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venerdì 11 gennaio 2019

Quando in #Madagascar piove - FOTO DEL GIORNO*






La strada #RN6 che congiunge #DiegoSuarez e #Ambiloe dopo una giornata di pioggia : completamente sommersa dall'acqua.

*Questa foto scatta da Lazamiadana Abdou certifica lo stato della strada tra #DiegoSuarez e #Ambiloe : sembra come se su questa parte del #Madagascar si sia scatenato l'ennesimo ciclone ma, in realtà si è trattato "solo" di una giornata di pioggia.
Bob Fabiani
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giovedì 10 gennaio 2019

#DRCongoElections2018: Quella 'vittoria provvisoria' di #FelixTsisekedi contestata da tutti.




Sono ore difficili e complesse quelle che si stanno vivendo in tutto il #Congo dopo l'annuncio della 'vittoria provvisoria' del candidato dell'opposizione #Tshisekedi da parte della Ceni e contestata sia nella Repubblica Democratica Del Congo sia a livello internazionale come vedremo durante questo post.

Eppure si tratta di un risultato storico (così come la vittoria del candidato dell'opposizione) che, vedeva, per la prima volta, l'avvicendarsi tramite elezioni presidenziali e democratiche che, consegnava la poltrona presidenziale congolese senza violenza : una prima volta assoluta da quel lontano giorno dell'Indipendenza dal Belgio: era il 1960.





-I 'risultati provvisori' della Ceni dichiarano la vittoria di #FelixTshisekedi



In capo a una lunga giornata e una notte intera in preda alla suspance la Ceni ha svelato l'arcano del voto dei congolesi con questi numeri:


  1. Felix Tshisekedi         38,57%
  2. Martin Fayulu           34,83%
  3. Ramazani Shadary    23,84%

Era notte fonda quando Tshisekedi apprende di aver vinto (provvisoriamente ...) le elezioni presidenziali, una gioia che però non è durata che poche ore. La mattina seguente, quella di oggi, 10 gennaio 2019, lo scenario cambiava radicalmente mentre, oltre 60 milioni di congolesi assistono disorientati il balletto delle varie posizioni, dei vari protagonisti di questa storica tornata elettorale che additano, più o meno velatamente la Ceni di aver diffuso dati fasulli.

-Unica certezza, fine del regno di Joseph Kabila




Benché il caos sia sempre il protagonista della vita sociale e politica della Repubblica Democratica Del Congo queste elezioni segnano la fine del regno di Kabila : i congolesi non lo rimpiangeranno anche se qui, a Kinshasa, nessuno si illude che l'ex presidente si ritiri nelle retrovie.

Sia come sia oggi la Repubblica Democratica Del Congo attende di capire se l'appuntamento con la storia del #30D2018 sia stata solo una farsa oppure se, si è trattato di una elezione vera, corretta, senza il fardello della frode.

-Vittoria contesta

Un attimo dopo la proclamazione della Ceni che incoronava Tshisekedi - esponente dell'opposizione - sono iniziate le dichiarazioni di fuoco, i veleni e le denunce di brogli che, non hanno risparmiato neanche la stessa Ceni.

Il primo a rompere gli indugi è Martin Fayulu che contesta i risultati non escludendo la possibilità di presentare ricorso presso la Corte Costituzionale che sarà chiamata a emettere il verdetto definitivo tra qualche settimana.

Dalle prime contestazioni di Fayulu si è assistito quasi fosse una gara nella gara, a puntualizzazioni, denunce, più o meno gravi; che hanno fatto da sfondo a questo giovedì che rischia di segnare l'ennesimo viaggio senza ritorno  per i congolesi.


La situazione è diventata ancora più caotica dopo che il Ministro degli Esteri francese, Jean-Yves LeDrian, ha espresso dubbi sui risultati provvisori annunciati dalla Ceni.

La gravità delle parole del ministro francese hanno scosso quasi l'intero Continente Nero se, il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa ha sentito il dovere di recapitare un vero e proprio appello, non solo ai protagonisti della disputa della contesa elettorale ma al popolo congolese.



"Esorto tutte le parti dall'astenersi dallo speculare" .

Quello che il presidente sudafricano lascia intendere è un chiaro monito (e una critica velata) contro  le speculazioni che  non devono essere prese a sfondo di interessi regionali né tanto meno internazionali.

"Prendo atto dei risultati" - dice ancora Ramaphosa - ma "chiedo alla Ceni di finalizzare rapidamente il processo per garantire credibilità  alle elezioni e mantenere pace e stabilità".

Ma ormai la miccia era stata accesa, alimentata.

Iniziavano a circolare notizie di imminenti manifestazioni di proteste in tutta la capitale, Kinshasa.



Anche dall'Unione Africana (UA), a riprova che la situazione molto difficile che si determinava in #Congo sono intervenuti con il presidente Moussa Faki appellandosi al buonsenso e a "preservare la pace nel paese" .

La giornata difficile post-elettorale della Repubblica Democratica Del Congo proseguiva con un nuovo scossone. Nella tarda mattinata congolese la tanto invocata "pax" subiva un altro duro colpo.

La pesante affermazione del ministro francese ha trovato conferme sempre più precise e inquietanti e, dopo Parigi, ad avanzare dubbi circa la regolarità dei dati della Ceni era addirittura la Conferenza Episcopale Nazionale Del Congo.



Dalla "Cenco" si provvedeva a rendere noto un documento ufficiale per avvalorare la tesi e la posizione assunta anche dalla Chiesa in cui si parla apertamente di "risultati non corrispondenti". 
Secondo la Cenco ci sono dissonanze e sostanziali differenze tra i dati divulgati dalla Ceni e quelli prodotti durante la conferenza stampa.

Ma non si tratta solo di questo.

Nella conferenza stampa è stata lanciata la notizia secondo la quale la Conferenza Episcopale Nazionale Del Congo, è in possesso del "nome certo", ossia, colui che sarà il prossimo presidente del Congo e, naturalmente non è quello emerso dai dati Ceni.

Non si faceva in tempo a metabolizzare questa sconvolgente notizia che, il già precario equilibrio su cui si poggia tutto l'architrave del post-elezioni subiva un altro colpo ben assestato.

Interpellato dai reporter di @JeuneAfrique, Jean-Pierre Bemba, leader del Movimento dell'Alleanza del Congo rincarava la dose con accuse pesanti.





"Questi risultati sono una fabbricazione".

Che cosa accadrà ora nel grande paese africano?
I protagonisti chiamati in causa sapranno tenere i nervi saldi? Non c'è da giurarci troppo su se, sullo sfondo restano le inquietanti parole di Martin Fayulu che, avevano, in qualche modo aperto la giornata.




"Una frode inaccettabile che potrebbe provocare disordini generalizzati" e conclude "si tratta di una truffa perché è il frutto di risultati manomessi, inventati e prodotti nel Fronte Comune Per ikl Congo della FCC di Joseph Kabila".

-Conclusioni

Al termine di questo difficile giovedì tutti si appellano alla speranza che la Ceni possa essere in grado di spiegare e produrre dati certi e incontrovertibili: solo in questa maniera le elezioni presidenziali potranno essere convalidate e la Repubblica Democratica Del Congo potrà evitare l'ennesima catastrofe e l'ennesima guerra civile : il popolo congolese merita un altro futuro e la speranza di un domani migliore di quello registrato fino ad oggi.
(Fonte.:afp;jeuneafrique;lemonde)
Bob Fabiani
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-https://www.afp.com/africa/rdc/election;
-www.jeuneafrique.com;
-https://www.lemonde.fr/afrique/en-rdc-la-victorie-contestee-de-tshisekedi  


  

     

FOTO DEL GIORNO - #DRCongoElections2018: Tshisekedi vince le elezioni.





La Ceni ha diffuso i risultati parziali delle elezioni presidenziali che si sono tenute il 30 dicembre 2018 nella Repubblica Democratica Del Congo.
Secondo questi dati parziali le avrebbe vinte il candidato dell'opposizione (a Kabila n.d.t) Felix Tshisekedi con il 38,57% dei voti.
(Fonte.:africaland)
Bob Fabiani
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mercoledì 9 gennaio 2019

#MDG2018: Vince Andry Rajoelina (fu vera gloria?)





Al termine di un anno vissuto pericolosamente, il #Madagascar ha eletto il nuovo presidente dopo due turni elettorali con molte ombre e poche luci, i cittadini malgasci, nella giornata di ieri #8Gennaio2018, l'HCC - ossia l'Alta Corte Costituzionale ha emesso la sentenza : Andry Rajoelina è stato ufficialmente eletto come nuovo (vecchio) presidente con il 55,66% (2.586.938 milioni di voti) mentre, il suo storico rivale di sempre (e a sua volta ex presidente) Marc Ravalomanana conquista il 44,34% (per un totale di 2.060.938 di voti).

Questo il responso del #ballottaggio del #19D.


-La conferma dell'HCC dei risultati CENI






C'era molta curiosità per l'annuncio definitivo dei risultati elettorali dal momento che, la stessa HCC avevano da vagliare tutte le domande di ricusazione dei risultati elettorali (in tutto ben 305!) e, alle quali, i giudici, pur rispondendo su ogni singolo caso, alla fine, non hanno ritenuto di disconoscere l'esito finale e del relativo trionfo di Andry Rajoelina.

Nessuna richiesta di invalidare le elezioni del 2018 e ora Andry Rajoelina può gustarsi queste ore di trionfo sapendo perfettamente che arriveranno giorni e mesi difficili.
Intanto si apprende che il giuramento è in programma per la fine di Gennaio e, il mandato, come di consueto durerà 5 anni.

E Marc Ravalomana?

Dopo le manifestazioni dei fine Dicembre 2018 e del 3 Gennaio 2019 con i supporter dell'ex presidente uscito sconfitto dal #ballottaggio si sono perse le tracce : a ridosso dell'ufficialità della vittoria certificata prima dalla CENI e poi, scrupolosamente ratificata anche dall'HCC, non c'è stata alcuna reazione.

-La promessa di Andry Rajoelina 




Il nuovo presidente malgascio seppure aveva già capito da molti giorni di aver vinto la tornata elettorale #mdg2018 ha aspettato l'ufficialità per rilasciare alcune dichiarazioni, le stesse che si usano in queste occasioni.

"Voglio essere il Presidente di tutti i malgasci" .

Una dichiarazione banale quanto di difficile attuazione per una serie di ragioni : vediamole in dettaglio.

-Prova difficile

La dichiarazione del neoeletto presidente del Madagascar racchiude in se tutte le insidie e le difficoltà della prova che l'attende nei prossimi 5 anni. 
La #GrandeIsolaDallaTerraRossa è attesa in questo anno appena agli albori da una serie di insidie che potrebbero avere esiti al momento non facilmente pronosticabili. Certo, da questo nuovo-vecchio presidente ci si aspetta coraggio e determinazione nonché intraprendenza verso quella richiesta di cambiamento più volte invocata e mai arrivata al capezzale del popolo malgascio costretto a vivere tra indicibili difficoltà.

Cosa ha intenzione di fare Rajoelina?

Saprà fare gli interessi di tutti o solo quelli riconducibili ai diktat dell'FMI?







-Anno elettorale fallimentare


Il 2018 rimarrà negli annali della storia malgascia come un anno da dimenticare e fallimentare.
Si è visto di tutto: incompetenza, corruzione, demagogia e inganno nei confronti del popolo malgascio. Gli attori principali sono stati i politici (senza distinzioni) e i loro solidali; annidati, arcignamente, tra le file della 'Casta Politica' che hanno condotto le danze nel loro campo preferito : le elezioni presidenziali.

Lista elettorale incompleta


L'obiettivo dichiarato era di arrivare a 10 milioni di elettori, la CENI ne ha registrati 9.913.599 dato del Settembre 2018. Peccato che il Madagascar ha circa 25 milioni di abitanti, età media, appena 18 anni. E allora dove sono i 2 o 3 milioni di votanti scomparsi : ossia, 1 votante su 5?

La domanda è rimasta lettera morta: né la CENI ha potuto spiegare questo fenomeno che però racchiude in sé tutti gli equivochi e altrettante insidie che ora attendono la #RedIsland.

Come se tutto questo non bastasse: molti elettori-cittadini (durante il 1°turno n.dt), hanno denunciato la mancanza del loro nome nell'elenco elettorale nei seggi dislocati in tutta la #GrandeIsolaDallaTerraRossa.

Proseguendo poi nell'analisi dei nudi numeri bisogna registrando la flessione (fisiologica) del 2° turno: al #ballottaggio del #19D, 3 cittadini su 5 non si sono presentati ai seggi, determinando l'affluenza al voto ben al di sotto della soglia accettabile - ossia quella del 50% - e fissandola, definitivamente su un deludente 48%. Eppure gli osservatori internazionali n(tutti nessuno escluso) dall'Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) all'Unione Africana (UA), la SADC (Comunità per lo sviluppo dell'Africa Australe) e l'Unione europea (UE) hanno fatto a gara per promuovere l'organizzazione della macchina elettorale malgascia.

Di strappo in strappo si è arrivati allo svolgimento di una pessima Campagna Elettorale tutta giocata tra ipocrisia e illegalità.
Nessuno dei candidati alla poltrona della Repubblica del Madagascar ha ritenuto di dover rispettare le regole e, sono stati inascoltati i ripetuti accorati appelli della società civile che chiedeva trasparenza e tracciabilità dei fondi usati durante la campagna elettorale per le #Presidenziali2018.

Le denunce e i sospetti dei cittadini hanno fatto riferimento all'utilizzo di denaro pubblico, risorse naturali e, gli immancabili investitori stranieri interessati che, il Madagascar, rimanga ben ancorato e allineato ai dettami dell'FMI: non è un mistero per nessuno che entrambi i contendenti del secondo turno, siano comunque favorevoli a politiche che si attestano nell'alveo del neoliberismo e, distante, anni luce dai veri bisogni del popolo malgascio.

La crisi istituzionale

In conclusione, come si diceva quasi all'inizio di questo post, l'anno 2018, ha visto un profondo, inquietante deterioramento della vita politica nell'Isola. Gli spazi di vera democrazia vanno restringendosi sempre di più: e più gli attori principali si macchiano di indicibili atti di corruzione e intimidazione più si arrogano il diritto di godere dei loro diritti civili, oltre a stare sempre e comunque nei posti chiave del Potere, potendo sfruttare la loro completa impunità giudiziaria.

E allora cosa potrà mai fare Rajoelina nei prossimi 5 anni?

A nostro avviso sono due le mosse fondamentali da compiere: il nuovo presidente deve smarcarsi dall'essere ostaggio della 'Casta Politica' per porre fine all'impasse democratica e, allo stesso tempo mettere nella sua agenda politica presidenziale tutte quelle politiche che sappiano dare risposte concrete al popolo malgascio: più sviluppo, equità, trasparenza, salvaguardia dell'ambiente e un Madagascar più democratico per sconfiggere povertà, analfabetismo e sopratutto porre le basi per una 'Rivoluzione Culturale' a favore delle nuove generazioni malgasce.
Soltanto così il Madagascar potrà arrestare il declino.
(Fonte.:midi-madagasikara;lexpressmada;madagascar-tribune;jeuneafrique)
Bob Fabiani
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Andry Rajoelina vince le elezioni presidenziali in #Madagascar - FOTO DEL GIORNO





Andry Rajoelina è il nuovo presidente del #Madagascar dopo la vittoria al #ballottaggio del #D19 con il 55,66% dei voti. 

Oggi nella sezione del #Blog #GeopoliticaDAfrica pubblicheremo uno #speciale su #mdg2018.
(Fonte.:africaland)
Bob Fabiani
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martedì 8 gennaio 2019

Cronache da un 'Golpe fallito'. #GabonCoup





Lunedì, 7 gennaio 2019, un gruppo di militari prende, temporaneamente il controllo di #RadioGabon - la Radio Nazionale - incitando alla rivolta la popolazione del #Gabon.

"Se state mangiando, fermatevi. Se state bevendo, fermatevi. Se state dormendo, svegliatevi. Svegliate i vostri vicini. Alzatevi in piedi come foste una sola persona e prendete il controllo della strada".




Immediatamente, i militari annunciavano  (sempre dalle frequenze-radio ) alle 4 del mattino, di aver deciso la formazione di un "Consiglio di Restaurazione Nazionale" in modo da far decadere, definitivamente il presidente #AliBongoOndimba.




Il presidente-convalescente era di nuovo apparso in diretta televisiva dal #Marocco dove era in cura, nel tentativo di sconfiggere un ictus : era stato sufficiente che dal paese Nordafricano annunciasse : "Sono guarito" che, i militari ribelli si organizzassero per il tentativo di Golpe che, tuttavia è durato pochissimo con l'arresto di alcuni golpisti.

-Libreville, capitale del Gabon





  Libreville, già porto principale dell'"Africa equatoriale francese", l'attuale capitale del #Gabon deve il suo nome al gruppo di schiavi - in fuga da una nave negriera arenatesi presso la costa - che l'ha fondata nel 1849. 




-Chi è il presunto leader dei golpisti?

Si tratta di Kelly Ondo Obiang vice comandante della Guardia d'Onore della Guardia Repubblicana. 
E' ritenuto la "mente" del tentativo di colpo di stato : presente nei locali di #RadioGabon  mentre il commando golpista 'defenestra' i dipendenti della radio.

-Golpe sventato

Kelly Ondo Obiang è stato arrestato dopo il ritrovamento - dieci ore dopo l'irruzione negli studi della radio nazionale mentre si trovava sotto un letto ma, il tentativo di colpo di stato, era già finito quando, a poche ore dal proclama del Golpe, per incapacità del presidente del #Gabon #AliBongoOndimba; i due militari sono stati uccisi.
(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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lunedì 7 gennaio 2019

Importanza e attualità della produzione letteraria di #FrantzFanon








A partire dai primi anni del Duemila l'importantissima produzione letteraria di Frantz Fanon ha conosciuto una nuova, importante riscoperta sia in Europa, Italia compresa sia nel Continente Nero senza per altro tralasciare gli Stati Uniti d'America.

La riscoperta di Fanon come vedremo più avanti in questo primo post di AfricaLand Storie e Culture africane del nuovo anno, il 2019 (a proposito cogliamo l'occasione per augurare a tutti un #Buon2019 che, per quanto ci riguarda vedrà questo #Blog cambiare pelle profondamente pur mantenendo lo stesso impegno di sempre ... raccontare, scrivere, informare sull'Africa ma, puntando decisamente sulla #Cultura e su quella #BlackIdentity per contrastare la deriva razzista e l'apartheid che va imponendosi un po' ovunque nel cosiddetto 'Primo Mondo) la si deve inquadrare nel contesto e nel mutamento della qualità delle vite di tutti e tutte, a partire proprio dall'occidente, al tempo della "crisi di sistema", nel quadro del "Capitalismo morente" dopo lo "Scandalo dei Subprime".



-Le origini

Frantz Fanon (Fort-de-France, 20 luglio 1925 - Bethesda (USA), 6 dicembre 1961) : psichiatra, antropologo, filosofo, sociologo nacque da una famiglia discendente di schiavi africani, servi Tamil (gruppo etnico dravidico originario dello Stato Tamil NADU nel Sud-Est dell'India e del Nord-Est dello Sri Lanka n.d.t) e bianchi.

La famiglia Fanon apparteneva alla piccola borghesia, ciò permise a Frantz Fanon di frequentare il liceo Schoelcher, scuola per soli negri : del resto, Victor Schoelcher, era stato promotore del decreto di abolizione della schiavitù in tutte le colonie francesi, era il 27 aprile 1848 : Fanon ne parla nelle importanti pagine di "Peau noire, masques blancs", nel 1952.




- PELLE NERA, MASCHERE BIANCHE 

"A volte le persone credono in una convinzione di base molto forte e quando vengono presentate le prove non possono essere accettate: creerebbe una sensazione estremamente spiacevole, chiamata dissonanza cognitiva.
E poiché è così importante proteggere la credenza centrale, razionalizzeranno, ignoreranno e addirittura negheranno tutto ciò che non si adatta alla convinzione fondamentale".

(Frantz Fanon)






-Riscoperta e attualità di scrittore rivoluzionario


Fanon, nativo della Martinica, rappresentante del Movimento 'Terzomondista per la decolinizzazione' conosciuto anche come 'Panafricanismo'.

Il nuovo interesse sui lavori letterari di Fanon devono essere letti (e studiati) come vero e proprio "argine" contro il suprematismo bianco e la spinta sovranista che ha ormai preso piede un po' ovunque in quell'occidente non più capace di far ricorso agli anticorpi necessari per mettere un freno e isolare gli istinti peggiori, alla base del razzismo e dell'odio razziale. 

L'opera più conosciuta di Fanon è I dannati della terra : si tratta di un vero e proprio manifesto per la lotta anticoloniale e l'emancipazione del "Terzo Mondo".

   


    I dannati della terra fu pubblicata per la prima volta nel 1961 da François Maspero - uno scrittore, traduttore francese; nonché editore, libraio , direttore di periodici  - con la prefazione di Jean - Paul Sartre.
Nell'opera, Fanon analizza il ruolo della classe, razza e violenza nell'ambito delle lotte di liberazione nazionale, auspicando l'avvento di un nuovo modello mondiale, totalmente svincolato dai modelli politico-sociali precedenti, realizzabile tramite una rivoluzione globale, in modo da formare, prima di tutto una classe sociale svincolata dall'influenza e dai "benefici" degli imperialisti.

La modernità e l'efficacia di questa opera (come del resto l'intera produzione di questo autore, indissolubilmente legato alla "Guerra d'Algeria" e alla stessa "Rivoluzione algerina" n.d.t) risiede nella stessa convinzione dell'autore, la stessa da mettere in campo in questo contesto storico dove, l'urgenza primaria deve essere quella di una azione collettiva contro il "razzismo di ritorno" che, giorno dopo giorno, prende le sembianze di un vero e proprio "Apartheid di Stato" messo in atto da governi sempre più vicini ai dettami delle dittature nazifasciste degli anni venti e trenta dello scorso secolo.
Rileggere le pagine di Fanon dunque acquisisce una precisa presa di posizione e, da questo punto di vista è da considerarsi come "azione politica" non solo per i neri delle varie diaspore africane ma, rappresenta una nuova presa di coscienza dei tempi che si vivono oggi, nel Vecchio Continente come negli Stati Uniti.

L'opera ebbe un impatto molto forte su rivoluzionari del calibro di Ali Shariati (Iran), Steve Biko (Sudafrica) e Ernesto Che Guevara (Cuba)
Tra questi leader, solo Guevara si interessò alle teorie di Fanon sulla violenza, Shariati e Biko si interessarono rispettivamente all'idea dell'"uomo nuovo" e della "coscienza nera".

L'influenza dell'opera di Fanon si estese ai Movimenti di Liberazione palestinese, ai Tamil, agli irlandesi, alle Pantere Nere (Black Panther Party, organizzazione rivoluzionaria afroamericana), ad altri movimenti in lotta per raggiungere l'autodertiminazione.

Nel suo primo soggiorno in Francia, Fanon scrisse il suo primo libro "Peau Noire, Masques Blancs - Pelle nera, maschere bianche" : un'analisi degli effetti della soggiogazione coloniale sulla psiche umana, in particolare descrive la sua personale esperienza di intellettuale di colore immerso in un contesto bianco, ed elabora, in questa opera che è a metà strada fra un saggio di analisi ed un manifesto, le modalità attraverso le quali le relazioni fra colonizzatore e colonizzato vengano, per così dire, normalizzate dalla psicologia e dalla cultura.
Fanon, che, per cultura e istruzione, si riteneva un francese a tutti gli effetti, evidenziò tutto il suo disorientamento causato dal razzismo francese provato sulla sua pelle. Secondo Fanon, il linguaggio assume un ruolo importante nella formazione di una coscienza e di una consapevolezza individuale, quindi esprimersi in lingua francese vuole significare l'accettazione del nero come simbolo del male.
Questi valori della cultura dominante, quando vengono assimilati e interiorizzati creando una netta frattura fra la conoscienza, la consapevolezza dell'uomo di colore e il suo corpo, che produce una alienazione.

Fanon, non si limitò solo alla teoria avendo un ruolo di primo piano nella lotta per la liberazione dell'Algeria, della quale divenne cittadino.



-La teoria

Fanon elaborò una teoria sulle rivoluzioni anticoloniali nei paesi del Terzo Mondo, rivalutando il ruolo della classe contadina rispetto alla corrotta borghesia nazionale e allo stesso proletariato.


-Bibliografia


  • Peau noire, masques blancs, 1952, tr. it. Pelle nera, maschere bianche, ETS 2015 (online)
  • Peau noire, masques blancs, 1952, tr. it. Pelle nera, maschere bianche, Marco Tropea Editore, 1996; Il Negro e l'altro, Il Saggiatore, Milano 1965
  • L'An V de la révolution algérienne, 1959, tr. it. - Scritti politici - volume II. L'Anno V della Rivoluzione Algerina, Roma, Derive Approdi, 2007
  • Les Dannés de la terre, 1961, tr. it. I dannati della terra, Einaudi, 2006
  • Pour la révolution africaine (Prefazione di Miguel Mellino; Postfazione di Paul Gilory), Roma, Derive Approdi, 2006
(Fonte.:monde-diplomatique)
Bob Fabiani
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