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venerdì 10 luglio 2020

Herri, una rivista online per la decolonizzazione del Sudafrica








Nel '600, in quella che si chiamerà Città del Capo (Cape Town), in Sudafrica, ci sono due uomini Autshumao e Jan van Riebeeck: uno nero, un khoi, e uno bianco, un olandese. Il primo, un re, con esperienza addirittura a Giava, dove aveva aveva imparato l'inglese, tornato a casa nel 1652 aveva fatto conoscenza con il nuovo venuto e i suoi cacciatori di oro e avorio.







Autshumao, che per la sua pacifica gente faceva da interprete con l'olandese, non aveva intuito la trasformazione che si stava verificando in Africa.
Dopo averlo bandito e chiamato Herri, perché Autshumao agli olandesi non riusciva di dirlo, van Riebeek lo accusò ingiustamente e lo gettò in galera a Robben Island  - neanche a farlo apposta come Mandela tre secoli dopo.

Scoppiò la guerra, la prima di molte vinte dai bianchi. E i khoi e Herri, vennero spazzati via.



Ma oggi Autshumao viene riabilitato con un gioiello dedicato ad arte, musica e la cultura. Si chiama herri ed è una rivista online che si occupa di "decolinizzazione nell'era di internet".
Senza essere per nulla accademica, Herri scardina temi calissici del mito del "buon selvaggio" con articoli e poesie che mescolano l'inglese e le lingue xhosa, zulu e afrikaans: perché in un paese che ha a che fare con undici idiomi la lingua conta, come hanno spiegato le lotte contro l'apartheid, e come dimostra anche l'inizio di questa storia, quella di "Herri" Autshumao.
(Fonte.:herri;theconversation)
Bob Fabiani
-herri.org.za
-www.theconversation.com 

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