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domenica 19 aprile 2020

Dossier Covid-19: L'Africa raggiunge i 20mila casi







La notizia è arrivata nelle prime ore di questa domenica 19 aprile 2020: il Continente Nero raggiunge i 20mila casi di contagio della pandemia da coronavirus. Lo rende noto l'Oms. E' il preludio al periodo decisivo per capire, nelle prossime settimane come evolverà il virus.
Gli esperti e gli scienziati con in testa l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno previsto che il picco di questa drammatica crisi sanitaria globale si toccherà nel mese di giugno.
Tuttavia, la prudenza è d'obbligo: nessuno può prevedere cosa accadrà realmente. Intanto i decessi sono arrivati a 1.021.




-Bollettino del 19 aprile 2020 (Report African Union)




 Sudafrica 3.034 (decessi 52) Egitto 2.844 (205) Marocco 2.670 (137) Algeria 2.534 (367) Camerun 1.016 (21) Tunisia 864 (37) Ghana 834 (9) Costa d'Avorio 742 (6) Gibuti 732 (2) Niger 639 (19) Burkina Faso 557 (32) Guinea 518 (3) Nigeria 493 (11) Senegal 350 (3) RDC 327 (25) Mauritius 325 (9) Kenya 262 (12) Mali 216 (13) Tanzania 148 (5) Ruanda 144 (6) Congo 143 (6) Somalia 135 (5) Madagascar 121 (0) Gabon 108 (1) Etiopia 105 (3) Togo 84 (5) Liberia 81 (7) Guinea Equatoriale 79 (0) Sudan 66 (10) Capo Verde 58 (1) Zambia 57 (2) Uganda 55 (0) Guinea Bissau 50 (0) Libia 49 (1) Eritrea 39 (0) Benin 37 (1) Mozambico 34 (0) Maldive 34 (0) Ciad 33 (0) Sierra Leone 30 (0) Zimbabwe 25 (3) Eswatini 22 (1) Malawi 17 (2) Namibia 16 (0) Botswana 15 (1) Rep.Centrafricana 12 (0) Seychelles 11 (0) Gambia 9 (1) Mauritania 7 (1) Sahara Occidentale 6 (0) Burundi 5 (0) Sao Tomé&Principe 4 (0) Sud Sudan 4 (0)

(Fonte.:afp;jeuneafrique)
Bob Fabiani
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-www.afp.fr
-www.jeuneafrique.com 

sabato 18 aprile 2020

L'epidemia di Coronavirus accelera in Africa (News For Africa, n°9)






La consueta "rassegna" delle notizie più importanti della settimana dal Continente oggi è interamente dedicata al #COVID19 in Africa.
In questo numero:

  • Africa, rischio di morte per 300mila 
  • Nigeria, polizia sotto accusa per la mano pesante durante il lockdown letale.
  • Madagascar, prolungato ancora lo stato d'emergenza
  • Africa, il farmaco magico
  • Bollettino 18 aprile 2020


-Africa, il virus potrebbe causare 300mila decessi

L'Uneca, la Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Africa, nel documento intitolato "Covid-19: per proteggere la vita e le economie africane" ritiene che a rischio di morte vi siano tra le 300mila e i 3,3 milioni di persone; per questo sollecita strumenti utili a contrastare la diffusione della malattia. Finora sono 991 i pazienti che hanno perso la vita a causa del Covid-19 in Africa, 70 nelle ultime 24 ore, mentre sono 19,373 i positivi, secondo il Centro per il controllo e la prevenzione della malattia in Africa.
Nel dossier dell'Uneca si evidenzia come il 56% della popolazione si trovi in zone marginali senza servizi di base, e solo il 34% ha la possibilità di lavarsi le mani con regolarità. A questo si somma il fatto che il 40% di chi ha meno di 5 anni è denutrito e che il 71% della forza lavoro svolge attività informali, per cui non può lavorare da casa né può rispettare le misure di lockdown imposte dai vari governi.
Ieri, intanto, l'OMS ha lanciato un ulteriore allarme: in soli 7 giorni si è registrato il 60% in più di decessi nell'intero continente.
(fonte.:afp)


-Nigeria, lockdown letale: la polizia sotto accusa dopo l'uccisione di 18 cittadini




"In questi giorni di confinamento è stato utilizzato un uso sproporzionato della forza, con abuso di potere e mancanza di rispetto per le leggi nazionali e internazionali", dichiara la Commissione nigeriana per i Diritti dell'Uomo (Nhrc) in un comunicato ufficiale di giovedì.
Nel suo report "sull'andamento della quarantena e sul rispetto dei diritti umani", la Commissione afferma che "la polizia nigeriana ha ucciso almeno 18 persone, accusaste di non aver rispettato le misure di contenimento per arginare l'epidemia di Covid-19" e sono state documentati almeno "105 atti di violazioni dei diritti umani in meno di 10 giorni".
Dal 31 marzo, infatti, molti stati della Nigeria hanno adottato misure di contenimento particolarmente severe a Lagos, nello stato di Abuja o Ogun, dove le persone sono obbligate a rimanere a casa, tranne che per acquistare cibo a giorni alterni.
Le misure sono state volute dal presidente Muhammadu Buhari per evitare che la pandemia si espandesse in aree metropolitane come Lagos  - città con oltre 20 milioni di abitanti - e dilagasse nel paese, visto che la Nigeria ha il maggior numero di persone che vivono in estrema povertà nel mondo (oltre 87 milioni nel 2019 secondo l'organizzazione World Poverty Clock).
Le azioni preventive come il "distanziamento sociale" i "l'obbligo di rimanere in casa" poco si conciliano, però, con tutta quella parte di "economia informale" fatta di persone (circa il 70% della popolazione) costrette ad uscire di casa per mangiare o garantirsi almeno un pasto al giorno", afferma la Nhrc.
Molti video, anche sui social, mostrano la polizia mentre distrugge le bancarelle del mercato o picchia violentemente la popolazione.
"La Commissione avrebbe dovuto fornire i dettagli di coloro che sono stati uccisi dai poliziotti" ha detto il portavoce della polizia Frank Mba, garantendo "la punizione per i colpevoli", in un paese nel quale le forze di sicurezza sono regolarmente accusate di abuso di potere e di corruzione.
Il paese africano conta attualmente 442 casi e 13 decessi, numeri bassi che si spiegano con la "bassa rivelazione di tamponi"  - riferisce il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) - che comunque, si sono "quadruplicati in meno di una settimana".
In aggiunta alla diffusione del virus e alle violenze della polizia, restano permanenti le continue brutalità da parte dei miliziani jihadisti di Boko Haram. Secondo le fonti del ministero dell'Interno nigeriano sono "almeno 14 le persone morte" dopo l'ennesimo attacco del gruppo jihadista contro il campo profughi nella città di Gamboru - situata nel nord-est della Nigeria al confine con il Camerun - con "altre decine di morti ancora da accertare e con oltre 2mila profughi rimasti senza tetto" in seguito all'incendio causato dall'attacco.
In un lungo video-messaggio Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha denigrato tutte le misure di contrasto alla pandemia volute da Buhari, indicando il coronavirus come "il prodotto del male commesso dai paesi occidentali".
Dal 2009 Boko Haram ha causato la morte di circa 36mila persone e ha costretto quasi altri 2 milioni a fuggire dalle loro case nella Nigeria nord-orientale, con centinaia di migliaia di profughi che vivono in campi sovraffollati e che dipendono dagli aiuti alimentari internazionali, con il rischio con la diffusione della pandemia.
(fonte.:thepunch)


-Africa, il farmaco magico

In Africa molti paesi si preparano al picco epidemico. Negli ospedali uno dei farmaci più diffusi è l'idrossiclorochina, un antimalarico usato da più di 30 anni.
Senegal, Burkina Faso, Camerun, Sudafrica, Marocco, Madagascar e Tunisia hanno annunciato studi clinici sul farmaco o ne hanno autorizzato l'uso negli ospedali.
In realtà la sua efficacia non è dimostrata, avverte l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), e a promuoverlo è un medico francese nato in Senegal, Didier Raoult, autore di uno studio controverso. Alcuni paesi si sono comunque mossi per accumularne scorte, come il Marocco, che ha requisito lo stock della filiale locale della Sanofi.
(fonte.:jeuneafrique)

-Madagascar, il presidente Rajoelina decide di prolungare lo stato d'emergenza 





A un mese dall'arrivo del coronavirus in Madagascar, dopo i famosi ultimi voli dalla Francia - prima della chiusura totale delle frontiere - la situazione aggiornata ad oggi, sabato 18 aprile è di 120 casi. Nessun decesso.
Intanto il presidente della Repubblica del Madagascar, Andry Rajoelina, ha varato il prolungamento dello stato d'emergenza per altri 15 giorni.
(fonte.:vim;lexpressmada)


-Africa Update:bollettino del 18 aprile 2020

Il Covid-19 avanza senza sosta nel continente: il dato di oggi registra il costante aumento dei contagi che ormai ha raggiunto 19,373 mentre i decessi sono 991.
Ecco la situazione paese per paese:

Egitto 2.844 Sudafrica 2.783 Marocco 2.564 Algeria 2.418 Camerun 1.016 Tunisia 822 Gibuti 732 Costa d'Avorio 742 Ghana 641 Niger 627 Burkina Faso 547 Guinea 477 Nigeria 422 Senegal 342 Mauritius 324 RDC 287 Kenya 246 Mali 190 Tanzania 148 Congo 143 Ruanda 138 Madagascar 120 Etiopia 96 Gabon 95 Togo 83 Somalia 80 Guinea Equatoriale 79 Liberia 76 Capo Verde 56 Uganda 55 Zambia 52 Libia 49 Guinea Bissau 43 Benin 35 Eritrea 35 Mozambico 34  Ciad 33 Sudan 32 Maldive 28 Sierra Leone 26 Zimbabwe 24 Angola 19 Eswatini 19 Malawi 17 Namibia 16 Botswana 15 Rep.Centrafricana 12 Seychelles 11 Gambia 9 Mauritania 7 Sahara Occidentale 6 Burundi 5 Dao Tomé&Principe 4 Sud Sudan 4
(fonte.:au.int)

Bob Fabiani
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venerdì 17 aprile 2020

La minaccia jihadista in Africa occidentale, al tempo del coronavirus






Le cronache che arrivano dall'Africa occidentale parlando di una netta ascesa dei miliziani, dove la cooperazione regionale è in crisi.
Sfruttando la grave pandemia che ha colpito in tutto il mondo - senza risparmiare il continente - Daesh (Isis) e Al Qaeda rilanciano la "Jihad": rimodellandola al tempo dell'epidemia da Covid-19.

Entriamo meglio nel dettaglio di un quadro preoccupante.

-Ascesa e chiamata alle armi

Mentre la pandemia del Covid-19 è nelle priorità dei governi di tutto il mondo, i conflitti che hanno occupato il centro della scena nel dibattito politico e mediatico si stanno attenuando sullo sfondo. Ma se da una parte il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guiterres, ha sostenuto che l'umanità affronta un nemico comune, il coronavirus, facendo appello per un "un cessate il fuoco globale", Daesh (Isis) e Al Qaeda hanno chiarito che vedono le cose diversamente.

In questa settimana, sul sito specializzato della minaccia jihadista, Site, entrambi i gruppi "hanno invitato i fedeli a colpire ovunque in Occidente o nei territori di conflitto".
In un nuovo editoriale dello scorso fine marzo sulla sua newsletter Al-Naba anche Daesh ha dichiarato "di voler sfruttare questo momento di debolezza dei governi occidentali e trarne il massimo vantaggio". Secondo Al-Naba "i credenti hanno il dovere di proteggere se stessi e i loro cari dalla diffusione di Covid-19", ma sopratutto di agire: viene dunque imposto ai sostenitori di Daesh (Isis) di "liberare i prigionieri e attaccare i diversi governi "apostati", senza mostrare loro pietà in questo momento di crisi".
L'editoriale chiude ricordando ai lettori che il modo migliore per evitare il coronavirus, considerato una punizione divina, è attraverso "l'obbedienza ad Allah e il jihad".




Un'ideologia che si rispecchia anche nella strategia del caos dello jihadismo. Già in questi anni la crescita dei gruppi jihadisti è stata più il risultato di guerre che la sua causa primaria. Daesh e Al Qaeda sono diventati una minaccia globale in gran parte sfruttando lo scontro e il fallimento dello stato prima in Afghanistan, poi in Siria e in Iraq e infine, più recentemente, nei conflitti interni dei paesi del Sahel in Africa occidentale.

Proprio in questi paesi Daesh punta a riprendere la lotta.

In Medio Oriente le milizie jihadiste mirano alla riconquista dei loro vecchi territori, in un'area gia destabilizzata dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e ulteriormente messa in pericolo dal coronavirus, con lo stato iracheno che "alle prese con un focolaio sempre più on ascesa, avrà difficoltà a contenere anche i miliziani jihadisti".
Ma un pericolo ancora maggiore proviene dalla zona del Sahel e dal bacino del lago Ciad dove Daesh è presente con due gruppi differenti, lo Stato islamico del Gran Sahara (Eigs) e lo Stato islamico dell'Africa occidentale (Iswap). Miliziani che stanno colpendo a cadenza ormai quotidiana sia i soldati dei vari governi africani che le truppe della missione francese anti-jihadista Barkhane.
Un esempio dell'attuale recrudescenza sono gli attentati contro militari e civili che ormai si verificano sempre più spesso in tutta l'area.
Come afferma l'editoriale di Al-Naba "la lotta si concentra dove i miliziani dello Stato islamico (Daesh) sono in netta ascesa in Africa", a causa anche di confini porosi e della mancanza di risorse dei diversi paesi africani del G5 Sahel (Burkina Faso, Niger, Mauritania, Ciad e Mali).

-Pandemia, alleata non richiesta dei miliziani

La pandemia rende questi gruppi ancora più pericolosi, poiché rallenta e indebolisce ulteriormente i governi e i militari locali.

"Se si interrompe la cooperazione tra i paesi regionali con le crisi sanitarie locali  - il Ciad ha dichiarato di voler abbandonare il G5 Sahel - o se il coronavirus richiede ai partner internazionali di disimpegnarsi, le conseguenze potrebbero essere disastrose e imprevedibili anche per l'occidente", afferma l'International Crisis Group (Ics) in un suo report sull'area.

"L'attenzione del mondo è giustamente incentrata sulla risposta alla pandemia, ma la comunità internazionale non deve distogliere lo sguardo o diminuiscono il proprio sostegno alla lotta contro la minaccia jihadista - conclude Ics - un nemico la cui ideologia intollerabile è l'opposto dell'umanitarismo che questo momento richiede".

-Cornavirus Africa Update (bollettino odeirno del 17 aprile 2020)






Le notizie odierne che arrivano dal continente sul fronte della crisi sanitaria sono preoccupanti. In rapida successione sono uscite alcune proiezioni che inquadrano la situazione, in netto peggioramento.
L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha reso noto che si sono registrati il 60% di decessi in solo 7 giorni.
A preoccupare la comunità scientifica è anche il dato del Dipartimento dell'Unione Africana (AU) che prevede 10 milioni di contagi da Covid-19 in Africa nei prossimi 6 mesi.
Un giorno prima, erano state le Nazioni Unite a divulgare un dato drammatico: si prevedono circa 300mila decessi in tutto il continente nero.
Il rischio che si intravede all'orizzonte sono le rivolte sociale nelle quali, potrebbero inserirsi anche i miliziani jihadisti.

-Bollettino odierno

Intanto i casi aumento senza sosta: i casi di contagio sono arrivati a 18,020 mentre, al momento, i decessi sono 942.

Ecco la situazione paese per paese:

Sudafrica 2.605 Egitto 2.505 Algeria 2.268 Marocco 2.251 Camerun 855 Tunisia 780 Costa d'Avorio 688 Ghana 641 Niger 609 Gibuti 591 Burkina Faso 543 Nigeria 407 Guinea 404 Senegal 335 Mauritius 324 RDC 287 Kenya 234 Mali 171 Ruanda 138 Madagascar 117 Congo 117 Gabon 95 Tanzania 94 Etiopia 92 Togo 81 Somalia 80 Liberia 73 Capo Verde 56 Uganda 55 Guinea Equatoriale 51 Zambia 48 Libia 48 Guinea Bissau 43 Benin 37 Eritrea 35 Sudan 32 Mozambico 29 Ciad 27 Maldive 23 Zimbabwe 23 Angola 19 Namibia 16 Malawi 16 Eswatini 16 Botswana 15 Sierra Leone 15 Rep.Centroafricana 12 Seychelles 11 Gambia 9 Mauritania 7 Sahara Occidentale 6 Burundi 5 Sao Tomé&Principe 4 Sud Sudan 4

(Fonte.:afp;jeuneafrique)
Bob Fabiani
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giovedì 16 aprile 2020

Dossier: COVID-19. Pandemia e cambiamenti








A partire da questo post, AfricaLand Storie e Culture africane, inizia una serie di approfondimenti sulla crisi sanitaria globale: le "questioni aperte" che il virus ha portato alla ribalta - in Africa (è di oggi la notizia di una tragedia avvenuta in Nigeria dove, 18 persone uccise dalla polizia dopo che non avevano rispettato il lockdown imposto dalle autorità; n.d.t) come nel resto del mondo - e, giocoforza finiranno per cambiare, in modo deciso, la vita di tutti i cittadini. Ricchi e poveri.


-Cambio di vita

La pandemia di Covid-19 ha trasformato il mondo.

Passeggiare con un amico è ormai impossibile tanto quanto rispettare le regole di bilancio (in Europa e ancor di più in Africa) : il banale diventa l'eccezzione; l'inimmaginabile, il quotidiano. Mentre tutto cambia, alcuni colgono l'occasione per fare buoni affari (ne parleremo nei prossimi giorni), altri si chiedono : salvare delle vite è un buon motivo per mettere a rischio il libero scambio (è uno dei temi in discussione ... mentre, ci sono miliardi di persone che in Africa, da un giorno all'altro, hanno perso quel poco che erano riusciti a raccogliere, tra indicibili sofferenze e sacrifici, negli ultimi 10 anni. E ora si ritrovano al punto di partenza : nella povertà assoluta ... è questo il futuro che attende il continente se, non si riuscirà a contrastare la pandemia)?

Nel cosiddeetto primo mondo, il coronavirus ha posto una domanda straziante  - aleggiata sinistramente - nei pronto soccorso come nei salotti : il virus sarebbe stato altrettanto letale se le politiche di austerity non avessero smantellato la sanità pubblica (ne parleremo nel prossimo weekend)?

Infine, un ultimo spunto di riflessione (ma sarà uno dei dossier) : un virus che sembrava abolire le frontiere, sociali e nazionali, ha finito per consolidarle. Chi approfitterà degli appelli all'unità lanciati nel pieno della lotta contro l'epidemia?

Il Covid-19 ha anche portato alla luce il "nervo scoperto" delle autorità mondiali (compreso il continente nero n.d.t), sempre più ossessionati dal "controllo in sicurezza" dei loro cittadini : che cosa accadrà con l'arrivo di un app  - negli smartphone di milioni e milioni di persone, a ogni latitudine e in ogni posto e contrada del pianeta - che servirà per "tracciare" spostamenti, incontri e via dicendo di persone che hanno avuto (o sono in procinto di contrarre) il virus?

Sono questioni che ci riguardano tutti e coinvolgeranno anche l'Africa, anche perché questa app avrà anche altri scopi (politici) dato che la pandemia porterà grande caos e rivolte sociali.

Il coronavirus non ha cambiato solo il mondo ma anche le abitudini delle persone, in questi approfondimenti racconteremo tutto quello che sarà il dopo-pandemia.


-Covid-19 diventerà "male stagionale"


Il virus pandemico diventerà stagionale, un po' come l'influenza. E se il distanziamento sociale può ridurre l'arrivo di pazienti in condizioni critiche in ospedale, dando respiro ai sanitari, la trasmissione di Covid-19 riprenderà una volta che queste  misure saranno revocate travolgendo nuovamente le strutture sanitarie, tanto che potrebbe essere necessario mantenere il distanziamento sociale in modo intermittente anche nel 2022, per far fronte alle ondate epidemiche.
Inoltre servono al più presto studi sierologici per far luce sulla durata dell'immunità acquisita dai pazienti. Lo suggerisce uno studio appena pubblicato su Science dal team di Stephen M.Kissler dell'Harvard T.H.Chan School of Public Health di Boston (USA), che per il futuro prevede un "andamento stagionale" del virus.
Mentre la pandemia ancora dilaga, ci si chiede in tutto il mondo per quanto tempo il virus ci farà compagnia. Ora il nuovo studio di modelizzazione suggerisce che l'incidenza di Sars-CoV2 fino al 2025 dipenderà in modo decisivo proprio dalla durata dell'immunità umana.
Secondo gli autori, sono necessari "urgentemente sudi sierologici longitudinali per determinare l'estensione dell'immunità della popolazione, e per capire se questa immunità diminuisce con il tempo e con quale frequenza".

-Coronavirus Africa Update (dato del 16 aprile 2020)

Come scriviamo da molti giorni, il virus avanza sempre più inesorabile in Africa tanto che gli scienziati sono sempre più preoccupati : nel continente si rischiano perdite umane che, l'Osce, non più tardi di oggi, ha calcolato intorno ai 300mila decessi.

Ecco la situazione aggiornata.





Sudafrica 2.506 Egitto 2.350 Algeria 2.160 Marocco 1.988 Camerun 848 Tunisia 747 Costa d'Avorio 638 Ghana 636 Niger 570 Burkina Faso 528 Gibuti 435 Guinea 404 Nigeria 373 Mauritius 324 Senegal 314 RDC 254 Kenya 225 Mali 148 Ruanda 134 Congo 117 Madagascar 111 Tanzania 88 Etiopia 85 Togo 81 Gabon 80 Somalia 60 Liberia 59 Capo Verde 56 Uganda 55 Guinea Equatoriale 51 Zambia 48 Guinea Bissau 43 Benin 35 Eritrea 35 Libia 35 Sudan 32 Mozambico 29 Ciad 23 Maldive 21 Angola 19 Zimbabwe 18 Namibia 16 Malawi 16 Eswatini 15 Botswana 13 Sierra Leone 13 Seychelles 11 Rep.Centroafricana 11 Gambia 9 Mauritania 7 Sahara Occidentale 6 Burundi 5 Sao Tomé&Principe 4 Sud Sudan 4

(Fonte.:monde-diplomatique;sciencemag;au.int)
Bob Fabiani
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-www.monde-diplomatique.fr
-www.sciencemag.org
-au.int 
  

mercoledì 15 aprile 2020

Coronavirus, le istituzioni internazionali si mobilitano per l'Africa









Africaland Storie e Culture africane pubblica il testo ufficiale redatto da diciotto capi di Stato, di governo e di istituzioni internazionali provenienti dall'Africa e dall'Europa che sostengono le misure di emergenza per aiutare il continente  a far fronte alla pandemia.

-Il documento

La rapida diffusione dell'epidemia Covid-19 ha messo a dura prova i sistemi di sanità pubblica e ha causato danni economici, sociali e umanitari senza precedenti in tutto il mondo. Il virus non conosce confini.
La gestione di questa crisi richiede una forte risposta internazionale, guidata da un imperativo di solidarietà e responsabilità condivisa. Solo una vittoria totale, compresa l'Africa, può superare questa pandemia.
Possiamo vincere questa battaglia, a condizione che agiamo senza indugio sfruttando al meglio il tempo e le risorse a nostra disposizione. Altrimenti, la pandemia potrebbe colpire l'Africa molto duramente, il che prolungherebbe notevolmente la crisi globale.


-Risposta coordinata

In Africa, governi, medici, operatori sanitari, scienziati e società hanno una preziosa esperienza nelle lotte alle epidemie. L'Unione Africana è impegnata a sostenere una risposta coordinata a livello continentale. La maggior parte dei paesi ha già adottato misure ferme per rallentare la diffusione del virus e, se necessario, è pronta ad andare oltre. Accogliamo con favore la nomina da parte dell'Unione Africana di quattro inviati speciali responsabili della mobilitazione della comunità internazionale a sostegno dell'Africa.
Avranno un ruolo chiave nell'attuazione della nostra strategia collettiva.
Questa strategia richiede uno sforzo internazionale senza precedenti. Misure efficaci per controllare il virus hanno costi enormi per i sistemi sanitari, le economie e le persone. Per assorbire questo shock, l'Africa avrà bisogno del pieno sostegno di tutti i suoi partner.
I governi e le istituzioni multilaterali, in particolare l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la Banca mondiale, la Banca africana di sviluppo e il Fondo monetario internazionale nonché enti di beneficenza, organizzazioni non governative e il settore privato devono rispondere immediatamente alla chiamata del G20 e unire le forze per consolidare le difese sanitarie dell'Africa.

Per questo è essenziale:


  1. Rafforzare la capacità dell'Africa di rispondere all'emergenza sanitaria, fornendo un sostegno immediato ai sistemi sanitari africani attraverso la mobilitazione di tutte le risorse disponibili attraverso istituzioni e canali esistenti come il Fondo globale e il 'Gavi Alliance', senza tuttavia influenzare i programmi attuali. A questo proposito, sosteniamo la proposta europea di organizzare una conferenza di finanziamento a maggio.
  2. Distribuire un imponente pacchetto di misure di sostegno economico, commisurato alle esigenze valutate dai ministri delle finanze africani (almeno 100 miliardi di dollari) e dalle Nazioni Unite al fine di dare ai paesi africani il margine di manovra che hanno necessità di finanziare la lotta contro la pandemia e i suoi effetti indiretti, economici e sociali. Chiediamo in particolare alla Banca mondiale, al Fondo monetario internazionale, alla Banca africana di sviluppo, alla Nuova Banca di sviluppo e ad altre istituzioni regionali di utilizzare tutti i loro strumenti per sostenere le economie africane e di rivedere il loro accesso alle politiche finanziarie e i loro massimali delle quote per consentire ai paesi a basso reddito di beneficiare degli aiuti. Per questo : "Chiediamo una moratoria immediata al servizio di tutti i debiti esterni, sia bilaterali che multilaterali, pubblici e privati, fino alla fine della pandemia".
  3. Rispondere alla richesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite di un'iniziativa umanitaria ambiziosa per l'Africa, basata sul piano globale di risposta al Covid-19, per fornire aiuti alimentari e necessitàdi base per le popolazioni più colpite dalle misure di allontanamento sociale e più esposte al contagio, in particolare rifugiati, migranti e sfollati. Il programma alimentare mondiale dovrebbe assumere la guida di questa operazione in coordinamentocon tutte le organizzazioni interessate, e difendere rapidamente dei finanziamenti adeguati a farlo.
  4. Promuovere un meccanismo panafricano per il coordinamento scientifico e politico, in linea con le azioni attualmente condotte da organizzazioni come la Coalizione per le innovazioni in preparazione alle epidemie (Cepi), il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie Africa (Cdc) e strutture nazionali come la reete internazionale degli Istituti Pasteur, per il coordinare le competenze africane con la risposta globale guidata dall'OMS e garantire un'equa distribuzione di test, trattamenti e vaccini quando possibili.

Abiy Ahmed, Primo Ministro dell'Etiopia
Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri dell'Italia
Antonio Costa, Primo Ministro del Portogallo
Abdell Fattah al-Sissi, Presidente della Repubblica araba d'Egitto
Moussa Faki Mahamat, Presidente Commissione Unione Africana
Paul Kagame, Presidente della Repubblica del Ruanda
Ibrahim Boubacar Keita, Presidente della Repubblica del Mali
Uhuru Kenyatta, Presidente della Repubblica del Kenya
Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica della Francia
Angela Merkel, Cancelliere Repubblica Federale Tedesca
Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo
Jao Lourenço, Presidente della Repubblica dell'Angola
Cyril Ramaphosa, Presidente del Sudafrica
Mark Rutte, Primo Ministro dei Paesi Bassi
Macky Sall, Presidente del Senegal
Pedro Sanchez, Primo Ministro del Regno di Spagna
Felix Tshisekedi, Presidente della Repubblica Democratica del Congo
Ursula von der Leyen, Presidente della Comunità europea

(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
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martedì 14 aprile 2020

Quando la pandemia sarà finita (appello-programma in 11 punti)*








Pubblichiamo un appello-programma in 11 punti, al quale AfricaLand Storie e Culture africane aderisce.


-Programma per il "dopo" : Quando la pandemia sarà finita


Il Virus COVID-19 in grandissima parte dei paesi e sembra non volersi placare se non dopo aver toccato l'ultima contrada del pianeta.
Abbiamo davanti la più grave emergenza sanitaria della storia umana, dopo la Spagnola. Negli ultimi tempi, di fronte alla minaccia globale del riscaldamento climatico, abbiamo assistito alla sostanziale indifferenza dei poteri dominanti. Tutto è continuato come prima, perché il rischio appariva lontano, non portava danni immediati al processo di accumulazione capitalistica. Oggi, la pandemia, che si diffonde quasi con la velocità dei flussi finanziari mondiali, ha messo in scacco la crescita, ha fermato la grande giostra e rischia di schiantarla. La verità dell'evento e la radicalità delle sue implicazioni, i morti e la distruzione di ricchezza, impongono che dopo la grande tempesta nulla sia più come prima.



  1. Il potere pubblico deve tornare a riacquistare centralità. L'emergenza sanitaria ha dimostrato in Italia e nel mondo, il suo ruolo insostituibile. Occorre riporre nella teca dell'antiquariato l'intero armamentario della cultura neoliberista. Lo stato nazionale e a maggior ragione l'UE, devono tornare a essere agenti di investimento, dotati di una politica che risponda ai bisogni e ai diritti collettivi e avvii la riconversione ecologica.
  2. Un posto di rilievo spetta alla sanità.  Il suo finanziamento, il suo carattere pubblico, la sua equa distribuzione nel territorio, devono essere posti al centro dell'azione di governo. Una sanità equa è una delle leve per rendere omogeneo il welfare del Mezzogiorno con quello del resto del paese. Il Sud ha subito una distribuzione iniqua delle risorse pubbliche, che ha allargato il divario con CentroNord. Si dovrà cancellare dal calendario politico ogni ipotesi di autonomia differenziata e rivedere il rapporto stat-regioni.
  3. Auspichiamo un sistema sanitario europeo che darebbe un grande contributo al processo di unificazione dell'Unione, tramite questo pilastro fondamentale del welfare.
  4. Occorrono più risorse pubbliche.  Per questo s'impone una vasta operazione di giustizia sociale non più rinviabile. Oggi, mentre gran parte dei cittadini italiani non può uscire di casa, tanti altri non hanno di che mangiare. Occorre un rapido riequilibrio nella distribuzione della ricchezza e un sistema fiscale progressivo, che renda permanente tale distribuzione, il che richiede anche l'introduzione di una tassazione patrimoniale che colpisca la grandi ricchezze, con una franchigias che salvaguardi i bassi redditi e il piccolo risparmio.
  5. Occorre finanziare generosamente la Ricerca.  L'Italia è agli ultimi posti dei paesi europei per quota di Pil ad essa dedicati. Sopratutto quella di base e nelle scienze umanistiche. I dipartimenti universitari sono stati sempre più "invitati" o costretti, per sopravvivere, a trovare i finanziamenti delle imprese che, ovviamente, prediligono quei temi più spendibili sul mercato. Occorreranno più risorse, molte delle quali andranno investite nella scuola. Ma non per favorire le piattaforme informatiche delle multinazionali e i venditori di computer, suggerendo che la didattica online, praticata nella fase dell'emergenza, debba diventare l'unica e magari la migliore didattica. L'alfabetizzazione digitale della popolazione appartiene alla ragione strumentale, non alla formazione che invece deve tornare ad essere impegno della scuola come formazione alla solidarietà, alla cooperazione, alla cittadinanza attiva e responsabile, alla democrazia: tutti valori indispensabili a ricostruire il mondo del futuro.
  6. La necessità di maggiore risorse finanziare pubbliche richede una revisione del bilancio statale.  Non è più possibile, in un'epoca in cui la vita umana appare così fragile e a rischio, mentre il pianeta mostra segni inquietanti di collasso, accettare che miliardi di danaro pubblico finiscano ogni anno nella costruzione di cacciabombardieri, di portaerei, bombe e armi varie. I nostri soldi messi al servizio di ordigni che produrranno morte, distruggendo abitati, territori, paesaggi, beni artistici.
  7. Non siamo più disposti ad accettare alcuna Realpolitik.  Consideriamo assurdo ritenere razionale tutto ciò che è reale. Sappiamo bene che a tali spese ci obbligano i trattati internazionali, ma proprio per questo occorre metterli in discussione. Se la democrazia deve rappresentare il volere popolare, questo deve poter mettere in discussione la logica bellica dei poteri sovranazionali. Occorre perciò uscire dalla NATO, denunciarla come la centrale del disordine internazionale degli ultimi 20 anni, un costosissimo strumento del potere geopolitico americano e niente di più. Ripugna a qualunque mente non asservita, l'idea di una istituzione che utilizza ingenti risorse per distruggere e devastare, mentre la Terra necessita della nostra cura, e occorre salvarsi da squilibri planetari sempre più minacciosi.
  8. Le pandemie non provengono solo dagli animali selvatici.  Non occorre andare nella Foresta amazzonica per trovare focolai di future possibili pandemie. Gli allevamenti intensivi degli animali, nei nostri territori e nelle nostre stalle  -  che inquinano terre e acque e alterano il clima  -  hanno già causato migliaia di morti, oltre che ingenti danni economici: la BSE, la Salmonella DT 104, l'Escheria coli 0157, ecc. Solo il caso oggi ci difende dal passaggio all'uomo delle innumerevoli malattie che spesso devastano questi allevamenti.
  9. Occorre perciò cambiare la Politica Agricola Comunitarie  (PAC), che oggi finanzia le agricolture industriali e i grandi allevamenti inquinanti, mentre distribuisce briciole ai contadini e nulla fa per proteggere i braccianti migranti, sfruttati come schiavi, senza i quali nessun prodotto arriverebbe sulle nostre tavole. Ma occorre anche difendere una nuova cultura alimentare, che limiti il consumo della carne, da considerare nociva per la salute nella situazione attuale.
  10. La ricostruzione dell'economia e della vita civile e sociale nella fase post pandemica richiederà il contributo più largo possibile del lavoro umano a tutti i livelli e in tutti i campi. Per questo proponiamo, come hanno fatto altri paesi europei, di regolarizzare gli immigrati e dare loro un lavoro pienamente tutelato, in agricoltura come nell'industria e nei servizi, come pure forme di servizio civile volontario, anche su scala europea, dei giovani che abbiano terminato il loro corso di studi.
  11. Il carattere globale della pandemia,  così come il riscaldamento climatico, mettono in luce il carattere antiquato dell'attuale assetto degli stati nazionali in reciproca competizione, quando non in reciproco conflitto armato. Il nostro fragile destino comune domanda oggi una nuova logica di governo nel mondo, fondato sulla cooperazione, per gestire insieme le ardue sfide che attendono l'umanità tutta intera.

*Piero Bevilacqua, Laura Marchetti, Tonino Perna, Enzo Scandurra, 
  Ignazio Masulli, Andrea Ranieri, Luigi Ferraioli, Tommaso Montanari,
  Alfonso Gianni, Battista Sangineto, Adriano Labbucci, Maria Pia Guermandi,
  Alberto Magnaghi, Ilaria Agostini, Daniele Saponaro, Franco Novelli, Guido Viale,
  Alberto Magnaghi, Ilaria Agostini, Daniele Vannetiello, Rossano Pazzagli,
  Francesco Trane, Carlo Cellamare, Aldo Carra, Domenico Rizzuti, Ginevra Bompiani,
  Pietro D'Amore, Pietro Caprari, Roberto Budini Gattai, Massimo Veltri, 
  Amalia Collisani, Vittorio Boarini, Enzo Paolini, Marta Petrusewicz, Piero Di Siena,
  Giancarlo Consonni, Claudia Mineide, Patrizia Ferri, Lucinia Speciale, Felice Spignola,
  Graziella Tonon, Piero Castoro, Pino Ippolito Arminio, Vera Pegna, Silvia Acquistapace, 
  Paolo Gelsomini, Armando Vitale, Rita Paris, Emilia Peatini, Silvana Mazzoni, Marina Leone,
  Vittorio Sartogo, Ivana Zomparelli, Sergio Sarli, Annabella D'Elia, Manuela Bonfigli, Alfonso    Gambardella, Alfredo Messina, Marcello Paolozza, Bruno Fiore

(Fonte.:ilmanifesto)
Bob Fabiani
Link
-www.ilmanifesto.it 
 
     

lunedì 13 aprile 2020

Africa, in aumento casi, decessi e ricoveri da #Coronavirus







La pandemia da coronavirus avanza inesorabile in tutto il Continente: nel nuovo bollettino pubblicato sul sito dell'Unione Africana (AU) si conferma che, i paesi interessati dall'epidemia sono 52, i casi 13,814 e i decessi  747 mentre i ricoveri sono 2.355.


-Bollettino (Africa Update dato del 13 aprile 2020)




Sudafrica 2.028 Egitto 1.939 Algeria 1.825 Marocco 1.746 Camerun 820 Tunisia 707 Costa d'Avorio 533 Niger 491 Burkina Faso 484 Ghana 408 Nigeria 323 Mauritius 319 Senegal 280 Guinea 250 RDC 234 Gibuti 214 Kenya 197 Ruanda 120 Mali 116 Madagascar 106 Togo 76 Etiopia 71 Congo 70 Uganda 53 Liberia 50 Gabon 49 Zambia 43 Guinea Bissau 39 Tanzania 32 Libia 25 Somalia 21 Guinea Equatoriale 21 Mozambico 20 Maldive 19 Angola 19 Sudan 19 Namibia 16 Ciad 15 Eswatini 14 Zimbabwe 14 Malawi 13 Rep.Centrafricana 11 Seychelles 11 Sierra Leone 10 Gambia 9 Capo Verde 8 Mauritania 7 Burundi 5 Sao Tomé&Principe 4 Sud Sudan 4 Sahara occidentale 4


-Cina razzista contro africani

A Canton, nel sud della Cina, alcuni africani sono stati cacciati dalle loro abitazioni e obbligati a dormire in strada per il sospetto che fossero affetti da COVID-19, mentre all'entrata di un centro commerciale sono stati affissi alcuni cartelli in inglese per indicare un divieto "per i neri": la causa sarebbe quella di salvaguardare la salute collettiva.
In fretta e furia, le autorità locali, sono state costrette a inscenare una conferenza stampa in cui i responsabili cinesi della città, d'accordo con il governo hanno ribadito che "non esiste nessun attacco razzista nei confronti dei nostri fratelli africani".
(fonte.:internazionale)

-Madagascar


    







Il giorno di Pasqua il presidente malgascio, Andry Rajoelina invia un messaggio di speranza al mondo alle prese con la drammatica crisi sanitaria con la biodiversità del Madagascar composta per l'80% da specie endemiche.
In un messaggio su Twitter, lo stesso presidente scrive che: " In attesa dei risultati degli studi clinici, siamo fiduciosi di poter cambiare il corso della storia di questa lotta mondiale contro l'epidemia. Effettueremo anche test di laboratorio in cui il farmaco verrà somministrato in diverse forme".
(fonte.:@SE-Rajoelina)


-Documento ufficiale dell'Unione Africana (AU)




L'Unione Africana (AU) ha nominato gli inviati speciali per mobilitare il sostegno economico internazionale per il continente nella lotta contro il COVID-19.
(fonte.:@AfricanUnion)
Bob Fabiani
Link
-www.internazionale.it
-www.jeuneafrique.com