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martedì 7 luglio 2020

L'Editoriale: Quella magica storia calcistica del 'migrante' Musa Juwara a S.Siro









A volte l'imprevedibile "romanzo popolare" del futebol  - come lo chiamano i maestri sudamericani - sa scrivere pagine memorabili. Prendete l'ultima giornata del massimo campionato di Seria A - quella dell'era post-Covid 19 - : il calendario aveva messo di fronte l'Inter e il Bologna, in una domenica di inizio luglio, in un orario al limite dell'impossibile. Le due squadre scendevano sul manto erboso del vecchio "Meazza", conosciuto anche col nome di San Siro.
Nelle file del Bologna - guidato dal "guerriero Sinisia Mihajlovic" gioca un atleta; un giovanissimo calciatore di nome Musa Juwara, di 18 anni, con una storia del tutto particolare che si intreccia ai drammi della migrazione forzata.
Musa è un "figlio d'Africa" e un giorno - come altri milioni di africani - è costretto a prendere la decisione più dolorosa: lasciare affetti, amici e il proprio paese: il Gambia.
Questo giovane calciatore - che di ruolo fa l'attaccante -, è nato a Tujereng, il 26 dicembre 2001. Il giorno del suo "viaggio della speranza" il distacco dalla famiglia è doloroso. A 15 anni deve farsi forza e affrontare le insidie di quel viaggio attraversando l'Africa. Prima il trasferimento in Senegal in compagnia del fratello maggiore, e poi da lì attraversando il Mali, Burkina Faso quindi, l'approdo in Niger. La penultima tappa dell'inferno che ogni santo giorno su questa terra, milioni di donne, uomini e bambini affrontano con la speranza di arrivare dall'altra parte della sponda del Mediterraneo, per ricominciare tutto da capo, sperando in un domani più dignitoso.
Ora Musa è pronto per l'ultima tappa, quella più difficile e drammatica: arrivare in Libia. Ma per fortuna di Musa, il fratello maggiore lavorando nei campi, ha messo da parte i soldi da pagare agli scafisti: e Musa Juwara, non ancora 15enne, si ritrova in balia delle grandi onde del Mediterraneo. Riesce a superare questa prova, lui che non sa neanche nuotare.







La nave dove si trova è di una ong tedesca, alla fine approda a Messina: è il 10 giugno 2016. La nuova vita del ragazzo arrivato dal Gambia può iniziare.  
La storia bellissima del "Musa piccolo" (nel Bologna gioca l'altro Musa, più grande di tre anni e di nome fa Barrow...) è fatta di forza, determinazione e convinzione, tutte armi che piacciono a Sinisia.
Una volta approdato a Messina, viene portato a Potenza e qui avviene la prima svolta della sua giovane vita. Prima di allora, Musa, neanche sapeva di saper giocare al calcio. Nel capoluogo della Basilicata, là, nel profondo meridione d'Italia, diventa un giocatore. E' la Virtus Avigliano dove, il tecnico Vitantonio Somma, suo tutor, lo cresce e il manager Francesco Grillo riceve una segnalazione poi, in collaborazione con Giovanbattista Pastorello (questi due il calcio lo conoscono e sanno capire se il giovane che valutano può essere un potenziale calciatore...) lo portano al Chievo che paga, per averlo 50 mila euro.
Poi arriva il Bologna che riesce a prenderlo a parametro "zero", un anno fa. ...

-Una domenica da ricordare

Prima di arrivare al Bologna, Musa, sostiene due provini con altrettanti squadroni del Nord Italia ma, l'Inter e la Juventus non credono in lui.
Il tecnico felsineo, Sinisia (che negli ultimi mesi del 2019 commuove tutta l'Italia quando annuncia di avere la Leucemia e con determinazione ferrea e volontà d'acciaio combatte la malattia e, infine, riesce a tornare in panchina), si accorge che il ragazzo venuto dal Gambia, in allenamento, a Casteldebole, quartier generale del Bologna, si applica, segue i suoi consigli e durante le sedute alla fine lo convince a puntare su di lui.

Il futebol è uno sport popolare perché, anche in questa epoca di iper-professionismo e dopo la drammatica crisi sanitaria globale, sa ancora scrivere pagine di emozione pura.

Accade tutto a San Siro.

Il Bologna è sotto di un gol al cospetto della corazzata Inter: a capo di una prima fazione di gioco, il tecnico bolognose non è contento dei suoi ragazzi: l'Inter ha fatto il bello e cattivo tempo per 48 minuti. Alla ripresa, la squadra di mister Sinisia si ritrova anche in inferiorità numerica, per l'espulsione del giocatore Soriano, giocatore per altro da molti anni alle dipendenze di Mihajlovic fin dai tempi di Marassi quando, l'allenatore era alla guida della Sampdoria.

A questo punto del match, il capolavoro del mister: ordina a Musa Juwar di entrare convinto che avrebbe segnato nella porta dell'Inter. Nella pausa tra il primo e il secondo tempo, Sinisia, aveva saputo scuotere i giocatori: "Se riusciamo a fare un gol vinciamo!".

E così è stato.

"Questo giorno me lo ricorderò per tutta la vita: è stato un grande sogno", ammette emozionato e con un sorriso 32 denti Musa.







Passano pochi minuti, il Bologna completa la rimonta e a segnare è il "Musa grande", che di nome fa Barrow e l'Inter finisce al tappeto.


"Per prima cosa devo ringraziare Mihajlovic che mi ha fatto giocare contro l'Inter. Poi sono contento perché ho fatto il mio primo gol in A. Il mio idolo? E' Hazard, da sempre lui. Ma anche Musa Barrow: il mister vuole sempre che giochiamo senza paura, che teniamo la palla, lui è uno che non molla mai. (...) Che mister che abbiamo!".

Anche l'altro Musa è su di giri anche perché, nello stesso giorno, il Gambia, ha portato due suoi figli a iscrivere i propri nomi nei tabellini e nella casella dei gol: il Bologna ha scritto una bellissima pagina di calcio, nell'infinito "romanzo popolare"; una favola firmata "Musa brothers".
Finché questo sport sarà in grado di scrivere storie come questa, non potrà mai passare di moda: al ritorno da Milano, 100 tifosi del Bologna si sono dati appuntamento per accogliere la squadra a Casteldebole.
(Fonte.:repubblica;gazzetta;corrieredellosport)
Bob Fabiani
Link
-www.repubblica.it
-www.gazzetta.it
-www.corrieredellosport.it   








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