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domenica 13 gennaio 2019

La dura repressione ordinata da #Macron contro i #GiletsJaunes. Una testimonianza diretta.*







*La testimonianza che leggerete qui di seguito ci viene direttamente da uno dei portavoce dei #GiletesJaunes : è importante e al tempo stesso drammatica perché rappresenta la lucida analisi di quello che è diventato l'occidente. Il cosiddetto 'primo mondo' è andato completamente in frantumi; dando origine a un mostro. Così queste élite si sono trasformate in democrature.

Siamo nel pieno di un delirio repressivo che non prevede alcuna 'voce dissonante'. Non c'è più spazio non solo per le denunce, per il dissenso e per le lotte sociali, quel conflitto che proprio qui, in Francia, a Parigi diede origine alla contestazione. Oggi, questi nuovi-vecchi leader non sanno far altro che generare disperazione, povertà, umiliazione compreso il presidente francese che non lesina di far ricorso alla repressione per sospendere la democrazia.
(Bob Fabiani)






Direttamente dai #GiletesJaunes

Susanna Paccione:

"Buongiorno, vi scrivo dalla Francia dove sono immigrata dall'Italia nel 1999. Sono una delle portavoce dell'insurrezione dei Giletes Jaunes, in Dondogna. Abbiamo bisogno del vostro aiuto, dell'aiuto di tutti.
Dico insurrezione perché non si tratta più né di Movimento né di manifestazione sociale, questi stadi sono già superati da un pezzo.
Abbiamo a che fare con un potere esecutivo sordo ad ogni rivendicazione e che tenta di risolvere un problema politico con la repressione violenta. Contiamo oramai più di mille feriti e 12 morti, centinaia di gente arrestata, tribunali in panne e non molliamo.
Sabato prossimo (12 gennaio 2019 n.d.t), verremo trattati come hooligans (saranno oltre 700 i manifestanti messi in stato di fermo preventivo ... n.d.t), ritireranno fuori i blindati e continueranno a picchiare selvaggiamente vecchi e donne, a ferire mortalmente liceali, a gasare bambini.

Questo mio post serve a far passare un solo ed unico messaggio: la violenza di cui vi fanno parte i media francesi è diventata disgraziatamente l'unica risposta umanamente possibile di fronte alla reazione del governo.
Questo post è una bottiglia gettata in mare, spero il messaggio sia colto, letto e capito.
Sono incaricata dal mio gruppo di contattarvi oltralpe per trasmettere quella realtà che tentano di nascondere. Resto a vostra disposizione per altri chiarimenti, testimonianze, prove irrefutabili. Grazie.

Abbiamo iniziato ad occupare ognuno nel proprio villaggio o città un punto nevralgico perché il governo aveva deciso di aumentare la tasse sulla benzina per finanziare la transizione ecologica, il che non era vero. Insomma, Macron ha mentito e ha iniziato ad essere insultante (siamo ignoranti, fumatori di sigarette che circolano con macchine inquinanti). La realtà è che sono mesi che ingoiamo rospi mostruosi (regali di milioni di euro a chi non ne ha bisogno e un trattamento fiscale allucinante per i più demuniti).
Dunque abbiamo continuato a ritrovarci, a parlare tra noi e con le persone che passavano. Ci siamo resi conto che la popolazione era ai ferri conrti. Anziani costretti a lavorare a 73 anni, madri che decidevano di non scaldare più la casa per comprare cibo piuttosto che elettricità ... vi passo i dettagli. Si piangeva ogni giorno davanti a situazioni insostenibili.

Il 24 novembre molti di noi sono montati a Parigi. Pensavamo che sarebbe stato sufficiente essere numerosi per essere ascoltati. La sera stessa, abbiamo visto i Tg mentire senza pudore sulle cifre; eravamo quattro gatti.
Quelli che erano montati a Parigi si erano fatti bastonare dai CRS, erano traumatizzati sopratutto le signore di una certa età. Abbiamo preparato l'atto secondo, l'uno dicembre. Stavolta gli anziani sono restati e sono saliti a Parigi gente più giovane. La polizia ha controllato l'identità di chiunque voleva manifestare; chi mostrava i documenti è stato bloccato sui champs élysées come in una fan zone dalla quale non hanno potuto muoversi e quelli che non si sono sottomessi al controllo d'identità, perché non si è mai sentita una cosa del genere per manifestare, sono stati bloccati all'arco di trionfo e si sono fatti massacrare tutta la giornata. A questo punto le immagini violente hanno iniziato a circolare, ma si trattava di gente disarmata, che ha tentato di difendere la fiamma del soldato ignoto cantando la Marsigliese, i Black Blocs fanno così?

Il giorno dopo, la gente piangeva per strada, è dura quando ti rendi conto che non sei più in democrazia; gli anziani che avevano già vissuto la Resistenza tremavano di rabbia. I liceali hanno raggiunto in movimento due giorni ed è stato un massacro, ragazzini sfigurati, occhi saltati, mani strappate dai flashball.

Macron ha dato ordine di sparare sul suo popolo.

Con la collaborazione delle televisioni che non hanno fatto altro che diffondere immagini troncate.
In sostanza, qui ci si chiede perché un governo che deve per forza conoscere le vere cifre dei simpatizzanti al Movimento (e siamo migliaia) tenti di provocare a tutti i costi una reazione violenta. Il 31 dicembre i suoi auguri di fine d'anno si sono ridotti ad un insulto deliberato verso la popolazione, trattandola da folla piena di odio. Il punto è che ora la gente è veramente fuori di sé, ma vi assicuro che questo è il triste risultato di settimane di maltrattamenti e violenze, insulti e umiliazioni.
Abbiamo in nostro possesso decine di filmati che confermano ciò che vi scrivo. I prefetti hanno ordine di fare sparire tutto ciò che c'è di giallo dalle strade, i portavoce come me si fanno imbarcare tutti i sabati senza ragione, gli avvocati si fanno trascinare fuori dai tribunali dalla polizia, siamo tutti schedati da novembre ed il prossimo sabato (quello appena passato, sabato 12 gennaio 2019; n.d.t) si annuncia una carneficina, lo so che è dura da credere, siamo i primi a svegliarci tutte le mattine sperando che non sia vero.
C'è modo di diffondere la nostra testimonianza in altro loco perché sti maledetti 2000 caratteri non bastano! PER FAVORE. DIVULGALO PER FAVORE".      

Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot/giletes-jaunes
    

sabato 12 gennaio 2019

Chi è #FelixTshisekedi, il 'vincitore provvisorio' delle Presidenziali in #RDC?






Il 'vincitore provvisorio' #FelixTshisekedi, si prepara a diventare il 5° presidente del più grande paese dell'Africa subsahariana, vasto quanto l'Europa occidentale quando, ha compiuto 55 anni. Ha vissuto per molto tempo a Bruxelles, ben instradato nell'influente borghesia congolese, erede politico del padre, Etienne Tshisekedi (1932-2017), leggendario leader dell'opposizione a Mobutu e Kabila (padre).

-Origini

Tshisekedi è nato a Léopoldville (come venne battezzata dal Belgio e dai suoi coloni: a partire dal 1966, la città cambiò nome e ribattezzata con il nome, attuale di Kinshasa n.dt), il 13 giugno 1963.

Negli anni'80 del Novecento, suo padre, Etienne Tshisekedi, di etnia Luba un gruppo etno-linguistico originario della regione centro-meridionale della Repubblica Democratica Del Congo che, principalmente, abita e vive nelle province di Katanga, Kasai e Maniema conosciuti anche come baLuba. Questa etnia è a sua volta formata da molti sottogruppi che parlano vari dialetti di Luba: ad esempio, Luba-Kasai, Luba-Katanga o altre lingue, come lo swahili; creò l'Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS) opponendosi pubblicamente a Mobutu (dittatore e presidente RDC che ribattezzò con il nome di Zaire, nel 1971; e guidò ininterrottamente dal 1965 al 1997. Negli anni 1967-1968 è stato anche presidente dell'organizzazione Unità Africana. Mobutu, capo di stato maggiore dell'esercito, sostenuto dal Belgio e dagli USA, nel 1960, depose il governo nazionalista di Patrice Lumumba: sotto la guida del 'Governo Mobutu' venne organizzata l'esecuzione di Lumumba: era il 1961 n.dt), fu costretto all'esilio.
La stessa sorte toccò a Felix Tshisekedi che accompagnò il padre dissidente agli arresti nnel suo villaggio natale nel centro di Kasai.

Cambiò la vita del futuro 'vincitore provvisorio' delle Presidenziali 2018 che, a causa di questo trasloco forzato dovette sospendere gli studi.
Nel 1985, Moibutu autorizzò Felix, sua madre e i suoi fratelli a lasciare Kasai. La destinazione, come per molti congolesi apparve naturale: il Belgio e Bruxelles dove divenne un militante attivo dell'UDPS.

-Dopo la 'vittoria provvisoria' quale futuro attende il Congo?

La vittoria alle Presidenziali di Tshisekedi è sempre più contestata e, a fronte di quanto sta emergendo, nella giornata di sabato 12 gennaio 2019, la Commissione elettorale ha presentato 2 scenari: il sostegno occidentale alle autorità neo-elette oppure la cancellazione delle elezioni stesse.

Ora appare chiaro che la Repubblica Democratica Del Congo rischia di finire nell'impasse anche perché gli interessi che ci sono dietro queste elezioni potrebbe condurre questo grande paese africano nel caos totale. Si spiegano anche così le mosse che si sono succedute subito la diffusione dei dati elettorali da parte della Ceni e, quando sono passati due giorni da quell'annuncio, si può capire bene, la fermezza e la risolutezza dell'altro candidato dell'opposizione, Martin Fayulu che, per primo, ha contestato i risultati avendo come sponsor, la Francia.

Sullo sfondo si intravede anche un altro scenario, del tutto imprevedibile: voci sempre più forti, hanno denunciato un clamoroso "patto" tra il presidente entrante, Tshisekedi e quello uscente, Joseph Kabila proprio per mettere all'angolo "l'uomo di Parigi" tra l'altro, questo scenario che, in un primo momento aveva fatto gridare allo scandalo un po tutti, in #Congo, sarebbe emerso con chiarezza dai risultati, sviscerati dalla Commissione elettorale. Starebbe emergendo dai dati delle legislative e assegnano, la maggioranza all'Assemblea nazionale agli alleati di Kabila.

Questo vuol dire che il primo ministro del signor Tshisekedi dovrà essere scelto tra le forze fedeli dell'ex presidente ed è proprio lo sviluppo di questo "patto sottobanco" che sarebbe stato siglato tra Felix Tshisekedi e Joseph Kabila ad essere contestato da Fayulu, candidato preferito della Francia nonché imprenditore petrolifero.

Qualunque sia lo scenario che si determinerà, il futuro immediato (e non solo) per il #Congo rischia di essere drammatico e all'insegna di nuove e cruente tragedie.
(Fonte.:jeuneafrique;lemonde;afpafrique;africanews)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com;
-https://www.lemonde.fr/afrique/rdc;
-https://afpafrique.fr;
-fr.africanews.com/rdc-vers-une-cohabitation-historique  

venerdì 11 gennaio 2019

Quando in #Madagascar piove - FOTO DEL GIORNO*






La strada #RN6 che congiunge #DiegoSuarez e #Ambiloe dopo una giornata di pioggia : completamente sommersa dall'acqua.

*Questa foto scatta da Lazamiadana Abdou certifica lo stato della strada tra #DiegoSuarez e #Ambiloe : sembra come se su questa parte del #Madagascar si sia scatenato l'ennesimo ciclone ma, in realtà si è trattato "solo" di una giornata di pioggia.
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/foto-del-giorno

giovedì 10 gennaio 2019

#DRCongoElections2018: Quella 'vittoria provvisoria' di #FelixTsisekedi contestata da tutti.




Sono ore difficili e complesse quelle che si stanno vivendo in tutto il #Congo dopo l'annuncio della 'vittoria provvisoria' del candidato dell'opposizione #Tshisekedi da parte della Ceni e contestata sia nella Repubblica Democratica Del Congo sia a livello internazionale come vedremo durante questo post.

Eppure si tratta di un risultato storico (così come la vittoria del candidato dell'opposizione) che, vedeva, per la prima volta, l'avvicendarsi tramite elezioni presidenziali e democratiche che, consegnava la poltrona presidenziale congolese senza violenza : una prima volta assoluta da quel lontano giorno dell'Indipendenza dal Belgio: era il 1960.





-I 'risultati provvisori' della Ceni dichiarano la vittoria di #FelixTshisekedi



In capo a una lunga giornata e una notte intera in preda alla suspance la Ceni ha svelato l'arcano del voto dei congolesi con questi numeri:


  1. Felix Tshisekedi         38,57%
  2. Martin Fayulu           34,83%
  3. Ramazani Shadary    23,84%

Era notte fonda quando Tshisekedi apprende di aver vinto (provvisoriamente ...) le elezioni presidenziali, una gioia che però non è durata che poche ore. La mattina seguente, quella di oggi, 10 gennaio 2019, lo scenario cambiava radicalmente mentre, oltre 60 milioni di congolesi assistono disorientati il balletto delle varie posizioni, dei vari protagonisti di questa storica tornata elettorale che additano, più o meno velatamente la Ceni di aver diffuso dati fasulli.

-Unica certezza, fine del regno di Joseph Kabila




Benché il caos sia sempre il protagonista della vita sociale e politica della Repubblica Democratica Del Congo queste elezioni segnano la fine del regno di Kabila : i congolesi non lo rimpiangeranno anche se qui, a Kinshasa, nessuno si illude che l'ex presidente si ritiri nelle retrovie.

Sia come sia oggi la Repubblica Democratica Del Congo attende di capire se l'appuntamento con la storia del #30D2018 sia stata solo una farsa oppure se, si è trattato di una elezione vera, corretta, senza il fardello della frode.

-Vittoria contesta

Un attimo dopo la proclamazione della Ceni che incoronava Tshisekedi - esponente dell'opposizione - sono iniziate le dichiarazioni di fuoco, i veleni e le denunce di brogli che, non hanno risparmiato neanche la stessa Ceni.

Il primo a rompere gli indugi è Martin Fayulu che contesta i risultati non escludendo la possibilità di presentare ricorso presso la Corte Costituzionale che sarà chiamata a emettere il verdetto definitivo tra qualche settimana.

Dalle prime contestazioni di Fayulu si è assistito quasi fosse una gara nella gara, a puntualizzazioni, denunce, più o meno gravi; che hanno fatto da sfondo a questo giovedì che rischia di segnare l'ennesimo viaggio senza ritorno  per i congolesi.


La situazione è diventata ancora più caotica dopo che il Ministro degli Esteri francese, Jean-Yves LeDrian, ha espresso dubbi sui risultati provvisori annunciati dalla Ceni.

La gravità delle parole del ministro francese hanno scosso quasi l'intero Continente Nero se, il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa ha sentito il dovere di recapitare un vero e proprio appello, non solo ai protagonisti della disputa della contesa elettorale ma al popolo congolese.



"Esorto tutte le parti dall'astenersi dallo speculare" .

Quello che il presidente sudafricano lascia intendere è un chiaro monito (e una critica velata) contro  le speculazioni che  non devono essere prese a sfondo di interessi regionali né tanto meno internazionali.

"Prendo atto dei risultati" - dice ancora Ramaphosa - ma "chiedo alla Ceni di finalizzare rapidamente il processo per garantire credibilità  alle elezioni e mantenere pace e stabilità".

Ma ormai la miccia era stata accesa, alimentata.

Iniziavano a circolare notizie di imminenti manifestazioni di proteste in tutta la capitale, Kinshasa.



Anche dall'Unione Africana (UA), a riprova che la situazione molto difficile che si determinava in #Congo sono intervenuti con il presidente Moussa Faki appellandosi al buonsenso e a "preservare la pace nel paese" .

La giornata difficile post-elettorale della Repubblica Democratica Del Congo proseguiva con un nuovo scossone. Nella tarda mattinata congolese la tanto invocata "pax" subiva un altro duro colpo.

La pesante affermazione del ministro francese ha trovato conferme sempre più precise e inquietanti e, dopo Parigi, ad avanzare dubbi circa la regolarità dei dati della Ceni era addirittura la Conferenza Episcopale Nazionale Del Congo.



Dalla "Cenco" si provvedeva a rendere noto un documento ufficiale per avvalorare la tesi e la posizione assunta anche dalla Chiesa in cui si parla apertamente di "risultati non corrispondenti". 
Secondo la Cenco ci sono dissonanze e sostanziali differenze tra i dati divulgati dalla Ceni e quelli prodotti durante la conferenza stampa.

Ma non si tratta solo di questo.

Nella conferenza stampa è stata lanciata la notizia secondo la quale la Conferenza Episcopale Nazionale Del Congo, è in possesso del "nome certo", ossia, colui che sarà il prossimo presidente del Congo e, naturalmente non è quello emerso dai dati Ceni.

Non si faceva in tempo a metabolizzare questa sconvolgente notizia che, il già precario equilibrio su cui si poggia tutto l'architrave del post-elezioni subiva un altro colpo ben assestato.

Interpellato dai reporter di @JeuneAfrique, Jean-Pierre Bemba, leader del Movimento dell'Alleanza del Congo rincarava la dose con accuse pesanti.





"Questi risultati sono una fabbricazione".

Che cosa accadrà ora nel grande paese africano?
I protagonisti chiamati in causa sapranno tenere i nervi saldi? Non c'è da giurarci troppo su se, sullo sfondo restano le inquietanti parole di Martin Fayulu che, avevano, in qualche modo aperto la giornata.




"Una frode inaccettabile che potrebbe provocare disordini generalizzati" e conclude "si tratta di una truffa perché è il frutto di risultati manomessi, inventati e prodotti nel Fronte Comune Per ikl Congo della FCC di Joseph Kabila".

-Conclusioni

Al termine di questo difficile giovedì tutti si appellano alla speranza che la Ceni possa essere in grado di spiegare e produrre dati certi e incontrovertibili: solo in questa maniera le elezioni presidenziali potranno essere convalidate e la Repubblica Democratica Del Congo potrà evitare l'ennesima catastrofe e l'ennesima guerra civile : il popolo congolese merita un altro futuro e la speranza di un domani migliore di quello registrato fino ad oggi.
(Fonte.:afp;jeuneafrique;lemonde)
Bob Fabiani
Link
-https://www.afp.com/africa/rdc/election;
-www.jeuneafrique.com;
-https://www.lemonde.fr/afrique/en-rdc-la-victorie-contestee-de-tshisekedi  


  

     

FOTO DEL GIORNO - #DRCongoElections2018: Tshisekedi vince le elezioni.





La Ceni ha diffuso i risultati parziali delle elezioni presidenziali che si sono tenute il 30 dicembre 2018 nella Repubblica Democratica Del Congo.
Secondo questi dati parziali le avrebbe vinte il candidato dell'opposizione (a Kabila n.d.t) Felix Tshisekedi con il 38,57% dei voti.
(Fonte.:africaland)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com

mercoledì 9 gennaio 2019

#MDG2018: Vince Andry Rajoelina (fu vera gloria?)





Al termine di un anno vissuto pericolosamente, il #Madagascar ha eletto il nuovo presidente dopo due turni elettorali con molte ombre e poche luci, i cittadini malgasci, nella giornata di ieri #8Gennaio2018, l'HCC - ossia l'Alta Corte Costituzionale ha emesso la sentenza : Andry Rajoelina è stato ufficialmente eletto come nuovo (vecchio) presidente con il 55,66% (2.586.938 milioni di voti) mentre, il suo storico rivale di sempre (e a sua volta ex presidente) Marc Ravalomanana conquista il 44,34% (per un totale di 2.060.938 di voti).

Questo il responso del #ballottaggio del #19D.


-La conferma dell'HCC dei risultati CENI






C'era molta curiosità per l'annuncio definitivo dei risultati elettorali dal momento che, la stessa HCC avevano da vagliare tutte le domande di ricusazione dei risultati elettorali (in tutto ben 305!) e, alle quali, i giudici, pur rispondendo su ogni singolo caso, alla fine, non hanno ritenuto di disconoscere l'esito finale e del relativo trionfo di Andry Rajoelina.

Nessuna richiesta di invalidare le elezioni del 2018 e ora Andry Rajoelina può gustarsi queste ore di trionfo sapendo perfettamente che arriveranno giorni e mesi difficili.
Intanto si apprende che il giuramento è in programma per la fine di Gennaio e, il mandato, come di consueto durerà 5 anni.

E Marc Ravalomana?

Dopo le manifestazioni dei fine Dicembre 2018 e del 3 Gennaio 2019 con i supporter dell'ex presidente uscito sconfitto dal #ballottaggio si sono perse le tracce : a ridosso dell'ufficialità della vittoria certificata prima dalla CENI e poi, scrupolosamente ratificata anche dall'HCC, non c'è stata alcuna reazione.

-La promessa di Andry Rajoelina 




Il nuovo presidente malgascio seppure aveva già capito da molti giorni di aver vinto la tornata elettorale #mdg2018 ha aspettato l'ufficialità per rilasciare alcune dichiarazioni, le stesse che si usano in queste occasioni.

"Voglio essere il Presidente di tutti i malgasci" .

Una dichiarazione banale quanto di difficile attuazione per una serie di ragioni : vediamole in dettaglio.

-Prova difficile

La dichiarazione del neoeletto presidente del Madagascar racchiude in se tutte le insidie e le difficoltà della prova che l'attende nei prossimi 5 anni. 
La #GrandeIsolaDallaTerraRossa è attesa in questo anno appena agli albori da una serie di insidie che potrebbero avere esiti al momento non facilmente pronosticabili. Certo, da questo nuovo-vecchio presidente ci si aspetta coraggio e determinazione nonché intraprendenza verso quella richiesta di cambiamento più volte invocata e mai arrivata al capezzale del popolo malgascio costretto a vivere tra indicibili difficoltà.

Cosa ha intenzione di fare Rajoelina?

Saprà fare gli interessi di tutti o solo quelli riconducibili ai diktat dell'FMI?







-Anno elettorale fallimentare


Il 2018 rimarrà negli annali della storia malgascia come un anno da dimenticare e fallimentare.
Si è visto di tutto: incompetenza, corruzione, demagogia e inganno nei confronti del popolo malgascio. Gli attori principali sono stati i politici (senza distinzioni) e i loro solidali; annidati, arcignamente, tra le file della 'Casta Politica' che hanno condotto le danze nel loro campo preferito : le elezioni presidenziali.

Lista elettorale incompleta


L'obiettivo dichiarato era di arrivare a 10 milioni di elettori, la CENI ne ha registrati 9.913.599 dato del Settembre 2018. Peccato che il Madagascar ha circa 25 milioni di abitanti, età media, appena 18 anni. E allora dove sono i 2 o 3 milioni di votanti scomparsi : ossia, 1 votante su 5?

La domanda è rimasta lettera morta: né la CENI ha potuto spiegare questo fenomeno che però racchiude in sé tutti gli equivochi e altrettante insidie che ora attendono la #RedIsland.

Come se tutto questo non bastasse: molti elettori-cittadini (durante il 1°turno n.dt), hanno denunciato la mancanza del loro nome nell'elenco elettorale nei seggi dislocati in tutta la #GrandeIsolaDallaTerraRossa.

Proseguendo poi nell'analisi dei nudi numeri bisogna registrando la flessione (fisiologica) del 2° turno: al #ballottaggio del #19D, 3 cittadini su 5 non si sono presentati ai seggi, determinando l'affluenza al voto ben al di sotto della soglia accettabile - ossia quella del 50% - e fissandola, definitivamente su un deludente 48%. Eppure gli osservatori internazionali n(tutti nessuno escluso) dall'Organizzazione Internazionale della Francofonia (OIF) all'Unione Africana (UA), la SADC (Comunità per lo sviluppo dell'Africa Australe) e l'Unione europea (UE) hanno fatto a gara per promuovere l'organizzazione della macchina elettorale malgascia.

Di strappo in strappo si è arrivati allo svolgimento di una pessima Campagna Elettorale tutta giocata tra ipocrisia e illegalità.
Nessuno dei candidati alla poltrona della Repubblica del Madagascar ha ritenuto di dover rispettare le regole e, sono stati inascoltati i ripetuti accorati appelli della società civile che chiedeva trasparenza e tracciabilità dei fondi usati durante la campagna elettorale per le #Presidenziali2018.

Le denunce e i sospetti dei cittadini hanno fatto riferimento all'utilizzo di denaro pubblico, risorse naturali e, gli immancabili investitori stranieri interessati che, il Madagascar, rimanga ben ancorato e allineato ai dettami dell'FMI: non è un mistero per nessuno che entrambi i contendenti del secondo turno, siano comunque favorevoli a politiche che si attestano nell'alveo del neoliberismo e, distante, anni luce dai veri bisogni del popolo malgascio.

La crisi istituzionale

In conclusione, come si diceva quasi all'inizio di questo post, l'anno 2018, ha visto un profondo, inquietante deterioramento della vita politica nell'Isola. Gli spazi di vera democrazia vanno restringendosi sempre di più: e più gli attori principali si macchiano di indicibili atti di corruzione e intimidazione più si arrogano il diritto di godere dei loro diritti civili, oltre a stare sempre e comunque nei posti chiave del Potere, potendo sfruttare la loro completa impunità giudiziaria.

E allora cosa potrà mai fare Rajoelina nei prossimi 5 anni?

A nostro avviso sono due le mosse fondamentali da compiere: il nuovo presidente deve smarcarsi dall'essere ostaggio della 'Casta Politica' per porre fine all'impasse democratica e, allo stesso tempo mettere nella sua agenda politica presidenziale tutte quelle politiche che sappiano dare risposte concrete al popolo malgascio: più sviluppo, equità, trasparenza, salvaguardia dell'ambiente e un Madagascar più democratico per sconfiggere povertà, analfabetismo e sopratutto porre le basi per una 'Rivoluzione Culturale' a favore delle nuove generazioni malgasce.
Soltanto così il Madagascar potrà arrestare il declino.
(Fonte.:midi-madagasikara;lexpressmada;madagascar-tribune;jeuneafrique)
Bob Fabiani
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Andry Rajoelina vince le elezioni presidenziali in #Madagascar - FOTO DEL GIORNO





Andry Rajoelina è il nuovo presidente del #Madagascar dopo la vittoria al #ballottaggio del #D19 con il 55,66% dei voti. 

Oggi nella sezione del #Blog #GeopoliticaDAfrica pubblicheremo uno #speciale su #mdg2018.
(Fonte.:africaland)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/geopolitica-d-africa/mdg-2018