"La nostra disumanizzazione del negro è dunque indivisibile dalla nostra
disumanizzazione di noi stessi: la perdita della nostra identità è il prezzo
che paghiamo per il nostro annullamento della sua. (...) Noi amiamo
parlare dei negri e della maggior parte delle loro attività con una
specie di tollerante disprezzo..."
(James Baldwin, Le tante migliaia di scomparsi)
Le manifestazioni di
Black Lives Matter continuano in tutti gli
Stati Uniti, sempre più
pacifiche, e gli episodi di
violenza sembrano essersi placati da parte dei
manifestanti ma non dalla polizia. E' questa la fotografia che emerge quando, siamo arrivati all'
undicesima giornata di
rivolta.
A
Buffalo,
Stato di
New York due agenti di polizia sono stati sospesi dopo che un video li ha mostrati mentre facevano cadere un
manifestante di
75 anni,
Martin Gugino, del tutto innocuo, lasciandolo poi incosciente per terra con la testa sanguinante.
Gugino è ricoverato ora in ospedale e versa in condizioni gravi ma stabili.
Non passavano che poche ore e, l'
America subiva un nuovo shock: sui social, è stato pubblicato un video in cui la polizia
uccide un'altro
afroamericano,
Manuel Ellis.
I fatti non sono legati a queste giornate di
rivolta ma risalgono al marzo scorso: a
Tacoma - si vede nel video - alcuni agenti circondano
Manuel Ellis, lo placcano a terra mentre si sente una voce di donna che esorta gli agenti ad arrestare
Ellis ma non a farlo morire soffocato.
Manuel Ellis aveva
33 anni ed è morto nello stesso identico modo di
George Floyd.
E' ormai chiaro che bisogna prendere una drastica decisione: riformare la polizia
americana. E' questo il problema urgente da affrontare, insieme a tutto il resto, ossia, la
"questione razziale".
Per giorni, su tutti media
statunitensi (e non solo) si è puntato il dito sulle
violenze delle
proteste senza tuttavia soffermarsi sui modi
brutali degli agenti.
Il governatore di
New York,
Cuomo, ha definito i fatti di
Buffalo come:
"un episodio totalmente ingiustificato e assolutamente vergognoso". Il problema è che non l'unico. In
Virginia una ragazza di
15 anni è stata aggredita da un poliziotto con lo spray al peperoncino e le violenze della polizia di
New York City sono note tanto che il sindaco
De Blasio ha avuto difficoltà serie a parlare durante la commemorazione per
George Floyd a
Minneapolis, continuamente interrotto dalle proteste.
-La riforma della polizia
La riforma della polizia è un elemento chiave per risolvere, in parte, il problema dei
diritti civili degli
afroamericani. Su questo specifico tema, due giorni fa era intervenuto anche
Barack Obama, nel primo intervento riguardo all'uccisione di
George Floyd.
L'ex presidente ha affermato che, nonostante sia
"incoraggiato" nel vedere episodi di interazioni positive tra polizia e
manifestanti, molti dipartimenti di polizia sono lenti nell'adottare le
riforme e ha invitato le città ad attuare cambiamenti politici. La necessità di una
riforma strutturale dei corpi di polizia per opera dei sindaci è sempre stata un caposaldo della
teoria di
Obama come dei militanti dei
diritti civili, concetto ribadito dall'ex presidente insieme all'invito di andare a votare (nelle prossime
Presidenziali in programma a novembre) e di continuare a manifestare.
Sarà importante tornare per un attimo agli anni della presidenza del primo presidente
afroamericano della storia degli
Stati Uniti. Era il
2014 e c'era appena stata l'uccisione di
Michael Brown a
Ferguson (Missouri). L'adolescente era caduto sotto i colpi dell'agente
Daren Wilson (bianco).
Immediatamente,
Obama convocò alla
Casa Bianca un selezionato gruppo di esperti per capire come evitare che ciò accadesse di nuovo. Dopo centinaia di interviste ad agenti, avvocati, studiosi di criminalità e di giustizia penale venne elaborato uno studio (in
America lo chiamano
"playbook"), con alcune linee-guida: quando si interviene alle manifestazioni di massa, occorre tenere la polizia antisommossa lontana dalle "linee di fronte"; gli agenti non devono essere addestrati come "guerrieri" per imporre l'ordine in una comunità (come invece ha invocato, in questi giorni, l'attuale presidente
Trump); non si deve mai minacciare di usare l'intervento dei militari (altra idea brillante del
"presidentissimo" #TheDonald n.d.t), anzi occorre evitare l'uso di attrezzature di tipo militare che minino la fiducia dei civili.
-La marcia su Washington
#1MillionDCSaturday: l'
hashtag su
Twitter diventa virale in poche ore e mobilita decina di migliaia di
attivisti e
manifestanti. Nella capitale degli
Stati Uniti in questo sabato d'inizio di giugno si stanno per radunare
un milione (ma forse anche di più) di
manifestanti in quella che la polizia di
Washington ritiene potrà essere
"sulla base di fonti certe una delle più grandi manifestazioni mai svolte nella capitale".
Sarà una grande
marcia di
protesta "contro la violenza della polizia americana" e sarà una prova di forza contro
Trump.
Come si comporterà la polizia?
Lo scopriremo nelle prossime ore. Quello che è certo è che i
manifestanti troveranno ad accoglierli le diverse forze dell'ordine (compresa la
United States Park Police) che stanno raccogliendo informazioni
"per monitorare i prossimi eventi", mentre davanti alla
Casa Bianca il
Secret Service ha fatto costruire una nuova barriera, un nuovo muro con il quale,
#TheDonald pensa di sottrarsi al giudizio di quanti invocano il
cambiamento e la fine della
"questione razziale" in
America.
400 Anni di soprusi e violenze, brutalità ed uccisioni, non possono essere più tollerati non solo dalla comunità
afroamericana ma anche da tutti coloro che non credono al
razzismo. E' giunto il momento di voltare pagina e barricarsi all'interno del Palazzo non potrà arrestare la lotta per la
giustizia e il riconoscimento dei
diritti civili degli
afroamericani.
(Fonte.:theatlantic)
Bob Fabiani
Link
-www.theatlantic.com