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lunedì 13 luglio 2020

Coronavirus, il "Caso Brasile"









Ogni giorno che passa dal Brasile arrivano notizie drammatiche: gli ultimi bollettini dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) parlano di numeri choc. I contagi, nel più grande paese dell'America Latina sono 1.839.850 mentre i decessi sono arrivati a toccare la cifra di 7.469. Quel che è peggio, almeno a sentire l'OMS è che né in Brasile e tanto meno nel resto del Sudamerica è arrivato il picco della pandemia.
Un disastro annunciato se, l'attuale presidente brasiliano, il "negazionista Bolsonaro", si è distinto nel peggiore dei modi nell'affrontare la peggiore crisi sanitaria a livello globale.
Il presidente non si è fermato davanti a nulla e, meno che mai davanti al drammatico bollettino giornaliero che parla di 1.000 decessi ogni 24 ore.

In una delle tante dichiarazioni folli del sovranista-razzista Bolsonaro, aveva usato queste parole che da sole spiegano chi sia veramente questo presidente esaltato e arrogante.

"Una volta si deve morire per cui non ha senso procedere oltre col lockdown".

Come il suo omologo Trump, il presidente brasiliano, ha gestito la pandemia da Covid-19 nel modo peggiore e ora, le conseguenze le pagano i cittadini più poveri quelli, che a milioni, vivono nelle favelas.

Il nostro viaggio all'interno del "Caso Brasile" parte proprio da qui.


-Nelle favelas di San Paolo dove la follia di Bolsonaro uccide i più poveri







Nei vicoli stretti dello slum di Paraisopolis, a San Paolo, l'organizzatrice  di eventi culturali Renata Alves, 39 anni, è diventata la responsabile del coordinamento delle ambulanze che operano in prima linea contro il coronavirus in una delle più grande favelas del Brasile. Renata fa parte del cosiddetto "quartier generale", nato e coordinato dagli stessi abitanti della comunità per affrontare la pandemia, una guerra (disperata) contro il tempo.
Abituata all'assenza del potere pubblico, lo slum si è auto-organizzata per individuare e, in alcuni casi, curare i contagiati.

La città con il maggior numero di decessi è San Paolo, una megalopoli con 12 milioni di abitanti rappresenta la location perfetta per il nuovo virus. Le aeree più colpite sono anche quelle più povere e periferiche, economicamente più svantaggiate.
Qui in Brasile come del resto nel mondo, il caos della pandemia ha evidenziato la spropositata forbice sociale del Brasile, settimo tra i paesi più diseguali al mondo secondo l'ONU.
Naturalmente, il governo sovranista, nazionalista e dichiaratamente di estrema destra, ha negato con sdegno questo aspetto nonostante l'evidenza fornita dai decessi a causa del Covid-19.
Se negli Stati Uniti i più colpiti sono gli afroamericani e i neri in generale seguiti dagli ispanici e dalle minoranze etniche qui, in Brasile - nel più grande paese sudamericano - la maggior parte dei contagiati è afrodiscendente, con un indice di letalità di cinque volte maggiore a quello della popolazione bianca.

Renata lavora insieme a un'équipe composta da tre persone che si occupano di primo soccorso, due medici e due infermiere, oltre ai volontari dello slum. Solo una delle tre ambulanze pronte a intervenire è attrezzata con un'unità di terapia intensiva mobile. Un'unità per i circa 100 mila abitanti di Paraisopolis, che compirà un secolo di vita nel 2021.
Qui la stragrande maggioranza della popolazione è nera, distribuita in circa 21 mila baracche strette in un'area di un milione di metri quadrati. Zone in cui è normale che l'autoambulanza non arrivi, anche a causa del difficile accesso dovuto alle intricate viuzze e alla paura della violenza criminale (alimentata anche dal comportamento razzista della polizia che qui, come nel resto delle favelas brasiliane uccide 10 mila giovani all'anno dando così origine alla violenza di Stato ... e le cose sono peggiorate con l'avvento di Bolsonaro al potere. La prima decisione del nuovo presidente fu quella di smantellare le politiche sociali che poi, sta producendo un ulteriore aumento dei fenomeni di emarginazione, mentre si consente una maggiore flessibilità nell'uso delle armi da fuoco. E saranno i giovani neri a pagare il prezzo più alto, a cui bisogna aggiungere il disastro della gestione della pandemia).

"Il governo non farà niente per noi, abbiamo smesso di aspettare. Saremo noi il governo e agiremo come meglio crediamo. Ancora una volta non possiamo contare sullo Stato", afferma Gilson Rodrigues, 35 anni, leader dell'Associazione degli abitanti di Paraisopolis e attuale presidente del G10 Favelas.

Il "quartier generale" può contare su 1.450 volontari, 200 dei quali portano nello slum i beni necessari.
Parte di questi volontari riceve una piccola remunerazione in denaro. Finora l'area non ha ricevuto nessun tipo di aiuto dal potere pubblico, a parte l'autorizzazione a trasformare le scuole in case di accoglienza per malati Covid - con 510 letti disponibili - per poter isolare i contagiati o i casi sospetti. L'isolamento sociale è, infatti, una missione impossibile nelle favelas (come del resto in Africa nelle grandi megalopoli del continente nero n.d.t), dunque si è optato per questo tipo di soluzione.

Non esistono altre possibilità, non si può mettere in pratica nessun piano "B".

Il Brasile - come il resto del mondo è arrivato impreparato davanti al nuovo coronavirus - sebbene gli studiosi affermino che il virus già circolava nel Paese da gennaio, il primo caso di Covid-19 è stato individuato nel Paese Latinoamericano a fine febbraio, un brasiliano di ritorno dall'Italia dopo essere stato in Lombardia. Cinque mesi dopo il Brasile è immerso in un inferno difficile da misurare. Come era facilmente prevedibile (anche a causa del dilettantismo della compagine governativa del negazionista Bolsonaro n.d.t) il sistema sanitario di città come Manaus (nel Nord, regione amazzonica n.d.t) è al collasso. Così come a San Paolo, la città più grande dell'America del Sud e anche la più industrializzata. Tuttavia, il disastro non ha risparmiato neanche Rio de Janeiro.






Il caos sanitario e sociale è aggravato dalla figura del presidente Bolsonaro, in guerra permanente con i suoi avversari e nemici immaginari da quando ha assunto l'incarico, un anno e mezzo fa. Il suo negazionismo della scienza (tipico di sovranisti e razzisti vari ...) e l'stentato disprezzo per i morti hanno evidenziato ciò che il governo non fa neanche lo sforzo di nascondere: un progetto di distruzione e disfacimento istituzionale per rafforzare il suo potere autoritario.


"Credo che ci voglia un regime militare per rimettere in riga coloro che non hanno voglia di produrre per il Brasile", disse all'inizio della pandemia, nello stesso giorno - era il 7 maggio - annunciando l'invio dell'esercito nella regione amazzonica nel tentativo di fermare le attività minerarie illegali e il traffico di legname.

Molti iniziano  - da quel momento - a chiamarlo "assassino" e "genocida", ma Bolsonaro ha l'appoggio delle Forze Armate - tornate ad avere un ruolo decisivo nella politica come non lo avevano dalla fine della dittatura, nel 1985 - salvo poi, entrare in ritta di collisione con lo stesso presidente quando, nel giro di due settimane - tra la fine di maggio e l'inizio di giugno - il presidente ha perso prima il ministro della Giustizia, quel Moro che aveva dato il via al "Golpe istituzionale" in Brasile e concorso attraverso l'indagine "Lava Jato", a far cadere i governi di sinistra che avevano saputo mettere un freno a quelle disuguaglianze (di cui ora torna a parlare lONU n.d.t) ma che, non erano sopportate dalle destre brasiliane e dal mondo della finanza creativa e, poi, addirittura da due ministri della sanità. Con l'avanzare del disastro, le Forze Armate hanno iniziato a prendere le distanze e così, il presidente razzista si è rifugiato tra le fila degli "Evangelisti brasiliani", ossia, una sorta di "Tea Party alla brasiliana".

In quell'occasione, i militari si dissociarono da Bolsonaro con queste dure parole.

"Preoccupati da come il presidente Jair Bolsonaro sta affrontando l'emergenza provocata dal coronavirus".

I rappresentanti dell'esercito, della marina e dell'aeronautica si riunirono a Brasilia, la capitale, per far sapere al vicepresidente e generale Hamilton Mourao che può contare sul loro sostegno nel momento i n cui "Bolsonaro si dimettesse o fosse messo in stato di accusa".

La cosa poi non ebbe seguito tuttavia, lo scorso 28 marzo il capo dell'esercito, Edson Leal Pujol, ha detto che la lotta al Covid-19 è "la missione più importante della nostra generazione".

Chi non ha mai fatto mancare il proprio sostegno a Bolsonaro nonostante il disastro che il Brasile sta vivendo giorno dopo giorno a causa della pandemia è la maggior parte della polizia militare (che risponde direttamente ai governatori e come abbiamo visto, ha come "primo comandamento" quello di usare il pugno di ferro contro gli abitanti delle favelas, i poveri, i senzatetto e i neri n.d.t), del mercato finanziario e dei brasiliani ricchi e bianchi.

Uno dei principali interpreti della cultura brasiliana, il compositore Gilberto Gil (che insieme a Caetano Veloso diede il via alla "Rivoluzione della Bossa Nova" e del "Tropicalismo" battendosi contro la drammatica ultima dittatura militare in Brasile n.d.t), ritiene che il Paese stia pagando per i suoi "peccati storici" con "un conservatorismo arretrato nella mentalità politica, economica e nei costumi".

Come ogni grande nazione il Brasile, è molto complesso, aggiunge Gil, che ha passato la quarantena con la sua famiglia nel suo appartamento di Copacabana, a Rio de Janeiro.

"Nel corso della sua storia ci sono stati momenti luminosi, altri oscuri, in una perenne oscillazione che deriva dal nostro processo di formazione come patria. Ora viviamo in un periodo oscuro".

Durante il primo mese dallo scoppio della pandemia, nel governo Bolsonaro si sono succeduti due ministri della sanità, entrambi medici, che non erano d'accordo con la sua decisione sulla riapertura anticipata del commercio e la ripresa dell'economia, oltre alla sua raccomandazione per l'uso indiscriminato della clorochina, senza poter contare su dati scientifici che ne comprovassero l'efficacia.
Quando qualche mese dopo, lo stesso Bolsonaro ha sbandierato - urbi et orbi - di "eesere positivo al Covid-19" - il Brasile ha assistito a uno spot della clorochina : i dubbi tuttavia circa la positività del presidente sono molti: del resto la sua predisposizione alla menzogna - come Donald Trump e il resto dei sovranisti sparsi nei quattro angoli del Pianeta.

Troppa cialtroneria, arroganza, mancanza di rispetto istituzionale accompagnano questi leader che sono del resto alimentati dall'odio e dalla continua ricerca di un nemico: Bolsonaro, non ha risparmiato l'azione plateale quando ha annunciato la sua positività e quando ha diffuso un video in cui si appresta ad assumere la sua terza dose di idrossiclorochina, sia in Brasile che nel resto del mondo, è salito lo scetticismo. C'è timore, anche tra le file dell'OMS perché questa spavalderia di Bolsonaro in realtà, non fa altro che rafforzare una delle sue prime dichiarazioni contro il virus (anche questa ripetuta come fosse un mantra da negazionisti, sovranisti, razzisti vari) che si tratti di una febretta".


-Slum, ambiente ideale dell'epidemia



            






Cosme Vinicius Felippsen è un attivista evangelico dell'Assemblea de Deus, molto conosciuto nelle favelas, dove prima dell'emergenza Covid-19 guidava i turisti nel Rolé dos Favelados, un modo per conoscere uno dei volti reali a Rio de Janero.
Cosme stesso è un figlio dello slum essendo nato nello storico Morro da Providencia, la prima favela del Brasile, eretta 125 anni fa da ex schiavi e reduci dalla guerra di Canudos.
Oggi, questo attivista, non può fare a meno di osservare che la gente è cambiata; seppure abituata a convivere con la miseria, la violenza e la morte, gli abitanti degli slum temono che la pandemia faccia una strage in tutte le 1018 favelas di Rio de Janeiro (ma vale anche per il resto del grande paese sudamericano, n.d.t).

"Il virus aggrava una disperata carenza sociale che dura da 500 anni. Le autorità non sanno come affrontare l'epidemia nella zona Sud, figuriamoci se riescono a farlo nelle favelas. Chi vive nei ghetti di Rio segue una filosofia principale che era evocata anche da Marielle Franco, l'attivista uccisa qualche anno fa; ossia "noi per noi". Inutile aspettare aiuto da chi ha sempre voltato le spalle. Ci muoviamo, come sempre, da soli, perché siamo stufi di chiedere i nostri diritti a chi dovrebbe assicurarli ma non lo fa".

Cosme punta il dito su un altro grave problema.

"Abbiamo creato una rete di solidarietà e informazione sull'epidemia. Abbiamo anche avviato una lettera al governatore con varie proposte, tra cui quelle per potenziare il trattamento medico e soluzioni per il problema dell'acqua, dato che la carenza d'approvvigionamento idrico spaventa più della mancanza di spazio nelle sovraffollate comunità, dove non è possibile mantenere qualsiasi tipo d'isolamento e quarantena". 


Bisogna anche registrare che da quando è divampata la pandemia, il governo razzista e ultraconservatore di Bolsonaro ha provveduto a sabotare tutti i vari programmi sociali: cancellandoli in modo definitivo (come voleva il mondo della finanza creativa capitanato dai capitalisti che devono rendere conto a Washington ...), di pari passo, in questi mesi (ma le avvisaglie erano iniziate già durante il "golpe istituzionale" contro Dilma ...) si è assistito alla "rabbia bianca" che non ha fatto altro che generare violenza e disuguaglianza.

Non è un caso se la prima piazza contro Bolsonaro sia stata alimentata e organizzata dai neri e dagli antifascisti.
Alla fine di maggio quando già si era capito che il coronavirus avrebbe fatto strage di brasiliani, il presidente Bolsonaro riuniva i ministri per difendere "i miei familiari e i miei amici da coloro che osano indagare su di essi". Era appena scoppiata la "grana Moro" che, una volta dimessosi aveva accusato il presidente di "presunte interferenze nei confronti della polizia federale". Ebbene, in quella stessa riunione, il Brasile fu scosso da un video in cui Bolsonaro invocava il golpe: tanto è vero che dopo quei fatti, uno dei quotidiani più autorevoli brasiliani, Folha de S. Paulo, a inizio luglio scrive: "La giovane democrazia brasiliana è solida ma, a causa degli attacchi da parte degli estremisti che s'identificano con il presidente Jair Bolsonaro, vive il momento più delicato dalla fine della dittatura, 35 anni fa".

Queste parole sono servite al quotidiano per lanciare una nuova iniziativa editoriale: per aiutare gli elettori più giovani e capire gli orrori del regime militare, quando "la tortura era politica di stato, gli avversari politici venivano fatti sparire e la libertà d'espressione era soffocata", a fine giugno il quotidiano ha lanciato una campagna a favore della democrazia che durerà fino alle prossime elezioni presidenziali. Oltre agli approfondimenti sulla dittatura, ci saranno corsi online gratuite per capire e studiare le conseguenze economiche, ambientali e politiche di quegli anni.

La risposta del quotidiano si era reso necessario dopo che Bolsonaro aveva parlato così:

"Non aspetterò che si fottano la mia famiglia solo perché non posso sostituire  qualcuno della sicurezza. Certo che lo sostituisco! Se non posso farlo, sostituisco il capo! Non posso cambiare il capo? Sostituisco il ministro! (...) Invoco un intervento militare in tutto il paese. (...) Voglio tutti armati. popolo armato non sarà mai schiavizzato".

L'8 giugno Bolsonaro oltre alle critiche per la gestione della crisi della pandemia ha dovuto far fronte anche  allle proteste di strada.







A scendere in piazza sono stati alcuni migliaia di giovani attivisti subito represse in modo cruento e dando il via ad arbitrari arresti. Si è trattata di una svolta: si è fatto in modo di unire la lotta antifascista a quella antirazzista. Valori che per "Bolsovirus" non esistono.

-Conclusioni

Nei paesi più poveri il coronavirus ha provocato una catastrofe ma di questo Bolsonaro non si preoccupa più di tanto: per lui contano altre cose. L'economia, la ripresa delle attività e pazienza se, al giorno, in Brasile, stanno perdendo la vita più di mille persone "dobbiamo accettare che si deve morire ma è meglio non essere tutti poveri. Per cui darò il via alle riaperture di tutto".
(Fonte.:folha;nytimes;elcomercio)
Bob Fabiani
Link
-www.folha.uol.com.br
-www.nytimes.com
-www.elcomercio.com


     

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