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martedì 22 dicembre 2020

"Africa 1960",60 anni dopo l'anno dell'Africa


 





Durante le feste natalizie e di fine anno, AfricaLand Storie e Culture africane pubblicherà il #reportage "Africa 1960, l'anno dell'Africa".
A 60 anni dall'indipendenza di molti dei suoi Stati, il Continente africano vive una fase di passaggio tra voglia di futuro, vecchi deposti e nuovi business.
Un "banchetto" apparecchiato per molti appetiti. AfricaLand Storie e Culture, in questo reportage-inchiesta, partirà dall'anno dell'Africa per poi allargare l'orizzonte visivo per cercare di capire quello che significa oggi, 60 anni dopo, quella data per le nuove generazioni di africani.
Questa ricorrenza è stata funestata dalla grave crisi della pandemia globale da Covid-19 che non ha permesso, ai vari Stati di festeggiare questo importante traguardo. Indagheremo tra le luci (non molte ma significative) e, le molte ombre che ancora funestano lo sviluppo e sopratutto, il futuro sognato da milioni di giovani africani che pretendono dai loro governanti il cambiamento.

Dedicheremo un focus  ai "volti di una svolta" : storie ed esperienze che arrivano dalla musica, la letteratura, il design e l'architettura. Sono alcuni protagonisti di un continente che cambia ed è in movimento verso il domani.
Un continente che ha deciso di (ri)mettersi in marcia, a partire dalla cultura.

(Fonte:theguardian;jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.theguardian.com/africa;
-www.jeuneafrique.com 

lunedì 21 dicembre 2020

Angoli di paradiso malgascio: da NosyBe alle Mitsio, Tsarabanjina - FOTO DEL GIORNO





Il Madagascar è un angolo di paradiso che ti farà vivere emozioni indimenticabili in una terra magica. Natura incontaminata, aria profumata di ylang-ylang, sapori autentici e colori intensi che sanno parlare al cuore.
NosyBe, è la più grande isola del suo arcipelago, al largo della provincia di Antsiranana, ed è anche la preferita dai viaggiatori per la sua atmosfera tropicale : un mare dalle sfumature turchese e lunghe spiagge dorate e bianche, piantagioni di caffè, vaniglia, cacao e ylang-ylang che pervadono l'aria con i loro profumi.
Le Mitsio sono una quindicina di isole e scogli non lontane da NosyBe, nel Nord del Madagascar. Sono un vero rifugio di pace e bellezze, molte isolette sono disabitate, tutte ricoperte di foreste tropicale e circondate da spiagge da sogno e un mare turchese ricco di pesci. L'arcipelago si esplora in barca, ci si ferma per fare snorkeling sopra giardini di corallo e si scende a terra per scoprire la natura locale, fatta di vegetazione lussureggiante con liane, orchidee e Baobab che trasformano il paesaggio in una fiaba.
L'isola di Tsarabanjina fa parte dell'arcipelago di Mitsio. Al largo della costa del Nord del Madagascar, con un patrimonio ecologico tra i più ricchi al mondo, ospita una varietà incredibile di specie animali e vegetali e vanta un mare turchese e cristallino, con spiagge color avorio e una barriera corallina di una bellezza infinita.
In lingua malgascia Tsarabanjina significa "bello da vedere" ma per chi la vive significa "impossibile da dimenticare".

(Fonte:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/foto-del-giorno
 

domenica 20 dicembre 2020

"Sindemia", la febbre di un mondo malato


 




Oggi pubblichiamo un'importante inchiesta rilanciata, qualche giorno fa, dall'autorevole rivista scientifica The Lancet che, ha messo l'accento sull'insieme delle cause della catastrofe che sta colpendo l'umanità : " Il Covid-19 ha origini sociali".

Prima di addentrarci su questa importante inchiesta è utile soffermarci su alcune notizie da sapere a proposito di questa parola: "sindemia".

"Il termine 'sindemia' è stato introdotto dal medico Merril Singer negli anni'90 per definire le disparità sanitarie e l'aids.

Mentre il cosiddetto Primo Mondo è tutto orientato sull'organizzazione della somministrazione del vaccino anti-covid, sono proseguiti gli studi sul Covid-19.

"I nuovi studi sul Covid si stanno concentrando sui fattori aggravanti e sui contesti sociali che li hanno favoriti.


-Le origini sociali del Covid-19, l'inchiesta


Quando l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l'11 marzo del 2020, definiva "pandemia" l'emergenza sanitaria causata dal coronavirus, era difficile immaginare gli scenari futuri. Il milione e mezzo (circa) di morti finora registrati, e i molteplici fattori che hanno contribuito a determinarli, ci fanno dire che quel termine è inadeguato a definire il quadro sanitario, ambientale e sociale che si è determinato.
A fine settembre è stata la rivista scientifica inglese The Lancet attraverso il suo direttore Richard Horton, medico e docente onorario in diverse istituzioni formative, a sostenere la necessità di usare il termine "sindemia" per rappresentare l'insieme delle cause e degli effetti di questa catastrofe sanitaria, sociale ed economica. Perché, se in una pandemia il contagio colpisce in modo indistinto tutte le persone e si manifesta con uguale pericolosità, in una "sindemia" il contagio colpisce in modo grave sopratutto le persone che presentano certe patologie e versano in precarie condizioni socioeconomiche.
La comprensione delle interazioni che si sono state stabilite tra coronavirus, situazione ambientale, condizione socioeconomica, patologie pregresse, ha consentito un approccio nuovo e più ampio per definire la "crisi di salute" che stiamo vivendo. 
E' stato il medico e antropologo americano Merrill Singer a introdurre negli anni'90 il termine "sindemia" durante le ricerche da lui effettuate sulle disparità sanitarie, l'abuso di sostanze, l'Aids. In queste ricerche veniva preso in esame non solo il fatto infettivo, ma il contesto in cui esso si manifestava. Afferma Singer : "In certe situazioni due o più malattie interagiscono in forma tale da causare danni maggiori della somma delle singole malattie e l'interazione con gli aspetti sociali ci fanno dire che non si tratta di semplice comorbilità".
L'obiettivo di Singer è quello di definire "un modello di salute che si concentra sul complesso biosociale", allo scopo di individuare i fattori che promuovono e potenziano in modo sinergico gli effetti negativi di una determinata malattia. E' questa sinergia, questa cooperazione tra fattori a caratterizzare la sindemia. Ed è quello che sta avvenendo col Covid-19. I dati disponibili dimostrano che le persone che hanno più probabilità di rimanere gravemente malate o morire sono quelle che già soffrono di altre malattie come obesità, diabete, problemi cardiocircolatori e respiratori, cancro. Si, è, inoltre, osservato che la malattia si manifesta in misura maggiore nelle comunità più svantaggiate da un punto di vista sociale ed economico, nelle minoranze etniche.

"La conseguenza più importante del vedere il Covid-19 come una sindemia è sottolineare le sue origini sociali", afferma Horton.



   Ormai appare sempre più chiaro che siamo di fronte a un aggravamento della salute della popolazione non solo per la causa dominante (coronavirus), ma anche per il suo intreccio con fattori biologici e sociali sfavorevoli. Le popolazioni più colpite sono quelle che presentano una maggiore vulnerabilità e che vivono nelle aree dove le disuguaglianze sono più acute. Da solo questo virus non sarebbe in grado di produrre tanti danni alla salute umana se non trovasse popolazioni alle prese con un ambiente deteriorato, cattiva alimentazione, elevata incidenza di malattie croniche.
Scrive Horton su The Lancet : "Due categorie di malattie stanno interagendo all'interno di popolazioni specifiche, l'infezione causata dal coronavirus Sars-Cov-2 e una serie di malattie non trasmissibili (MNT). Queste condizioni si raggruppano in categorie sociali rispetto a strutture di disuguaglianza profondamente radicate nella nostra società. L'aggressione di queste malattie su uno sfondo di disparità economica e sociale inasprisce gli effetti avversi delle singole malattie"

Il dibattito si sta arricchendo di contributi che provengono dai ricercatori di vari paesi.

Gli studi si stanno concentrando non solo sulle modalità con cui avviene il contagio e su come interrompere la catena di trasmissione, ma anche sulle cause che determinano una maggiore letalità. Si indaga sui "fattori aggravanti" e i contesti socio-ambientali che li hanno favoriti. Perché il virus non agisce isolatamente sull'organismo, ma ha come complici tutte quelle malattie non trasmissibili che le condizioni sociali e ambientali hanno favorito. La povertà è il primo dei fattori a determinare un aumento di letalità. Un virus che si diffonde in una baraccopoli ha conseguenze diverse in una città del nord Europa.
Così come in una popolazione  dall'inquinamento di aria, acqua e suolo, trova condizioni favorevoli a produrre effetti letali rispetto a una popolazione che vive in aree in cui sono state sviluppate politiche di tutela ambientale. E poi c'è il cibo malsano che si è impadronito delle nostre tavole a fare da detonatore nella comparsa delle malattie non trasmissibili (diabete, obesità, malattie cardiorespiratorie, cancro).
Nel 2019 la Fao aveva lanciato l'allarme sull'impatto sanitario del cibo malato come filo nero che collega la distruzione degli ecosistemi e l'insorgenza di gravi malattie. Scrive Horton, riferendosi a uno studio recente : "Il numero di persone che vivono con disturbi cronici sta aumentando. Affrontare il Covid-19 significa affrontare le MNT che sono una causa di cattiva salute, nei paesi ricchi e in quelli poveri".

Le malattie non trasmissibili stanno facendo da amplificatore del virus e continueranno a influenzare la salute della popolazione, rappresentando un terreno fertile per le future pandemie.

"Le malattie e lesioni non trasmissibili costituiscono oltre un terzo del bagaglio di malattie per il miliardo di persone più povere del mondo. La disponibilità di interventi accessibili ed economicamente vantaggiosi nel corso del prossimo decennio può prevenire più di 5 milioni di morti nelle aree di estrema povertà", si legge ancora su The Lancet. "Non possiamo pretendere di restare sani in un mondo malato", ha affermato Papa Bergoglio, mettendo in discussione il modello di produzione e consumo.





La società americana di medicina delle catastrofi e salute pubblica, in riferimento all'articolo di Horton, scrive : "La risposta istituzionale all'attuale crisi deve essere basata su una visione sindemica e non pandemica". Perché, come aveva scritto Singer nel 2017, "un approccio sindemico fornisce un orientamento molto diverso alla medicina clinica e alla salute pubblica, mostrando come un approccio integrato alla comprensione e al trattamento delle malattie possa avere più successo rispetto al semplice controllo dell'epidemia o al trattamento individuale dei pazienti".  Non si tratta di una semplice questione di termini. Le conclusioni di Horton definiscono nuovi approcci : "Trattare il Covid-19 come una sindemia incoraggerà una visione ampia, che comprenda istrizuione, impiego, casa, cibo e ambiente".

(Fonte:thelancet)
Bob Fabiani
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-www.thelancet.com 

sabato 19 dicembre 2020

Le emozioni di Majunga - Foto del Giorno


 




Chiamata anche Mahajanga, Majunga è una città portuale del Nord - Ovest del Madagascar. Annidata contro il canale del Mozambico, si trova alla foce del fiume Betsiboka. La città è molto estesa, ci si orienta qui grazie ai numerosi Baobab che servono da riferimenti nel tracciato delle vie e dei quartieri.
Ancora sconosciuta, questa città offre numerose attrattive naturali e storiche. Ricca di patrimonio culturale e di una vegetazione esuberante, a Majunga le intense emozioni malgasce saranno indimenticabili. 
La regione è attraversata da impressionanti montagne, grandi pianure e altipiani, ma anche dalla savana dove si incontrano simpatiche palme.
Città cosmopolita a causa dei suoi abitanti che vengono da tutti gli orizzonti (Africa, Penisola Arabica, India, Europa, Asia), non potrete fare a meno di ammirare la bellezza delle sue spiagge superlative, da un cielo sempre azzurro e dalla panoplia di paesaggi sempre più colorati l'uno dell'altro.

(Fonte:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com

venerdì 18 dicembre 2020

L'affascinante storia del disco di culto del jazz africano





Questa è la storia speciale di un disco di culto del jazz africano che, in questo fine anno viene ristampato, insieme alla sua copertina che citava i Beatles.

La copertina di Armitage Road, l'unico album del gruppo sudafricano Heshoo Beshoo, racconta una storia interessante. Ispirata a Abby Road dei Beatles : la foto che pubblichiamo è quella della copertina originale, nella quale viene mostrato il quintetto jazz mentre attraversa una strada sterrata a Orlando, un sobborgo della township di Soweto.
Il chitarrista della band, Cyril Magubane, malato di poliomielite fin dall'infanzia, è sulla sedia a rotelle. Senza denunciare apertamente l'apartheid (era impossibile per la censura), l'immagine critica le condizioni sociali al momento della pubblicazione dell'album, uscito nel 1970.
Gli Heshoo Beshoo nacquero quando il bassista Ernest Mothle salì sul palco insieme a Magubane durante un concerto del pianista Abdullah Ibrahim : la chimica tra loro due era così forte che Mothle si mise a piangere sul palco. A quel punto decisero di mettere su un gruppo.
Durante un concerto a Johannesburg, la band catturò l'attenzione del produttore John Norwell, il cui padre era nel consiglio d'amministrazione della Emi, che gli fece registrare l'album.
Il suono di Armitage Road è sorprendente quanto la sua copertina : combina l'hard bop statunitense con la musica sudafricana. A cinquant'anni dalla sua registrazione è arrivato a Eric Warner, proprietario dell'etichetta canadese We Are Busy Bodies, che l'ha ripubblicato in questo drammatico fine 2020.

(Fonte:pan-african-music)
Bob Fabiani
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-pan-african-music.com

  
 

giovedì 17 dicembre 2020

Route Nationale 8, la Baobab Avenue - Foto Del Giorno


 





La Route Nationale 8 è una strada  statale del Madagascar lunga quasi 200 chilometri, una pista di terra rossa che collega Melondara e Bekopaga. Si tratta di un percorso costeggiato di ben 300 esemplari secolari di Baobab, maestosi giganti  di 30 metri di altezza e 3 di diametro, di cui una quarantina in fila e allineati come guardiani su un paesaggio tanto isolato e ostile quanto unico e affascinante.

Questo tratto di strada, conosciuto come Avenue des Baobab, ovvero Viale dei Baobab, è sicuramente uno dei luoghi più iconici dell'isola, infatti nel 2007 questi alberi millenari sono stati dichiarati "Monumento  naturale" dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.
 Un riconoscimento dovuto, in quanto i Baobab sono alberi che sorgono isolati e non è comune trovarne un numero tanto elevato raggruppato insieme, e tutti ordinatamente disposti ai lati della strada.
La maggior parte di questi Baobab, appartenenti alle specie Adansonia grandidieri endemica del Madagascar, possono vivere oltre 500 anni e ognuno è capace di contenere fino a 300 litri di acqua. Un genere vegetale dalle straordinarie proprietà, usato come riserva di acqua durante il periodo di siccità e dal quale si ricava una fibra per l'intreccio di cordami e materiali da costruzione o per la raccolta dell'acqua piovana, ma non solo.

Dalla polpa dei suoi frutti, comprese le foglie ricche di proteine e minerali, si possono ottenere tisane e preziosi rimedi naturali. Anche il sistema di riproduzione è particolare, l'impollinazione non avviene attraverso gli insetti o gli uccelli, ma grazie all'intervento di piccoli mammiferi come i lemuri notturni e i pipistrelli della frutta.

Protagonisti di molte credenze, i Baobab sono considerati sacri e il loro taglio è ritenuto un sacrilegio. Si tratta del simbolo indiscusso della biodiversità del Madagascar, basta pensare che ben sei, delle otto specie esistenti al mondo, crescono solamente in questa terra.

Purtroppo, l'Adansonia perrieri, oltre a essere uno degli alberi più rari del pianeta è anche la specie più a rischio di estinzione a causa delle massicce pratiche di deforestazione della zona. Il periodo migliore per visitare questo luogo dal fascino incredibile va da maggio a novembre, sopratutto all'alba e al tramonto quando i colori rossastri del cielo fanno da sfondo alle forme maestose di questi giganti della strada.

(Fonte:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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Bimba africana (Ella) uccisa da smog, sentenza storica a Londra


 






La giustizia britannica ha per la prima volta riconosciuto il ruolo dell'inquinamento atmosferico in una morte, affermando in una sentenza molto attesa che proprio lo smog ha costituito : "un contributo materiale" al decesso di una bambina africana (di nome Ella n.d.t) di 9 anni a Londra.

"La mia conclusione è che l'inquinamento atmosferico è stato un contributo materiale alla morte di Ella", Adoo-Kissi-Debrah nel 2013, ha annunciato il vice coroner per il London Borough of Southwark, Philip Barlow, dopo due settimane di udienze.

Barlow ha detto che la morte di Ella Kissi-Debrah nel febbraio 2013 è stata causata da insufficienza respiratoria acuta, asma grave e esposizione all'inquinamento atmosferico. Il vice coroner ha spiegata che la bambina è stata esposta a inquinamento da biossido di azoto e particolato in eccesso rispetto alle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la cui fonte principale sono le emissioni del traffico.

"Ella ha vissuto in prossimità di strade altamente inquinanti. Non ho difficoltà a concludere che la sua esposizione personale al biossido di azoto e al particolato è stata molto alta", ha detto Barlow citato dal Guardian, aggiungendo che gli effetti sulla salute dello smog sono noti da molti anni e che i bambini, sopratutto se asmatici, sono particolarmente a rischio.

La sentenza è la prima del suo genere nel Regno Unito ed è probabile che aumenti la pressione sul governo affinché affronti i livelli illegali di smog nel Regno Unito.

La madre di Ella, Rosamund Kiss-Debrah, ex insegnante, ha passato anni a lottare per far esaminare la morte della figlia da un secondo medico legale. La sua tenacia è stata ripagata quando Barlow ha concordato con le prove fornite dalla famiglia secondo le quali la particolare forma di asma acuta di cui Ella soffriva è stata aggravata dall'inquinamento.

Gli avvocati di Kessi-Debrah hanno affermato che l'inquinamento atmosferico è un'emergenza sanitaria pubblica e che è necessatio e urgente registrarlo come causa di morte per garantire che i programmi di salute pubblica per contrastare l'aria tossica siano particolari.

Ella viveva con la sua famiglia, di radici africane, nella periferia Sud-Est di Londra, a meno di 30 metri dalla South Circular, una strada molto transitata e regolarmente congestionata. Morì dopo essere stata ricoverata ben 27 volte in ospedale in 3 anni. I genitori hanno dichiarato agli inquirenti di non essere mai stati messi a conoscenza dei pericoli rappresentanti dall'inquinamento per la salute della piccola. Ella morì il 15 febbraio 2013 dopo una grave crisi asmatica, al culmine del suo calvario.

Rosamund Kiss-Debrah, la mamma di Ella, ha annunciato che continuerà la battaglia contro lo smog, in nome e per conto di Ella, affinché non ci siano più decessi di bambini : "La nostra battaglia serve a rafforzare il contrasto contro inquinamento atmosferico nella città per sensibilizzare i politici nella lotta contro i cambiamenti climatici".

(Fonte:theguardian)
Bob Fabiani
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-www.theguardian.com