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sabato 7 settembre 2019

Quelle parole e quei gesti rivoluzionari di Papa Francesco in Madagascar - FOTO DEL GIORNO







"Non c'è modo migliore per conservare la speranza che quello di rimanere uniti, affinché tutti i motivi che la sostengono si rafforzino sempre più in un futuro di riconciliazione e di Pace".

- Papa Francesco dal Mozambico e prima di imbarcarsi sul volo aereo che lo ha condotto in Madagascar, Aeroporto Ivato, Antananarivo - 


Al termine del del discorso, Francesco difronte alle autorità malgasce e al presidente Andry Rajoelina, ha toccato tutti i "temi centrali" di questa epoca tossica : da quelli sociali a quelli politici, dai diritti umani al problema drammatico qui in Madagascar come nel resto dell'Africa e del mondo, ossia, la corruzione delle élite, alla povertà senza tralasciare la salvaguardia dell'Ambiente (e contro lo sconvolgimento ad opera dei cambiamenti climatici n.d.t); il Papa con il presidente del Madagascar, Andry Rajoelina piantano un Baobab, l'albero sacro dell'Africa e del Madagascar.
(Fonte.:VIM -Volontari italiani per il Madagascar)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com

   

venerdì 6 settembre 2019

Quegli attacchi ai migranti che ha portato alla spirale di violenza tra Sudafrica e Nigeria - FOTO DEL GIORNO






Sono giornate di attacchi e violenze in Sudafrica, si tratta di violenze ai danni di migranti nigeriani - sfociate anche in saccheggi e con 7 morti - tanto che, mentre scriviamo, dall'Africa arriva la notizia dello scoppio di una crisi diplomatica tra Sudafrica e Nigeria.

Questi attacchi contro gli "stranieri" hanno riportato drammaticamente alla ribalta un problema che nel paese guidato un tempo da Nelson Mandela e, capace di sconfiggere l'apartheid contro i boeri; a fase alterne e, a distanza fisiolgica si ripete : le violenze xenofobe.

Il Sudafrica ospita circa 2,5 milioni di migranti. Nel paese in 6,6 milioni sono senza lavoro, il 30% della popolazione non ha acqua corrente e il 13% vive in baracche.

Intanto dopo queste violenze, la Nigeria ha chiesto adeguati risarcimenti per la perdita di vite  e di beni da parte della nutrita comunità nigeriana residente in Sudafrica.
Il governo di Abuja ha convocato l'ambasciatore sudafricano, e inoltre, ha ritirato la propria delegazione dal World Economic Forum in corso a Cape Town, ha intimato il Sudafrica di adoperarsi per proteggere i cittadini migranti e si è adoperato per garantire il ritorno dei nigeriani minacciati.

Ma la situazione sta peggiorando anche nell'altro "gigante africano", ossia la Nigeria : si segnalano diverse proteste violente in diverse città nigeriane che, da martedì scorso, hanno preso di mira sopratutto i negozi del marchi sudafricani, come quelli del campo della telefonia.

A Lagos e nella capitale amministrativa Abuja il Sudafrica si è addirittura visto costretto a chiudere le sue rappresentanze diplomatiche per garantire l'incolumità dello staff. Pretoria, perentoriamente, ha invitato i cittadini sudafricani a lasciare il paese.
(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com

giovedì 5 settembre 2019

FOTO DEL GIORNO : Abiti e balli tradizionali per accogliere Papa Francesco in #Mozambico







Un viaggio lungo 10 ore - come abbiamo scritto ieri su queste pagine virtuali - hanno portato Francesco in Africa. Non appena l'aereo ha toccato il selciato africano del Mozambico, il Papa venuto da Roma, ha trovato un'accoglienza di gioia e speranza.

AfricaLand Storie e Culture africane, pubblica la foto @afp che testimonia il benvenuto nel solco della tradizione africana.

Al centro della pista, Francesco ammira alcuni ballerini mozambicani in abiti tradizionali mentre eseguono passi di danza tradizionale africana.
(Fonte.:afp)
Bob Fabiani
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-www.afp.fr 

mercoledì 4 settembre 2019

Papa Francesco in Africa








Dopo un viaggio aereo di 10 ore, Papa Francesco è arrivato a Maputo, la capitale del Mozambico, prima tappa del viagio pastorale in Africa.

"Invito tutti ad unirvi alla mia preghiera perché Dio, Padre di tutti, consolidi in tutta l'Africa, la riconciliazione fraterna, unica speranza per una pace solida e duratura".

Queste le parole di Francesco prima di partire questa mattina in un tweet.




Dopo l'atterraggio, è accolto sulla pista dal presidente Felipe Nyusi e dalla moglie - il presidente della Repubblica del Mozambico firmatario lo scorso 6 agosto dello storico accordo di pace con l'opposizione della Renamo; accordo che porterà anche alle elezioni del prossimo 15 ottobre - .

Il Papa è accolto da due bambini in abiti tradizionali che gli hanno offerto dei fiori.







Durante i 7 giorni di soggiorno Papa Francesco visiterà anche il Madagascar e le Mauritius, dove sono previsti una serie di incontri politici, pastorali e interreligiosi.

In questo viaggio in Africa, Francesco terrà 15 discorsi.

Il viaggio in Mozambico entrerà nel vivo domani con la visita di cortesia al presidente mozambicano a cui seguirà un incontro con le autorità civile e il corpo diplomatico e, subito dopo si terrà un incontro a cui Francesco tiene molto : l'incontro interreligioso con i giovani.
Nel pomeriggio vedrà vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, consacrati, seminaristi, catechisti, animatori e visiterà la Casa Matteo 25 che assiste giovani e i bambini di strada.
(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.jeuneafrique.com

martedì 3 settembre 2019

Dopo 100 anni, la Germania ammette in #Namibia fu #genocidio






Cento lunghi anni ma alla fine il ministro per lo Sviluppo tedesco, Gerd Mueller, non usa mezzi termini nel definire quanto successe in Namibia. Fu un genocidio.

Del resto non poteva usare altra parola per descrivere lo sterminio sistematico delle popolazioni Herero e Nama. Le truppe germaniche si macchiarono di gravi atrocità, torture, sterminio di massa più di un secolo fa nel paese africano.






Tra il 1904 e il 1908, in quella che allora era una colonia dell'Impero tedesco, i soldati massacrarono 65 mila Herero e 10 mila Nama, in quello che molti storici e le Nazioni Unite hanno chiamato il primo genocidio del Ventesimo secolo.

Finora la Germania aveva accettato di riconoscere solamente la propria "responsabilità morale".
Ieri, 2 settembre 2019, durante una visita in Namibia del ministro Mueller, la svolta.

"E' nostro compito non dimenticare, ma lavorare a un processo di riconcilliazione", ha affermato il ministro.

"E' chiaro che i crimini commessi in quegli anni sono stati cio che oggi chiamiamo genocidio".
(Fonte.:repubblica)
Bob Fabiani
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-www.repubblica.it
   

lunedì 2 settembre 2019

Il popolo sudanese torna a manifestare a #Khartoum








A scendere in piazza, venerdì 30 agosto, erano sopratutto le donne sudanesi tornate a manifestare nelle strade di Khartoum e a Omdurman per i desaparecidos del 3 giugno 2019 : il giorno del massacro della capitale ad opera dei paramilitari.
Erano munite di piccoli cartelli con la foto e il nome di un desapericido, uno scomparso nella brutale repressione di quel maledetto 3 giugno.




Sabato scorso, in migliaia hanno partecipato al sit-in che chiede verità sugli 11 sudanesi (in realtà si tratta di un numero al ribasso, quello finora accertato) spariti durante la distruzione dell'accampamento permanente che dal 6 aprile aveva prima ottenuto la caduta del presidente - padrone Omar al-Bashir e poi proseguito la mobilitazione per un governo civile.





Quel giorno le Rapid Support Forces, paramilitari legati al Consiglio di transizione militare, massacrarono 127 persone; molti corpi riemersero dal Nilo il giorno dopo. Di 11 manifestanti non si hanno notizie e, nonostante l'accordo apparentemente andato in porto tra giunta e opposizioni civili, di inchieste, fino a questo momento nemmeno l'ombra.

Intanto ieri, 1 settembre, nella capitale sudanese Bashir è stato ufficialmente accusato di corruzione e possesso illecito di valuta straniera. E lui ha confermato : ha ricevuto 65 milioni di dollari dal re saudita Abdullah (deceduto nel 2015 n.d.r) e poi 25 milioni dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

"Era impossibile presentare quei soldi al ministero delle Finanze o alla Banca centrale - ha detto Bashir - Avrebbero chiesto chiarimenti".

Altra prova del ruolo delle monarchie del Golfo nel Sudan della dittatura, affatto evaporato : i leader della giunta militare hanno più volte incontrato il "padrino" MbS e il suo vassallo egiziano, al-Sisi.
(Fonte.:ilmanifesto;jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.ilmanifesto.it;
-www.jeuneafrique.com  

domenica 1 settembre 2019

Inchiesta sulla prostituzione in sette paesi africani. Pt2









L'inchiesta sulla prostituzione in Africa The last resource è stata realizzata da undici giornalisti dell'African investigative publishing collective (Aipc), che hanno intervistato 226 donne in sette paesi africani.

Queste donne vivono in comunità povere, dove il reddito medio è inferiore a 1,90 dollari al giorno, e hanno un lavoro regolare, ma quello che guadagnano non basta per pagare le spese o mantenere le famiglie. Per questo decidono di prostituirsi.

"Se da un punto di vista tecnico si può parlare di lavoratrici del sesso, questa definizione ci è sembrata inadeguata", spiegano i giornalisti che hanno scritto il rapporto. Si trattava piuttosto di sfruttamento violento, perché queste donne erano costrette a "usare il loro corpo come ultima risorsa. I risultati dell'inchiesta, che non ha pretese di scientificità, dovrebbero spingere a realizzare una ricerca più ampia, che indichi ai governi degli obiettivi da perseguire, come smettere di tagliare i fondi pubblici destinati alla salute e alla scuola".

Queste sono le loro storie.



Aborti clandestini

All'università di Lubumbashi, nel Katanga, una provincia della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) ricca di minerali, alcune studenti non vedono l'ora di laurearsi per non aver più bisogno di incontrare i loro "clienti" . Iscritta alla facoltà di lettera, Laura, 23 anni, passa le serate negli hotel di Lubumbashi per procurarsi i soldi che le servono per mangiare, pagare i mezzi di trasporto e le spese universitarie.
Il padre è un dipendente dell'azienda mineraria pubblica Gécamines, ma non riceve lo stipendio con regolarità e spesso non viene pagato per mesi. Invece Juliette, 22 anni, studente d'arte, è sempre a disposizione di un ricco agente doganale che è diventato il suo "protettore". Nella Repubblica Democratica del Congo i dipendenti delle dogane sono tra i funzionari pubblici più ricchi perché i contrabbandieri li pagano per chiudere un occhio o accellerare le pratiche burocratiche.

Mano a mano che il tempo passa la speranza di queste ragazze di laurerasi si riduce : Laura è esausta, perché per far fronte alle spese sempre più alte deve soddisfare un numero sempre maggiore di clienti. Il "protettore" di Juliette la cerca in ogni momento del giorno e della notte, e lei deve saltare le lezioni ed esami. Per superare l'anno è costretta a offrire rapporti sessuali agli insegnanti. In quest'università abbiamo incontrato almeno altre venti studenti che lo fanno.

Le ragazze sono consapevoli del rischio di contrarre malattie, e temono anche i ripetuti aborti, una pratica tristemente nota tra i vicoli di Lubumbashi. La pianificazione da queste parti : anche se le pillole contraccettive sono disponibili in alcune farmacie e ambulatori, sulla questione pesa un enorme tabù che impedisce alle donne di usarle. In compenso, gli aborti illegali abbondano. E molte persone a Lubumbashi e in altre città congolesi hanno conosciuto almeno una ragazza che non è tornata viva da questi interventi in cliniche clandestine.


A stomaco vuoto









Rita, una nonna ed ex soldata dell'esercito della Liberia, ha paura di quello che potrebbe succedere a sua nipote Baby-girl, 18 anni, ma non riesce a tenerla lontano della strada.

"L'ho picchiata tanto che non ho più le forze per farlo ancora. Ma lei continua", ammette Rita.
Raccontando la sua storia, confessa che spesso a casa non c'è abbastanza da mangiare e che la sera le capita di dare a figli e nipoti, Baby-girl compresa, del succo di frutta in cui ha sciolto delle bustine di integratori reidratanti. Rita non riceve più da tempo la pensione dell'esercito e oggi vive della carità altrui.

In tutti i paesi africani in cui abbiamo condotto l'inchiesta ci sono programmi contro la povertà, programmi dedicati alle ragazze e programmi per favorire l'autonomia delle donne.

Il presidente liberiano George Weah, entrato in carica all'inizio del 2018, ha annunciato un piano per combattere la povertà che mette le ragazze nell'elenco delle priorità. Si parla di migliorare il sistema fognario, di mettere a disposizione medicinali negli ambulatori, di dotare le scuole di tetti e insegnanti, ma anche di distribuire aouti alla famiglie più povere e pasti quotidiani nelle scuole. Forse Baby-girl andrebbe ancora a scuola se le dessero da mangiare, ma finora nessuno l'ha fatto.
In realtà l'unico piano che è stato adottato, nel 2017, era un progetto per "ragazze di strada" finanziato in parte da alcune ong.
E' stato una goccia nel mare, ma aveva permesso comunque di aiutare duemila ragazze che vivevano per strada a Monrovia e che hanno potuto lanciare delle piccole attività. Il nuovo governo l'ha bloccato l'anno scorso. Non sono state date spiegazioni ufficiali, ma a Monrovia si dice che i nuovi deputati non si fidavano dell'operato del governo precedente (guidato dall'attuale opposizione).

In Uganda, un paese che si appresta a entrare nella categoria degli stati a medio reddito, il parlamento è composto per il 34 per cento da donne.

La Nigeria ha un ministero per i diritti delle donne e ha stanziato dei fondi per i "gruppi vulnerabili".

In Sudafrica le donne in parlamento sono il 45 per cento e la metà dei ministri sono di sesso femminile. Ma in genere la rappresentanza politica non ha garantito benefici alle donne più bisognose.
Eppure ci sono politici che conoscono bene le donne delle comunità povere. A Moutse, un villaggio rurale a 175 chilometri a est di Pretoria, molte affermano che i proprietari delle case dove vivono sono "uomini con la pancia grossa" che lavorano in qualche dipartimento governativo non meglio identificato. Le donne pagano l'affitto con i soldi o con il sesso a questi uomini che definiscono a volte "padroni di casa" , a volte "fidanzati". Non siamo stati in grado di verificare se queste case tutte uguali appartengano a privati o siano state costruite con i soldi del governo per l'edilizia popolare. Alla nostra richiesta d'informazioni il portavoce della municipalità ha dichiarato di non sapere di quali case stessimo parlando, anche se avevamo indicato le coordinate geografiche precise.

In Zimbabwe sono i soldati a molestare le donne. Quelle che abbiamo incontrato nelle miniere di diamanti della zona di Chiadzwa raccontano di aver cominciato a prostituirsi perché, nonostante le promesse del governo, le miniere gestite dalle grandi aziende straniere non hanno creato nuovi posti di lavoro per la gente del posto, tanto meno per le donne. I soldati che sorvegliano le miniere e i territori circostanti sono diventati i loro clienti più fedeli. Allo stesso tempo, si lamentano queste donne, hanno cominciato a considerarle come dei loro "beni personali" : pretendono di non pagare oppure le aggrediscono e le picchiano se le vedono "girovagare" nelle miniere informali.
Una di loro ha dichiarato di essere stata portata insieme ad altre in un commissariato di polizia e frustata dai soldati (suoi clienti) perché "doveva smetterla di sdraiarsi e aprire le gambe".

- Fine Seconda parte -
(Fonte.:investigativecollective;grandjournal)
Bob Fabiani
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-https://www.investigativecollective.com