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mercoledì 16 dicembre 2020

Nosy Komba, l'isola della natura selvaggia e dei lemuri - FOTO DEL GIORNO


 






AfricaLand Storie e Culture africane con la Foto del Giorno oggi vi porta in posto speciale : Nosy Komba, l'sola della natura selvaggia e dei lemuri.
Un'isola affascinante a una ventina di minuti di barca dalla più famosa delle isole del Madagascar : Nosy Be.
Ricordo ancora quando con alcuni amici pescatori - malgasci grazie alla loro barca arrivammo su una spiaggia bianca e lunga di Nosy Komba, con i bambini (stupendi) festosi che vennero subito a fare conoscenza con me, il nuovo arrivato : un'emozione malgascia indimenticabile.
Ricordo anche le ragazze bellissime, con un sorriso armonioso e genuino. Mi colpì il loro volto dipinto con un miscuglio vegetale di argilla per proteggere la pelle dal sole cocente, africano - malgascio.
Ci avviammo sulle stradine di fango e poco altro, costellate da capanne di legno e paglia. Tra i miei ricordi custoditi gelosamente nel cuore (oramai del tutto conquistato dalla Grande Isola dalla Terra Rossa n.d.t), non posso dimenticare le donne che continuavano a svolgere i loro lavori domestici, alcune vendevano frutta : manghi, banane, litchi, ananas e il mio amato cocco, rigorosamente "Made in Madagascar".
Nosy Komba è un trionfo di foresta lussureggiante.
Si possono ammirare da vicino tantissimi animali : dai camaleonti che si facevano accarezzare da sopra un ramo oppure saltavano, improvvisi, verso le foglie più verdi. I veri re della foresta però sono i lemuri macao, questi simpatici parenti delle scimmie, col musetto dolce, lo sguardo furbo e un'aria tenerissima. Ricordo ancora quando mi avvicinai ad un albero con una banana in mano, arrivò immediato un lemure (solitamente sono le femmine molto più vivaci dei maschi introversi e restii a dare confidenze ... ma poi anche loro finirono per convincersi dal momento che sono golosissimi del frutto ...) sulla spalla e, comodamente iniziò a mangiarla.
I lemuri sono tantissimi, vivono in famiglie e si rincorrono sugli alberi, guardando dall'alto gli abitanti e i visitatori di Nosy Komba, che è anche detta - per questa ragione - : "l'isola dei lemuri".
Col suo clima umido e soleggiato tutto l'anno, Nosy Komba è anche il regno delle piante e dei fiori, ne vivono 188 tipi tropicali.

(Fonte:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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I grandi elettori USA confermano Biden presidente


 





La sera del 14 dicembre negli Stati Uniti e in buona parte del mondo è stato tirato un profondo sospiro di sollievo. Tutti quelli che osservavano con preoccupazione la guerra legale, politica e psicologica scatenata da Donald Trump per privare il suo rivale Democratico della vittoria sono stati rassicurati vedendo che il voto dei grandi elettori americani si è svolto senza alcun incidente. Come previsto, Joe Biden è stato confermato 46° presidente degli Stati Uniti.

Dunque, la democrazia USA è riuscita a sopravvivere a Trump : ma davvero era minacciata?

La domanda può sembrare retorica in un paese come gli Stati Uniti. Eppure è difficile non accorgersi di quanto il comportamento di Trump sia antidemocratico.
Tuttavia, nell'analisi post-elezione presidenziali 2020, bisogna lucidamente ammettere che la democrazia americana esce indebolita e rafforzata allo stesso tempo da questa prova. Il problema è che gli USA escono lacerati dal turno elettorale e ora toccherà a Biden ricostruire l'America.

-"Voltare pagina", firmato Joe Biden

Il ticket "Joe e Kamala" incassa 306 voti, gli stessi che nel 2016 avevano permesso a Donald Trump di arrivare alla Casa Bianca con un esito che lui stesso definì "schiacciante".
La strada per il neo-presidente ora è è tutta in discesa, in vista dal giuramento fissato per il 20 gennaio 2021.

"Ora voltiamo pagina, Trump accetti la sconfitta". E aggiunge "E' un successo chiaro, la volontà del popolo. E' tempo che l'America guarisca, niente stati blu e rossi ci saranno solo gli Stati Uniti".

(Fonte:theatlantic;internazionale)
Bob Fabiani
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-www.theatlantic.com;
-www.internazionale.it

  

lunedì 14 dicembre 2020

Emozioni malgasce, la sconosciuta isola Tsarabanjina - FOTO DEL GIORNO


 



L'isola di Tsarabanjina emerge come gioiello prezioso dalle acque dell'Oceano Indiano, a Nord-Ovest dell'isola più famosa del Madagascar : Nosy Be.

Isola in mezzo all'oceano bagnata da acque cristallina che lambiscono spiagge candite baciate dal sole.
Intense emozioni malgasce.

Tsarabanjina è un'isola sacra : mantiene inalterati i paesaggi creati da una natura incontaminata, fatta di una costa di soffice sabbia bianchissima interrotta da brillanti rocce scure che cela, nell'entroterra, una verdeggiante e rigogliosa vegetazione che regala un po' di ombra nelle soleggiate giornate africane.

Da questa sconosciuta e autentica perla malgascia - l'isola Tsarabanjina - si possono organizzare memorabili escursioni verso Nosy Komba, la famosa isola dei lemuri.

(Fonte:africalandilmionuovoblog)

Bob Fabiani
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domenica 13 dicembre 2020

Egitto, quella repressione disumana del regime di Al-Sisi


 




Il presidente Al-Sisi usa gli accordi militari ed economici come moneta di scambio con la comunità internazionale, che chiude un occhio sulle violazioni e gli abusi commessi dal regime.

Il giro di vite dall'Egitto contro l'ong Iniziativa egiziana per i diritti della persona (Eipr) rientra a pieno titolo nell'offensiva per imprimere il marchio del "terrorismo" sul lavoro della società civile, nel tentativo di mettere a tacere gli ultimi attivisti indipendenti rimasti nel paese.
I gruppi per la difesa dei diritti umani in Egitto sono autonomi da un punto di vista amministrativo e finanziario e per questo sono stati un bersaglio dei regimi negli ultimi decenni. Mentre Hosni Mubarak li tollerava limitando il loro lavoro con ostacoli amministrativi, Abdel Fattah al Sisi è andato all'attacco con arresti e minacce : forte del ferreo sostegno internazionale (compresa l'Italia, la Francia l'UE per non parlare degli USA n.d.t), il dittatore egiziano ha usato la "violenza di Stato" per piegare le ultime resistenze degli egiziani sempre più poveri e disperati.

-Una campagna repressiva

Il 5 dicembre un tribunale egiziano ha annunciato la chiusura dell'inchiesta contro 20 organizzazioni non governative accusate di aver ricevuto illegalmente fondi esteri, e l'archiaviazione del caso. Le misure che imponevano ai loro esponenti il congelamento dei beni e il divieto di viaggiare saranno revocate.
Il caso, il numero 137 del 2011, risale al dicembre di quell'anno, quando le autorità fecero irruzione nelle sedi di 17 organizzazioni egiziane e straniere.
L'inchiesta è stata poi divisa in due parti, una relativa alle organizzazioni straniere attive in Egitto e l'altra a quelle locali. Nel giugno del 2013, 43 imputati (tra cui egiziani, statunitensi ed europei n.d.t) che lavoravano per organizzazioni straniere furono condannati a pene tra 1 e 5 anni di carcere. Ad aprile del 2018 si aprì un nuovo processo e a dicembre tutti gli imputati furono assolti. Ma l'inchiesta sulle ong locali è proseguita e il numero esatto delle organizzazioni coinvolte è sconosciuto.


La sentenza del 5 dicembre è un segnale che qualcosa si muove nel panorama della società civile egiziana. Ma avvocati e difensori dei diritti umani ne minimizzano la portata, sottolineando che riguarda solo alcune delle ong coinvolte nel caso 173/2011, e non le più "serie". Secondo Nasser Amin, direttore del Centro arabo per l'indipendenza della magistratura e della professione legale, la decisione serve ad "aggirare la crisi nel rapporto tra stato e ong che risale al 2011". Amin sottolinea che le 20 organizzazioni incluse nel provvedimento svolgono le loro attività senza interferenze da parte dello stato. Sono per lo più ong di beneficenza o attive nella cooperazione allo sviluppo, alcune dellr quali vicine alle autorità, come la Fondazione generazione futura, costituita alla fine degli anni novanta da Gamal Mubarak, il figlio dell'ex presidente.

Hossam Bahgat, fondatore dell'Iniziativa egiziana per i diritti della persona (Eipr), sottolinea che non è chiaro se le autorità chiuderanno definitivamente l'inchiesta sulle ong (come nel caso delle organizzazioni straniere) o se riapriranno le indagini sulle altre organizzazioni indipendenti coinvolte.
Anche altri attivisti, che hanno chiesto l'anonimato, sostengono che il provvedimento non segna un cambiamento nell'atteggiamento dello stato nei confronti di organizzazioni come il Centro Al Nadeem per la riabilitazione delle vittime della violenza, Nazra per gli studi femministi, l'Eipr, la Rete araba per l'informazione sui diritti umani, e il Centro legale Hisham Mubarak.

-Un piccolo esempio

La repressione contro la società civile in Egitto è tornata sotto i riflettori del mondo alla metà di novembre, quando Gasser Abdel Razek, Karim Ennarah e Mohamed Basheer, dirigenti Eipr, la più importante organizzazione per i diritti umani del paese africano, sono stati arrestati con l'accusa di terrorismo e poi scarcerati il 3 dicembre. Patrick Zaki, ricercatore dell'Eipr in studi di genere, è invece ancora sottoposto alla carcerazione preventiva da febbraio, quando è stato arrestato al Cairo al suo rientro dall'Italia, dove studiava all'università di Bologna.
"Quello che sta subendo l'Eipr fa parte di una campagna repressiva contro le organizzazioni della società civile in Egitto", si legge in una nota del gruppo. "Il prezzo pagato dai nostri dirigenti è un piccolo esempio dell'indicibile sofferenza di migliaia di detenuti le cui vite sono congelate e si consumano in lunghe detenzioni in attesa di processo o per condanne emesse sulla base di leggi incostituzionali".

(Fonte:middleeasteye;madamasr)
Bob Fabiani
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-www.middleeasteye.net;
-madamasr.com

  


 

 

sabato 12 dicembre 2020

News for Africa n°31 (il continente informa)


 


Nuovo appuntamento con le notizie da tutto il Continente Nero sui siti, quotidiani e settimanali di tutto il mondo. 
In questo numero:

  • Namibia, in vendita 170 elefanti al miglior offerente
  • RDC, Tshisekedi dichiara fine coalizione governo
  • Senegal, genitori sotto processo
  • Etiopia, il vero volto del conflitto
  • Tunisia, medici in rivolta
  • Ghana, elezioni senza incidenti



-Namibia, in vendita 170 elefanti al miglior offerente




Chi vuole comprare un elefante alzi la mano. Il governo della Namibia ha deciso di mettere in vendita all'asta 170 elefanti (invece di ucciderli). Il problema, spiega il governo, è l'aumento del numero degli elefanti causato dalla siccità e l'aumento dei problemi di convivenza tra uomini ed elefanti.
Il paese dell'Africa meridionale ospita circa 28 mila elefanti (nel 1990 la popolazione si era ridotta a 5 mila unità). Il ministero dell'Ambiente ha detto che il governo ha preso questa decisione dopo le critiche arrivate da tutto il mondo in seguito all'uccisione dei pachidermi. Gli animali potranno essere venduti anche all'estero, a patto che gli acquirenti siano in grado di soddisfare "requisiti rigorosi". Le autorità hanno anche detto che gli elefanti saranno venduti solo in branchi per mantenere inalterata la struttura sociale delle comunità
(fonte.:bbc.com/africa/namibia)


-RDC, Tshisekedi dichiara fine coalizione governo





Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi ha annunciato il 6 dicembre la fine della coalizione di governo con il partito dell'ex presidente Joseph Kabila, che controlla 300 dei 500 seggi in parlamento.
Si apre dunque una stagione nuova in RDC tutta da decifrare anche perché, Kabila, ha praticamente in mano le sorti del grande paese africano.
(fonte.:jeuneafrique)


-Senegal, genitori sotto processo





L'8 dicembre a Mbour, in Senegal, tre padri di ragazzi partiti per le isole Canarie (territorio spagnolo n.d.t) sono stati condannati a due anni di carcere per aver messo in pericolo la vita dei figli e per complicità con i trafficanti.
Uno dei giovani, Doudou Faye, di 16 anni, è dato per disperso, scrive Dakaractu
Il processo fa parte di una nuova strategia del governo contro l'emigrazione irregolare, per dissuadere le famiglie dal mandare i figli, spesso minorenni, in mare. Secondo le autorità spagnole, dall'inizio del 2020 sono sbarcati alle Canarie 19.500 migranti contro i 2.700 del 2019.
(fonte.:dakaractu)


-Etiopia, il vero volto del conflitto




"Le sofferenze di questa ragazzina, con un bambino piccolo sulle spalle e costretta ad abbandonare la sua casa per sopravvivere, sono il simbolo delle gravi conseguenze del conflitto armato nel Tigray", scrive il settimanale Addis Fortune, ricordando i più di 50mila profughi che si sono rifugiati in Sudan.
Altre migliaia di persone sono rimaste senza aiuti umanitari nel Nord dell'Etiopia. Il 2 dicembre il governo etiope aveva concesso alle Nazioni Unite di entrare nel Tigray per prestare assistenza, ma il 7 dicembre un gruppo di operatori è stato fermato dalle forze filogovernative. Dopo la presa di Mekelle, la capitale tigrina, il premier Abiy Ahmed ha annunciato la sconfitta del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), definendolo "una cricca criminale", e ha negato che nella regione stia emergendo un'insurrezione di lunga durata. Secondo alcuni osservatori, a quella reale si è affiancata una "guerra di parole", dove la propaganda di una e dell'altra parte infiamma gli animi sui social network e sui mezzi d'informazione tradizionali, disseminando notizie false e allontanando la possibilità di riconciliazione.
(fonte.:addisfortune)


-Tunisia, medici in rivolta



 



La morte, il 3 dicembre, di Badreddine Aloui, un medico di 26 anni caduto nel pozzo di un ascensore guasto dell'ospedale di Jendouba, "ha creato un'onda d'urto che ha investito tutto il sistema sanitario tunisino", scrive La Presse de Tunisie.
L'8 dicembre l'ordine dei medici ha indetto una giornata di proteste contro le inefficienze del sistema (l'ascensore era guasto da mesi) e le condizioni di lavoro durissime e inadeguate.
"Dall'inizio della pandemia sono morti per Covid-19 cinquanta medici e trecento tecnici e infermieri", dichiara il presidente dell'ordine, Slim Ben Salah. In totale in Tunisia sono stati registrati più di 104mila contagi, di cui 3.596 letali.
(fonte.:lapress.tn)


-Ghana, elezioni senza incidenti





Il voto del 7 dicembre si è svolto senza incidenti. Per la presidenza è in testa Nana Akufo-Addo, capo di stato uscente, lo rende noto la stampa locale ghanese e quella internazionale.
(fonte.:bbc.com/africa/ghana)

Bob Fabiani
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venerdì 11 dicembre 2020

Caso Regeni, quelle verità nascoste






La Procura di Roma ricostruisce i nove giorni di Giulio Regeni in mano ai servizi segreti egiziani chiudendo le indagini. Questo porta verso il rinvio a giudizio di quattro agenti per sequestro, torture e omicidio. La famiglia del ricercatore italiano chiede di indagare sulle zone grigie tra Roma e il Cairo : "I diritti umani non sono negoziabili con petrolio, armi e soldi".

I magistrati italiani ricostruisce i giorni e le ore drammatiche vissute da Giulio Regeni nella famigerata stanza 13, quella delle torture e, riesce a ricostruire il ruolo dei cinque testimoni. Esistono 13 sospetti che ancora, a distanza di più di quattro anni; sono ancora ignoti.

Richiamare l'ambasciatore italiano al Cairo, dichiarare l'Egitto paese non sicuro e bloccare la vendita di armi. Sono le tre legittime richieste ieri dalla legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha ribadito nella conferenza stampa convocata dall'Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana), nello stesso giorno definito dal presidente della Camera Roberto Fico "una tappa fondamentale" verso la verità sull'omicidio di Giulio Regeni.

Ieri la Procura di Roma ha detto la verità. Cosa è successo a Giulio Regeni tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016. Chi lo ha rapito, torturato e ucciso. Una verità ancora parziale (troppi gli aguzzini ignoti) ma che è il primo tassello di giustizia possibile solo con un atto politico, dovuto a Giulio Regeni e agli egiziani. Ricostruiti i nove giorni passati dal ricercatore nelle mani dei suoi aguzzini.

-La conclusione

Partiamo dalla fine.

"Stamattina (ieri, n.d.r) abbiamo formalmente chiuso le indagini preliminari", ha detto Prestipino, su cinque persone, di cui quattro agenti della sicurezza egiziana, la Nsa. Si tratta di nomi noti in Italia : il generale Tariq Sabir, il colonnello Athar Kamel, il colonnello Usham Helmi, il maggiore Magdi Sharif e l'agente Mahmoud Najem.

-La ricostruzione

Saber, Helbi, Kamel e Sharif sono accusati di sedquestro di persona pluriaggravato, compiuto la sera del 25 gennaio alle 19.51 : "Lo bloccavano nella metropolitana del Cairo e lo conducevano al commissariato di Dokki e poi in un altro edificio privandolo della libertà personale per nove giorni. A Sharif sono contestati altri reati, le lesioni gravissime (non la tortura, inserita solo dopo nel codice penale italiano n.d.t) : sono state cagionate con crudeltà acute sofferenze fisiche che hanno provocato lesioni gravissime e l'indebolimento permanente di più organi, con una serie di strumenti affilati e taglienti, con bruciature e con mezzi contundenti. A Sharif è stato contestato il reato in concorso di omicidio pluriaggravato", spiegano i magistrati.

-La testimonianza

"Ho visto Regeni con due ufficiali e due agenti, c'erano catene di ferro, lui era mezzo nudo e aveva segni di tortura, delirava nella sua lingua", lo ha detto il Teste Epsilon.

Il "teste epsilon" ha visto Giulio morire lentamente. Si tratta di un ex agente, ha lavorato per 15 anni in una villa di epoca nasseriana al Cairo, diventata sede del ministero degli interni e luogo scelto dalla National Security per torturare cittadini stranieri sospettati di attentare alla sicurezza dello Stato africano
Accade tutto qui.
Alla stanza 13, situata al primo piano, Giulio è stato seviziato

Ancora dalla testimonianza del Teste Epsilon.

"Molto magro, sdraiato per terra, con il viso riverso con manette che lo costringevano a terra, segni di arrossamento sulla schiena. Non l'ho riconosciuto subito ma 4-5 giorni dopo vedendo le foto sui giornali ho capito che era lui".

-Il movente

Perché Giulio Regeni è stato ammazzato così, se mai una ragione per tanta disumanità ci possa mai essere?

Rispondere a questa domanda non è facile ma, in questo caso facciamo riferimento a uno dei magistrati, Colaiocco.

"L'occasione è legata all'attività di ricerca di Regeni al Cairo. Ma l'elemento scatenante è il finanziamento della Fondazione Antipode, le 10 mila sterline. Per lui era un'idea per aiutare i sindacati indipendenti, del tutto equivocata dal sindacalista Abdallah e dagli agenti indagati. Hanno pensato che volesse finanziare una rivoluzione".

(Fonte:ilmanifesto)
Bob Fabiani
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giovedì 10 dicembre 2020

Covid-19, il vaccino 'negato' ai paesi poveri (tagliati fuori nove su dieci)


 





Proprio nella giornata mondiale dedicata ai diritti umani, si alza altissima la voce di The People's Vaccine Alliance che denuncia una vergognosa disuguaglianza : "il vaccino negato ai paesi poveri. Saranno tagliati nove su dieci": nessuno dedi paesi ricchi sembra preoccuparsene più di tanto.

Se i vaccini contro il Covid-19 in corso di sperimentazione saranno autorizzati, l'Italia riceverà 202 milioni di dosi di vaccino dai vari produttori, stando ai contratti già siglati.
Ciascun cittadino italiano avrà così a disposizione tre o quattro dosi. In altri paesi ricchi va ancora meglio : ogni canadese, per esempio, potrà vaccinarsi cinque volte, visto il rapporto tra il numero di vaccini prenotati e la popolazione.
All'opposto, in 67 paesi in via di sviluppo le dosi a disposizione basteranno a vaccinare solo una persona su dieci.

Sono i dati raccolti e analizzati da "The People's Vaccine", un'alleanza di organizzazioni umanitarie come ong : Amnesty International, Oxfam, Unaids, lo Yunus Center.
La coalizione chiede che l'accesso ai vaccini non sia  limitato ai paesi ricchi.

I vaccini ritenuti più vicini all'approvazione sono quelli targati Moderna e Pzfizer e il 100% della produzione del primo e il 96% della produzione del secondo sono destinati ai paesi più ricchi. Il 64% delle dosi del vaccino AstraZeneca sarà invece destinato ai paesi in via di sviluppo (e pare sia meno efficace degli altri ...). Ma mantenere questo impegno richiederà molto tempo, perché la capacità produttiva dell'azienda è limitata e la produzione del 2021 basterà solo per il 18% della popolazione mondiale. Per aumentare la produzione, scrive l'alleanza, è necessario che le case produttrici condividano le conoscenze e il know how in maniera libera. Se così fosse, anche paesi come India e Sudafrica potrebbero mettere a disposizione le loro industrie farmaceutiche per aumentare il numero di vaccini disponibili.

Era quello che si temeva : la pandemia globale sta sempre più creando una forbice drammatica tra paesi ricchi e poveri, tra cittadini di Serie A e quelli di Serie B. E' una questione di uguaglianza e di diritti umani e di accessi negati sul piano del diritto alla salute.

La maggior parte dei paesi in via di sviluppo non ha stretto accordi con le case farmaceutiche. Dovrà dunque accontentarsi delle dosi di vaccino rese disponibili dal programma Covax (come il caso del Madagascar che ha già fatto sapere di non aver aderito ...), il programma di distribuzione umanitaria dei vaccini anti-Covid a cui partecipano l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la coalizione Gavi (Alleanza globale per i vaccini) e la Cepi (Coalizione per le innovazioni nella risposta alle epidemie). Raccogliendo donazioni da governi e privati, prime fra tutte le fondazioni che fanno capo a Bill Gates, il Covax mira a distribuire due miliardi di dose entro il 2021, pari a un miliardo di vaccinazioni. Basteranno a coprire le categorie più a rischio e gli operatori sanitari, ma non consentiranno di raggiungere l'immunità di gregge.

L'equità nella distribuzione dei vaccini avrebbe anche un impatto sulla loro efficacia complessiva. Nell'opinione corrente, i paesi più poveri sono stati poco colpiti dalla pandemia. In realtà, tra i 67 paesi in cui il vaccino sarà introvabile ci sono Kenya, Myanmar, Nigeria, Pakistan e Ucraina, che da soli hanno registrato un milione e mezzo di casi. Il fisico ed epidemiologo Alessandro Vespignani ha calcolato che se il vaccino fosse distribuito in base alla popolazione degli Stati indipendentemente dal loro reddito, il numero totale delle vittime sarebbe dimezzato rispetto allo scenario in cui fossero i 50 paesi più ricchi a monopolizzare le dosi disponibili.
I governi del nord del mondo, dunque, secondo l'Alleanza dovrebbero fare tutto il possibile per garantire che i vaccini anti-Covid-19 siano un bene pubblico globale, senza costi per la popolazione e distribuito in base ai bisogni reali. Il primo passo è appoggiare la proposta di India e Sudafrica per sospendere i brevetti sui vaccini, test e terapie, presentata ufficialmente all'Organizzazione Mondiale del Commercio ma bocciata dalla maggioranza guidata da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea.

(Fonte:theguardian)
Bob Fabiani
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-www.theguardian.com