"Se volete che ci comportiamo meglio allora, cazzo, comportatevi meglio voi"
(Tamika Mallory, tra le principali organizzatrici della #MarciadelleDonne 2017)
E' appena trascorsa la
settima notte di
rivolta consecutiva negli
Stati Uniti e la situazione diventa sempre più complessa e
incendiaria.
Sono due gli aspetti salienti delle ultime
24 ore che fotografano un'
America sull'orlo del baratro.
Procediamo con ordine.
Nel tardo pomeriggio
americano, dopo, la richiesta della
Famiglia Floyd, è arrivato il responso dell'
autopsia indipendente.
"Il decesso di George Floyd, 46enne di Minneapolis, è morto soffocato per 'per soffocamento'".
Questo responso, per il momento, rende una parziale
giustizia smentendo in modo netto quella del
Hennepin Country Medical Examiner che escludeva il decesso di asfissia traumatica per strangolamento.
Evidentemente questa è la stella polare che sta alla base delle
rivolte divampate in modo drammatico e disperato - come non si vedevano almeno da più di mezzo secolo - in questa
America ancorata sempre più in modo netto, alla questione delle questioni: il
razzismo. L'odio
razziale che è il fulcro e la spinta
identitaria dei
#WhiteSupremacy.
Un problema riemerso in tutta la sua dirompente attualità in questa
"America 2020" lacerata, sfibrata e mai così divisa e rancorosa. L'una contro l'altra.
La drammatica pandemia da
Covid-19 non ha fatto altro che portare alla luce quanto, la comunità
afroamericana sia stata colpita dal tasso di mortalità da questo virus. Il
lockdown - unico modo per contenere i contagi - ha condotto il paese nella
disperazione sociale.
Ma la comunità
afroamericana non aveva certo bisogno di toccare con mano l'arrivo della pandemia per avere l'ennesima certezza di una acclamata
disuguaglianza sociale che ha radici antiche e lontane nel tempo, quel tempo che molti, qui, negli
Stati Uniti sognano di poter riportare a galla.
A nessuno certamente sarà sfuggito né durante la campagna elettorale per le
Presidenziali 2016 né tanto meno, nel proclama di insediamento di
Trump quell'inneggiare al
"Great America Again", laddove,
"again" è inteso ancora con quel "tratto razzista" che i
bianchi del
Sud degli
Stati Uniti mettevano in atto grazie alla manovalanza del
Ku Klux Klaan.
Questo è necessario ricordarlo per comprendere da dove arrivi tutta la
narrazione biliosa e
rancorosa di questo presidente quando, non più tardi di ieri, alle
sette della sera (ora di
Washington),
#TheDonald ha definitivamente gettato la maschera, in una delle sue uscite più spericolate e pericolose.
"Si deve usare la forza per fermare i rivoltosi. Si deve sparare dopo che arrivano i saccheggi. Se le cose non cambiano schiero la polizia militare".
Una drammatica "chiamata alle armi" precettando l'esercito per fare in modo da giustificare la narrazione da
"guerra civile" nel cuore d'
America.
Queste parole del presidente hanno fatto da sfondo alla
settima notte di
rivolta consecutiva della comunità
afroamericana (ma non solo) e può segnare uno spartiacque che può portare in ogni direzione. Appare ormai chiaro che la tattica di
Trump non è improntata alla
riappacificazione nazionale ma soltanto, alla tutele del suo elettorato.
Eppure sarà importante non cadere in questa trappola:
Trump, in quanto presidente degli
Stati Uniti dovrà capire - da questo momento in avanti - che non si può stare alla
Casa Bianca ed "essere il presidente di una sola parte".
Le
rivolte divampate in tutte le città
americane stanno mandando un segnale preciso: è arrivato il momento di risolvere l'odiosa
"questione razziale" in seno alle forze dell'ordine. Malgrado
Trump. Ma la strada sarà lunga e difficile: le parole del tutto irresponsabili di
#TheDonald sono un pericoloso alibi per la stessa polizia
americana come purtroppo stiamo vedendo da una settimana.
-La denuncia di Amnesty International USA
"La polizia USA sta venendo meno ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale di rispettare il diritto alla protesta pacifica, aggravando una situazione già tesa e mettendo in pericolo la vita dei manifestanti".
Mentre il presidente parlava nel tardo pomeriggio
americano, i
manifestanti si trovavano fuori dalla
Casa Bianca e venivano caricati brutalmente, anche con gli agenti a cavallo - che rimando alle battaglie e alle lotte del movimento guidato allora da
Martin Luther King -, sui
social network, per tutta la notte
italiana sono circolati video, post e messaggi drammatici: gli agenti, hanno immediatamente messo in atto le parole presidenziali: usando ancora di più la
repressione e, dato che qui, a
Washington - come in altre
45 città - è entrato in vigore il
coprifuoco; si sono viste scene da "paese totalitario", rastrellamenti casa per casa e, in alcuni casi persino l'uso sconsiderato dei
gas lacrimogeni indirizzati nelle abitazioni.
-Conclusioni
Una settimana fa
George Floyd veniva assassinato dagli agenti di
Minneapolis: questa assurda "guerra razziale" ingaggiata dalla polizia
americana deve essere estirpata: la strada maestra è quella di
riformare per sempre e in modo
radicale la preparazione degli agenti: bisognerà che qualcuno insegni ai poliziotti
americani che i cittadini
neri non sono il "male assoluto" né tanto meno il "nemico"; bisognerà insegnare agli agenti delle forze dell'ordine che i cittadini
afroamericani hanno il diritto di poter stare in strada e camminare semplicemente (come tutti gli altri) senza rischiare la vita; bisognerà far capire agli uomini in divisa che le generazioni
afroamericane non possono continuare a vivere nella paura di non riveder rientrare i loro fratelli, mariti e padri e madri solo per il colore della pelle.
Non si può più rimandare l'appuntamento con la storia perché la
"Vita dei Neri Vale".
(Fonte.:theatlantic;nyt)
Bob Fabiani
Link
-www.theatlantic.com
-www.nytimes.com