TAG - AfricaLand Storie e Culture africane

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venerdì 13 dicembre 2019

Libya, Haftar lancia (di nuovo) l'"ora zero" per la conquista di Tripoli










Il clima è sempre più teso in Libia dopo l'ennesimo annuncio del signore della guerra della Cirenaica, Khalifa Haftar.  Si tratta dell'ennesima "ora zero" dell'offensiva per conquistare Tripoli.
La prima era stata lanciata alcuni mesi fa : il 4 aprile scorso.

In questo momento la situazione sul campo è la stessa da molti mesi : i combattimenti sono in stallo, si assiste a scontri che, sostanzialmente, non modificano la situazione militare.

E allora che cosa è accaduto di nuovo da indurre il generale Haftar a mostrare i muscoli?

Per esaudire questa risposta dobbiamo spostarci verso la Turchia con il Sultano del Bosforo scatenato e ingolosito dal suo movimentismo bellico in atto non solo sul fronte Mediorientale e, in Siria, in particolare.
Non più tardi di alcuni giorni fa, nel pieno dello scorso weekend, Erdogan, è tornato a interessarsi di Africa con un occhio di riguardo per la Libia. La dichiarazione - minaccia di Erdogan rischia di incendiare ancora di più, la situazione disastrosa del paese Nordafricano.
Nella giornata di sabato scorso, Erdogan ha fatto sapere, attraverso un annuncio, di essere pronto a sostenere con le navi da guerra il governo di unità nazionale di al-Sarraj - lo ribadiamo ancora una volta, questo governo non è né riconosciuto né seguito da nessuno in Libia - e, subito dopo è seguito un accordo mareittimo e militare tra i due leader.

A stretto giro di posta, Haftar ha reagito : "bombarderemo le navi turche che si avvicinerà alle coste libiche" per salvaguardare il petrolio libico. Già che c'era, il generale ha voluto lanciare di nuovo "l'ora zero" per la conquista di Tripoli.
Il nervosismo del generale è presto spiegato: l'uomo forte della Cirenaica sa perfettamente che una eventuale presenza turca impedirebbe il raggiungimento del suo obiettivo, proprio nel momento in cui sembra essere vicino grazie al contributo di contractor russi del gruppo Wagner.

Vedremo che sviluppi avverranno in questa drammatica "guerra per procura" che si sta combattendo in Libia.

Nelle ultime ore c'è da registrare un sostanziale dietrofont di Ankara dopo la presa di posizione dura di Haftar : il ministro degli esteri turco, Cavusoglu scandisce bene le parole e spiega : "l'accordo di sicurezza non include alcuna clausola sull'invio di truppe".

La situazione umanitaria

Intanto in Libia si fa sempre più drammatica la situazione umanitaria. I dati pubblicati dall'ONU parlano da soli : 647 vittime civili dall'inizio dell'offensiva di Haftar su Tripoli. Inoltre sono stati 61 casi di attacchi contro strutture mediche e il loro personale, un aumento del 69% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Conclusioni

Benvenuti nella Libia "liberata" dalla guerra della Nato del 2011.
(Fonte.:afp)
Bob Fabiani
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-www.afp.fr/afrique/libya 

giovedì 12 dicembre 2019

Regno Unito, un voto pro o contro la #Brexit





Oggi gli elettori della Gran Bretagna sono chiamati a rinnovare il Parlamento, nel tentativo che, la tornata elettora di questo #12D sia in grado di portare una vittoria e un governo certo anche se, all'orizzonte, minacciosa si staglia l'incubo dell'impasse, del resto, le notizie che arrivano da Londra e del resto dal Regno Unito parlano di un "voto testa a testa" per Labour e per i Tory.

Tuttavia, il voto di oggi è un voto #proBrexit oppure #NoBrexit.

I seggi sono stati aperti regoilarmernte alle 7 di questo giovedì 12 dicembre 2019 e verranno chiusi alle 22.00 ora locale : mentre scriviamo, i dati dell'affluenza al voto è stata definita "alta".

A suo modo questa tornata elettorale è storica, dal momento che in Gran Bretagna non si era mai deciso di votare in pieno inverno (ma sempre in primavera) e, quindi, non bisogna mai dimenticare che queste sono elezioni anticipate proprio a causa dell'impasse parlamentare, segno tangibile della democrazia malata e, non soltanto qui a Londra e dintorni.

I conservatori di Johnson hanno parlato solo della Brexit durante una campagna elettorale lampo, mentre i prigressisti su questo tema hanno puntato al ritorno alle urne e il voto dovrebbe riguardare anche gli europei residenti.


Elezioni anticipate

Nel parlamento uscente non c'era una maggioranza pronta a sostenere l'accordo sull'uscita dall'UE negoziato da Johnson lo scorso 17 ottobre.
I Tory hanno affrontato le elezioni con lo slogan "Get Brexit done (Facciamo la Brexit)" ma certezze non ce ne sono molte.

Se vince Johnson

Asse politico e commerciale con gli USA e sopratutto, stop alla libera circolazione e passaporto per tutti gli stranieri.

Se vince Corbyn

Tasse ai ricchi e nazionalizzazioni : per quanto riguarda la Brexit, Corbyn intende tornare alle urne facendo votare anche gli europei residenti.

Il Labour torna a sinistra

Questa breve campagna elettorale ha riportato il Labour decisamente a sinistra cambiando gli equilibri della politica britannica anche per merito del ruolo dei giovani e l'importanza di avere la compatezza della base, non è infatti un caso che Corbyn stia recuperando tutto lo svantaggio nei confronti di Johnson.
(Fonte.:theguardian)
Bob Fabiani
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-http://www.theguardian.com/uk/brexit  

venerdì 6 dicembre 2019

Diritto all'elettricità negata in #Africa







In tutta l'Africa, un numero inferiore di 6 famiglie su 10 (58%) sono collegati a una rete elettrica.
Il problema più urgente però, è consentire a tutti, nel Continente nero di poter accedere all'elettricità.
E' una delle sfide più urgenti che l'Africa deve risolvere nei prossimi anni.

Intanto i dati sono eloquenti : più di 3 burkinabé su 4 (Burkina Faso), ugandesi, liberiani, malgasci (Uganda, Liberia, Madagascar) non hanno connessione elettriche, scrivono i reporter di @afrobarometer.
(Fonte.:afrobarometer)
Bob Fabiani
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-https://www.afrobarometer.org

mercoledì 4 dicembre 2019

#Cop25,l'Africa e il Sud del mondo chiedono di essere ascoltati: "I cambiamenti climatici ci colpiscono più di qualsiasi altra parte del mondo"







Mentre la Conferenza ONU sul clima ha vissuto la terza giornata è possibile fare il punto sui disastri prodotti dai cambiamenti climatici, per esempio in alcune parti dell'Africa.
Il Kenya sta vivendo insolite piogge intense che hanno causato alluvioni e frane, conseguenza estrema di cambiamenti climatici sempre più cruenti : il fiume Malewa rischia di esondare e creare ulteriori catastrofi.
Il bilancio parla di 132 decessi e oltre 17mila sfollati.

Le inondazioni hanno colpito duramente in Uganda, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo.

Da più parti si fanno appelli all'indirizzo dei grandi della terra affinché si interrompa questa , folle distruzione del pianeta.

Greta Thunberg "portavoce" del Sud del mondo

Appena ha toccato terra a Lisbona, capitale del Portogallo dopo la lunga traversata oceanica ha subito voluto mandare un messaggio preciso a tutti i leader che si trovano già a Madrid per la #Cop25 : "Porterò le voci delle prossime generazioni, in particolare quelle del sud del mondo perché siano ascoltate".

Con queste parole, Greta, ha annunciato la sua presenza a Madrid e alla manifestazione del 6 dicembre indetta dai movimenti che si terrà per le strade della capitale spagnola.

"I paesi devono mettersi dalla parte giusta della storia e dobbiamo tutti fare molto di più di quello che stiamo facendo oggi".

Ma tutto intorno è precario tra paesi che si sfilano dagli accordi di Parigi e questo summit, senz'altro cruciale per il futuro rischia un esito incerto.

Le rivendicazioni dei paesi africani

Sono 47 i Paesi meno avanzati (Ldc) che hanno avanzato rivendicazioni di fronte a un preoccupante caos al quale sono costretti dagli eventi sempre più devastanti dei cambiamenti climatici, mentre producono mediamente solo 0,314 tonnellate di gas serra pro capite all'anno (contro la media mondiale di 4,96 mentre i paesi più abbienti arrivano a superare le 20 tonnellate).

Questi paesi del Sud del mondo rivendicano di essere ascoltati anche perché queste calamità naturali favorite dall'uomo e dal mondo più svilppato rischia di travolgerli.

Conclusioni

Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti : il tempo è scaduto. La stabilità e la resilienza del nostro pianeta sono in pericolo.
(Fonte.:theguardian)
Bob Fabiani
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-www.theguardian.com/uk/cop25

martedì 3 dicembre 2019

FOTO DEL GIORNO - Quel #Baobab in #Madagascar che non ha retto allo sfruttamento della popolazione













Il vecchio esemplare di Baobab che nella regione di #Amapanonga, non ha sopportato lo sfruttamento eccessivo della popolazione che aveva scavato il suo enorme tronco per ricavarne un magazzino, scrivono i reporter di @africarivista.

Il Baobab è un monumento della natura.

Simbolo di longevità e solidità, utile per molteplici scopi, è considerato, in Madagascar "l'albero sacro".
Nella Grande Isola dalla Terra Rossa è oggetto di una vera e propria venerazione popolare da parte dei malgasci. Ma proprio qui sta emergendo la sua vulnerabilità di fronte a cambiamenti climatici sempre più frequenti e devastanti e deforestazione che, tuttavia, non fa notizia, nel resto del mondo come magari quella dell'Amazzonia in Brasile.
Anche qui sull'isola, la splendida foresta brucia ettari ed ettari di verde.

Gli scenziati hanno infatti lanciato un allarme : maestoso albero delle savane africane non gode buona salute per colpa dell'uomo.
(Fonte.:africarivista)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/foto-del-giorno

lunedì 2 dicembre 2019

#COP25 : L'ultima chiamata per fermare l'emergenza climatica







Al via oggi a Madrid, in Spagna la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici : nonostante gli sforzi e le buone pratiche (#Cop21Parigi), a livello globale si è ancora lontani dalla messa a regime delle azioni necessarie.

E il tempo sta scadendo.


Africa, temperature in aumento

Il pianeta è malato e i cambiamenti climatici sono sempre più cruenti e, se non si farà qualcosa di concreto e di rivoluzionario, la situazione precipiterà in modo definitivo.
Su questa falsariga, nel giorno d'apertura della #COP25MADRID arrivano notizie preoccupanti per l'Africa e per lo Zimbabwe in particolare.

Le proiezioni climatiche per lo Zimbabwe sono davvero negative : le temperature aumenteranno fino a 3°C entro il 2050, questo significa che, per esempio, la stagione delle piogge si ridurrà ed è prevista una maggiore frequenza di eventi gravi prodotti da #ElNino.

Il monito del leader di Podemos

Il leader di #Podemos, Pedro Iglesias auspica che : "Dobbiamo ascoltare i giovani e frenare il cambiamento climatico. Abbiamo bisogno di più ambizione e maggiore impegno da parte dei governi per impedire che le temperature medie globali aumentino al di sopra di 1,5°C".


La denuncia del Segretario Generale ONU, Guiterres

"Ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno", ha detto il segretario generale ONU, Guiterres nel suo intervento di saluto ai delegati della conferenza #COP25MADRID di oggi nella capotale spagnola.
"Servono impegni nazionali più ambiziosi, serve iniziare subito a ridurre le emissioni. Serve ascoltare ciò che chiedono milioni di persone in tutto il mondo".

Inoltre, Guiterres aggiunge : "Per far fronte all'emergenza climatica abbiamo bisogno di un cambiamento rapido e profondo nel modo in cui facciamo affari, come generiamo energia, come costruiamo città, come ci muoviamo e come nutriamo il mondo. Se non cambiamo urgentemente il nostro modo di vivere, mettiamo a rischio la vita stessa".

Lo ascolteranno i grandi della terra?

A vedere le defezioni pare di no, anche perché l'assenza degli Stati Uniti che, per volere di Trump hanno rinnegato gli "accordi di Parigi" altri paesi come India e Russia non sono molto convinti di stare dentro quell'accordo.
(Fonte.:cwnorg)
Bob Fabiani
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-https://childrenwithnature.org  

domenica 1 dicembre 2019

1619, 400 Anni dopo l'inizio della schiavitù in America. Pt.3







Terza pubblicazione di AfricaLand Storie e Culture africane dedicato al "tema della schiavitù" negli USA.

Sono passati ben 400 anni da quando, negli Stati Uniti, hanno fatto la loro comparsa i primi schiavi che arrivavano dall'Africa : sono stati i neri, con le loro battaglie per l'uguaglianza e per i diritti universali, a difendere gli ideali della costituzione statunitense e a trasformare il paese in una vera democrazia.

Il reportage, di cui oggi pubblichiamo la 3° parte è la summa di un lungo articolo, di uno speciale pubblicato dal New York Times Magazine sull'eredità della schiavitù negli Stati Uniti. Il titolo scelto è 1619, l'anno in cui i primi schiavi africani furono comprati dai coloni britannici della Virginia, in Nordamerica.
(Bob Fabiani)



-Costituzione ipocrita*


"Dalla mitologia fondante degli Stati Uniti è stato opportunamente cancellato il fatto che i coloni decisero di dichiarare l'indipendenza dalla Gran Bretagna anche e soprattutto perché volevano proteggere l'istituto della schiavitù. Nel 1776 la Gran Bretagna aveva ormai un rapporto profondamente conflittuale con il ruolo che aveva svolto nella nascita di quella pratica barbarica. A Londra in molti ne chiedevano l'abolizione. Se quelle proposte fossero state accolte l'economia delle colonie americane, sia al nord sia al sud, ne avrebbe risentito enormemente. La ricchezza che permise a Jefferson  - che all'epoca della dichiarazione d'indipendenza aveva solo 33 anni  -  e agli altri padri fondatori di credere di poter uscire da uno dei più potenti imperi del mondo derivava proprio dai profitti generati dallo sciavismo.
In altre parole, forse i coloni non si sarebbero mai ribellati alla madrepatria se non avessero capito che era proprio la schiavitù a consentirglielo; e non lo avrebbero fatto se non fossero stati convinti che l'independenza era necessaria per garantire che la schiavitù continuasse. Non è un caso se dieci dei primi dodici presidenti degli Stati Uniti erano proprietari di schiavi.

Nella versione finale della dichiarazione d'indipendenza non si fanno cenni alla schiavitù. E undici anni dopo, quando arrivò il momento di scrivere la costituzione, i suoi autori elaborarono con cura un documento che preservava e difendeva la schiavitù senza neanche nominarla.

La costituzione degli Stati Uniti si occupa direttamente della schiavitù in sei punti, coma ha spiegato lo storico David Waldstreicher, mentre in altri cinque ne parla indirettamente. Il testo proteggeva le "proprietà" degli schiavisti, vietava al governo federale d'intervenire per mettere fine all'importazione di schiavi africani per un periodo di vent'anni, consentiva al congresso di mobilitare le milizie per sedare le rivolte degli schiavi e costringeva gli stati dove la schiavitù era illegale a consegnare le persone fuggite dagli stati schiavisti. Lo scrittore e abolizionista Samuel Bryan denunciò l'inganno contenuto nella costituzione dicendo : "Le sue parole sono oscure e ambigue, tanto che nessun uomo semplice e di buon senso le avrebbe mai usate, e sono chiaramente state scelte per nascondere all'Europa che in questo paese illuminato la pratica dello schiavismo ha i suoi sostenitori anche tra gli uomini che ricoprono le più alte cariche di potere".

Secondo molti studiosi, il paradosso di continuare il traffico di schiavi in un paese fondato sulla libertà individuale portò a un irrigidimento del sistema delle caste basato sull'appartenenza razziale. Questa ideologia, rafforzata non solo dalle leggi ma dalla scienza e dalla letteratura razziste, sosteneva che i neri erano subumani, permettendo agli americani bianchi di continuare a vivere nella menzogna. Secondo gli storici Leland Ware, Robert Cottrol e Raymond Diamond, gli americani bianchi, che fossero o meno coinvolti nello schiavismo, "investivano psicologicamente ed economicamente sulla dottrina dell'inferiorità dei neri".  Mentre la libertà era un diritto inalienabile delle persone considerate bianche, la schiavitù e l'assoggettamento erano la condizione naturale delle persone che avevano anche una sola goccia di sangue "nero".

La legalità di questo concetto fu sancita dalla corte suprema nel 1857 : i giudici del massimo organo della giustizia statunitense decretarono che i neri, sia gli schiavi sia le persone libere, discendevano da una razza "schiava". Questo li rendeva inferiori ai bianchi e, di conseguenza, incopatibili con la democrazia statunitense. Questa teoria legittimò il razzismo endemico che gli Stati Uniti non sono ancora riusciti a estirpare. Se i neri non potevano mai diventare cittadini, se erano una casta separata da tutti gli altri esseri umani, non avevano bisogno dei diritti sanciti dalla costituzione, e così quel "noi" contenuto nella frase "noi il popolo" non era una bugia.


La soluzione di Lincoln


Il 14 agosto del 1862, solo cinque anni dopo la sentenza della corte suprema, il presidente Abraham Lincoln organizzò alla Casa Bianca un incontro con cinque stimati uomini liberi neri. Non succedeva spesso che dei neri entrassero nella residenza del presidente. La guerra civile tra il nord e il sud infuriava da più di un anno e gli abolizionisti neri, che facevano sempre più pressione su Lincoln perché abolisse la schiavitù, dovevano essere emozionati e orgogliosi per quell'invito.
La guerra non stava andando bene per Lincoln. La Gran Bretagna stava valutando la possibilità di intervenire al fianco della confederazione sudista, e Lincoln, che non riusciva a trovare abbastanza volontari bianchi da mandare a combattere, fu costretto a prendere in considerazione l'idea di arruolare americani neri tra le file dell'esercito nordista. Al momento della riunione con i leader neri Lincoln stava pensando a un proclama che emancipasse tutti gli schiavi negli stati che si erano staccati dall'unione se non si fossero arresi. Il proclama avrebbe anche permesso agli ex schiavi di arruolarsi nell'esercito dell'unione e di combattere contro i loro ex "padroni". Ma Lincoln era preoccupato per le conseguenze di una decisione così radicale. Come molti americani bianchi era contrario alla schiavitù, che considerava un sistema crudele in contrasto con gli ideali americani, ma era anche contrario a riconoscere l'uguaglianza dei neri.
Pensava che i neri liberi fossero una "presenza problematica" incompatibile con una democrazia destinata solo ai bianchi.
Quattro anni prima aveva detto : "Liberarli e renderli politicamente e socialmente nostri pari? Questo i miei sentimenti non lo accettano, e anche se lo facessero, sappiamo bene che la grande maggioranza dei bianchi non lo accetterebbe".
In quel giorno di agosto, quando arrivarono alla Casa Bianca, i cinque neri furono accolti dalla figura imponente di Lincoln e da James Mitchell, che otto giorni prima era stato nominato dal presidente commissario per l'emigrazione, una posizione appena creata nell'amministrazione. Dopo un breve scambio di convenevoli, Lincoln andò subito al punto e informò i suoi ospiti di aver convinto il congresso a stanziare i fondi per mandare via i neri dagli Stati Uniti una volta liberati.

"Perché i neri dovrebbero lasciare questo paese? Questa è forse la prima questione su cui ragionare", disse Lincoln. "Perché  voi e noi apparteniamo a razze diverse. La vostra razza ha molto sofferto vivendo tra noi, mentre la nostra soffre per la vostra presenza. In poche parole, tutti soffriamo".

Potete immaginare il silenzio che cadde in quella stanza, mentre il peso di quello che il presidente aveva detto toglieva momentaneamente il respiro a quei cinque uomini neri. Erano passati esattamente 243 anni da quando i loro i primi antenati erano sbarcati su quelle spiagge, prima della famiglia di Lincoln e molto prima della prima della maggior parte dei bianchi che insistevano nel sostenere che i neri non potevano vivere in quel paese. L'unione non era scesa in guerra per mettere fine alla schiavitù ma per impedire che il sud si separasse, eppure molti neri si erano arruolati. Gli schiavi fuggivano dai loro campi di lavoro forzato  - che ancora oggi chiamiamo piantagioni  -  e cercavano di unirsi ai combattimenti, servivano come spie, sabotavano i confederati, imbracciavano le armi per difendere la loro causa e quella dell'unità della nazione. E ora Lincoln li accusava di essere responsabili della guerra.

"Anche se a molti uomini impegnati da entrambe le parti non importa nulla di voi, senza l'istituto della schiavitù e la razza nera, la guerra non sarebbe scoppiata", disse il presidente. "E' meglio per tutti, quindi, se ci separiamo".

Quando Lincoln ebbe finito di parlare, Edward Thomas, che guidava la delegazione, lo informò, forse in modo un po' brusco, che intendevano consultarsi sulla proposta.

"Prendetevi tutto il tempo che volete", disse Lincoln. "Non c'è nessuna fretta".


Gli anni della speranza


Circa tre anni dopo quell'incontro, il generale Robert E. Lee, comandante delle truppe confederate, si arrese all'esercito nordista. All'improvviso quattro milioni di neri americani stavano per diventare liberi. E, contrariamente a quello che pensava Lincoln, la maggior parte di loro non aveva nessuna intenzione di andarsene, in linea con una risoluzione presentata a un convegno di leader a New York decine di anni prima : "Questa è la nostra patria e il nostro paese. Sotto la sua terra giaccionole ossa dei nostri padri. Qui siamo nati e qui moriremo".

Il fatto che gli ex schiavi si rifiutassero di lasciare il paese è una sorprendente dimostrazione della loro fedeltà agli ideali fondanti degli Stati Uniti. Come scrisse lo storico nero W.E.B. Du Bois : "Pochi uomini hanno venerato la libertà come hanno fatto i neri americani per due secoli". I neri invocavano da tempo l'uguaglianza ed erano convinti, come scrisse l'abolizionista Martin Delany, che "Dio ha dato lo stesso sangue a tutti i popoli che vivono sulla faccia della terra".
Così, finita la guerra, non volevano vendicarsi dei loro oppressori, come temevano Lincoln e tanti altri americani bianchi. Al contrario, tra il 1865 e il 1877 (il periodo successivo alla guerra conosciuto come "ricostruzione") gli ex schiavi s'impegnarono per migliorare il processo democratico. Mentre le truppe federali cercavano di arginare la violenza dei bianchi, i neri del sud aprirono sedi della Equal rights league  - una delle prime organizzazioni del paese per la difesa dei diritti umani  -  per combattere le discriminazioni e mobilitare gli elettori. Andarono in massa alle urne, riuscendo a eleggere degli ex schiavi nei saggi che erano stati dei loro padroni.
Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, il sud cominciò a somigliare a una democrazia, con i neri che ricoprivano cariche politiche a livello locale, statale e federale. Al congresso ne arrivarono sedici, tra cui Hiram Revels del Mississippi.
Più di seicento neri entrarono nei parlamenti degli stati del sud e centinaia ricoprirono incarichi a livello locale.
Questi deputati neri si unirono ai repubblicani bianchi, alcuni dei quali venivano dal nord, per scrivere le costituzioni statali più ugualitarie che il sud avesse mai avuto. Contribuirono all'approvazione di norme fiscali più eque e di leggi che proibivano qualsiasi discriminazione sui trasporti pubblici e nel mercato immobiliare.
La loro maggiore conquista fu la creazione della più democratica delle istituzioni statunitensi : la scuola pubblica".  


*Nikole Hannah-Jones è una giornalista d'inchiesta statunitense. Per il New York Times segue i temi che riguardano le discriminazioni razziali, in particolare nel sistema scolastico.

**Fine Terza Parte
(Fonte.:nytimes)
Bob Fabiani
Link
-www.nytimes.com