Il
#7Novembre i
malgasci sono stati convocati alle urne per votare il nuovo presidente della
Repubblica malgascia e, il responso - almeno quello relativo all'affluenza ai seggi - ha già emesso un verdetto: a votare sono stati il
47,18% degli aventi diritto al voto; per cui il dato evidenzia una
bassa affluenza, secondo quanto riporta
Ceni.
Questo dato è figlio della
crisi istituzionale che si è materializzata in
Madagascar nei mesi scorsi - di cui ci siamo ampiamente occupati su queste pagine virtuali - ; una crisi legata al fatto che la
#GrandeIsolaDallaTerraRossa è attraversata da una insistente "voglia di cambiamento"; un cambiamento auspicato dalla maggioranza del
popolo malgascio.
Nei mesi scorsi (leggi le
manifestazioni di
protesta andate in scena non solo nella capitale
#Antananarivo n.d.r) sopratutto le nuove generazioni, gli studenti, ma anche le
donne malgasce hanno fatto sentire la loro voce, in merito al fatto che, l'appuntamento elettorale coincidesse con l'inizio di un
cambiamento reale che, finalmente, rispondesse concretamente ai bisogni sociali della società civile.
Ma tutto questo è stato ignorato, disatteso.
-Presidenziali per "Soliti Noti"
La bassa affluenza alle
#Presidenziali2018 è dovuta anche dal fatto che si è deciso di votare in una giornata lavorativa quasi che le élite del Potere, quelli che detengono e dispongono di ingenti somme di denaro, al pari, di
imprenditori senza tralasciare gli
investitori stranieri sembra come se sia fatto a gara per creare una sorta di "zona cuscinetto" tra quello a cui aspira la
popolazione malgascia (e i l resto ... evidentemente gli interessi non convergono); in pratica, dalle parti di
Tana (come chiamano la loro città gli abitanti di
#Antananarivo n.d.t) è andata in scena la solita "partita": da una parte il
"Capitalismo morente" e dall'altra parte, dall'altra sponda, tutti gli altri che arrancano, disillusi e sempre più sfiduciati.
In un contesto del genere allora, oltre a questo dato dell'affluenza bassa, non può sorprendere che, al termine del
primo turno di queste
Presidenziali ci siano
" i soliti noti", i
candidati arcinoti e già
perdenti, nel senso che, il loro
fallimento - alla guida del
Madagascar - è cosa già accertata dai fatti.
Al termine della giornata di voto - andata in scena il
#7N - i
risultati parziali dicono che i
due candidati
presidenziali,
Andry Rajoelina e
Marc Ravalomanana, sono i protagonisti di un "testa a testa" dopo i primi risultati, molto parziali, emessi dalla
Commissione Elettorale malgascia.
E dunque chiunque vinca al prossimo
ballottaggio - che si terrà nel mese di
dicembre - sarà un qualcosa di già visto, già sperimentato e che non lascia molto spazio né può dare rassicurazione sul futuro del
Madagascar.
La campagna elettorale è stata di basso livello - ma ormai questa è una costante in questi tempi malati e reazionari - e non costituisce certo una novità se nella
#GrandeIsolaDallaTerraRossa si sia parlato poco e male degli interessi collettivi del
popolo malgascio : a ogni latitudine, ormai, possiamo certificare che la
Democrazia è in sofferenza tanto da essersi trasformata in qualcosa di molto diverso e inquietante, a maggior ragione durante una campagna elettorale che si svolge in
#Africa.
Anche qui, a
Tana, per tutta la giornata di ieri, si sono rincorse voci di
brogli elettorali quel che sappiamo, al momento di scrivere questo post, sono le notizie inerenti al
mancato diritto di voto che molti
elettori malgasci hanno subito, causa molti uffici erano chiusi e quindi chi aveva necessità di ritirare i documenti validi per esprimere il proprio voto hanno dovuto rinunciare.
La domanda che dobbiamo porci è la stessa che su queste pagine avevamo avanzato quando, le autorità
malgasce per sedare la
rabbia popolare all'indomani della discutibile scelta di
cambiare le
regole per la partecipazione alle Elezioni del
#7N; avevano messo in atto una
repressione poliziesca: a chi fa paura la voglia di cambiamento del popolo
malgascio?
A distanza di più di sette mesi siamo in grado di capire a chi, nel
Madagascar, non è andato a genio che la società civile, i giovani, gli studenti e le donne, si siano spinti a chiedere un
cambiamento radicale che metta al primo posto la
democrazia,
pari opportunità,
giustizia ma anche possibilità di
lavoro e di
salari dignitosi oltre al
rispetto dei
diritti umani e
sociali così a lungo disattesi.
Ma di tutto questo non si è parlato durante la campagna elettorale perché gli interessi degli
investitori stranieri non collimano con quelli del popolo
malgascio e anzi vanno nella direzione dell'
austerità tanto cara ai
"soliti noti" del
Fondo Monetario Internazionale.
E la
democrazia resta pura illusione e, nella più rosea delle aspettative resta sospesa, ingessata oppure si trasforma in qualcosa di
ibrido,
inquietante, diventando
"Democratura".
Allora avanti con i
"cavalli di ritorno" che rispondono al nome di
Andry Rajoelina e quello di
Marc Ravalomanana e tutto ciò rende queste elezioni sconfortanti e sicuramente, un occasione perduta.
E' dunque questo il dato che emerge dopo il voto popolare tra i più bassi mai registrati nella
#GrandeIsola e, al termine di un primo turno con più ombre che luci. Il vantaggio se lo contendono l'ex
Presidente della
Transizione, Andy Rajoelina e l'ex
Presidente Marc Ravalomanana, proprio lui, quello che sognava di passare alla storia come il "Migliore Presidente del
Madagascar" e, per riuscirci, non lesinò l'idea di buttarsi a capofitto nell'
"Affaire Daewoo".
Che cosa era questo affare?
Era il cosiddetto
"Affare del secolo", la vendita - ma sarebbe più corretto dire il regalo, la svendita che si doveva materializzare attraverso una
"concessione di 99 anni" ai
Sudcoreani della
Daewoo appunto - un regalo che avrebbe reso i rappresentanti di
Seul gli unici
padroni della totalità della
Terra dell'
Isola.
Un
abuso di potere da parte di
Ravalomanana senza precedenti, dal momento che la terra in
Madagascar è considerata
sacra e appartenente agli
antenati per cui nessuno può arrogarsene il diritto di poterla vendere.
-Conclusioni
Questi due
"soliti noti" della politica
malgascia sono i principali protagonisti della
crisi politica 2009 e, per questa ragione, non parteciparono alle elezioni del
2013.
Ma tutto cambia e tutto si ripresenta uguale a se stesso, l'importante salvaguardare gli interessi del
Capitalismo morente.
(Fonte.:jeuneafrique;lexpressmada;africa24;madagascar-tribune)
Bob Fabiani
Link
-www.jeuneafrique.com;
-www.lexpressmada.com;
-www.africa24.com;
-www.madagascar-tribune.com