamento nel 2017 che Museveni ha cominciato a prendere sul serio la sua sfida. Wine si era presentato come indipendente, facendo una campagna elettorale porta a porta per sottolineare l'assenza di una macchina di propaganda a suo sostegno. "Se il parlamento non può venire nel ghetto, il ghetto andrà in parlamento", diceva. Da deputato si è opposto alla censura su internet e alla repressione governativa sui social network. Si è battuto, senza successo, contro una modifica alla costituzione che imponeva il limite di 75 anni ai candidati alla presidenza, e che di fatto ha spianato la strada alla trasformazione in presidente a vita di Museveni. Poi è arrivata l'incriminazione per tradimento. "So che Museveni puo ordinare ai giudici di fare qualsiasi cosa", spiega mentre finisce l'ultimo pezzo di stufato e prende un sorso di Sprite. Il rischio che Wine sia ucciso c'è ancora. "Mentre ce ne staimo seduti qui, potrebbe arrivare un tizio e spararmi".
Immaginando che Museveni sia ancora vivo nel 2021, mi chiedo come il presidente del ghetto possa vincere, in un paese in cui le intimidazioni e le frodi elettorali sono diffuse. La sua ricetta è convincere milioni di giovani a iscreversi alle liste elettorali. Spera che la sua vittoris sarà così netta da far crollare le certezze di Museveni. Secondo i sondaggi recenti Wine è una sfida reale per l'attuale presidente, sopratutto a Kampala. E' incoraggiato da quanto è avvenuto a maggio in Ucraina, dove Volodymyr Zelensky, un comico senza esperienza politica, ha vinto le elezioni presidenziali. "Se ce l'hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi", dice sorridendo.


La nemesi 





Quale sarà il programma di Wine in caso di vittoria? "La priorità è abolire le leggi stupide", dice, riferendosi alle norme che limitano la libertà d'espressione e associazione. Promette un governo competente e tolleranza zero nei confronti della corruzione. Anche se ammette di non avere un programma articolato, a parte rendere la vita più facile per gli oppressi del paese. Si presenta come "antipolitico", ma è consapevole che dovrà circondarsi di persone con competenze tecniche, molte delle quali sono costrette a emigrare.
Abbiamo finito di mangiare. Wine comincia a parlare di quello che lui e Meseveni hanno in comune. Nel 1986 anche l'attuale presidente, che allora aveva 41 anni e guidava la guerriglia, aveva promesso di mettere fine all'autoritarismo.

"Il giovane Museveni non era molto diverso dal giovane Bobi Wine", dice. "Ma Museveni si è ubriacato di potere, si è illuso di essere un semidio". E' strano, dico mentre ci alziamo per andarcene, che un rapper ragamuffin uscito dal ghetto sia diventato la nemesi del presidente dell'Uganda. "Non sono la nemesi di Museveni", risponde Wine. "E' lui che è la nemesi di se stesso".
*David Pilling, Financial Times, Regno Unito
(Fonte.:financialtimes)
Bob Fabiani
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domenica 8 settembre 2019

Quando il "Compagno Bob" (Mugabe) non voleva invitare #BobMarleyAndTheWailers al #ConcertoIndipendenzaZimbabwe, nell'#Aprile1980







Con la scomparsa di Robert Mugabe, avvenuta a Singapore, il 6 settembre scorso, all'età di 95 anni, ex leader dello Zimbabwe, una delle figure complesse e controverse delle lotte di liberazione africane da ascrivere in toto al Panafricanism, riemerge una "storia minore"; una di quelle passate alla storia come le "infamie minori" del "Compagno Bob" : Africaland Storie e Culture africane la ricostruisce brevemente, in questo post.













Nel corso della vita di Mugabe è successo un po' di tutto : in principio era stato universalmente riconosciuto come leggenda mondiale del Panafricanismo ma poi, durante il regno, al vertice dello Zimbabwe durato oltre 40 anni, si trasformò nel simbolo dell'oppressione.

Da sempre amante del britishness - che non disdegnava di portare alla luce quando, faceva ricorso all'eloquio non privo di raffinatezze della lingua dell'oppressiore, ossia dell'ex dominatore britannico - non esitò a farne ricorso nei momenti in cui, dopo la grande vittoria nella lunga lotta di liberazione che condusse all'Indipendenza dello Zimbabwe e chiudeva, per sempre l'era della #Rhodesia; né  una volta diventato padrone assoluto del paese africano. 

In quell'anno, il 1980, fece scalpore in tutta l'Africa e poi nel resto del mondo, lo storcere il naso del "Compagno Bob" che non voleva invitare Bob Marlay, appunto nel 1980, nel mese di Aprile, la stella mondiale e padre fondatore del Reggae, per suonare alla festa dell'Indipendenza.

Chi era il preferito di Mugabe?

Sono circolate - nel tempo - alcune supposizioni, alimentate ad arte dalle malelingue, secondo questi ben informati, egli avrebbe preferito Cliff Richard : melenso cantante pop inglese.
Eppure, se davvero Mugabe avesse avuto voce in capitolo; in solitaria - come poi accadde durante la sua lunga tirrannia - allora, la sua scelta sarebbe caduta su un pianista classico, in modo da mettere una certa netta distanza dai luoghi comuni tribalisti, parte fondamentale della Storia africana.

Per fortuna non accadde nulla di tutto questo anche se poi, lo storico concerto di Bob Marley & The Wailers venne funestato da drammatici incidenti accaduti allo stadio di Salisbury.

Era il 18 Aprile 1980.

Un anno prima, Bob Marley aveva dato alle stampe #SurvivalAlbum : uno dei suoi lavori discografici più politici e inneggianti al Panafricanism.






Zimbabwe (#SurvivalAlbum), la canzone che fece conoscere la lotta di liberazione di Robert Mugabe al mondo



Le cronache che arrivavano dalle parti di Harare - che ancora si chiamava con il nome imposto dai britannici oppressori, ossia, Salisbury - parlano di frenetiche riunioni tra i "compagni" di Mugabe per metterlo al corrente che la scelta migliore per celebrare la Festa d'Indipendenza del nascente Zimbabwe era appunto quella di invitare il cantante giamaicano, Bob Marley.

Qualcuno fece notare al futuro predidente-padrone dello Zimbabwe che, il musicista reggae aveva da poco (appena un anno prima, nel 1979 n.d.t) pubblicato un album-manifesto. Il più politico nella straordinaria carriera del chitarrista che arrivava dalla Giamaica; l'album era già chiaro fin dal titolo : "Survival (Sopravvivenza)".

All'interno dell'album c'era una canzone intitolata "Zimbabwe". Fu grazie a questa canzone che la lotta di liberazione entrò a far parte dell'immaginario mondiale, superando di gran lunga, l'odiato impero britannico.








"No more internal power struggle, we come together to overcome the little trouble,
Soon we'll find out who is the real revolutionary,
because i don't want my people to be country 

                      ***
Niente più lotta per il potere interno, ci riuniamo per superare i piccoli problemi,
presto scopriremo chi è il vero rivoluzionario, perché non voglio che il mio popolo
sia contrario".

- Zimbabwe by Bob Marley -


Conclusioni

A distanza di più di 40 anni si può capire il perché Mugabe non volesse Bob Marley al concerto per la Festa dell'Indipendenza dall'oppressione britannica?

Una possibile risposta è contenuta nelle idee diffuse da Bob Marley anche se, a dire il vero, almeno da queste parti, quando ancora esisteva la #Rhodesia, quelle stesse idee si erano diffuse già sotto il regime di Ian Smith : un tentativo di anticipare i tempi, una sorta di "Woodstock locale", africana.

Ma non venne capita da nessuno e presto liberata come una pericolosa distrazione dalla cieca obbedienza che in realtà divenne sottomissione e, per imporla, il "Compagno Bob" - una delle  grandi illusioni del marxismo pan-africano - non esitò a fare ricorso alla soppressione di massa, una delle tragedie più amare dell'intera Africa; né poteva comprenderla Robert Mugabe già concentrato a prendersi tutto il potere che non avrebbe più lasciato se non nel 2017 (due anni prima di morire) in un chiacchierato golpe militare che, attualmente, ha portato al vertice dello Zimbabwe, Emmanuel Mnangagwa, un tempo suo vice (è lui che sopprsse oltre 20mila cittadini) e ora suo successore.
(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com    





   





martedì 19 febbraio 2019

Walter Rodney, lo storico radicale del "sottosviluppo" dell'Africa











Famoso nelle Università dell'Africa Orientale, Walter Rodney, attivista e storico della #Guyana scomparso nel 1980, rimane del tutto assente dalle biblioteche francesi (e non solo se pensiamo a quelle italiane n.d.t) : ora però il gap è finalmente ricucito dopo la biografia dedicata a questo pensatore, compagno di molti capi di stato, intellettuali africani; apparsa, a metà dello scorso anno, il 2018.





Walter Rodney, intellettuale della Guyana, autore del classico "Come l'Europa ha sottosviluppato l'Africa" rimane sconosciuto ai più, compreso il mondo francofono mentre, miglior sorte, hanno avuto i suoi testi in inglese.

Nel maggio scorso, ha destato molto interesse il volume intitolato : "Walter Rodney, A engaged Historian (1942-1980)"; il volume pubblicato da Presemce Africaine, colma un vuoto importante, trattandosi della prima biografia in francese.

E' stata scritta da Amzat Boukari-Yabara, autore del #Benin, noto per il suo fondamentale libro "Africa Unite! Una storia di panafricanismo".






-Distruzione dei mercati africani


Il lavoro di Rodney, che era al tempo stesso politico in Guyana - fu assassinato nel 1980 per aver sostenuto l'opposizione guyana contro la dittatura -  compagno e osservatore critico del Movimento Rasta, e storico della tratta e la colonizzazione, è un personaggio difficile da inquadrare e riassumere in poche righe. Tuttavia,  tutto il lavoro di Rodney si concentrava su un tema : come gli africani "hanno partecipato sotto la costrizione della schiavitù e della colonizzazione nella costruzione di un mondo contemporaneo unipolare".

Una storia della Costa della Guinea Superiore, 1540-1800, uno dei suoi primi lavori di ricerca, pubblicato nel 1970 alla Oxford University Press, si concentrava principalmente sul commercio in Africa Occidentale tra il XVI e il XIX secolo.

L'interesse di Rodney si concentra sugli sconvolgimenti strutturali, sopratutto economici, vissuti dal Continente africano. Insiste su un punto fondamentale : "il Capitalismo europeo crea uno squilibrio di potere che gli è favorevole dal XVI secolo".

In un capitolo della famosa "Storia generale dell'Africa dell'Unesco", descrive, per esempio, la disorganizzazione dei mercati africani dal tempo della tratta degli schiavi "spostando il centro di gravità commerciale dalla zona del Sahel sulla costa dell'atlantico".




"La creazione della Sierra Leone Company segnala la volontà degli inglesi di sostituire il commercio degli schiavi con un modello di insediamento più redditizio"
( Walter Rodney)





Il grande intellettuale e attivista africano, ha studiato lungamente tutte le forme di dominio occidentale sull'Africa. Egli sottolinea che già a partire dal XVII secolo "la creazione della Sierra Leone segna il desiderio degli inglesi di sostituire il commercio degli schiavi con un modello di colonizzazione più redditizio, basato in particolare sui prodotti agricoli".

Con la colonizzazione, si stabilisce una situazione che risuona nella realtà : la crescita realizzata in molti territori non ha alcun collegamento con il loro reale sviluppo,, denuncia a più riprese, Rodney.






-Teoria della dipendenza


Walter Rodney in compagnia e al fianco di intellettuali come l'insegnante franco-egiziano ma di stanza a Dakar (Senegal), Samir Amin, spiega la "terapia della dipendenza", in quanto proprio a partire da questa situazione "i paesi sviluppati non sono mai stati, nel corso della loro storia, sottosviluppati". D'altra parte, le colonie furono integrate nell'economia mondiale dalla disintegrazione della loro stessa economia".

Rodney, non si limita a denunciare questo ma attacca anche la "divisione del lavoro, decisa dal nord", affermando che "crea un'interdipendenza che significa che nessuno dei paesi è abbastanza forte da essere in grado di assicurare la piena realizzazione di un prodotto ad alto valore quando i paesi emergenti sono in grado di assumere intere catene di produzione, la creazione di zone franche, delocalizzazione e redistribuzione introducono la concorrenza tra di loro e trasformano le economie stagnanti in prede per i paesi emergenti".


-L'hub rivoluzionario di Dar Es Salaam


Le domande che si pone Rodney, non sono teoriche. E' coinvolto, in particolare in Tanzania.
Il periodo "tanzaniano" della sua vita è una fase particolarmente stimolante della sua biografia. Rimase a Dar Es Salaam nel 1969, che l'intellettuale kenyota, Ngugi Wa Thiong'o considerava "il centro intellettuale dell'Africa". Lì, frequenta organizzazioni studentesche tra cui, il futuro presidente ugandese, Yoweri Museveni e pensatori come il sociologo Giovanni Arrighi.

Rodney, difende lo sviluppo socialista, sposato anche dal presidente della Tanzania, Julius Nyerere e, in contrapposizione e contro il kenyano, Ali Mazrui, su posizioni più conservatrici e favorevole a l'opzione economica liberale. Proprio con quest'ultimo, Rodney solleva la questione dell'integrazione economica regionale. Per lui, "suppone un'adesione allo stesso modello ideologico tra le economie nazionali dei paesi vicini".

Ma lo storico osserva : la configurazione coloniale britannica, che attribuiva a Nairobi e Dar Es Salaam ruoli economici molto diversi, influenzò il loro futuro post-indipendenza.
Tuttavia, Nairobi è più liberale, a causa di una vecchia vicinanza commerciale con Londra.

In questi dibattiti agitati, in cui partecipano personalità come il leader del Ghana, Kwame Nkrumah, Rodney è colui che porta la profondità storica.


"Ha sviluppato il principio che, come intellettuale, dovrebbe attingere all'esperienza delle masse per porre i problemi prioritari"
(Walter Rodney)


Nel 1974, riprende la strada della Guinea.

Lo stesso anno, Nyerere ospita il Congresso panafricano a Dar Es Salaam. Il leader tanzaniano respinge le agende politiche delle opposizioni caraibiche.
L'intellettuale e militante CLR James decide di boicottare l'evento. Rodney lo segue nella sua scelta, prima di tornare in Guinea. Il suo attivismo gli costerà la vita. La sua ultima eredità, secondo il ritratto autobiografico che ne emerge dallo scritto di Boukari -Yabara, è di offrire un modello di intellettuale che mischia il suo pensiero sul campo. Lo scrittore del Benin, alla fine dell'impresa della biografia scritta di Rodney, si è infine convinto che il classico "Come l'Europa ha sottosviluppato l'Africa" scritto e pubblicato da Walter Rodney nel 1975, fosse venduto a prezzi modici per volere dello stesso autore; e tradotto in Kiswahili.

In Tanzania, ha anche insegnato agli agricoltori, "sviluppando il principio che, come intellettuale, dovrebbe attingere all'esperienza delle masse per porre i problemi prioritari". 

Anche per questa ragione la figura rivoluzionaria di Walter Rodney costituisce una specificità e un eccellenza senza eguali nel panorama non solo del Panafricanismo ma, sopratutto, nel tracciare quella fusione, quell'unità di intenti tra intellettualismo e attivismo, tra ribellione e rivoluzione trattto caratterizzante della cosiddetta "via al socialismo in Africa", una storia pressoché inedita in quell'occidente che, a torto, si sente sempre l'unico depositario della civiltà e della cultura.

Walter Rodney era nato a Georgetown, il 23 marzo 1942 : morì il 13 giugno 1980.

(Fonte.:joburgpost;jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.joburgpost.co.za;
-www.jeuneafrique.com/culture   


  

giovedì 14 febbraio 2019

#RememberingKenSaroWiwa, Poeta Ribelle morto per il petrolio









"...tutti noi siamo di fronte alla storia.  Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la   vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa  di risorse; provo rabbia   per la devastazione di questa terra; provo fretta  di ottenere che il mio popolo riacquisti il suo   diritto alla vita e a una vita decente.
 Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo     totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi del fatto che, alla fine, la mia causa   vincerà e non importa quanti processi, queste tribolazioni io e coloro che credono  in me in questa causa. Potremo incontrare nel corso del nostro cammino.
Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale..."
(Ken Saro-Wiwa, scrittore, poeta, attivista , produttore televisivo nigeriano)






-Ken Saro-Wiwa, il poeta ribelle morto per il petrolio (By Shell)


Scrittore eclettico, esordisce come drammaturgo durante il periodo universitario, per dedicarsi poi alla narrativa, Forest of Flowers (sua prima opera pubblicata in Italia con il titolo Foresta di Fiori, 2004, Edizioni Socrates) e Sozboy, 1985, ed alla televisione; il segno di questa produzione letteraria e televisiva può essere trovato nel felice equilibrio tra il tentativo di dare una forma "accademica" a un inglese raramente considerato degno di indagine (il cosiddetto Pidgin, idioma derivante dalla mescolanza di lingue e di popolazioni differenti, venute a contatto di migrazioni, colonizzazioni e relazioni commerciali; n.d.t) e l'intrattenimento popolare.





Al lavoro artistico Saro-Wiwa affianca un impegno nella vita pubblica che lo vede ricoprire dapprima ruoli istituzionali negli anni'70 (nell'autorità portuale e nella pubblica istruzione del Rivers State) per poi porsi in aperto contrasto con le stesse autorità statali e con il governo federale della Nigeria.

Negli anni'80 Ken Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali  responsabili  di continue perdite di petrolio (Shell ma anche Eni) che danneggiano le colture di sussistenza e l'ecosistema della zona.

Nel 1990 si fa promotore del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Movement for the Survival of the Ogoni People), il movimento caratterizzato da metodi nonviolenti, ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 mila persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo da parte delle autorità nigeriane.

Arrestato una seconda e una terza volta nel maggio 1994, con l'accusa di aver incitato all'omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato con altri otto attivisti MOSOP frettolosamente della scadenza di eventuali ricorsi alla condanna, al termine di un processo - farsa che suscitò vive proteste da parte dell'opinione pubblica internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani.





Prima che venisse impiccato, Saro-Wiwa disse "Il Signore accolga la mia anima, ma la lotte continua".
Nell'aprile 1995, mentre è in carcere in attesa del processo, gli viene conferito il premio Goldman Environmental Prize, premio assegnato annualmente agli attivisti annualmente agli attivisti di base, uno per ciascuna  delle sei regioni del mondo : Africa, Asia, Europa, Isole e Nazioni insulari, Nord America e Sud e Centro America; in riconoscimento della sua battaglia in favore dell'Ambiente.

Nel 1996 Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell'esecuzione di Saro-Wiwa.

Il processo  ha poi avuto inizio nel maggio 2009, e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro).

La Shell precisò di aver pagato il risarcimento non perché si ritenesse colpevole  - come invece pensano i pubblici ministeri che ieri, 13 febbraio 2019, hanno aperto il processo alla multinazionale anglo-olandese all'Aja; ritenendo i dirigenti Shell indirettamente responsabili dell'impiccagione di Ken Saro-Wiwa e di altri tre attivisti -  del fatto ma per aiutare il "processo di riconciliazione".

Durante la lunga battaglia per giungere fino al Tribunale dell'Aja, gli attivisti ambientalisti prima e poi le loro mogli, hanno prodotto documenti confidenziali della Shell che dimostrerebbero coinvolgimento della multinazionale petrolifera nelle violazioni dei diritti umani nonché indirettamente responsabile della repressioine militare in Nigeria.









-Bibliografia, Musica e Visioni d'Arte di e su Ken Saro-Wiwa

- Il Teatro degli Orrori, band Noise Rock italiana, ha dedicato la titletrack del suo secondo album A Sangue Freddo, al poeta nigeriano. La canzone, inoltre, trae ispirazione da La vera prigione, scritta dal poeta stesso durante la prigionia precedente all'esecuzione.

- Dj 2Phase e Luca Reale dedicano una traccia dal titolo Soza Boys, nel loro progetto audiovisivo Short Chronicle editando materiale d'archivio della trasmissione TV di Ken Saro su musica originale del Dj dei 13Bastardi, storica band hiphop partenopea.

- "Ken Saro-Wiwa, Storia di un ribelle romantico" è la prima biografia a fumetti su Ken Saro. Edita da Becco Giallo, Editore, con storia di Roberta Balestrucci Fancellu, sceneggiata e illustrata da Anna Cercignano.


- Nell'Antologia Novelle Criminali di Salvatore Amato, il racconto Il figlio del fiume dove i pesci galleggiano è ispirato alla storia dell'autore-poeta nigeriano e alla lotta del popolo Ogoni, Recanati 2018.

-Ken Saro-Wiwa, Un mese e un giorno. Storia del mio assassinio, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2010

(Fonte.:afp;theguardian;nytimes)
Bob Fabiani
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-www.afp.fr;
-www.theguardian.com/world/africa;
-www.nytimes.com;
-www.dawodu.net/mosop.htm    

martedì 5 febbraio 2019

Marcus Garvey "Ritorno all'Africa"





Marcus Garvey (Saint Ann's Bay, 17 agosto 1887 - Londra, 10 giugno 1940) sindacalista, scrittore giamaicano. 

Dedicò tutto il suo impegno alla lotta  - condotta in USA - per migliorare le condizioni inumane in cui venivano costretti a lavorare i neri.

Garvey predicò il ritorno in Africa di tutti i neri del mondo, che non dovevano sentirsi cittadini dei paesi in cui risiedevano, ma africani.

- La profezia

 Il grande attivista giamaicano predicò una profezia contenuta nella Bibbia amarica* ovvero l'incoronazione in Africa di un Re nero, che avrebbe cacciato il colonialismo, estirpato il male e preparato il Continente Nero al ritorno della sua gente.
Quando il 2 novembre 1930 Ras Tafari Maconnèn fu incoronato Imperatore dell'Etiopia prendendo il nome di Hailè Selassie, i molti neri giamaicani videro l'avverarsi di questa profezia e diedero vita al Movimento del Rastafarianesimo**.





"Voglio muovere il cuore di ogni uomo nero perché tutti gli uomini neri sparsi nel mondo si rendano conto che il tempo è arrivato, ora, adesso, oggi, per liberare l'Africa e gli africani.
Uomini neri di tutto il mondo, unitevi come in un corpo solo per ribellarvi : l'Africa è nostra, è la vostra terra, la nostra patria ... Ribellatevi al mondo corrotto di Babilonia, emancipate la vostra razza, riconquistate vostra terra".
(Bob Marley)





Marcus Garvey diventa così punto di riferimento del Movimento dei musicisti reggae : la stupenda musica ipnotica con il ritmo incalzante e rigorosamente "in levare" che, dalla Giamaica, ha saputo conquistare il mondo e gli appassionati e spinto, da ultimo l'UNESCO, ha dichiarare la 'musica del popolo' Patrimonio dell'Umanità con questa motivazione : "per il contributo alla presa di coscienza internazionale" sulle questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità; a seguito di quella profezia, gli stessi artisti lo elessero a loro profeta.




Istituì ad Harlem la sede del governo in eslio della Grande nazione africane. Fondò una compagnia di navigazione, la Black Star Steamship con l'incarico di trasportare passeggeri di colore, all'interno dell'Arcipelago delle Antille, in netta opposizione alle altre compagnie che da anni avevano istituito la segregazione.

A seguito di una condanna per frode postale all'origine di presunte irregolarità nel sistema dei finanziamento della compagnia, fu graziato dal presidente Calvin Coolidge (33°esimo presidente USA dal 1923 al 1929) e successivamente espulso dagli Stati Uniti e rispedito nella nativa Giamaica.

-Universal Negro Improvement Association and African Cummunities League





In Giamaica, Marcus Garvey fondò l'associazione Universal Negro Improvement Association and African Communities League : si tratta di una organizzazione Pan-africanista  che aprì i battenti a Kingston, nel 1914 e, il cui motto è "un dio, un oggetto, una destinazione".
Quattro anni dopo, nel 1918, a New York fonda la rivista "Negro World" : un settimanale che iniziò le pubblicazioni nel gennaio di quell'anno diventando la voce dell'associazione UNIA.





-Panafricanism e Black Power

Il contributo di Garvey rappresenta la base ideologica di quella dottrina nazionalista africana che troverà largo seguito negli USA a partire dagli anni '60 con la fondazione del "Potere Nero"*** fondato da Stokely Carmichael : noto con il "nome africano" Kwame Ture, attivista trinidadiano-statunitense, è stato il leader del Student Nonviolent Committee (SNCC, pronuncia "Snick") più tardi divenne primo ministro onorario delle Black Panther.





-Note

*Bibbia Amarica : lingua ufficiale dell'Ethiopia di origine semitica, presenta affinità con l'aramaico, l'ebraico, l'arabo, il maltese, la lingua fenicia e le leingue estinte della Mesopotania.  Appartiene, insieme al Tigrino (lingua semitica parlata dalla omonima etnia, presente sopratutto in Eritrea e nel Nord dell'Ethiopia, appunto nel Tigrè: viene parlata in Israele dai migranti di origine Falasha n.d.t), al ramo delle lingue nate in Africa nel gruppo delle "lingue semitiche",  un ramo delle lingue Afro-Asiatiche parlate in Africa e in Asia.

**Rastafarianesimo : religione monoteista nata negli anni'30 del Novecento, si presenta erede del cristianesimo.

***Potere Nero : slogan politico e nome di diverse ideologie la Black Power aveva come mission di promuovere interessi, istituzioni culturali e politiche della collettività nera e afroamericana negli USA.



Marcus Garvey "Ritorno all'Africa"


"Perciò, negri, io vi dico che con l'Universal Negro Improveement Association un grande destino ci aspetta. Io vedo il futuro, vedo avanti a me il quadro di un'Africa redenta, con le sue città punteggiate di luci, con la sua bella civiltà, con i suoi milioni di bambini che corrono su e giù. Perché dovrei perdere la speranza, perché dovrei cedere e accontentarmi degli ultimi posti in questa  epoca di progresso? Ricordate che siete uomini, che Dio vi ha fatto signori di questo creato.
Levatevi, uomini, levatevi dal fango e attaccate le vostre speranze alle stelle; sì, levatevi in alto quanto le stelle. Non permettete a nessuno di distruggere le vostre ambizioni, perché l'uomo è soltanto il vostro eguale; l'uomo è vostro fratello; non è il vostro signore, non è il vostro padrone e sovrano".
(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com
            

mercoledì 18 luglio 2018

Barack Obama rende omaggio al "Centenario della nascita di Nelson Mandela" (#MANDELA100) con un discorso contro l'autoritarismo




L'occasione era di quelle importanti sopratutto in questo particolare momento, in cui, è impossibile negarlo, alcuni 'capisaldi' del pensiero politico di Nelson Mandela sono in crisi, qui in Sudafrica come nel resto del Continente Nero e, a maggior ragione nel resto dell'occidente, a cominciare dagli USA proseguendo per la 'civilissima' Europa; e Barack Obama, non poteva scegliere platea migliore che quella di Johannesburg per tornare a irrompere sulla scena internazionale.

E' stato motivo d'orgoglio per l'ex presidente statunitense - il primo presidente afroamericano della storia a stelle e strisce - essere stato invitato a rendere omaggio nel giorno del Centenario di Nelson Mandela e, il suo intervento, le sue parole, non solo non hanno deluso ma rappresentano un vero e proprio "testamento", una resistenza a questo complicato "periodo di risacca" tracciando un "percorso politico" che da solo, lega, in modo dissolubile, un perfetto ponte, un trait d'union con la storia, la lotta, la resistenza che ha contraddistinto il "lungo cammino verso la libertà" di #Madiba, il padre della #NazioneArcobaleno.





Barack Obama ha salutato il ricordo del grande rivoluzionario che ha saputo combattere, piegare e infine sconfiggere l'Apartheid con parole intense : "un vero gigante della storia" e, per questa ragione che "la luce di Madiba brilla ancora intatta".





- #ObamaSpeechInJohannesburg (#Mandela100)*


*Questo intervento che pubblichiamo qui di seguito è stato organizzato dalla Fondazione Nelson Mandela: in occasione del Centenario della nascita di Mandela (era nato il 18 luglio 1918 ed è deceduto il 5 dicembre 2013) l'ex presidente USA ha tenuto un discorso molto atteso a Johannesburg allo stadio Wanders

Queste le sue parole.

-"Contro l'autoritarismo"

"Il cittadino medio 100 anni fa non credeva di potere migliorare le proprie condizioni Mandela è diventato il simbolo delle aspirazioni universali dei diseredati in tutto il mondo. Ci sono stati grandi progressi, ma adesso non possiamo ignorare le minacce di un ritorno ad un mondo ancora più brutale e pericoloso.

(...)

La politica dell'uomo forte sta dilagando, coloro al potere stanno cercando di minacciare tutte le istituzioni e le norme che danno un significato alla democrazia. Dobbiamo iniziare ad ammettere che le precedenti strutture di potere, privilegi e ingiustizie non sono mai completamente sparite.

(...)


Credo nel progetto di Mandela basato su uguaglianza, giustizia e libertà, e nella democrazia multirazziale costruita sul principio dell'uguaglianza. Ci può essere più pace, più cooperazione in nome di un bene comune. Ma per questo, dovremo lavorare di più, e con più intelligenza. Dobbiamo smettere di concentrare la nostra attenzione sulle capitali politiche e concentrarci sul territorio, da dove nasce la democrazia".

(Barack Obama, per il centenario di Nelson Mandela, Johannesburg, Sudafrica, 17 luglio 2018) 





(Fonte.:jeuneafrique;sowetourban;sowetanlive)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com/politique/afrique-du-sud-obama-rend-hommage-a-mandela-et-sattaque-a-trump-sans-le-nommer/;
-https://sowetourban.co.za;
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