TAG - AfricaLand Storie e Culture africane

AFRICA - Anc - DIASPORA - Segregazione razziale - - DIRITTI UMANI - migrazioni - TORTURE - RAZZISMO - Lotte anti-Apartheid - AFRIKANER - Afroamerican - LIBIA - lager libici - Libertà - Rwanda - genocidio rwandese - Namibia - genocidio dimenticato - Donald Trump - trumpismo - NELSON MANDELA - APARTHEID - SUD AFRICA - THOMAS SANKARA - Burkina Faso - rivoluzione burkinabé - STEVE BIKO - MARTIN LUTHER KING - i have a dream - slavers 2017-2018 - schiavitù - SCRITTORI D'AFRICA - Negritudine - PANAFRICANISMO - AFROBEAT - FELA KUTI - NIGERIA - BLACK MUSIC - BLACK POWER - BLACK LIVES MATTER - SELMA - Burundi - referendum costituzionale - Pierre Nkurunziza - presidente onnipotente - Madagascar - Place du 13 Mai - Antananarivo - Madagascar crisis - Tana Riot -Free Wael Abbas - Egitto- Piazza Tahir- Rivoluzione2011- Al Sisi - Italia - Esecutivo Giallo-Verde - osservatorio-permanente - Storie-di-Senza-Diritti-Umani - Barack Obama - Obama Years- Dakar2021 - World Water Forum - ChinAfrica - Brics - ambiente - Climate Change - FOTO DEL GIORNO - REGGAE -#mdg2018 - #MadagascarDecide - 'AL DI LA' DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO' - IL ROMANZO - #GiletsJaunes - Afroitalian - Walter Rodney - Brexit - Coronavirus - #LEDITORIALE - News For Africa - I Can't Breathe - #USA2020

venerdì 8 febbraio 2019

'AL DI LA' DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO' , #RomanzoAfricano







         "Chiunque voglia privarmi 
           della dignità è destinato a perdere"
                           (Nelson Mandela)





Il mio 'Primo Romanzo Africano', intitolato 'Al di la' di ogni ragionevole dubbio' è una Storia di denuncia collettiva quella, inscenata, dal meraviglioso popolo malgascio, all'indomani dell'ennesimo tradimento da parte di chi, dovrebbe curare e difendere gli interessi dei milioni di abitanti che vivono sull'#IsolaDallaTerraRossa: i politici, i detentori del potere sono spesso, come raccontano le vicende politiche e geopolitiche del Continente Nero, i primi nemici dei popoli africani.




E' questo il prologo di questa storia; di queste vicende che si dipanano tra il Madagascar e la Francia: sono la stessa faccia di una stessa medaglia, laddove, élite, capitalisti senza scrupolo, si adoperano, un giorno dopo l'altro per sfruttare i vantaggi che le loro posizioni "in alto" gli consentono di poter gettare sul tavolo: a Parigi come a #Tana - chiamata in questo modo affettuoso dai cittadini della capitale malgascia, nota con il nome di #Antananarivo.

E' una storia dei nostri giorni: una storia fatta di tradimenti, sfruttamento, violenze diffuse (e non risparmiate a nessuno) e, una storia di corruzione, arma letale usata dal "Capitalismo morente" per ricattare milioni e milioni di persone, in Africa come nel cuore dell'Europa.





Le vicende di questo romanzo si svolgono tra il Madagascar e la Francia e raccontano in egual misura questi difficili che viviamo da quando, dieci anni fa, è scoppiata la "crisi di sistema" a livello finanziario (con la follia dello sdoganamento della cosiddetta "Finanza creativa" che altro non è che una "truffa a livello globale", fatta veicolare dalla "Borsa di Wall Street" a New York per spostare l'asse della qualità della vita di milioni e milioni di persone, ossia quel 99% di cittadini costretti a vivere come "nuovi schiavi" e sotto la dittatura di quell'1% che detiene tutta la ricchezza mondiale); questa truffa, nota con il nome di "Scandalo dei Subprime" racchiude, in verità, un qualcosa di molto più complesso che una semplice crisi economica: è, in realtà, lo strumento di cui si sono serviti le élite, le "classi dominanti", guardacaso, sempre le stesse, in qualsiasi continente; per andare all'attacco di diritti fondamentali, acquisiti per lo più nello scorso secolo tra il 1968 e il 1977.

E' questa la posta in gioco: togliere i diritti fondamentali - civili, umani e sociali - dei cittadini e farlo in nome  e per conto delle élite che diposngono, a loro piacimento tutta la ricchezza e il potere tanto da ricattare, attraverso istituzioni internazionali (FMI, n.d.t) interi Stati e popoli.

'Al di la' di ogni ragionevole dubbio' indaga su questa "discesa agli inferi" che ha tante facce, tanti episodi e prologhi - anche se in realtà questi episodi sono ben custoditi nei ricordi dei cittadini occidentali come di quelli dei paesi in via di sviluppo - ma portano tutti nella stessa direzione: mettere in discussione non solo la qualità della vita dei singoli ma, addirittura, tutto l'architrave delle cosiddette "democrazie avanzate". E' quello che accade in Francia dove, questa deriva sociale, politica e democratica fa tornare le lancette dell'orologio indietro, in un incredibile "corsa verso il baratro".

Dove riemergono odii razziali, derive nazifasciste il tutto veicolato dal "nemico di turno" che, il Potere, ogni potere sa trovare, alimentare, veicolare per distrarre il sentire comune dei cittadini mentre, uno dopo l'altro, gli Stati europei riscoprono la povertà e l'austerità. Ma il problema principale dei vari governi è la "lotta al terrorismo".

In un pericoloso dualismo tra "cristiani e musulmani", tra occideente evoluto e sempre e comunque dalla parte del giusto e gli altri, tutti gli altri. Additati, etichettati come i peggiori "fautori del male".

Queste sono le vicende ma, nel raccontarle, ho voluto prenderle e osservarle dall'orizzonte visivo "altro", dalla "parte africana" con tutti i pro e i contro: è così che questa storia è anche un "Romanzo di speranza".
Bob Fabiani
Link
-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com;
-https://www.facebook.com/bobfabiani10/;
-https://www.instagram.com/BobFabiani9314;
-https://about.me/BobFabiani;
-https://www.twitter.com/BobFabiani  

giovedì 7 febbraio 2019

BLACK HISTORY MONTH (IL MESE DELLA STORIA DEI NERI)






Il mese della storia dei neri (Black History Month, o Afro-American history) è una ricorrenza osservata negli Stati Uniti d'America, Canada e Regno Unito per celebrare l'importanza delle persone e degli eventi nella Storia della Diaspora Africana.

E' celebrato annualmente negli Stati Uniti e Canada durante il mese di Febbraio e nel Regno Uniti in Ottobre.


-Cenni storici (Negro History Week - 1926)

Il precursore del Black History Month fu ideato nel 1926, quando lo storico Carter G. Woodson e l'Associazione ASALH annunciarono che la seconda settimana di Febbraio sarebbe stata chiamata "negro history week".



Tale settimana fu scelta poiché vi ricadevano i compleanni di Abramo Lincoln (politico, avvocato, 16°esimo Presidente USA, primo esponente del Gop - Partito Repubblicano USA: restò alla Casa  Bianca dal 4 marzo 1861 all'Aprile 1865 quando venne assassinato) e di Frederick Douglass (politico, scrittore, editore, oratore, riformatore, abolizionista e sostenitore del diritto di voto per le donne statunitense).

Dalla fase iniziale dell'evento, fu posto l'accento principalmente sulla necessità di incoraggiare l'insegnamento coordinato della Storia dei neri americani nelle scuole pubbliche della nazione.
Nonostante non fosse stato riconosciuto universalmente, l'evento fu comunque considerato da Woodson come "uno dei passi più fortunati mai percorsi dall'associazione".

L'evento fu ripianificato su base annua.



Ai tempi del lancio della "Negro History Week", Woodson sostenne che l'insegnamento della Storia Africana era indispensabile per garantire la sopravvivenza fisica e intellettuale della razza all'interno della società più ampia.


"Se una razza non ha una storia, non ha delle tradizioni ultili, essa diventa un fattore insignificante nel pensiero del mondo, e si trova in pericolo di essere sterminata.
Il nativo americano non lasciò alcuna treaccia. Egli non apprezzava il valore della tradizione; e dov'è oggi?
Gli ebrei apprezzarono avidamente il valore della tradizione, com'è attestato dalla stessa Bibbia.
A dispetto di una persecuzione a livello mondiale, dunque, esso è un grande fattore nella nostra civiltà".
(Woodson, "Negro History Week", pp 239)


-Stati Uniti (1976)

L'espansione dell'evento Black History Month, fu in un primo momento proposta dal leader dei Black United Students della Kent State University nel febbraio 1969.
Proprio in questa università, la Ken State si tenne la prima celebrazione del mese della storia dei neri: era il 1970.






 Sei anni dopo, nel 1976, durante il Bicentenario USA, l'espansione della Negro History Week   Black History Month divenne ufficialmente riconosciuta dal governo americano.


-Regno Unito (1987)

Il mese della storia dei neri viene celebrato anche nel Regno Unito a partire dal 1987. L'istituzione Black History Month è generalmente attribuita al lavoro dell'analista ghanese Akyaaba Addai  - Sabo e al Consiglio della Grande Londra (abbrevviato GLC, fu il massimo organo amministrativo di governi locali della Greater London, dal 1965 al 1986. Sostituì il precedente London Country Council - LCC che ricopriva un'area meno estesa).


-Canada (1995)

Nel 1995, dopo la mozione del politico Jean Augustine, la Camera dei Comuni del Canada riconobbe ufficialmente Febbraio come il mese della storia dei neri.
Nel 2008 il senatore Donald Oliver propose al Senato di riconoscere definitivamente tale ricorrenza, ottenendo l'approvazione all'unanimità.

-Polemiche e critiche

Ogni anno il Black History Mont è argomento di dibattito sull'utilità e imparzialità di un mese dedicato alla storia di una singola razza. Molte perplessità riguardano il fatto che la Storia Nera venga relegata ad un solo mese e che venga banalizzata tramite il "culto degli eroi".





A tal riguardo, l'attore black e regista, Morgan Freeman, molto critico nei confronti del Black History Month disse : "Non voglio un mese della storia dei neri. La storia dei neri è la storia americana".
(Fonte.:theatlantic;newyorker;thenation)
Bob Fabiani
Link
-https://www.theatlantic.com;
-https://www.newyorker.com;
-https://www.thenation.com  
  

martedì 5 febbraio 2019

Marcus Garvey "Ritorno all'Africa"





Marcus Garvey (Saint Ann's Bay, 17 agosto 1887 - Londra, 10 giugno 1940) sindacalista, scrittore giamaicano. 

Dedicò tutto il suo impegno alla lotta  - condotta in USA - per migliorare le condizioni inumane in cui venivano costretti a lavorare i neri.

Garvey predicò il ritorno in Africa di tutti i neri del mondo, che non dovevano sentirsi cittadini dei paesi in cui risiedevano, ma africani.

- La profezia

 Il grande attivista giamaicano predicò una profezia contenuta nella Bibbia amarica* ovvero l'incoronazione in Africa di un Re nero, che avrebbe cacciato il colonialismo, estirpato il male e preparato il Continente Nero al ritorno della sua gente.
Quando il 2 novembre 1930 Ras Tafari Maconnèn fu incoronato Imperatore dell'Etiopia prendendo il nome di Hailè Selassie, i molti neri giamaicani videro l'avverarsi di questa profezia e diedero vita al Movimento del Rastafarianesimo**.





"Voglio muovere il cuore di ogni uomo nero perché tutti gli uomini neri sparsi nel mondo si rendano conto che il tempo è arrivato, ora, adesso, oggi, per liberare l'Africa e gli africani.
Uomini neri di tutto il mondo, unitevi come in un corpo solo per ribellarvi : l'Africa è nostra, è la vostra terra, la nostra patria ... Ribellatevi al mondo corrotto di Babilonia, emancipate la vostra razza, riconquistate vostra terra".
(Bob Marley)





Marcus Garvey diventa così punto di riferimento del Movimento dei musicisti reggae : la stupenda musica ipnotica con il ritmo incalzante e rigorosamente "in levare" che, dalla Giamaica, ha saputo conquistare il mondo e gli appassionati e spinto, da ultimo l'UNESCO, ha dichiarare la 'musica del popolo' Patrimonio dell'Umanità con questa motivazione : "per il contributo alla presa di coscienza internazionale" sulle questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità; a seguito di quella profezia, gli stessi artisti lo elessero a loro profeta.




Istituì ad Harlem la sede del governo in eslio della Grande nazione africane. Fondò una compagnia di navigazione, la Black Star Steamship con l'incarico di trasportare passeggeri di colore, all'interno dell'Arcipelago delle Antille, in netta opposizione alle altre compagnie che da anni avevano istituito la segregazione.

A seguito di una condanna per frode postale all'origine di presunte irregolarità nel sistema dei finanziamento della compagnia, fu graziato dal presidente Calvin Coolidge (33°esimo presidente USA dal 1923 al 1929) e successivamente espulso dagli Stati Uniti e rispedito nella nativa Giamaica.

-Universal Negro Improvement Association and African Cummunities League





In Giamaica, Marcus Garvey fondò l'associazione Universal Negro Improvement Association and African Communities League : si tratta di una organizzazione Pan-africanista  che aprì i battenti a Kingston, nel 1914 e, il cui motto è "un dio, un oggetto, una destinazione".
Quattro anni dopo, nel 1918, a New York fonda la rivista "Negro World" : un settimanale che iniziò le pubblicazioni nel gennaio di quell'anno diventando la voce dell'associazione UNIA.





-Panafricanism e Black Power

Il contributo di Garvey rappresenta la base ideologica di quella dottrina nazionalista africana che troverà largo seguito negli USA a partire dagli anni '60 con la fondazione del "Potere Nero"*** fondato da Stokely Carmichael : noto con il "nome africano" Kwame Ture, attivista trinidadiano-statunitense, è stato il leader del Student Nonviolent Committee (SNCC, pronuncia "Snick") più tardi divenne primo ministro onorario delle Black Panther.





-Note

*Bibbia Amarica : lingua ufficiale dell'Ethiopia di origine semitica, presenta affinità con l'aramaico, l'ebraico, l'arabo, il maltese, la lingua fenicia e le leingue estinte della Mesopotania.  Appartiene, insieme al Tigrino (lingua semitica parlata dalla omonima etnia, presente sopratutto in Eritrea e nel Nord dell'Ethiopia, appunto nel Tigrè: viene parlata in Israele dai migranti di origine Falasha n.d.t), al ramo delle lingue nate in Africa nel gruppo delle "lingue semitiche",  un ramo delle lingue Afro-Asiatiche parlate in Africa e in Asia.

**Rastafarianesimo : religione monoteista nata negli anni'30 del Novecento, si presenta erede del cristianesimo.

***Potere Nero : slogan politico e nome di diverse ideologie la Black Power aveva come mission di promuovere interessi, istituzioni culturali e politiche della collettività nera e afroamericana negli USA.



Marcus Garvey "Ritorno all'Africa"


"Perciò, negri, io vi dico che con l'Universal Negro Improveement Association un grande destino ci aspetta. Io vedo il futuro, vedo avanti a me il quadro di un'Africa redenta, con le sue città punteggiate di luci, con la sua bella civiltà, con i suoi milioni di bambini che corrono su e giù. Perché dovrei perdere la speranza, perché dovrei cedere e accontentarmi degli ultimi posti in questa  epoca di progresso? Ricordate che siete uomini, che Dio vi ha fatto signori di questo creato.
Levatevi, uomini, levatevi dal fango e attaccate le vostre speranze alle stelle; sì, levatevi in alto quanto le stelle. Non permettete a nessuno di distruggere le vostre ambizioni, perché l'uomo è soltanto il vostro eguale; l'uomo è vostro fratello; non è il vostro signore, non è il vostro padrone e sovrano".
(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
Link
-www.jeuneafrique.com
            

lunedì 4 febbraio 2019

LETTERA A FRANCESCO DAL MIO ISLAM FERITO - 'ALA al -ASWANI*







In occasione del primo storico viaggio di un Pontefice nella Penisola Arabica quella di Papa Francesco negli Emirati Arabi, il più importante scrittore #egiziano 'Ala al-Aswani ha preso "carta e penna", scivendo una lunga lettera alla massima autorità della religione cristiana : AfricaLand Storie e Culture africane ne riporta fedelmente e integralmente il testo qui di seguito.






-Breve nota dell'autore

'Ala al-Aswani, nato a Il Cairo nel 1957 è un medico specializzato in odontoiatra (esrcita tuttora la professione di dentista); ha effettuato i suoi studi all'Università dell'Illinois a Chicago (USA). E' anche un importante scrittore egiziano e, nei lunghi anni della dittatura di Mubarak è stato la voce storica contro il regime. Nei giorni epici della protesta di #PiazzaTahrir proprio lo scrittore che, politicamente si è sempre dichiarato indipendente, è stato uno dei fondatori del movimento di opposizione "Kifaya" - letteralmente vuol dire : "Basta così" - di quei giorni poi, l'autore pubblicò un saggio intitolato "La Rivoluzione egiziana" e venne definito dal @theguardian "il libro più importante dell'anno" (il 2011).






-La visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi 


Il viaggio-visita negli Emirati Arabi di Papa Francesco durerà tre giorni : si tratta della prima volta e, l'arrivo ad Abu Dhabi ha generato anche alcune voci di protesta da parte delle organizzazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani. Tuttavia il Papa prima di partire aveva lanciato un appello a favore della pace in Yemen martoriato da una cruenta guerra civile alimentata anche e sopratutto dall'Arabia Saudita che guida una coalizione di cui, appunto, fanno parte anche gli Emirati Arabi e, che da almeno cinque anni sta producendo una catastrofe disumana.



Questo non ha evitato le polemiche anche perché questa guerra, come ha più volte denunciato l'ONU è "la peggiore attuale crisi umanitariaprovocata dall'uomo" (e dalle bombe anche prodotte dall'Italia n.d.t). Il Papa nel presentare questo viaggio ha parlato così : "Arrivo come fratello per scrivere insieme una pagina di dialogo e percorrere insieme sentieri di pace". Ma gli Emirati Arabi hanno al loro interno drammatiche contraddizioni e, per questa ragione, secondo Amnesty International può essere "sfruttato" per presentare al mondo da parte degli emiri, una "tolleranza religiosa  di facciata" che, secondo l'organizzazione non corrisponde alla realtà dei fatti.
Amnesty International ha esortato il Papa a denunciare la repressione in atto negli Emirati Arabi.

All'arrivo all'aeroporto di Abu Dhabi, Papa Francesco, è stato accolto anche dal grande imam Al-Azhar nonché Ahmad Al-Tayyeb, la massima autorità dell'Islam sunnita.
(Bob Fabiani)


-Lettera a Francesco dal mio Islam ferito*


"Santo Padre,
 mentre si apprtesta a visitare il mondo arabo, gli Emirati Arabi Uniti prima, e il Marocco poi, sento il desiderio di rivolgermi a Lei per esprimerle la gioia che il suo viaggio porta nel mio cuore e in quello, mi permetto di dire, di migliaia di persone che come me in questa regione sono nate e diventate adulte. E, come me, negli ultimi anni hanno sognato un mondo diverso.
Per prima cosa, ci tengo a dirle che la ammiro moltissimo: non molti pontefici sono riusciti a tenere vivo il contatto con la gente come sta facendo Lei.
Non molti altri sono stati umanisti, come è Lei: amanti dell'umanità tutta, a prescindere dalle sue differenze e dalle religioni che professa. Da anni la vedo lottare per una Chiesa cattolica che serva l'umanità e non per un'umanità che serva la Chiesa cattolica. Ho vissuto in Egitto per la maggior parte della mia vita: da qualche tempo, per motivi che sarebbe qui molto lungo e complesso spiegarle, sono stato negli Stati Uniti. Non mi sorprendo che in entrambi questi Paesi Lei sia molto popolare, sia dentro che fuori la Chiesa.
Nel seguire il suo Pontificato, non posso nasconderglielo, molto spesso sono rimasto sorpreso: la prima volta è stato quando ha deciso di vivere in un piccolo appartamento, di condividere la tavola con altre persone, di andare in giro spesso su auto piccole e che non si fanno notare, invece delle lussuose berline vaticane. Quando ho capito tutto questo, mi perdoni Santità, non ho potuto fare a meno di sorridere: ho pensato a quante persone intorno a Lei non sarebbero state contente. Il modello che propone, non so quanto se ne renda conto, sta mettendo in imbarazzo molte persone nella Curia romana.
Ma per noi che la osserviamo da fuori è una novità rivoluzionaria ed entusiasmante.
Di tutte le cose che ha detto o fatto da quando è stato eletto, quella che più mi ha colpito è stato il sostegno che più di una volta ha offerto ai rifugiati e ai migranti: ho pensato che fosse frutto della sua esperienza, della sua vita. Lei è figlio di immigrati e questo probabilmente l'ha resa sensibile al dramma delle persone che lasciano il loro paese per cercare una vita migliore: ma questo non è scontato. Anche il presidente della nazione che oggi mi ospita, Donald Trump, ha sangue di immigrati nella sua famiglia: ma deve averlo dimenticato. Come hanno fatto i rappresentanti del Congresso americano che, di fronte al suo discorso nel 2015 e al suo richiamo alla dignità dell'uomo, avevano le lacrime agli occhi. Ma poi sbattono la porta in faccia a chi arriva negli Stati Uniti in cerca di speranza e opportunità.
Riuscirà Lei a toccare il cuore di milioni di giovani arabi che in questi giorni seguiranno il suo viaggio attraverso la televisione e internet? Non ho problemi a confessare che se la stessa domanda mi fosse stata rivolta riguardo a uno dei suoi predecessori avrei detto di no, che si sarebbe trattato di una visita soltanto decorativa. Oggi, Santo Padre, la penso in maniera opposta: ci sono molti messaggi che i giovani arabi si aspettano di ascoltare da Lei. Parole coraggiose, che sollevino i cuori e gli animi bui che hanno seguito quella che molti hanno definito la nostra Primavera.
Gli Emirati Arabi Uniti, il paese che è la tappa della sua prima visita, sono protagonisti di una terribile guerra in Yemen. Sono certo che lo sa, Santità, non occorre che glielo ripeto io. Eppure mi lasci dire quanto sarebbe importante che ne parlasse. Ho scoperto leggendo articoli di giornale che, come me, è un grande ammiratore di Fedor Dostoevskij: sono certo allora che sa bene che il grande scrittore più di una volta si chiese perché alcuni bambini dovessero soffrire tanto e perché Dio permettesse che tanta sofferenza fosse inflitta loro. Una domanda che l'autore mettere in bocca a uno dei fratelli Karamazov, Ivan. Se me lo concede, ci terrei a ricordarle che Ivan parlava principalmente di bambini malati e sosteneva che se Dio esistesse davvero non avrebbe dovuto permettere l'esistenza di certe malattie e il fatto che a soffrirne fossero prima di tutto i bambini: ma qui, Santità, non parliamo di malattia. Le persone che incontrerà stanno spendendo milioni di dollari per armi che uccidono i bambini, decine di migliaia di bambini yemeniti. La domanda che pone Ivan Karamazov dunque è molte rilevante, se messa nel contesto della sua visita e del suo  incontro con il principe degli Emeriti Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, uno dei principali promotori della guerra in Yemen.
Può sembrarle un appello poco coerente il mio: un musulmano che chiede al Papa cattolico di parlare del dolore del mondo arabo. Ma credo che uno dei risultati maggiori ottenuti dal suo papato sia stato quello di varcare i confini del mondo cattolico, di essere capace di rivolgersi al mondo intero. Mi sono fatto l'idea che il Dio di cui parla Lei non sia solo il Dio dei cattolici, ma quello di ogni essere umano. Per questo credo, e spero, che le sue parole arrivino fin dentro le celle del mio Egitto, dell'Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e dello Yemen. Tutte le persone che vi sono rinchouse hanno bisogno del suo supporto e della sua solidarietà. Della sua vicinanza. Della sua parola. Molti, moltissimi di quelli che sono oggi in quelle carceri sono lì perché hanno osato sognare: libertà, democrazia, diritti. Vorrei davvero che Lei potesse dire una parola su tutto questo.
Capisco che possa essere difficile: non sono certo un ingenuo. Ma sarebbe importante se potesse vedere queste persone, e i segni della tortura sul loro corpo. Lei una volta ha lavato i piedi a un rifugiato musulmano a Roma durante le celebrazioni della Pasqua cattolica. E a Buenos Aires aveva fatto lo stesso con un giovane tossicodipendente. Sono gesti come questi che incarnano la mia idea di cristianità e spiegano perché nutro tanta ammirazione nei suoi confronti. Lei ha detto più volte che dobbiamo accettare tutti e tutti quelli  che soffrono devono essere confortati. Non dimentichi che sta entrando in una zona del mondo dove centinaia di migliaia di persone soffrono in ogni momento: e da Lei si aspettano una dimostrazione di supporto e di solidarietà.
Non le chiedo di parlare direttamente di politica, ma vorrei che le persone che sono nelle prigioni dei paesi che ho menzionato e di altri nella regione, come anche il Marocco dove andrà presto in visita, sentissero che il Papa conosce il loro dolore ed è al loro fianco. In Marocco migliaia di persone sono finite in carcere per aver chiesto pane, lavoro, dignità: è successo con il precedente re e suo figlio, l'attuale sovrano, aveva promesso che durante il suo regno le cose sarebbero state diverse. Ha provato, per un po': ma molte cose non sono cambiate e oggi come allora chi protesta finisce in cella. In Marocco come in Egitto come in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. Per esperienza, perché conosco alcune delle persone che sono in quelle celle, posso dire che per loro farebbe una grande differenza saperla al loro fianco.
Qualcuno ha detto che non avrebbe dovuto andare nella penisola arabica: voglio dirle che non sono d'accordo. Lei sa cosa voglia dire stare vicino agli ultimi sin da molto prima di essere eletto Papa: un politico deve chiedersi se sia giusto incontrare principi e governanti con le mani sporche di sangue. Il Papa no: il Papa, a mio modesto parere, deve andare dove la gente soffre. E io le sono grato perché lo sta facendo.
Faccia buon viaggio. La aspettiamo a braccia aperte.
'Ala al-Aswani"

*Questa lettera-appello dello scrittore egiziano è apparso sulle colonne de @larepubblica, nell'inserto culturale @Robinson
(Fonte.:repubblica;jeuneafrique;afp)
Bob Fabiani
Link
-www.larepubblica.it;
-www.jeuneafrique.com;
-www.afp.fr
         
     

domenica 3 febbraio 2019

Nigeria, elezioni presidenziali 2019 delicate: tra voglia di cambiamento e astensionismo







La #Nigeria tra 9 giorni vivrà una giornta importante. Sono in programma il 16 febbraio le elezioni Presidenziali. Il grande paese africano è stretta tra la voglia dei #nigeriani di lasciarsi alle spalle la lunga scia di morte dei miliziani di #BokoHaram e il fallimento della presidenza di Muhammadu Buhari.



Il presidente uscente, a pochi giorni dal voto elettorale sospende il presidente della Corte suprema confermando così in un certo senso, uno stato di agitazione : l'attuale presidente nigeriano sembra preoccupato della tornata presidenziale e, lo conferma il fatto che, questa campagna elettorale anomala : i due principali candidati sono praticamente assenti dal dibattito presidenziali.




- Wole Soyinka, Nobel per la Letteratura 1985, dichara la sua indisponibilità a votare per i candidati (due) favoriti a guidare la Nigeria


A pochi giorni dal voto  - mancano nove giorni - presidenziale, nel paese africano più popolato del Continente Nero, dove su 190 milioni di abitanti, il 60%, ha meno di 30 anni, i candidati favoriti sono due ultrasettantenni : l'attuale presidente in carica dal 2015, Muhammadu Buhari, 76 anni, e Atiku Abubakar, 72 anni.

Sarà anche per questo che Wole Soyinka critica duramente i due candidati, ritenuti, inadatti a risolvere le difficili sfide che attendono la Nigeria nei prossimi anni.




"Io, Wole Soyinka, non voterò per nessuno dei due".

Questa la posizione netta e precisa del Premio Nobel per la Letteratura nel 1985, che poi spiega la sua decisione con queste parole.

"Trovo che entrambi siano degni di un rifiuto totale per diverse ragioni che non starò qui a elencare. Non mi interessa fare paragoni ed è troppo tardi. E' arrivato il momento di prendere una nuova direzione. Non sono il solo a pensarla così, altrimenti non ci sarebbero così tanti partiti dell'opposizione che puntano a governare".

Cosa decideranno i #nigeriani : diserteranno in massa i seggi elettorali oppure, invece, si recheranno a votare ma, seguendo il suggerimento di Soyinka e non voteranno per i due candidati favoriti alla poltrona presidenziale e, alla fine, si orienteranno sugli altri 71 candidati?

(Fonte.:jeuneafrique)
Bob Fabiani
Link
-www.jeuneafrique.com  

sabato 2 febbraio 2019

Quali sono i capi d'accusa contro Kamto?






Il 28 gennaio a #Douala è stato arrestato il leader dell'opposizione al regime di Biya, presidente dell'MRC - Movimento per la Rinascita del Camerun e, come riportano i reporter di @Journal du Cameroun, Kamto, contesta apertamnente l'ennesima rielezione alle recenti Presidenziali di Paul Biya che, dal canto suo, non è stato in grado di far restare le proteste e la crisi del cosiddetto "Camerun Anglofono", un'espressione di malcoltento regionale. Rifiutando completamente ogni forma di dialogo e di concessione, dal momento che, le rivendicazioni nel 2018, era iniziata come una "richiesta del diritto dei cittadini e degli studenti di parlare e studiare l'inglese". Da quel momento, in realtà, il Camerun ha conosciuto un esclation pericolosa, sfociata, nei mesi centrali del 2018 come una "crisi sociale e politica".

In quell'occasione Biya, non ha saputo andare oltre risposte muscolari e presto, il paese africano si è trovato di nuovo nella spirale della secessione : una parte del paese (quello che si ritrova rappresentato nella lingua inglese) ha iniziato a ribellarsi alla repressione del presidente e, al culmine della crisi, è stata anche proclamata l'indipendenza (dal Camerun) dell'Ambazonia.

Due giorni prima, il 26 gennaio, Kamto, avevaindetto una serie di manifestazioni in tutte le principali città del paese. Quel giorno le forze dell'ordine hanno sparato sulla folla, ferendo 6 attivisti, arrestando 117 manifestanti, per lo più simpatizzanti MRC : nelle stesse ore circa 50 manifestanti hanno invaso e saccheggiato l'ambasciato #camerunense a #Parigi, saccheggiando i ritratti del capo di stato.

     





-Otto capi d'accusa gravissimi contro Kamto


La ratifica dei capi d'accusa che hanno colpito il leader del MRC, Maurice Kamto sono in tutto 8 e sono pesantissimi. A recapitarli alla figura più in vista dell'opposizione, è stata la Procura di #Yaoundé.

"Sedizione, ribellione di gruppo, ostilità alla patria, insurrezione, disturbo dell'ordine pubblico, associazione a delinquere, incitamento all'insurrezione e complottismo".




Da ieri, 1 febbraio, Kamto ha potuto inziare l'iter processuale anche se resta nelle mani del Gruppo operativo speciale (GSO), l'unità speciale delle forze dell'ordine camerunensi.

Mentre si apprende che alcuni giornalisti sono stati rilasciati dopo gli arresti di massa dello scorso lunedì, 28 gennaio, è circolato il dato reale degli arresti dei manifestanti : sono in tutto 217 e sono stati fermati dalle autorità negli ultimi giorni.
(Fonte.:journalducameroun;jeuneafrique)
Bob Fabiani
Link
-https://www.journalducameroun.com;
-www.jeuneafrique.com   

venerdì 1 febbraio 2019

AL DI LA' DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO, UNA STORIA D'EMANCIPAZIONE CORALE






Scrivo queste poche frasi quando mancano una manciata di ore al 3° appuntamento in Diretta-Live (https://www.facebook.com/bobfabiani10/) per continuare gli incontri che animano #LaDiscussione "intorno e sul mio Primo Romanzo Africano-Malgascio".


A quanti mi chiedono il motivo che mi ha spinto a scrivere questa storia mi sento di dire poche, essenziali cose.

Era molto tempo che stava maturando in me, l'urgenza, la voglia, la necessità di scrivere "una storia altra", una di quelle che avesse come stella polare, un punto di vista differente. Non ci sono in realtà altre spiegazioni e motivazioni più importanti di questa: mi accingevo a scrivere le vicende che gravitano all'interno di questo romanzo, con questa "spia sempre accesa".

Mano a mano che passavano i giorni la convinzione diventava sempre "più necessaria".

Impellente. 






Cosa vuol dire scrivere "una storia altra"?

Vuol dire cambiare prospettiva: mettersi in scia di una storia che prendesse a esempio, non solo e non soltanto, il "punto di vista corrente". La narrazione che parte da un presupposto che a contare sia sempre e comunque, quello che si pensa nel "Primo Mondo" e, quindi mettersi nella condizione di scrivere da una posizione di superiorità, di supposta conoscenza di ciò che pensiamo di conoscere a fondo solo perché siiamo nati nella parte di mondo che ha colonizzato, occupato, rubato e scippato tutto quello che c'era da rubare nel Continente Nero, conosciuto col nome di #Africa.

Ma non volevo scrivere una storia che servisse a "discolpare" la mia sete di indagare, provare a immergermi, in un mondo affascinante, in un posto meraviglioso come la #GrandeIsolaDallaTerraRossa.
Sarebbe stato inutile e presuntuoso da parte mia mettermi su questa sponda. Alla base di questo mio 'Primo Romanzo Africano' c'è, invece,tutta la mia eterna riconoscenza verso il meraviglioso popolo malgascio per come mi ha accolto durante i miei due viaggi in #Madagascar, c'è la mia voglia di raccontare la vitalità, la grande urgenza che ho percepito mentre calcavo il suolo dell'Isola; quella voglia irrefrenabile di Giustizia, Pari opportunità, quel formidabile sogno che anima i giovani malgasci verso la "pretesa del cambiamento", in modo che il #Madagascar diventi sempre più un Paese solidale, democratico, meritocratico e, se allora, queste mie percezioni sono la "realtà vitale" della società civile dell'Isola, la storia che mi accingevo a scrivere non poteva non tenerne conto.

E così è stato ... esattamente così ho potuto scrivere una storia di ribellione e di insurrezione collettiva per il rispetto dei diritti umani e dell'emancipazione di tutte le donne africane: uno degli snodi fondamentali di questa "Storia Africana - Malgascia".

Bob Fabiani
Link
-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com;
-https://www.facebook.com/bobfabiani10/;
-https://www.instagram.com/bobfabiani9314;
-https://www.twitter.com/bobfabiani;
-https://about.me/bobfabiani