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sabato 15 giugno 2019

#MemphisRiot : Dopo l'uccisione di #BrandonWebber da parte degli agenti, esplode la rivolta popolare





La scena si ripete, uguale a se stessa. Senza che possa mai variare e finisce per raccontare sempre la stessa storia : c'è un giovane afroamericano per strada e gli agenti che se lo ritrovano davanti, in uno scatto d'ira razzista, in pochi istanti, forse una manciata di minuti, quanto basta per azionare l'arma in dotazione, scaricano pallotte assassine e lo giustiziano.

Senza appello.

Naturalmente, nell'#AmeriKKKa giudata dal suprematista bianco, Trump, questo copione non poteva cambiare : a quasi tre anni dall'elezione del presidente xenofobo che, all'indomani del suo arrivo alla Casa Bianca, ribadendo quello che aveva urlato durante la campagna elettorale per le #Presidenziali2016; si affrettò a recapitare un messaggio diretto agli agenti : "La mia amministrazione starà sempre dalla parte degli agenti, per cui i neri, i contestatori e i perdigiorno sono avvisati, noi, renderemo la vita un inferno a chi scenderà in strada perorando la causa degli afroamericani"; continua ad accadere senza che vi sia mai giustizia per nessuno. Per chi resta, per la famiglie della comunità afroamericana che continuano a piangere i loro figli.

Da quella dichiarazione di #TheDonald le tragedie che colpiscono regolarmente la comunità afroamericana sono continuate fino a quella che ha investito, spezzato, interrotto la giovane vita di #BrandonWebber, 21 anni e padre di due bimbi.

Morire in #AmeriKKKa se sei nero è la normalità : è normale essere abbattuto dagli agenti che, del resto sono addestrati per questo; per alimentare l'annosa, mai risolta "questione razziale" che attraversa gli Stati Uniti, da Nord a Sud.

E' la mia citata "guerra civile americana a bassa densità" che si consuma all'interno degli Stati Uniti e, che mai potrà cessare se, gli agenti che si macchiano di questi crimini non vengono assicurata alla Giustizia (sempre controllata dai bianchi ...).





Brandon Webber viveva a Memphis e, come altre volte in passato, a causa della brutalità della polzia americana la notizia della sua cruenta uccisione ha fatto il giro della città, una di quelle che si trovano nel profondo Sud (razzista) americano. Città di 650mila abitanti, attraversta e investita dalla drammatica povertà  - nonostante i proclami di #TheDonald nulla è cambiato - che alla circolazione del tamtam dell'abbattimento del giovane Brandon Webber, si è riversata rabbiosamente in strada per urlare tutta la rabbia per un'altro giovane afroamericano letteralmente crivellato di colpi dalla mano assassina degli agenti.

Le proteste sono divampate spontanee quando la comunità afroamericana percepisce che non è più tempo di restare silenti.

Si è saputo, dopo la descrizione della famiglia di Brandon Webber che il giovane si trovava davanti al giardino di casa mentre veniva raggiunto, abbattuto da 20 copli spparati dal funzionario della  Marshall Service, agenzia federale addetta alle mansioni di polizia penitenziaria. Il problema è che questa stessa agenzia gode di una fama inqiuetante dato che è decritta come "agenzia dai modi spicci e con odore di Far West".






Le proteste sono divampate nel quartiere operaio di Frayser, violente e, a tutti, hanno ricordato altre esplosioni di guerriglia urbana a seguito di altre imprese assassine degli agenti americani come a Los Angels 1994, oppure, nel 2014, a Ferguson quando, la comunità afroamericana si riversò per le strade chiedendo giustizia per Trevor Martin (e per tutti gli altri). Fu proprio durante quei giorni amari che nacque il #BlackLivesMatter che, appunto, da quando è arrivato alla Casa Bianca, il presidente più razzista che si sia mai visto in #USA almeno negli ultimi decenni (e per trovarne uno simile si deve tornare a Nixon n.d.t), ha dovuto subire attacchi sempre più duri e diretti dell'amministrazione Trump ma, tutto questo però, non ha impedito il riversasrsi in strada, non appena si è saputo dell'ennesima tragedia che colpisce sempre e solo nella stessa direzione.

Ora i leader della comunità afroamericana locale e nazionale hanno chiesto spiegazioni e giustizia e se non riusciranno ad ottenerla gli #USA potrebbero di colpo ripiombare nel pieno della guerra civile, tanto più che a essere sotto attacco non sono più solo i neri ma, nell'#AmeriKKKa a guida Trump, i diritti fondamentali sono sotto attacco e fin dal primo giorno.
(Fonte.:washingtonpost)
Bob Fabiani
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-https://www.washingtonpost.com     

   

giovedì 13 giugno 2019

#CornoDAfrica: il #Kenya chiude il confine con la #Somalia






Martedì 11 giugno, il #Kenya ha deciso di chiudere il confine (a tempo indeterminato) con la #Somalia.
Quali sono le motivazioni di questa decisione?
AfricaLand Storie e Culture africane prova a fare il punto della situazione e, capire, quali potrebbero essere gli sviluppi futuri per tutto il Corno d'Africa.

Una decisione per porre fine a traffici (più o meno leciti) e per fermare i miliziani di #AlShabaab



Le autorità keniote hanno deciso di chiudere il valico di #Lamu e, per effetto di questa decisione, dall'11 giugno, potranno avere l'accesso consentito i doganieri e gli agenti deputati alla sicurezza.

Quali sono i motivi che hanno indotto il #Kenya a chiudere il confine con la #Somalia.

Non ci sono, a oggi, a due giorni dall'entrata in vigore di questa decisione colleggiale del governo keniota, dichiarazioni ufficiali per spiegare questa azione.

Tuttavia è possibile ricopstruire le motivazioni che hanno condotto Nairobi a questo passo grave, preludio di possibili crisi (per altro non nuove) tra i due paesi africani, il #Kenya e la #Somalia.

A ben vedere, le autorità keniote, ufficialmente, avrebbero preso questa decisione nel tentativo di rafforzare il contrasto contro le azioni terroristiche dei miliziani jihadisti di #AlShabaab, ormai, sempre più in grado di superare il confine tra #Somalia e #Kenya.






Negli ultimi tempi, per altro, la strategia dei miliziani è cambiata, almeno sul fronte keniota: non più "solo" attentati ma, sempre più frequentemente, #AlShabaab, si è votata alla "pratica dei rapimenti" - come nel caso della volontaria italiana #SilviaRomano ... scomparsa dal 20 novembre 2018 - (e di cui, almeno qui a Roma, nessuno sembra occuparsi tra le file dell'orrendo #EsecutivoGialloVerde, a fronte invece di una guerra senza quartiere, sempre più dura e razzista che tiene impegnato il governo italiano ... anche se, si iniziano a registrare, isolate voci della società civile che inizia a chiedere, non solo notizie di Silvia Romano ma, petende, senza se e senza ma; esige, che venga riportata a casa ...).

Ma la decisione del #Kenya, in realtà comprende anche altro.

Senza alcuna spiegazione, a Nairobi, hanno deciso di voler limitare il grande contrabbando delle merci e, con esso, in primis quello legato alla droga e agli esseri umani.

Il sito del giornale keniota Garowe online, riporta una dichiarazione del capo della polizia frontaliera della contea (Lamu), in cui si fa riferimento al sequestro di 10 sacchi di zucchero brasiliano, importato, illegalmente nel villaggio di #Kiunga.

Oggettivamente però, nessuno può credere che il nodo primario tra #Kenya e #Somalia possa essere questo.
Non bisogna dimenticare, infatti, che la totalità delle merci acquistabili in #Somalia provengano dal cosiddetto "canale delle importazioni" ed è, altrettanto notorio che, le suddette merci arrivino dalle parti di #Mogadiscio, attraverso canali informali.

Una serttimana prima della chiusura del confine, a #Nairobi, era stato deciso di mettere al bando, le attività di pesca, al largo delle costa somala.

E qui si nasconde una traccia di una possibile spia per capire meglio cosa possa significare (dal punto di vista geopolitico ...) la scelta delle autorità keniote.
Il tratto di mare in questione, è oggetto di un'aspra disputa tra i due paesi africani: si tratta di vedere rispettati i rispettivi confini marittimi.
La stessa disputa, 5 anni fa, nel 2014 approdò alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja, senza tuttavia trovare una soluzione.
La nuova contesa si è riaccesa a fine maggio quando il Parlamento di #Mogadiscio, ha approvato una legge per regolamentare le concessioni petrolifere: quel tratto, lungo 100mila chilometri quadrati di mare tra #Garad e #Kismayo è infatti ricchissimo di giacimenti offshore in base ai rileivi fatti dalle compagnie britanniche.

Conclusioni

Nelle prossime settimane e mesi sdi capirà meglio dove condurrà la decisione attuata dal governo di #Nairobi: al momento non si può escludere nulla, neanche, un possibile, inasprirsi della situazione che, darebbe adito all'ennesima guerra tra stati africani.
(Fonte.:allafrica;jeuneafrique;garoweonline)
Bob Fabiani
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-https://allafrica.com/kenya/somalia;
-www.jeuneafrique.com;
-https://www.garoweonline.com 

lunedì 10 giugno 2019

La protesta popolare di #Monrovia scuote il Governo del presidente George Weah







All'indomani della vittoria presidenziale di George Weah, datata gennaio 2018, tra i liberiani, era scoppiata lagioia collettiva per il trionfo presidenziale di #KingGeorge che, aveva promesso addirittura una rivoluzione con la quale intendeva emacipare la Liberia e farla diventare, un fiore all'occhiello per l'intera Africa.

La realtà però è molto amara per la Liberia, in primis per i liberiani e, per lo stesso George Weah. Sono lontani i giorni dei  trionfi calcistici che, con la maglia del Milan, lo portarono a vincere - primo e unico calciatore africano, il Pallone d'oro; la vita da Presidente - come ha imparato lo stesso #KingGeorge è molto più complessa. Faticosa. Il problema principale della sua amministrazione (prima di addentrarci nell'attualità di questi ultimi giorni), sta nel fatto che, come altri leader - anche più esperti dell'ex calciatore - che hanno promesso grandi cambiamenti, a volte, impossibili da raggiungere; durante la campagna elettorale, creando (e illudendo...) aspettative francamente irrealistiche questo "stato dell'arte", a un certo punto chiede di pagare il conto.

Quel tempo sembra essere arrivato.







Monrovia, proteste contro il governo di George Weah per l'inflazione

L'aumento del costo della vita, la corruzione e la chiusura degli ospedali pubblici hanno prodotto, durante lo scorso fine settimana, proteste oceaniche ma pacifiche sia a Monrovia sia nel resto della Liberia.

I liberiani invocano e pretendono il cambiamento.




A riprova che le intenzioni dei cittadini sono pacifiche c'è la testimonianza di Zeze Ballah, reporter di @TheBushChicken.

"La protesta è in realtà molto pacifica, infatti i manifestanti hanno solo 'messo' in ridicolo il governo, cantanrdo, esultando, ballando".

Il governo del presidente Weah ha risposto chiudendo i #socialmedia.

Le proteste a Monrovia sono contro il malgoverno del presidente #KingGeorge : erano mogliaia il 7 giugno (10mila secondo quanto riportano i media locali, 4mila per le autorità) i liberiani scesi in piazza per protestare contro il carovita e la corruzione - sempre dilagante e minimamente scalfita dalle decisioni del "Presidente - fratello" che aveva promesso di estirparla del tutto ma, evidentemente queste, sono questioni e problemi annosi, anzi strutturali in tutta la Liberia.

La rivoluzione di #KingGeorge, quando, sono passati 18 mesi dall'elezione, si trova al punto di partenza : nel senso che la situazione non è cambiata.

Nei cartelli esposti dai cittadini si leggeva : "Siamo stanchi di soffrire" testimoniano il fragoroso fallimento dell'amministrazione Weah.

Che cosa accadrà ora? Cosa ha in mente il presidente es ex calciatore #KingGeorge per uscire da questo impasse?

Nessuno lo sa anche se, la mossa di chiudere i #socialmedia non promette nulla di buono.

Intanto, gli organizzatori delle proteste popolari, hanno dato il via a una petizione dove lo accusano di aver usato male i fondi pubblici, violare le libertà di stampa e non finanziare adeguatamente programmi di salute e istruzione.
(Fonte.:allafrica,nigrizia;africarivista)
Bob Fabiani
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-https://allafrica.com/liberia;
-www.nigrizia.it;
-https://www.africarivista.it




sabato 8 giugno 2019

Il ritorno in piazza del popolo sudanese - FOTO DEL GIORNO







In #Sudan si torna in piazza per manifestare pacificamente. Nonostante 114 morti, 730 feriti, 50 donne stuprate, 6 uomini seviziati con bastoni e 1.000 arresti, il popolo sudanese continua a resistere alle repressioni delle milizie al comando della Giunta Militare.

#SudanUprising #IAmTheSudanRevolution #TotalCivilDisobedience
(Fonte.:africaland)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/foto-del-giorno 

venerdì 7 giugno 2019

Storia di India Jackson : il sogno di fare la scienziata - NASA (grazie al web)





E' una storia che sembra arrivare da un'altra epoca quella di India Jackson, afroamericana, 32 anni, madre single di una ragazza di 11 anni; una storia che riappacifica con quell'America capace di raggiungere mete e traguardi impensabili in ogni altro posto esistente sul globo terrestre.

India Jackson, da sempre culla un sogno nel cassetto : diventare un giorno, una scienziata - NASA. Ma come fare se, si è una madre - single e, per di più, si vive nel quartiere povero di Atlanta?

Il sogno può avverarsi con il sistema del crowdfunding sulla piattaforma online GoFundMe che, grazie al gesto di solidarietà di perfetti sconosciuti hanno consentito a Indie Jackson di poter iniziare uno stage di due mesi presso il Lyndon B.Johnson Space Center di Houston.

Indie, sarà impegnata nello studio delle eruzioni solari e del loro effetto sulle telecomunicazioni terrestri e sugli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale.






India Jackson racconta

Per scoprire tutti i passaggi incredibili di questa storia a lieto fine, lasciamo che sia proprio questa giovane donna afroamericana a svelarne la trama.

Ecco la sua testimonianza.

"Ricevetti la lettera dalla NASA per l'approvazione della mia domanda di intership, ero entusiasta. Però la lettera specificava che le spese per il viaggio e la sistemazione per due mesi in Texas sarebbero state a mio carico. Ho parlato xon mia cugina Dasha di questo problema insormontabile, un vero e proprio ostacolo, dicendo realisticamente che non ero nelle condizioni di poter accettare l'offerta NASA. Lei mi disse semplicemente : 'Ho un'idea'. Secondo lei, il sogno della mia vita, non poteva arrestarsi così, al primo ostacolo".

La cugina di Indie mentre lapidariamente formulò le tre parole magiche : "Ho un'idea" - racconta la ragazza -  madre di Atlanta; si dileguò, con un sorriso oceanico stampato sul suo bel volto di afroamericana.

"Mi richiamò diverse ore dopo - continua a raccontare India - per dirmi che aveva impostato una campagna su GoFundMe : a suo dire, molti avrebbero capito la mia situazione e avrebbero contribuito".

Un sogno diventato realtà in ventiquattro ore

"Non potevo credere a quello che era accaduto - spiega ancora con il suo bel sorriso di donna, single e nera finalmente felice - l'obiettivo, non solo era stato raggiunto in 24 ore (era prefissato a 8.000 dollari n.d.t) ma, addirittura superato. Alla fine, mia cugina con la sua mossa audace, aveva totalizzato 8.510 dollari".

Una bella storia che, da sola, è stata capace di stravolgere, in tutto e per tutto, l'agenda egoista di Trump. Una storia che riafferma la solidarietà capace di riavvicinare le persone, restituendo il senso pieno di comunità.

"Sono grata a tutti i miei 265 donatori : credo che abbiano voluto far parte di un sogno che si avvera".


Il sogno di Ines : fare la scienzata - NASA e il suo significato



"Questo stage per me è tutto. E' da quando ero adolescente che sognavo di lavorare alla NASA. A 14 anni a me e alla mia migliore amica è stata data la possibilità di seguire i corsi Scientific Tools and Techniques Program del Fembank Science Center di Atlanta, dove abbiamo potuto studiare materie atipiche per i ragazzi poveri dell'East Side di Atlanta, come botanica, ornitologia, astronomia e fisica. Sono sempre stata brava in matematica, ma sono state le lezioni di astrofisica al planetarium a farmi capire cosa avrei voluto fare nella mia vita".

Ricerche sulle eruzioni solari

Alla NASA, India Jackson, farà ricerche sulle eruzioni solari.

Ecco la spiegazione della scienziata - madre single.

"Le eruzioni solari sono causate dal rilascio dell'energia trattenuta dal campo magnetico del Sole. Sono un fenomeno spettacolare, che crea vistose protuberanze sulla superficie del sole e genera vento solare, ma sono anche un fenomeno normale, che si ha in tutti momenti : quello che è necessario è riuscire a prevedere le eruzioni più rare e violente, quelle che liberano un'energia tale da disturbare le trasmissioni di segnali elettromagnetici, come le trasmissioni radio, e rendere meno preciso il sistema di posizionamento Gps. Se non minacciare addirittura le reti elettriche. Ad oggi per queste previsioni si usano sopratutto sistemi statistici basati sulle osservazioni storiche.
Servono quindi nuovi sistemi di previsione.
Io penso che esista una relazione tra la linea di inversione del campo magnetico solare  -  ovvero la linea che separa le aree del sole di opposta polarità magnetica  -  e la potenza delle eruzioni solari.
E' questo che vorrei indagare".

Se c'è un insegnamento da trarre da questa "storia americana" di India Jackson è che a volte, i sogni si avverano. Basta averli e perseguirli.
(Fonte.:repubblica)
Bob Fabiani
Link
-www.repubblica.it 

           

mercoledì 5 giugno 2019

Il cuore generoso di Binyavanga*



Lo scrittore Binyavanga Wainaina (Nakuru, 18 gennaio 1971 - Nairobi, 21 maggio 2019), è stata una delle voci più autorevoli del mondo letterario africano, lascia un vuoto incolmabile.
Scrittore e giornalista aveva vinto il #CainePrize for african writing.

Nel gennaio 2014, per rispondere a un'ondata di leggi anti - gay approvate in Africa, Wainaina annunciò pubblicamente di essere gay, scrivendo per la prima volta un breve racconto che descriveva  un "capitolo perduto" del suo memoriale del 2011, intitolato I am a homosexual, mum, una lettera aperta alla madre deceduta in cui esprimeva le difficoltà e il dolore di essere una persona omosessuale non dichiarata.

Nel mese di aprile 2014, la rivista Time lo incluse nella classifica annuale Time100 come une delle persone più influenti al mondo.

Il 2 maggio 2018 annunciò di aver richiesto al proprio compagno di sposarlo in Sudafrica.
(Bob Fabiani) 


                                                                  ***

Qui di seguito pubblichiamo un intervento dello scrittore keniano Billy Kahora, apparso sulle colonne del Daily Nation (Kenya).






"Conoscevo Binyaavanga Wainaina dai tempi della Lenana schhol di Nairobi, dove lui era due anni avanti a me. Poi l'ho rivisto nel 2005 al caffè Java Mama Ngina, la sua casa lontano da casa, quando dirigeva il periodico Kwani? che aveva fondato. Era una persona assolutamente fuori dal comune.
   Quando studiavo in Sudafrica gli avevo mandato un racconto intitolato The applications, che gli era piaciuto molto. Tornato a Nairobi, ci siamo incontrati e mi ha chiesto un'opinione su Kwani?, di cui erano usciti due numeri. D'impulso ho risposto che era fantastico. Non mi ero reso conto che in realtà era una sorta di colloquio di lavoro. Poco dopo mi ha invitato a curare il terzo numero della rivista. Ho capito subito che con lui tutto accadeva alla velocità della luce.
    Con la vittoria del Caine prize nel 2002 era forse lo scrittore krniano più in vista, ma era reticente a parlare del suo lavoro, mentre trascorreva la maggior parte  del tempo a parlare di quello degli altri. E' stato generoso fino all'eccesso con tantissimi artisti, non solo scrittori, capace di sostenere il lavoro degli altri anche da un punto di vista pratico. Non aveva solo una comprensione istintiva di come funzionava una storia, ma anche, cosa più importante, una capacità infallibile di capire la persona che la stava scrivendo. Però i suoi standard estetici erano rigidi, difficilmente accettava un compromesso. Non gli importava di essere crudele, se necessario. Per questo si è fatto tanti nemici, in particolare tra quelli che definiva "la mafia letteraria da manuale e campus".
    Nei giorni in cui stava bene nessuno lavorava più alacremente di lui, l'impulso creativo era la sua energia. Per molti versi Binyavanga ha creato un metro di valutazione tutto suo per il valore culturale. E' noto per aver rifiutato il riconoscimento di "giovane leader globale" del Forum economico mondiale mentre, attraverso il suo ruolo di direttore di Kwani?, finanziava uno studio di registrazione per il gruppo hip hop Ukoo Flani Mau Mau.

Uno spirito vagabondo

E' stato l'unico scrittore keniano a essere invitato da Oprah Winfrey. Quando ha avuto un incarico all'Union college di Upstate New York, Kwani? era esploso, diventando un festival letterario, una collana di libri e altro ancora. E lui lo lasciava respirare consentendomi di commettere i miei errori come direttore. Ma donava con estrema generosità il suo tempo quando glielo chiedevo. Continuava ad aprire porte. I suoi consigli erano prodigiosi. Nessuno ha capito i cambiamenti letterari e culturali africani meglio di lui. Ha previsto il boom dell'afrofuturismo con anni di anticipo.
     Mentre il suo articolo Come scrivere d'Africa continuava ad alimentare dibattiti, Un giorno scriverò di questo posto finiva tra i libri segnalati dal New York Times e lui era chiamato a parlare in tutto il mondo, Binyavanga continuava a essere un artista infaticabile, uno spirito creativo in continuo vagabondaggio. Stava seriamente pensando di diventare un curatore d'arte prima di ammalarsi nel 2016. E nel 2017 ha cominciato a scrivere un romanzo fantasy in Germania con una borsa della Deutscher Akademisher Austauschdienst. Ha avuto il primo ictus poche settimane dopo aver inviato la stesura definitiva di Un giorno scriverò di questo posto. Uno shock per i suoi amici.
      Era come se avesse profuso tutte le sue energie in quel libro. E, in stile Binyavanga, non si decideva a dargli una definizione precisa. Era in parte autobiografia, in parte racconto di viaggio e in parte invettiva politica. Eppure c'era una parte di se stesso che non aveva donato a quel libro. Con la pubblicazione del capitolo perduto e la dichiarazione pubblica della sua omosessualità si è aperto, come persona e come scrittore.
       Binyavanga è morto a Nairobi, la sera del 21 maggio 2019. Aveva 48 anni".


*Billy Kahora è uno scrittore keniano, direttore della rivista letteraria Kwani?

(Fonte.:dailynation;theguardian;time)
Bob Fabiani
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-https://www.nation.co.ke;
-https://www.theguardian.com;
-https://time.com
 






lunedì 3 giugno 2019

La giunta militare transitoria (TMC) 'soffoca nel massacro' la rivolta di #Khartoum






La storia si ripete sempre uguale a se stessa. Non si tratta di un puro esercizio di stile ma, la pura e semplice realtà se, il cosiddetto naturale "processo del vivere" avviene in #Africa.

E' la "storia di ieri che incide su quella di domani", almeno da "400 anni a questa parte": e sta avvenendo anche in #Sudan.

In questo mondo sempre più malato, arcignamente autoritario non ci può essere nessun spazio per le istanze del popolo e il Sudan non fa certo alcuna differenza. Anzi, semmai, ci fosse ancora qualche dubbio, la lezione che arriva da #Khartoum, in fondo, è sempre la stessa.

Quella di sempre.

Il popolo non ha diritti e, tra questi, meno che mai quello di emanciparsi, attraverso la lotta sociale, la rivolta e la rivoluzione se, queste istanze - attenzione, non si tratta di concessioni ma di diritti fondamentali, irrinunciabili - vanno a intaccare gli interessi del capitalismo.

Che sia Africa oppure il primo mondo, il Potere si comporta sempre alla stessa maniera : se il popolo si organizza e si impegna per cambiare l'ordine precostituito riceve in cambio solamente repressione.

Che sia Parigi oppure Khartoum non cambia.

Certo in #Africa quando bisogna reprimere non si bada tanto al sottile e, in questo, il Sudan conferma la regola che, tuttavia, risponde a istanze molto lontane da #Khartoum come da copione; lascito opprimente del colonialismo.


Cronaca di un massacro

Erano già alcune settimane che si lavorava nella direzione che, rapidamente, ha preso piede oggi, un lunedì amaro, 3 giugno 2019.

Destituito il dittatore #Bashir, i militari hanno iniziato un lavoro incalzante ai danno della rivolta e della rivoluzione sudanese. Era chiaro quale fosse il disegno della giunta militare : concedere timide aperture alle istanze dei manifestanti che, da soli, senza aiuto di nessuno e con manifestazioni di proteste contro il carovita avevano contribuito al tramonto del regno di #Bashir, durato 30 anni.

La giunta militare transotoria (TMC) pensava che i manifestanti, il popolo sudanese si sarebbe accontentato di un "cambio della guardia" dopo #Bashir.
Nelle ore immediatamente successive all'arresto del despota di #Khartoum, i militari hanno provato ad accentrare tutto il Potere nelle loro mani ma, la determinazione della resistenza sudanese li ha costretti a sedersi intorno a un tavolo con i leader delle proteste.

Ed è qui che avviene il primo strappo.

Lo stesso giorno dell'inizio della trattativa per favorire un governo civile, sono comparse le milizie che hanno iniziato a usare la violenza contro la piazza e il sit-in di stanza davanti al quartier generale dell'esercito sudanese.

Nelle segrete stanze del potere militare, i generali hanno ricevuto il sostegno di cui avevano bisogno. L'ordine è arrivato a #Khartoum in modo chiaro e netto.

"La rivolta sudanese deve essere interrotta a ogni costo".

Di questo avviso sono tutte le potenze colonialiste (vecchie e nuove) siano esse europee oppure  statunitensi e, in ultima analisi se arrivano dal Medio oriente (sauditi e emirati arabi). A questa lista deve essere aggiunto l'Egitto. Un modello perfetto al quale attingere per sedare la rivolta.

Le ultime ore

Il consiglio militare a capo del Sudan, da questa mattina sta usando "la forza" per disperdere il sit-in in corso a #Khartoum dove migliaia di manifestanti chiedono e invocano il trasferimento del Potere ai civili.

Il bilancio del massacro

Mano a mano che il tam tam si faceva strada - grazie all'informazione tempestiva degli stessi attivisti attraverso Twitter - appariva chiaro che i militari stavano consumando un massacro molto simile a quello egiziano che, di mattanza in mattanza, ha letteralmente cancellato la rivoluzione 2011 instaurando una dittatura durissima e disumana.

Il bollettino a sera recitava : 27 morti e migliaia di feriti.

L'inqiuetante presenza USA

"L'incaricato d'affari USA #Koutsis  - come si legge via Twitter - ha dato il 'via libera', deliberatamente a #Hemeti per il massacro  in corso da questa mattina".

All'inizio di maggio, quando sia i generali sia la società civile si preparavano alle trattative per il periodo di transizione erano cominciate le pressioni verso i militari : a turno, gli USA, l'Egitto, l'Arabia Saudita e gli Emerati Arabi "auspicavano che la rivolta finisse, a ogni costo".
(Fonte.:jeuneafrique;aljazeera)
Bob Fabiani
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-https://www.jeuneafrique.com;
-https://www.aljazeera.com