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lunedì 8 giugno 2020

FOTO DEL GIORNO - 1 Million March on Washington (for #GeorgeFloyd)





Dieci giorni dopo l'omicidio di George Floyd da parte di agenti di polizia, a Minneapolis, l'America si è ritrovata in un unico grande respiro antirazzista, con manifestazioni in tutti gli Stati.
Un milione a Washington di fronte alla Casa Bianca, dove Trump resta asserragliato ben protetto da polizia paramilitari.
Tuttavia, la protesta pacifica, alla fine piega #TheDonald che si vede costretto a ritirare la Guardia nazionale.
Le tensioni ormai sono solo un pallido ricordo dei primi giorni di rivolta anche a causa delle infiltrazioni - oramai è chiaro di suprematisti bianchi e razzisti nonché supporter dello stesso "presidentissimo" messi all'angolo dalla svolta pacifica - e, da New York a San Francisco e Los Angeles il movimento Black Lives Matter è ben concentrato sugli obiettivi e sui cambiamenti da ottenere da queste giornate storiche.
La giornata di sabato che è stata caratterizzata la storica marcia per i diritti civili degli aframericani, a cui si sono aggiunti sempre più bianchi che vogliono, una volta per tutte, mettere da parte sul razzismo dilagante della polizia americana, ha visto anche la conquista della ribalta della sindaca Muriel Bowser: la leader che mancava al movimento. In aperta sfida contro Trump è riuscita a spuntarla sull'uso dei militari in piazza e poi, ha dato il via libera affinché gli attivisti scrivessero sul selciato della 16sima strada di Washington, a caratteri cubitali del nome del movimento: Black Lives Matter; la strada che porta alla Casa Bianca. Non solo, la sindaca, afroamericana, ha anche deciso di intitolare la piazza al movimento: "Black Lives Matter Plaza".
Non si tratta di gesti simbolici: più passano i giorni - mentre scriviamo, a Houston, è in programma l'estremo saluto a George Floyd e, a centinaia, si sono dati appuntamento, nella città natale dell'afroamericano ucciso in modo disumano per soffocamento a seguito della compromissione del ginocchio di un agente di polizia di Minneapolis - è più sono reali le parole della figlia di 6 anni di Floyd, Gianna: "Papà ha cambiato il mondo".
La scintilla dell'assurda morte di George Floyd ha svegliato molte coscienze, qui in America e nel resto del mondo dove risuona un solo grande urlo: basta col razzimo accompagnato dallo slogan del movimento Black Lives Matter: "No Justice, No Peace". Senza giustizia non c'è pace.
In tutto il mondo risuonano le drammatiche e dolorose ultime parole di George Floyd: "I can't breathe", "Non respiro"; in ogni angolo del globo, bianchi e neri a braccetto scendo in strada per fermare questa assurda pratica della polizia americana ma anche nel resto del mondo. Non c'è più posto per il razzismo e tutti hanno diritto al rispetto e al riconoscimento dei diritti civili.
(Fonte:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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Madagascar, un Colosseo divide Antananarivo









La storia dell'Africa, a intervalli regolari, riesce a scrivere pagine di megalomania da parte di leader più o meno carismatici; capi popoli che, una volta arrivati all'apice dei loro mandati si credono depositari della loro capacità quasi divina di decidere qualsia cosa.
Questa storia  - che è del tutto contemporanea ai giorni nostri - è totalmente africana.  Siamo in Madagascar e, il protagonista è l'attuale presidente malgascio, Andry Rajoelina.

Con l'avvicinarsi del 60esimo anniversario dell'indipendenza (dalla Francia n.d.t), il 26 giugno, suscita polemiche il progetto di rinnovamento, voluto dal presidente Rajoelina, del Rova di Antananarivo  - la capitale - , l'area dove sorgono i palazzi reali.
E' stata svelata infatti la costruzione di un'arena, in stile Colosseo e le polemiche sono divampate in modo serrato, tanto da dividere (tra favorevoli o contrari) l'intera città malgascia.


-Il punto di vista dell'associazione Amici del Patrimonio del Madagascar


Di fronte alle varie reazioni al restauro del Rova di Antananarivo, che andò letteralmente in fumo a causa di incendio nel 1995, l'associazione degli Amici del Patrimonio del Madagascar o Aron'ny harem bako - Pirenena Malagasy (APM) rilascia un preciso punto di vista durante la conferenza stampa in cui, da una parte si elogia "per la lodevole intenzione del progetto (presidenziale, n.d.t) del progetto Restauro della Rova, composta da una serie di palazzi reali, sulla Collina più Alta di Antananarivo, incluso il Palazzo della Regina - o Manjakamiadana - una delle gemme della capitale. Tuttavia, siamo stati anche tra i primi  a mettere in guardia l'opinione pubblica e a sfidare le autorità pubbliche in merito alla necessità di rispettare le norme appropriate in materia di gestione di un patrimonio comune".





L'associazione degli Amici del Patrimonio del Madagascar aveva chiesto in particolare che l'identità visiva e la sacralità della Rova di Antananarivo fossero rispettate e che non fossero introdotti nuovi elementi visivi, tenuto conto del suo simbolismo a livello di sovranità nazionale per tutto il popolo malgascio.

La stessa associazione non nasconde lo stupore per la conferenza stampa del Ministero della Comunicazione e della Cultura, tenutasi lo scorso del 22 maggio di fronte allo stato di avanzamento dei lavori e, l'aspetto visivo della costruzione architettonica.





Si tratta di un Colosseo, o un'arena, secondo i diversi nomi scelti dai gestori del progetto; in ogni caso, un anfiteatro all'aperto di 700 metri quadri in cemento, con una capienza massima di 400 posti, chiamato Kianja Masoandro.

"Appare chiaro che, oltre alla sua incongruenza, questa struttura non ha nulla a che fare con l'architettura iniziale del sito, né con la storia del Madagascar, tanto meno con la sua cultura", scrive Désiré Razafindrazaka, Presidente dell'Amis du Patrimoine de Madagascar (APM) e Membro titolare dell'Accademia malgascia comandante delle arti, delle lettere e della cultura, aggiunge "Infine, non cesseremo di esortare le autorità pubbliche a mettere in atto tutte le misure utili a favore della salvaguardia della Città Alta, della sua autenticità e integrità, solo a titolo di esempio il Rispetto di una zona di protezione del Patrimonio architettonico, urbano e paesaggistico (ZPPAUP) e quella delle leggi urbanistiche e di costruzione. Senza dimenticare la conservazione degli edifici architettonici e / o storici della capitale, sia pubblici che privati, e molti dei quali sono in pericolo".


-Le spiegazioni di Andry Rajoelina non convincono










Le spiegazioni presidenziali fornite in un lungo intervento televisivo dello scorso 31 maggio, per giustificare il progetto non convincono. Al contrario, hanno suscitato perplessità nei difensori del patrimonio, storici e accademici come il generale Dédoré Ramakavelo, il professore Raymond Ranjeva e lo stesso curatore Hary Rason.
Dal canto suo, il presidente della Repubblica del Madagascar, Andry Rajoelina si è difeso così dalle critiche:

"Non facciamo nulla,abbiamo studiato a lungo, abbiamo consultato gli esperti, abbiamo mantenuto le procedure richieste da chi conosce la storia. (...) Non sono io a prendere iniziative. (...) Se non si comprende ora la validità dell'opera, la si capirà domani".

Resta da capire se questo "domani" non sia un azzardo a cui non si potrà porre riparo, ossia, se non sia tardi per evitare l'esclusione dell'inserimento della zona  tra i patrimoni Unesco.
(Fonte.:koolsaina;madagascar-tribune;afriqueacutudaily)
Bob Fabiani
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-www.koolsaina.com
-www.madagascar-tribune.com
-https://afriqueactudaily.com
  

Mali, Parigi esulta per l'uccisione di Droukdal capo Al Qaeda in Maghreb








L'annuncio con tanto di euforia da parte di Parigi per uno dei grandi "successi" ottenuti dalla Francia nell'Operazione Barkhane, in Mali non cambia il quadro generale nel paese africano.
Lo abbiamo sempre scritto, sulle pagine virtuali di questo blog; la "Campagna in Mali", voluta dell'allora presidente Hollande per riportare "ordine e pace", nel paese dell'Africa occidentale, non ha risolto nessuno dei problemi per la quale era nata.
La Francia era tornata in Mali per stanare e cacciare i miliziani jihadisti dal paese nel 2012 - all'indomani dell'elezione di Hollande come presidente della Repubblica francese e oggi, come allora, i gruppi terroristici sono in grado di dettare il bello e cattivo tempo, in Mali.

A fronte di questa situazione, nel paese cresce il dissenso nei confronti del presidente Keita e della stessa missione militare Barkhane: sarà in questo contesto ostile e difficile che aspetta i soldati italiani dopo l'accordo tra Conte, presidente del consiglio italiano e del presidente della Repubblica francese Macron, stilato prima dell'arrivo della pandemia da Covid-19.


-L'uccisione del leader jihadista Droukdal







Il leader di Al Qaeda nel Maghreb islamico(Aqmi), l'algerino Abdelmalek Droukdal, "è stato ucciso dalle forze francesi nel Nord del Mali, vicino al confine con l'Algeria", ha dichiarato venerdì scorso il ministro della difesa francese, Florence Parly, confermando le prime informazioni lanciate dell'agenzia Afp.


   



Droukdal, storico leader della jihad nel Maghreb, aveva partecipato alla presa del Mali settentrionale da parte di Al Qaeda nel 2013. Sarebbe stato ucciso giovedì nella città maliana di Tessalit, "insieme a numerosi altri jihadisti di alto rango, grazie al sostegno americano della missione Africom", ha aggiunto ieri la Cnn. Parly ha anche ricordato che lo scorso 19 maggio le forze francesi avevano catturato un importante leader dello Stato Islamico del Grande Sahara (Eigs), Mohamed el Mrabat.

La notizia della morte di Droukdal arriva proprio quando, nella giornata di venerdì una coalizione di politici, religiosi e della società civile in Mali, ha lanciato un ultimatum al presidente Ibrahim Boubacar Keita (Ibk), chiedendo le sue dimissioni durante una manifestazione con decina di migliaia di persone a Bamako.
Eletto nel 2013 e riconfermato nelle elezioni presidenziali del 2018, Keita, sostenuto da Parigi, è accusato "di incapacità nel risolvere i conflitti interni". La nuova alleanza politica vede come principali leader l'imam Mahmoud Dicko, del Fronte per la salvaguardia della democrazia (Fsd) e l'ex ministro della cultura Oumar Sissoko, leader del movimento della società civile Hope Mali Koura (Emk) che considerano le elezioni legislative del 25 marzo, in piena emergenza legata alla pandemia di Covid-19, "illegittime".

"Condanniamo la cattiva gestione del governo, la corruzione, le violenze dei militari e gli abusi sui civili che hanno causato l'ascesa dei gruppi jihadisti nel paese  - hanno dichiarato le opposizioni - queste motivazioni rendono inutili gli sforzi militari insieme a francesi e altre truppe ONU della missione Minusma".

Numerose sono le critiche anche nei confronti di Parigi "per non essere riuscita a ripristinare la stabilità" con un forte risentimento con il contemporaneo rafforzarsi delle milizie islamiste e l'aggravarsi dei conflitti etnici.

A poco, in termini di efficacia, è servito il rilancio del coordinamento congiunto della missione antijihadista francese Barkhane  - con oltre 5 mila militari francesi e quella del G5 Sahel (Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania) o l'imminente creazione (prevista per luglio) di un nuovo raggruppamento di forze speciali europee - la Firza Takuba (in tuareg Spada) - che vedrà la partecipazione anche dell'Italia in azioni di "assistenza militare e capacity building", insieme ad altri 12 paesi.

Non è certo il miglior clima per inviare i militari italiani. Le opposizioni politiche, infatti, richiedono la progressiva diminuzione di militari stranieri, visto che l'opzione militare non ha funzionato, e una maggiore azione politica per rispettare gli "accordi di Algeri" del 2015 e creare un nuovo clima di riconciliazione nazionale, indispensabile, per voltare pagina e consentire al Mali, di vivere finalmente in pace.
(Fonte.:afp;jeuneafrique;ilmanifesto)
Bob Fabiani
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-www.afp.fr/afrique
-www.jeuneafrique.com
-www.ilmanifesto.com  

domenica 7 giugno 2020

L'Editoriale: Quei ragazzi (di tutti i colori) inginocchiati sul selciato di Roma per George Floyd






"Questo non è il momento di impegnarsi nel lusso dello
stare calmi e del prendere la tranquillizzante medicina
del gradualismo.
Questo è il momento di tradurre in realtà le promesse
della democrazia".
(Martin Luther King Jr)



Il romanzo della vita riesce a sorprendere e a scrivere pagine imprevedibili. Il 2020 è  - fino a questo momento - un anno di passione. Era iniziato con una clamorosa azione di guerra che aveva coinvolto gli Stati Uniti e l'Iran. Il "presidentissimo" Trump aveva autorizzato l'uccisione del generale iraniano, Soleimani, all'Aeroporto internazionale di Bagdad e, il mondo aveva rischiato di precipitare nel tunnel della guerra su larga scala. Era il 3 gennaio 2020.
Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo che il mondo scopriva l'arrivo di una nuovo virus. Inizialmente, l'evento venne prese sottogamba: del resto, il "virus misterioso" stava colpendo la lontana Cina. Accadeva a Wuhan e, il resto del mondo era ignaro di quello che sarebbe accaduto nei mesi seguenti. Era passata solo una settimana dalla crisi tra "Iran e Stati Uniti": le autorità cinesi, in conferenza stampa, ammisero per la prima volta l'esistenza del nuovo virus, chiamato coronavirus. Il giorno della conferenza stampa era il 9 gennaio (ma sembra che il virus circolasse già il 31 dicembre 2019 n.d.t).

E il mondo intero iniziava una lotta serrata con il Covid-19. Paese dopo paese, tutti i cittadini scoprirono che l'unico mezzo efficacie per contrastare il contagio era solo il distanziamento sociale e, già come accadde a Wuhan, i cittadini di tutto il mondo furono costretti, dai vari governi a osservare rigide "direttive" - da parte delle autorità - e a restare confinati nelle loro abitazioni. Il mondo imparò a convivere con il lockdown.

Vite sospese, città deserte, socialità sparita per mesi.

I cittadini di tutto il mondo si ritrovarono a lottare contro una pandemia globale. D'improvviso, un paese dopo l'altro si persero posti di lavoro e tornò lo spauracchio della povertà.

-George Floyd cambia il mondo

Verso la fine del mese di maggio (il 25 maggio 2020 n.d.t) l'America presentò al mondo la "storia di sempre": un afroamericano, l'ennesimo, caduto, assassinato per mano della polizia statunitense
Ecco che quel romanzo imprevedibile che è la vita scrive un'altra pagina di questo anno bisestile. E' una vera e propria scintilla che incendia l'intera America.






Ancora e ancora e ancora come avviene da 400 anni a questa parte: il bianco che uccide il nero. Il fatto è accaduto a Minneapolis. Ma stavolta non è "solo"  il movimento della comunità afroamericana - il Black Lives Matter, nato nel 2014 - a riversarsi in strada. Ad alzare la voce disperata, inascoltata. L'America diventa un coro coeso contro il razzismo e l'odiosa "pratica" degli agenti americani che si muovono sempre con azioni razziste e, senza pensarci su due volte, assassinano uomini, donne, ragazzi e ragazze afroamericane.
La scintilla è capace di produrre una rivolta e, dieci giorno dopo, l'onda lunga delle proteste arriva anche nella Vecchia Europa.

-Quei 8 minuti e 46 secondi in ginocchio sul selciato di Roma

Esistono date e ore che da sole sono in grado di riscrivere la storia. E' quello che avvenuto a Roma (e il giorno prima in altre città italiane, da Nord a Sud e, in altre capitali europee come Parigi o Berlino Londra anche se, ormai, dopo lo shock della "Brexit" ufficialmente, la città dove i Beatles registrarono la loro meravigliosa musica;non fa più parte dell'Unione Europea n.d.t), sull'onda delle rivolte americane: è come se, improvvisamente, le coscienze di tutti fossero state svegliate, misteriosamente, dalla fine disumana di George Floyd.

"I can't breathe", con un filo di voce disperata, George Floyd cercava di porre fine alla drammatica compressione del ginocchio del poliziotto di Minneapolis sul suo collo. Ora quelle dolorose parole (che altri afroamericani avevano invano urlato contro le prese assassine dei poliziotti) risuonano, potenti anche nelle piazze italiane.

Roma, ore 11,30 di una domenica di 7 giugno 2020, migliaia di ragazzi e ragazze, bianchi e neri si inginocchiano per 8 minuti e 46 secondi. Sono in silenzio, un silenzio muto e doloroso. Hanno il pugno (sinistro) alzato e rendono omaggio a George Floyd

Tutti inginocchiati a riflettere in quell'arco di tempo al dolore e al disumano modo di morire che per troppo tempo è capitato ai neri americani. Alle donne, ragazze e prima ancora, durante la schiavitù che iniziò, in America, nel 1619

Un silenzio che al termine di quei 8 minuti e 46 secondi si scioglie nel grido potente e fermo a scandire il nome di George Floyd. Il grido risuona nella piazza quando, all'unisono, migliaia di voci mandano un messaggio chiaro: "Roma è contro il razzismo". 
Quei ragazzi e quelle ragazze scandiscono anche uno slogan del movimento Black Lives Matter: "No Justice No Peace" perché, senza giustizia non può esserci pace. Per nessuno. 
(Fonte.:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com/l-editoriale      

  

   

New Session: l'Editoriale






A partire da oggi, 7 giugno 2020, AfricaLand Storie e Culture africane arricchisce le "voci" di questo blog: nasce la sessione che avrà come "Tag" L'Editoriale.

Ogni settimana, ci soffermeremo su un fatto; una notizia; una storia affrontandola in modo critico, nel tentativo di inquadrare meglio i "tempi complessi" che abbiamo di fronte.
(Fonte.:africalandilmionuovoblog)
Bob Fabiani
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-https://africalandilmionuovoblog.blogspot.com

sabato 6 giugno 2020

Proteste pacifiche e violenze della polizia USA








"La nostra disumanizzazione del negro è dunque indivisibile dalla nostra
disumanizzazione di noi stessi: la perdita della nostra identità è il prezzo
che paghiamo per il nostro annullamento della sua. (...) Noi amiamo 
parlare dei negri e della maggior parte delle loro attività con una 
specie di tollerante disprezzo..."
(James Baldwin, Le tante migliaia di scomparsi)



Le manifestazioni di Black Lives Matter continuano in tutti gli Stati Uniti, sempre più pacifiche, e gli episodi di violenza sembrano essersi placati da parte dei manifestanti ma non dalla polizia. E' questa la fotografia che emerge quando, siamo arrivati all'undicesima giornata di rivolta.

A Buffalo, Stato di New York due agenti di polizia sono stati sospesi dopo che un video li ha mostrati mentre facevano cadere un manifestante di 75 anni, Martin Gugino, del tutto innocuo, lasciandolo poi incosciente per terra con la testa sanguinante. Gugino è ricoverato ora in ospedale e versa in condizioni gravi ma stabili.
Non passavano che poche ore e, l'America subiva un nuovo shock: sui social, è stato pubblicato un video in cui la polizia uccide un'altro afroamericano,Manuel Ellis.
I fatti non sono legati a queste giornate di rivolta ma risalgono al marzo scorso: a Tacoma - si vede nel video - alcuni agenti circondano Manuel Ellis, lo placcano a terra mentre si sente una voce di donna che esorta gli agenti ad arrestare Ellis ma non a farlo morire soffocato.

Manuel Ellis aveva 33 anni ed è morto nello stesso identico modo di George Floyd.

E' ormai chiaro che bisogna prendere una drastica decisione: riformare la polizia americana. E' questo il problema urgente da affrontare, insieme a tutto il resto, ossia, la "questione razziale".
Per giorni, su tutti media statunitensi (e non solo) si è puntato il dito sulle violenze delle proteste senza tuttavia soffermarsi sui modi brutali degli agenti.
Il governatore di New York, Cuomo, ha definito i fatti di Buffalo come: "un episodio totalmente ingiustificato e assolutamente vergognoso". Il problema è che non l'unico. In Virginia una ragazza di 15 anni è stata aggredita da un poliziotto con lo spray al peperoncino e le violenze della polizia di New York City sono note tanto che il sindaco De Blasio ha avuto difficoltà serie a parlare durante la commemorazione per George Floyd a Minneapolis, continuamente interrotto dalle proteste.




   

-La riforma della polizia


La riforma della polizia è un elemento chiave per risolvere, in parte, il problema dei diritti civili degli afroamericani. Su questo specifico tema, due giorni fa era intervenuto anche Barack Obama, nel primo intervento riguardo all'uccisione di George Floyd.
L'ex presidente ha affermato che, nonostante sia "incoraggiato" nel vedere episodi di interazioni positive tra polizia e manifestanti, molti dipartimenti di polizia sono lenti nell'adottare le riforme e ha invitato le città ad attuare cambiamenti politici. La necessità di una riforma strutturale dei corpi di polizia per opera dei sindaci è sempre stata un caposaldo della teoria di Obama come dei militanti dei diritti civili, concetto ribadito dall'ex presidente insieme all'invito di andare a votare (nelle prossime Presidenziali in programma a novembre) e di continuare a manifestare.

Sarà importante tornare per un attimo agli anni della presidenza del primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti. Era il 2014 e c'era appena stata l'uccisione di Michael Brown a Ferguson (Missouri). L'adolescente era caduto sotto i colpi dell'agente Daren Wilson (bianco).
Immediatamente, Obama convocò alla Casa Bianca un selezionato gruppo di esperti per capire come evitare che ciò accadesse di nuovo. Dopo centinaia di interviste ad agenti, avvocati, studiosi di criminalità e di giustizia penale venne elaborato uno studio (in America lo chiamano "playbook"), con alcune linee-guida: quando si interviene alle manifestazioni di massa, occorre tenere la polizia antisommossa lontana dalle "linee di fronte"; gli agenti non devono essere addestrati come "guerrieri" per imporre l'ordine in una comunità (come invece ha invocato, in questi giorni, l'attuale presidente Trump); non si deve mai minacciare di usare l'intervento dei militari (altra idea brillante del "presidentissimo" #TheDonald n.d.t), anzi occorre evitare l'uso di attrezzature di tipo militare che minino la fiducia dei civili.







-La marcia su Washington


#1MillionDCSaturday: l'hashtag su Twitter diventa virale in poche ore e mobilita decina di migliaia di attivisti e manifestanti. Nella capitale degli Stati Uniti in questo sabato d'inizio di giugno si stanno per radunare un milione (ma forse anche di più) di manifestanti in quella che la polizia di Washington ritiene potrà essere "sulla base di fonti certe una delle più grandi manifestazioni mai svolte nella capitale".

Sarà una grande marcia di protesta "contro la violenza della polizia americana" e sarà una prova di forza contro Trump.

Come si comporterà la polizia?

Lo scopriremo nelle prossime ore. Quello che è certo è che i manifestanti troveranno ad accoglierli le diverse forze dell'ordine (compresa la United States Park Police) che stanno raccogliendo informazioni "per monitorare i prossimi eventi", mentre davanti alla Casa Bianca il Secret Service ha fatto costruire una nuova barriera, un nuovo muro con il quale, #TheDonald pensa di sottrarsi al giudizio di quanti invocano il cambiamento e la fine della "questione razziale" in America. 400 Anni di soprusi e violenze, brutalità ed uccisioni, non possono essere più tollerati non solo dalla comunità afroamericana ma anche da tutti coloro che non credono al razzismo. E' giunto il momento di voltare pagina e barricarsi all'interno del Palazzo non potrà arrestare la lotta per la giustizia e il riconoscimento dei diritti civili degli afroamericani.
(Fonte.:theatlantic)
Bob Fabiani
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-www.theatlantic.com  

venerdì 5 giugno 2020

George Floyd Memorial - FOTO DEL GIORNO






Momenti di grande commozione per la commemorazione di George Floyd: in migliaia si sono presentati a Minneapolis come nel resto d'America.
Tra i momenti più toccanti del Memorial gli 8 minuti e 49 secondi di silenzio, lo stesso arco di tempo in cui il ginocchio omicida del poliziotto sul collo dell'afroamericano che ha dato il via alla scintilla della rivolta in tutti gli Stati Uniti.
Esisterà un prima e un dopo questo assurdo assassinio: non è più solo il movimento del Black Lives Matter a scendere in strada per chiedere e pretendere giustizia ma, un vero e proprio grido di cambiamento per chiudere, una volta per tutte, la lunga convivenza americana con il "razzismo sistematico"; una pratica che affonda le radici nel passato della schiavitù: una stagione lunga 400 anni.
Al Memorial era presente anche il sindaco di Minneapolis che si è fermato davanti alla bara di George Floyd cedendo a un pianto a dirotto.

Tuttavia, nelle stesse ore, bisogna registrare un vergognoso post della repubblicana Cynthia Brehm: "George Floyd, l'uccisione una messa in scena contro Trump". ...

Durante la cerimonia in onore di George Floyd, Benjamin Crump, uno degli avvocati della famiglia dice: "Non è stato il coronavirus ad ucidere George Floyd ma la pandemia di razzismo e discriminazione". 

Qualche ora prima era circolata la notizia che l'autopsia sul corpo dell'afroamericano avesse evidenziato la "positività" al virus del Covid-19 del cittadino black morto per la brutalità dei poliziotti di Minneapolis.

Intanto le manifestazioni vanno avanti e, a causa di esse sono già 10mila gli arrestati da parte degli agenti americani. Le ultime ore erano state caratterizzate dalle proteste dei generali contro il presidente Trump.

Ha iniziato il segretario alla difesa Mark Esper e poi hanno proseguito ex militari, ex funzionari del Pentagono: tutti contro l'ipotesi balenata da #TheDonald di utilizzare l'esercito per placare le proteste. Il generale dell'esercito in pensione Tony Thomas, ex comandante del comando delle operazioni speciali, ha dichiarato che il suolo americano dovrebbe essere descritto come un "campo di battaglia" solo se invaso da una potenza straniera. In compenso Trump ha militarizzato Washington, mentre in tutti gli Stati americani si susseguono proteste, per lo più pacifiche, a fronte di oltre 10mila arresti, molti dei quali compiuti con uno spropositato uso della forza da parte della polizia.

La giornata di ieri, ha visto anche l'intervento di Barack Obama che è intervenuto proprio sul tema delle proteste. Le sue parole sono state importanti perché, l'ex presidente degli Stati Uniti si è augurato una riforma della polizia.

Nella stessa giornata di ieri è arrivata una grande notizia che, in qualche modo valorizzano la rivolta della comunità afroamericana (e non solo): altri quattro agenti, intanto, sono finiti in carcere: si tratta dei colleghi di Dereck Chauvin già incriminato per omicidio di secondo grado.
(Fonte:theatlantic)
Bob Fabiani
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