TAG - AfricaLand Storie e Culture africane

AFRICA - Anc - DIASPORA - Segregazione razziale - - DIRITTI UMANI - migrazioni - TORTURE - RAZZISMO - Lotte anti-Apartheid - AFRIKANER - Afroamerican - LIBIA - lager libici - Libertà - Rwanda - genocidio rwandese - Namibia - genocidio dimenticato - Donald Trump - trumpismo - NELSON MANDELA - APARTHEID - SUD AFRICA - THOMAS SANKARA - Burkina Faso - rivoluzione burkinabé - STEVE BIKO - MARTIN LUTHER KING - i have a dream - slavers 2017-2018 - schiavitù - SCRITTORI D'AFRICA - Negritudine - PANAFRICANISMO - AFROBEAT - FELA KUTI - NIGERIA - BLACK MUSIC - BLACK POWER - BLACK LIVES MATTER - SELMA - Burundi - referendum costituzionale - Pierre Nkurunziza - presidente onnipotente - Madagascar - Place du 13 Mai - Antananarivo - Madagascar crisis - Tana Riot -Free Wael Abbas - Egitto- Piazza Tahir- Rivoluzione2011- Al Sisi - Italia - Esecutivo Giallo-Verde - osservatorio-permanente - Storie-di-Senza-Diritti-Umani - Barack Obama - Obama Years- Dakar2021 - World Water Forum - ChinAfrica - Brics - ambiente - Climate Change - FOTO DEL GIORNO - REGGAE -#mdg2018 - #MadagascarDecide - 'AL DI LA' DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO' - IL ROMANZO - #GiletsJaunes - Afroitalian - Walter Rodney - Brexit - Coronavirus - #LEDITORIALE - News For Africa - I Can't Breathe - #USA2020

domenica 6 maggio 2018

Tunisia al voto!






Questa domenica #6M2018 è una data importante per la Tunisia. Oggi, infatti, a Tunisi e nel resto del paese Nordafricano, si terranno le prime elezioni municipali dopo la "Rivoluzione 2011".
Tuttavia, sarà un voto che si terrà in un clima di indifferenza e, con l'incubo dell'astensione.
A conferma di questa previsione c'è il precedente del 29 aprile scorso. Quella è stata la data in cui, soldati e agenti delle forze di sicurezza hanno partecipato alle prime elezioni amministrative dalla "Rivoluzione 2011" - la stessa che diede il via alle cosiddette "Rivolte arabe" divampate in Africa come nel Medio Oriente e, che in Tunisia permise la caduta del dittatore Ben Ali.




Prima dell'approvazione della nuova legge elettorale militari e poliziotti non avevano il diritto di votare perché si pensava che dovessero tenersi lontani dalla politica.
Domenica scorsa, 29 aprile, ha votato solo il 12% degli aventi diritto, un dato che in parte conferma i timori di un forte astensionismo per oggi #6M.


L'incognita delle donne tunisine

Il pericolo astensione è dato in percentuali altissime - il 61% secondo un sondaggio di gennaio di Sigma - ha mobilitato l'Isie - Istituto superiore indipendente per le elezioni - che invita al voto tramite Sms : "La crisi economica, finanziaria e sociale, la perdita dei nostri valori, i piani di rigore inefficaci, la collusione tra uomini politici, centri di affari e baroni del contrabbando, hanno minato le speranze di un paese" scrive Hédi Chaker lanciando un messaggio esplicito "S.O.S. astensione, pericolo.

Questo susseguirsi di appelli-messaggi è stato indirizzato anche e sopratutto verso le donne tunisine - importantissime durante le giornate storiche del 2011 - ma che poi, per una serie di ragioni, hanno visto una certa marginalità delle donne almeno, in quelle parti  rurali della  Tunisia dove, volenti e nolenti sono tenute ai margini della vita sociale.

"Votare è un diritto ma anche un dovere" è l'appello-messaggio di Myriam Belkhadi presentatrice del popolare programma tv Hiwar Tounsi.

Impegnata contro l'astensione è la Lega delle tunisine elettrici - tra l'altro il 48% degli iscritti elettorali sono donne - dato che gli ostacoli non mancano di certo: "Alcune donne non hanno nemmeno la carta d'identità, altre lamentano la lontananza del seggio e la mentalità tradizionale che vuole le donne a casa" spiega, Sana Rahali, coordinatrice della stessa associazione.

Dipenderà dunque anche dal comportamento delle donne tunisine se l'affluenza non risulterà troppo bassa.

Ma ci sono anche altri fattori.

La richiesta del cambiamento del popolo tunisino: porre fine al "carovita"

Il risultato elettorale di questo #6M inciderà anche sul governo. A spingere sull'acceleratore del cambiamento è l'Ugtt - Unione generale dei lavoratori tunisini - che all'inizio appoggiò la nomina a premier di Youssef Chahed ai tempi del varo del governo di coalizione tra laici e islamisti ossia quello tra Nidaa Tounes e Ennahdha - in virtù della promessa di mettere in campo una lotta serrata e senza quartiere contro la corruzione. La mobilitazione del sindacato va avanti da mesi e punta l'indice contro l'adozione da parte del governo tunisino dei diktat imposti da FMI e Banca mondiale che hanno peggiorato le condizioni di vita del popolo tunisino.
Nelle mobilitazioni e nelle giornate di scioperi generali si è puntato l'indice nelle richieste di un cambiamento radicale chiedendo di realizzare la giustizia sociale, difendere i servizi pubblici, in particolare scuola, sanità e trasporti pubblici contro le mire e i progetti di privatizzazione. 

Richieste contenute anche nella "Rivoluzione 2011" e del tutto disattese.

Conclusioni

La campagna elettorale è stata spregiudicata sopratutto da parte del partito degli islamisti che, grazie al loro leader, Ghannouchi hanno pensato e provato ad aggirare l'incubo astensione con trovate "pirotecniche". In questa ottica sono state prese alcune decisioni tutte in chiave elettorale: nelle liste ci sono presenti molte donne addirittura capoliste senza velo e, con jeans strappati.
Il tentativo è quello di mandare un messaggio chiaro agli elettori: il partito islamista Ennahdha è moderno, aperto, per certi versi addirittura progressista.
Ma si tratta solo di trovate spregiudicate e da campagna elettorale ma, tuttavia, hanno portato anche un altra decisione del tutto imprevedibile. Il partito islamista sceglie a Monastir, Simon Slama, un ebreo il quale, difende la sua decisione argomentando il presunto cambiamento della compagine: "Ora non sono più un partito religioso" .

Cosa nasconde questa campagna pirotecnica degli islamisti?

Il leader Ghannouchi si è ispirato al modello del suo amico turco il "Sultano del Bosforo", Erdogan certo, quello dei primi tempi quello aperto, quasi progressista, moderno ma poi sappiamo quale tipo di cambiamento è stato capace di mettere in campo, negli ultimi tempi.
Inquieta dunque questa "finta" modernità degli islamisti - che certo in questa fase è tutta rivolta ad aggirare l'ostacolo astensionismo - ma che, a lungo andare, mira a ben altro.
Se, bisogna procedere dunque oltre il problema dell'astensionismo, il partito guidato da Ghannouchi ha deciso di procedere su due fronti: accreditarsi a livello internazionale, laddove è stato funzionale il viaggio a Davos - la "mecca del capitalismo" in modo, da tranquillizzare gli organi che contano, ossia l'FMI e la stessa Banca mondiale; e ancor più nella direzione tutta interna: dopo il dato del 12% del voto di poliziotti e militari, dalle parti di Ennahdha hanno iniziato a lanciare messaggi-appelli (alla parte moderata dei suoi elettori e non solo) per spronare la gente a votare, a recarsi ai seggi anche perché dicono dal partito: "Il voto amministrativo sarà determinante e decisivo".
Perché questo messaggio?
A questo punto Ghannouchi paventa (in modo molto sfumato...) una soluzione di tipo turco ossia, lascia capire che in Tunisia possa verificarsi un: "Colpo di stato da parte dei militari".

Proprio a causa di questo il partito ha imbarcato tutti (in queste elezioni amministrative). Nelle liste ci sono tutti: dai "moderati" passando per i salafiti che propongono, senza mezzi termini il califfato, del candidato ebreo vi abbiamo già informati ma, in queste liste, ci sono anche ex seguaci del dittatore Ben Ali.

Non sappiamo cosa accadrà oggi in queste prime elezioni municipali (c'è tempo fino alle 18 ore locali) ma, sappiamo che la vera sfida, il vero obiettivo sono le #Elezioni2019 quando si voterà per le legislative e per le #ElezioniPresidenziali per quella data, la Tunisia dovrà già stare "ben allineata" nel "fronte capitalista", lo stesso che sta condannando i tunisini al cappio del "carovita". Non è un caso se il leader islamista ha subito cercato di accreditarsi a Davos, la "mecca del capitalismo" quel "capitalismo morente" che in Africa, in Usa e in Europa e nel resto del mondo disattende, sistematicamente le domande e le richieste di cambiamento dei cittadini.

(Fonte.:al sabah; jeuneafrique;internazionale;left;monde-diplomatique)  
Bob Fabiani
Link
-https://www.assabah.com.tn
-www.jenueafrique.com;
-www.internazionale.it;
-https://left.it;
-www.monde-diplomatique.fr
   


   

Nessun commento:

Posta un commento